Donne, non ce le avete le palle voi!

[Ho chiesto a Google Gemini di creare un’immagine che desse l’idea di donne che comandano cose. Questo è il risultato.]
Siamo nel 2026, la Santa Inquisizione per fortuna è finita da qualche secolo e i diritti fondamentali delle donne sono stati da tempo diffusamente riconosciuti (beh.. più o meno, e non solo nei paesi più illiberali): ma su 196 stati ufficialmente riconosciuti come tali al mondo (incluso Taiwan), oggi le donne occupano i ruoli di capo di stato o di governo in soli 25 paesi. In totale, si contano 19 donne Capo di Stato e 22 donne Capo di Governo a livello globale (considerando che in alcuni sistemi i ruoli possono sovrapporsi o essere distinti – sono dati ufficiali di UN Women riferiti al 1° gennaio 2025).

In pratica, a livello globale solo il 12% delle nazioni mondiali è guidata da una donna: poco più di un paese ogni dieci.

Secondo me è anche per questo che il mondo attuale va così male, governato com’è da uomini intellettualmente e umanamente rozzi, boriosi, prepotenti, ipocriti, ignoranti, immaturi, meschini, cialtroni. Non serve fare nomi dacché tanto ce sono ovunque, al governo dei nostri paesi e città come delle superpotenze planetarie.

Ovviamente tutte le “peculiarità” succitate le potrebbe manifestare anche una donna: ma sta proprio qui, a mio parere, il nocciolo della questione. Nocciolo di cui colgo alcuni aspetti interessanti e significativi che elenco di seguito:

  1. Certo, ci sono comunque casi di donne di potere arroganti, ipocrite, ignoranti eccetera. Ma visto quante poche ce ne siano, al comando delle istituzioni sia su scala globale che a livello locale, il loro numero fa molto meno statistica di quello degli uomini e di ciò che comporta nella realtà corrente del mondo.
  2. Visto come va il mondo, e quante poche donne lo comandano, se ce ne fossero di più al potere avremmo ben poco da perdere rispetto allo stato attuale delle cose, anzi: le qualità riconosciute delle donne facilmente genererebbero molti più benefici che svantaggi.
  3. In ogni caso, quando una donna al potere manifesti le suddette peculiarità così diffuse tra i potenti maschi, spesso è dovuto al fatto che la donna in questione non sta facendo la donna ma si sta adeguando al modus operandi del potere maschile. Sta facendo l’uomo, insomma. Perché si adegua allo stato delle cose, appunto, perché vuole dimostrare di non essergli inferiore, vuole evitare di sentirsi delegittimata dalla cultura dominante diffusa e sfuggire dai conseguenti stereotipi…
  4. D’altro canto, come scrive Martina Carone qui, «nella rappresentazione implicita del potere la leadership è ancora associata a tratti maschili: assertività, decisionismo, controllo», per questo a volte la donna, ottenuto un ruolo di comando, sembra vogliosa di dimostrare di avere le palle pure lei. Commettendo così un tragico errore, perché le palle non le ha, per fortuna. Ha ben altro di meglio, e quando se lo dimentica finisce per giustificare implicitamente – cito ancora Cardone – «l’idea che il potere non sia neutro, che abbia un sesso di default. E che le donne, per starci, debbano continuamente giustificarsi».

Dunque, io voglio e mi auguro che le donne al potere nel mondo diventino molte di più, la maggioranza possibilmente, perché sono certo che, se ciò accadesse, il mondo sarebbe un posto migliore o quanto meno non peggiore di quanto non sia oggi. Ma, al contempo, voglio e mi auguro che le donne di potere facciano le donne, e non “di potere” ma le donne, punto. In tutto ciò che sono e che di bello sanno manifestare ma pure nei loro difetti, che non trovo affatto peggiori di quelli di noi uomini. D’altro canto nessuno è perfetto ma in troppi, maschi, ci tengono a dimostrare quanto poco lo siano. E un mondo dove vi siano uomini potenti che si sentono liberi di dire a colleghe donne (meno potenti) che loro non si sono mai fatti comandare da una donna è inesorabilmente destinato alla barbarie e al disastro finale. Nel quale ci finiamo tutti, uomini e donne.

Oggi

Oggi, 25 novembre, come tutti gli anni è la Giornata internazionale per la proliferazione delle belle parole contro l’attuazione di fatti concreti.

