Come ampiamente rilevato dalla stampa internazionale, l’evento clou dell’estate 2024 è “VALMALEGGO”, la rassegna letteraria che tutti i lunedì fino al 19 agosto porta libri e autori di gran pregio nei rifugi della Valmalenco. Ieri è toccato a me godere del privilegio di constatare la gran bellezza della rassegna, presentando insieme a Marina Morpurgo e Michele Comi (e con l’ingombro frequente del segretario personale a forma di cane Loki) Montagne, l’atlante geomontano che ho curato per Topipittori, tra i larici accanto al Rifugio Gerli-Porro e ai piedi delle mirabili vette dell’alta Valmalenco.
Ringrazio di cuore tutti i presenti, a partire da Marina – peraltro curatrice della rassegna – e Michele, come sempre moooolto di più di una “semplice” guida alpina, poi Isabella Deria che ha nuovamente dimostrato di essere la libraia più d’alta quota della Valtellina, Maria Luisa Nodari che chi ha accolto in modo impareggiabile nel “suo” Rifugio Gerli-Porro, Angelo Costanzo che ci ha omaggiato di un reportage fotografico che manco Mapplethorpe (le foto che vedete sono sue, infatti), i larici del Ventina che ci hanno regalato ombre deliziose e cordialità silvestri e non di meno chiunque ha deciso di passare un po’ di tempo ad ascoltare cose di montagna grazie a un libro intitolato Montagne in mezzo alle meravigliose montagne malenche. Meglio di così non si può!
Grazie anche a Taylor Swift, che ormai s’è rassegnata a non veder più citato il suo “Eras Tour” come l’evento principale dell’estate 2024 – per tutti è VALMALEGGO, appunto – e voleva salire pure lei al Gerli-Porro ad ascoltarci ma per colpa delle date del tour non ha potuto e c’è rimasta un po’ male. Dai, Taylor: il programma di VALMALEGGO presenta ancora due appuntamenti… ce la puoi fare, vedrai!
[La Ferrovia del Semmering a fine Ottocento. Foto di Snapshots Of The Past, CC BY-SA 2.0, fonte: commons.wikimedia.org.]Gli appassionati di grandi viaggi in treno saranno felici di sapere che, da pochi giorni, è stata riattivata in tutta la sua lunghezza la linea ferroviaria diretta fra Vienna e Trieste, la celeberrima Südbanhof(Ferrovia meridionale), costruita in età asburgica e, con il suo spettacolare tratto alpino nel quale prende il nome di Ferrovia del Semmering, “Patrimonio dell’Umanità” Unesco dal 1998.
È una sensazione sublime. Prima la pianura viennese accarezzata dalla sua secolare brezza, poi piano piano la salita verso il Semmering, la prima tratta ferroviaria montana d’Europa, capolavoro dell’ingegneria umana, fortemente voluta dall’arciduca d’Austria Giovanni e perfettamente progettata da Carlo Ghega (geniale ingegnere stradale e ferroviario italiano di origini albanesi con cittadinanza austriaca – n.d.L.). Quattordici gallerie costruite tra il 1848 e il 1854 e sedici viadotti che portano alle lussureggianti vallate della Stiria che con i suoi vigneti accompagna il fischio del treno fino alla piana di Lubiana. Dalla capitale slovena il convoglio riprende il suo viaggio innalzandosi verso il brullo Carso per incontrare all’orizzonte il luccichio del mare prima dell’ultima discesa verso la porta al mondo dell’ex impero asburgico, Trieste.
È come vivere nel film Ritorno al futuro. L’Europa di Mezzo gioisce nel rivedere aperta la storica linea ferroviaria che fece di Trieste una delle città più ricche, vivaci, effervescenti del mondo e di Vienna la capitale d’un impero proiettato globalmente. A 164 anni dal primo treno, e dopo decenni di fermo, da ieri i convogli scorrono di nuovo esattamente sullo stesso tracciato di allora. Nulla è cambiato. Manca solo la figura dell’imperatore Francesco Giuseppe che nel viaggio d’inaugurazione veniva accolto nelle varie stazioni dai locali al canto dell’Inno dei Popoli.
[Lo stesso tratto della Ferrovia del Semmering dell’immagine in testa al post, nel 2016. Foto di Liberaler Humanist, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]La Südbanhof è stata in effetti una delle grandi opere ottocentesche di ingegneria che hanno “creato” l’Europa contemporanea e il suo paesaggio, unendo due tra le città fondamentali nella storia del continente le quali oggi, con il collegamento ritrovato, ricreano un legame non solo logistico e commerciale ma pure culturale mai venuto meno: qualsiasi viaggiatore che visita Trieste facilmente ne riconosce l’anima asburgica ovvero austroungarica, ben viva tutt’oggi e non solo per ragioni storico-geografiche. Inoltre l’intraprendenza ingegneristica di Carlo Ghega, paragonabile a quella di Carlo Donegani nelle Alpi Centrali (del quale ho scritto qui), ha mostrato la possibilità, fino ad allora ritenuta troppo difficoltosa da realizzare, di superare la barriera alpina attraverso moderne vie di transito, così in qualche modo vincendo (in prospettiva storica) la scellerata partizione geopolitica del crinale alpino dettata dalla disciplina settecentesca di matrice cartesiana, che ha fatto della catena alpina una linea di confine pressoché generale quando fino a prima era sempre stata uno spazio di connessioni e scambi d’ogni sorta.
Oggi il mondo è cambiato, abbiamo a disposizione comodi mezzi di trasporto individuali o aerei ben più veloci di un treno: eppure viaggiare lungo una linea così emblematica e altrettanto spettacolare, in forza dei territori attraversati e dei paesaggi in continuo cambiamento – da quello marino e già mediterraneo di Trieste, a quello prettamente alpino e di gran pregio ambientale della Stiria, fino a quello urbano e pienamente mitteleuropeo (con “vista” verso Oriente, per giunta) di Vienna – può ancora rappresentare un’esperienza di grande fascino e di illuminante valore culturale. Il viaggiatore autentico e appassionato di tali esplorazioni senza tempo la metterà in agenda, senza alcun dubbio.