Alta Vita

logo_alta-vita_slogan_300Alta+Vita: come la vita sulle/delle “Terre Alte” di montagna, “alta” in senso altimetrico, alta ovvero nobile, civilmente elevata, culturalmente profonda, e alta ovvero elevata sopra il mondo così da poterlo osservare meglio, e meglio comprendere.
Alta Vita: quando la montagna è autentica scuola di vita anche, se non soprattutto, per la pianura e la città.

Alta Vita è, al momento*, una community sul web, un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.

L’idea di fondo di Alta Vita trova le sue basi in questo articolo-manifesto, del quale uno dei passaggi “basilari” al proposito è il seguente:

“La montagna e la sua Natura (in senso generale) ancora “brada” possono concedere all’uomo quello spazio di azione civica che la città – ovvero l’ambito industrializzato, superantropizzato, ipermediatizzato, socialmente degradato e soggiogato alle più basse strategie consumistiche – forse non può più offrire, a causa dell’imminente autosoffocamento sociale. Bisogna salire, per ritrovare noi stessi e il mondo “nostro” – quello che dovremmo desiderare per vivere bene: all’apparenza quasi un anelito spirituale (come lo interpretò Henry Wadsworth Longfellow quasi due secoli fa nel suo celebre componimento “Excelsior!”, letteralmente “più in alto”, in un’epoca nella quale la montagna era ancora totalmente viva) che tuttavia c’è da augurarsi possa essere un concretissimo invito a riscoprire la migliore “via sociale” da seguire, per non ritrovarsi sempre più ridotti a numeri uguali a tanti altri, dunque formalmente inutili, in una società simile a un arido e sterile deserto etico.”

Alta Vita è qui, su facebook, e qui, nel sito/blog. Seguiteli, e buona vita sulle Terre Alte!

*: al momento, in quanto l’aspirazione di Alta Vita è quella di divenire col tempo una comunità non solo virtuale, sul web, ma anche assolutamente reale, in forme associative da definirsi ma senza dubbio attive e propositive nei e per i territori d’elezione. Sarà il tempo, appunto, nonché l’interesse e i contatti nel mentre raccolti, a stabilire tali sviluppi: è un percorso verso l’alto, e come tale mirante non solo ad una vetta da raggiungere ma, soprattutto, ad una proficua elevazione. Se nel viaggio la meta è il viaggio stesso, nella salita la vetta è l’ascendere sempre più, arrivando più in alto possibile. Ogni pur piccolo passo in più è, a suo modo, una vetta raggiunta.

Un personale ricordo del professor Luigi Zanzi

luigi-zanziQualche giorno fa – il 31 maggio, per la precisione – è venuto a mancare Luigi Zanzi, avvocato, docente di Metodologia delle scienze storiche prima all’Università di Genova poi all’Università di Pavia, grande e appassionato studioso di storia della Natura e della scienza con particolare attenzione alla cultura montana nonché – per usare un’espressione abusata ma significativa – intellettuale a tutto tondo, di opinioni chiare e nette, forti convinzioni e mirabili capacità argomentative.
Lo conobbi di persona fugacemente, ma ebbi più volte modo di fare con Zanzi numerose chiacchierate via mail su alcuni articoli di sua stesura, chiedendogli per un paio di essi di poterli riprodurre qui nel blog – cosa a cui acconsentì con grande cordialità. E’ stata certamente una di quelle figure della cultura nazionale poco note ma assolutamente incisive, illuminanti e influenzanti, e l’eredità saggistico-letteraria che ci lascia sarà certamente un prezioso scrigno di profonda e colta saggezza scientifico-umanistica per chiunque, da oggi e in futuro, vorrà e saprà attingere per conoscere e capire meglio il mondo che abbiamo intorno e la civiltà che lo vive.
In questo articolo pubblicato da Lo Scarpone – notiziario del Club Alpino Italiano, col quale Zanzi collaborò in più occasioni e in particolare per il saggio che sancì la correttezza della verità di Walter Bonatti nel caso K2 e lo chiuse definitivamente – potete trovare una sua articolata bibliografia, mentre vorrei affidare il mio personale commiato ai due articoli coi quali pubblicai suoi scritti: Sterminato Tibet; Tibet sterminato, sulla questione tibetana (pubblicato sul precedente blog da me curato) e la bellissima testimonianza che riproduco qui sotto sul concetto di sacralità (l’originale è qui).