(Clic)

La libertà, quella vera e quella illusoria

Questa vecchia fotografia mi è già capitata sotto gli occhi altre volte, qui sul web, e ogni volta mi affascina tanto quanto mi sconcerta e inquieta.
Raffigura una giovane donna che festeggia il suo compleanno, indossando abiti assolutamente modaioli e occidentali, nel 1973 a Teheran, Iran.
In Iran, sì.
Un paese nel quale la condizione delle donne oggi è radicalmente diversa ovvero – mi permetto di dire pur nel rispetto della realtà socioculturale vigente – manifestamente peggiorata, da allora – nonostante l’Iran pre-khomeynista presentasse comunque numerose criticità in tema di diritti civili e che il paese oggi non sia tra i più repressivi in assoluto con le donne (ebbene sì, c’è persino di peggio, al mondo!) ma imponga comunque loro vessazioni a dir poco inaccettabili; d’altro canto, decidere al riguardo chi sia più o meno repressivo è un po’ come cercare di stabilire se ci si faccia più male a picchiare la testa contro il ferro o contro il cemento. Peraltro, pare che il futuro prossimo dell’Iran non sarà affatto migliore riguardo questi temi, anzi.

Ma pur se, ribadisco, la cultura identitaria e la tradizione storica, ove non siano frutto di mere imposizioni illiberali, devono essere considerate e rispettate nel loro valore sociale-sociologico, il problema evidentemente non è che oggi per l’Iran girino donne che indossano l’hijab o altri abiti consoni alla Shariʿah, ma che non possano girare come faceva quella ragazza ritratta nella foto del 1973, e questo vale per tutti i paesi similari inclusi quelli che si proclamano, e vengono ordinariamente ritenuti, ben più “liberi” e “democratici”. Troppo spesso, l’apparente condizione di libera scelta, cioè che viene spacciata come tale, è in verità la conseguenza della reale mancanza di alternative: la libertà non è quando io posso scegliere come vestirmi ma quando gli altri posso farlo. E se io scelgo di conformarmi alle regole predominanti o al senso comune ma non permetto ad altri di scegliere altro, non posso affatto parlare di “libertà”, ne per me stesso ne per chiunque altro.

In fondo quella foto proveniente dall’Iran del 1973 è inquietante non tanto e non solo per ciò di cui si fa memoria e per il confronto con la contemporaneità che impone, ma per come assuma valore di monito per qualsiasi paese che decida di vivere una propria libertà senza pensare di comprenderne e salvaguardarne l’importanza. Qualsiasi paese, nessuno escluso.

Una gran dote

Una delle “doti” maggiori degli individui di scarso valore è che, ogni qualvolta tentino di mettersi in mostra, difendersi, lodarsi, giustificarsi, patrocinarsi, mostrarsi saggi, avveduti, onesti o integerrimi e ogni altra azione di natura per così dire “autobiografica” con la quale manifestino e propugnino il proprio preteso “pregevole valore”, è proprio il momento in cui diventa palese quanto quel valore sia scarso e viepiù scadente, per giunta.

Che è un po’ lo stesso principio per il quale il “cretino” è sempre fermamente convinto che i cretini siano gli altri, ecco.

Disturbi mentali palesi

[Immagine tratta dal relativo articolo di tio.ch, cliccateci sopra per leggerlo.]
È assolutamente interessante e per molti versi “scientifico” constatare come certe forme di antiabortismo radicale e massimalista, con i relativi atteggiamenti pubblici come quelli di cui si dà notizia lì sopra (peraltro, nella stragrande maggioranza dei casi, manifestati da individui di sesso maschile), siano il chiaro sintomo di un importante disturbo mentale, di forme di alienazione sociopatica e schizofrenica che avrebbero senza dubbio entusiasmato Freud ma che, di contro, si evidenziano come un problema sociologico non indifferente – in tal caso mi verrebbe da pensare a Erich Fromm, al riguardo.

Se invece li osserviamo da un punto di vista alternativo, è evidente e per questo apparentemente paradossale, ma in realtà alquanto logico, assodare che quegli atteggiamenti così deviati, proprio in forza di ciò, diventano in senso civico una delle migliori argomentazioni a favore dell’aborto. Dunque non so quanto a chi li sostiene convenga di sostenerli in quei modi, ma posso immaginare che costoro, data la condizione mentale che palesano, non riescano a comprendere tale antitesi, altrimenti non li sosterrebbero pubblicamente come fanno. Già.