I soldi del PNRR, o la scoperta dell’acqua calda

Così scrivevo qui sul blog più di un anno fa, nel luglio 2021:

Certo che, a leggere e ascoltare dai media “d’informazione” (virgolette inevitabili) tutti gli interventi, le azioni, le opere, i provvedimenti, i progetti che fanno (farebbero) parte del cosiddetto PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e saranno (sarebbero) finanziati con i soldi del Recovery Fund europeo, o Next generation EU che dir si voglia, con tot miliardi qui, tot miliardi là, tot miliardi sopra e tot miliardi sotto, mi si fa vivida la sensazione che, a metter dentro tutto quanto, non solo non bastino i 191,5 miliardi concessi dalla UE all’Italia ma nemmeno il doppio e tanto meno il triplo o il decuplo. []

Ed ecco che martedì 29 è uscita la notizia sottostante, in questo caso ripresa da “Open” (cliccateci sopra per leggerla):

Bene, ora fate come me: prendete una pentola, riempitela di acqua, mettetela sul fornello e, quando bolle, metteteci dentro la mano. Poi, urliamo tutti insieme: EHI, MA SCOTTA! CHE SCOPERTA INCREDIBILE!

Eh, proprio “incredibile”, già.

Un litro vale(va) un chilo d’insalata

Oggi la benzina è rincarata
È l’estate del quarantasei
Un litro vale un chilo d’insalata
Ma chi ci rinuncia? A piedi chi va?
L’auto, che comodità!

Così cantava il grande Paolo Conte in La Topolino Amaranto, brano incluso nel suo omonimo album del 1975. Be’, se cambiate la data indicata nel testo e ci mettete il 2022, la sostanza resta invariata. Allora si usciva da una guerra devastante, ora ce n’è una in corso più limitata geograficamente ma che fa temere sviluppi geopolitici potenzialmente anche peggiori. E il «caro-benzina» resta una costante, evidentemente, tanto più se si riflette sul fatto che da allora a oggi sono passati quasi ottant’anni e la rivoluzione energetica, nei mezzi di locomozione e altrove, l’avremmo già dovuta compiere lustri fa. Invece no, ci si sta arrivando solo ora con gran fatica, e per giunta la guerra in corso rischia di frenarla ancora di più. Non solo: oggi i carburanti costano più del doppio, quasi il triplo dell’insalata.

Non siamo messi bene, già. Per nulla.

Lo sciopero, ancora?

Scioperare è certamente un diritto costituzionale ma il proclamare scioperi (“generali”, poi!) dei sindacati di oggi a me pare solo una messinscena banale, simulata e parecchio puerile fatta per tener fede a un copione ormai più che obsoleto, e ciò proprio per come tale pratica negli anni recenti sia stata “volgarizzata”, escavata del suo senso originario e sostanzialmente delegittimata dai sindacati stessi.

Ci sono da rinnovare contratti e accordi sindacali, si “negozia” (?) col governo di turno, non si trova un accordo: «SCIOPERO!» Cortei, striscioni, bandiere, discorsi in piazza. Si trova l’accordo, a breve tale accordo risulta insufficiente, si torna a “negoziare” (?) col governo di turno, non si trova l’accordo: « SCIOPERO!» Cortei, striscioni, bandiere, discorsi in piazza. Si trova un altro accordo, a breve anche questo risulta insufficiente, si ritorna a “negoziare” (?) col governo di turno, magari antitetico rispetto al precedente, comunque non si trova un accordo: « SCIOPERO!» Cortei, striscioni, bandiere, discorsi in piazza. Si trova un ennesimo accordo, a breve anche questo risulta inadeguato, si torna di nuovo a “negoziare” (?) col governo di turno, non si trova un accordo: « SCIOPERO!» Cortei, striscioni, bandiere, discorsi in piazza – eccetera eccetera eccetera… da decenni la stessa storia. Insomma, di cosa stiamo parlando, ormai?

Per giunta che da tale pratica gli unici che ne subiscono le conseguenze sono, al solito, i cittadini comuni ostacolati nelle loro attività quotidiane, che sovente finiscono in forza di ciò a dar contro allo sciopero anche quando prima alle motivazioni ne fossero solidali.

Sicuri che nell’anno 2022 (quasi) non sia il caso di rinnovare principi, metodi e strumenti delle rivendicazioni sindacali senza più reiterare tale manfrina a dir poco stantia quando non grottesca?

N.B.: già più di due anni fa sostenevo le stesse opinioni, qui.

Recovery (senza) fund

Certo che, a leggere e ascoltare dai media “d’informazione” (virgolette inevitabili) tutti gli interventi, le azioni, le opere, i provvedimenti, i progetti che fanno (farebbero) parte del cosiddetto PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e saranno (sarebbero) finanziati con i soldi del Recovery Fund europeo, o Next generation EU che dir si voglia, con tot miliardi qui, tot miliardi là, tot miliardi sopra e tot miliardi sotto, mi si fa vivida la sensazione che, a metter dentro tutto quanto, non solo non bastino i 191,5 miliardi concessi dalla UE all’Italia ma nemmeno il doppio e tanto meno il triplo o il decuplo. Che a momenti manca solo di sentire che verranno finanziati pure un ponte autostradale tra Civitavecchia e Olbia, la fornitura di pietre filosofali a tutti i cittadini maggiorenni e magari pure l’ampliamento e l’ammodernamento del tunnel tra il Gran Sasso e il CERN di Ginevra, e poi le avranno dette tutte!

Siete proprio sicuri?

Comunque, secondo me, in buona sostanza (e col massimo rispetto delle scelte di chiunque, sperando siano realmente libere), elargire consapevolmente il proprio 8×1000 alla chiesa cattolica per “opere di bene” è come pagare la benzina al malvivente che dopo averti distratto ti ha rubato l’auto perché con essa nel fuggire non resti a secco. Già.

P.S.: il piccolo ma perfetto “spot” donzaukeriano che vedete lì sopra, opera della premiata coppia Pagani & Caluri, è del 2010 ma resta assolutamente valido, oggi – il che è parecchio emblematico riguardo al tema sopra citato. Per il resto, cliccate qui.