Danilo Mainardi (1933-2017)

“Una società globalizzata si governa meglio se è fatta di persone con poco senso critico, quindi irrazionali.”

(Dall’intervista di Piero Bianucci, Mainardi. La zanzara sulle ali del jumbo su La Stampa, 28 luglio 2001.)

Celebre etologo, finissimo e sagace intellettuale, illuminante umanista, infaticabile divulgatore scientifico, Danilo Mainardi è un’altra figura di cui si sentirà molto la mancanza, in questo nostro mondo sempre più irrazionale e sempre meno dotato di senso critico per il quale ogni fonte di intelligenza razionale è come una fonte d’acqua fresca in un territorio in rapida desertificazione.

Andy Warhol, 30 anni dopo

Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande.

andy-warhol-fun-facts-1200x970Andy Warhol moriva a New York il 22 febbraio 1987. Esattamente trent’anni fa se ne andava uno che aveva capito moltissimo – più e prima di innumerevoli altri – di come andava il mondo e di come sarebbe andato nel futuro. Un “idiota” senza la cui visione di quel mondo – il nostro mondo – probabilmente saremmo (noi sì) ben più idioti di quanto siamo.

P.S.: citazione tratta da La cosa più bella di Firenze è McDonald’s: aforismi mai scritti, a cura di Matteo B. Bianchi, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo, 2006. Cliccate invece qui per visitare il sito web della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts.

Jannis Kounellis, 1936-2017

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Non per fare un discorso di nazionalismo spicciolo, ma questa io credo sia oggi la modernità – Che non bisogna pensare, in questo oceano di globalizzazione approssimativa, di perdere il legame. Perché tutto allora diventa inevitabilmente minore. E appunto l’emotività ed il perché definitivo che dice: “quello o la morte” si perde. Mentre non bisogna perdere proprio questo! Quella condizione o la morte. Per me questa è la distinzione culturale, e non c’è un altra possibilità per noi e per i più giovani. È un appello – nel viaggio, nel grande viaggio: non perdere l’identità, altrimenti si perde il perché!

(Jannis Kounellis, citazione tratta da una conversazione con Lucilla Saccà in Kounellis, a cura di Bruno Corà, Ed. Il Ponte, Firenze, 2007.)

Zygmunt Bauman (1925 – 2017)

baumanScrivevo giusto qualche giorno fa, in merito alla scomparsa di Tullio De Mauro, di come la mancanza di intellettuali e pensatori del genere, già grave di per sé, lo diventi ancora di più in una società sempre più culturalmente sbandata come è la nostra, e intendo non solo quella italiana – senza contare che di intellettuali veri, nel senso più alto e autentico del termine, ce ne sono sempre meno.

Oggi, ahinoi, è venuto a mancare Zygmunt Bauman. Ed ecco che quanto asserito per De Mauro vale ancora di più, posta l’importanza fondamentale del grande sociologo polacco e del suo pensiero, assolutamente imprescindibile per tracciare la realtà del mondo contemporaneo e del tutto illuminante per comprendere a fondo la sua (ovvero nostra) società postmoderna – soprattutto in tema di omologazione sociale, culturale, antropologica e conseguente perdita di identità, dissonanza cognitiva, spersonalizzazione: effetti inevitabili e deleteri di quella società liquida postulata proprio da Bauman i cui continui processi di decomposizione e ricomposizione strutturale stanno sempre più smontando il concetto stesso di comunità sociale.

Pochi pensatori come Bauman hanno saputo, con forza e determinazione paragonabili, costruire l’immagine migliore, più vivida e rivelatrice del mondo in cui oggi viviamo. Le sue parole sono state, per così dire, un argine ultimo per il fluire sempre più irruento e vorticoso della società liquida contemporanea: come raramente è accaduto nei tempi recenti, sono divenute rapidamente nozione culturale, il che ne segnala inequivocabilmente l’importanza e il valore nonché, purtroppo, da subito ci rivela quanto ci mancheranno. Sperando che nuovi argini possano nel frattempo contenere e, se possibile, tornare a regimentare al meglio il fluire ora troppo tempestoso di questo mondo, tale perché:

(…) Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande.

(Introduzione a Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza 2015, p.8.)

Tullio De Mauro (1932 – 2017)

1441873704_tullio-de-mauroNella tristezza del momento, piove sul bagnato più melmoso – mi viene da ironizzare amaramente. Se ne è andato Tullio De Mauro, uno dei principali linguisti italiani, “esponente di quella generazione che aveva traghettato la scuola e l’università da contesti di élite ad habitat culturale, civile ed educativo rivolto alla collettività nel suo insieme” come scrive bene Claudio Vercelli. Più pragmaticamente, io ricordo il suo forte impegno in tema di studio e analisi del sempre più diffuso e preoccupante analfabetismo culturale – strumentale e funzionale – in Italia (qui un buon articolo al riguardo), e i suoi allarmi circa i deleteri effetti di tale situazione sullo sviluppo generale del paese:

“Il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese e, a loro avviso, è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta.”

E quanto affermazioni del professor De Mauro come quella seguente sono oggi la fotografia perfetta della realtà di fatto nella quale, ahinoi, ci ritroviamo a (soprav)vivere?

“Purtroppo l’analfabetismo è oggettivamente un instrumentum regni, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni.”

Una perdita veramente grave, di un intellettuale vero, illuminante, di rara intelligenza, sagacia e saggezza, che se ne va nello stesso giorno in cui, nel 1932, nasceva Umberto Eco, del quale era coetaneo: un altro personaggio fondamentale, che ha lasciato un vuoto culturale e intellettuale forse incolmabile.

Spero di sbagliarmi, ma temo che Tullio De Mauro – ed Eco, e i grandi come loro non più tra noi – mancherà, alla cultura italiana, come può mancare un pilastro portante alla base di un palazzo sempre più traballante e bisognoso di nuovi puntelli, se di pilastri per il momento non ve ne sono.