virgoletteHo appreso che uno dei criteri principali per tale riconoscimento (di un concetto di sacralità, n.d.s.) è quello della forma del paesaggio: il profilo di uno spigolo roccioso, la figura di una vetta, una linea di cresta, una lingua o una cascata di seracchi di ghiaccio s’impongono come ‘sacri’ per la loro forma. Dove c’è il segno di tale forma, lì non si passa, non si può mettere piede. Là dove non c’è evidenza di una forma pregnante di significato, là si può passare. È, questa, una lezione da apprendere e non c’è miglior scuola del Bhutan per apprenderla. (…)
Un giorno eravamo ai piedi di una mirabile cresta di roccia-ghiaccio nella zona di Chatarake (6500 m); la linea di salita si prospettava rosata nel chiarore dell’alba verso l’altezza di una cima inviolata di circa 6000 m.
Cedendo ad una nostra tentazione istintiva, io e Claudio
(Schranz, guida alpina, n.d.s.) abbiamo cercato di convincere Tenzing (la loro guida locale, n.d.s.) ad una deviazione dal programma concordato per una digressione di uno o due giorni per arrivare a quella cima.
Naturalmente mi rispose con un fermo diniego, a cui io prontamente mi adeguai.
Ma non tralasciai di argomentare: “Se su per quelle rocce salisse uno stambecco non avresti nulla da dire e non lo impediresti; perché lo impedisci a me?”. Non seppe rispondermi subito. Dopo più di un’ora di cammino, mi si avvicinò per dirmi: “Sai perché è giusto non essere saliti là in cima? Perché noi uomini siamo gli unici che abbiamo la facoltà di saper rinunciare a tali tentazioni! È questa la nostra spiritualità!”.
L’argomento mi ha lasciato stupito perché l’ho trovato e lo trovo tuttora straordinario.

(Brano tratto da Il paese più verde dell’Himalaya. Viaggio in Bhutan alla scoperta di tradizione e sacralità della montagna, di Luigi Zanzi. La Rivista – Bimestrale del Club Alpino Italiano, Settembre/Ottobre 2011.)

INTERVALLO – Kenadsa (Algeria), Biblioteca “Khizana”

Kenadsa-biblioteca
biblio_kenadsa
Nel bel mezzo dell’arido e infuocato Sahara algerino una biblioteca (e fondazione culturale) tanto piccola quanto preziosa, che custodisce antichi manoscritti insieme a testi più recenti sulla storia e le tradizioni di questo lembo d’Africa. Pure qui, come ovunque vi siano dei libri da leggere, di deserto ci sarà sempre e solo il terreno…
Cliccate sulle immagini per saperne di più (testi in francese).

(P.S.: grazie a Mirella Tenderini per la segnalazione!)

Il podcast della puntata #12 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #12 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 25 Marzo 2013, intitolata Un museo dalla forte eco
Ovvero: il “museo”, inutile dirlo, è un luogo, generalmente un edificio, che conserva una certa collezione di opere (storiche, artistiche, culturali) e che si può visitare per poter ammirare tale collezione conservata. Ma può invece esistere un museo privo di mura e d’un tetto, la cui collezione non è fatta di opere vere e proprie ma di paesaggi, ambienti, tradizioni, culture, e che, più che visitarlo, lo si può addirittura vivere? Sì, esiste: è un ecomuseo, e approfittando della presenza di un tale “museo diffuso” del territorio nel quale RCI Radio ha sede, in questa puntata RADIO THULE ospita logo_ecomuseo_VSM_187(una volta ancora, e sempre con grande onore e piacere) Fabio Bonaiti, Coordinatore dell’Ecomuseo della Val San Martino, per guidarci alla scoperta di questo e degli ecomusei esistenti oggi sul nostro territorio: come e quando sono nati, cosa sono, come “funzionano”, perché esistono e come si può godere del loro patrimonio – ovviamente con un occhio di riguardo per l’Ecomuseo locale e per quanto ci può offrire, ma indubbiamente con un focus generale sull’intera realtà ecomuseale nazionale e internazionale.
Per avere da subito maggiori informazioni sull’Ecomuseo Val San Martino, cliccate sul logo per visitarne il sito web.

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 8 Aprile 2013. Save the date e, per ora, buon ascolto!

Lunedì 25/03, ore 21.00: torna RADIO THULE #12-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 25/03, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming:
RADIO THULE, anno IX, puntata #12!
Sapete che potreste vivere dentro un “museo”, senza saperlo? Ve lo potrebbe rivelare questa puntata, intitolata Un museo dalla forte ecoOvvero: il “museo”, inutile dirlo, è un luogo, generalmente un edificio, che conserva una certa collezione di opere (storiche, artistiche, culturali) e che si può visitare per poter ammirare tale collezione conservata. Ma può invece esistere un museo privo di mura e d’un tetto, la cui collezione non è fatta di opere vere e proprie ma di paesaggi, ambienti, tradizioni, culture, e che, più che visitarlo, lo logo_ecomuseo_VSMsi può addirittura vivere? Sì, esiste: è un ecomuseo, e approfittando della presenza di un tale “museo diffuso” del territorio nel quale RCI Radio ha sede, in questa puntata RADIO THULE ospita (una volta ancora, e sempre con grande onore e piacere) Fabio Bonaiti, Coordinatore dell’Ecomuseo della Val San Martino, per guidarci alla scoperta di questo e degli ecomusei esistenti oggi sul nostro territorio: come e quando sono nati, cosa sono, come “funzionano”, perché esistono e come si può godere del loro patrimonio – ovviamente con un occhio di riguardo per l’Ecomuseo locale e per quanto ci può offrire, ma indubbiamente con un focus generale sull’intera realtà ecomuseale nazionale e internazionale.

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!