Gianni Brera, “Storie dei Lombardi”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Storie_dei_lombardi_copUn capolav…!?!… – O no, forse no…
Mi spiego, dacché non è indecisione questa, e un giudizio piuttosto netto io l’avrei già…
Dopo essermi deliziato con gli unici tre romanzi che Gianni Brera scrisse (dei quali trovate qui nel blog le recensioni), giungo a questo piuttosto corposo Storie dei Lombardi, non un romanzo o una raccolta di racconti (come si potrebbe pensare di primo acchito) almeno non in senso “classico”, ma in realtà una antologia di scritti di carattere soprattutto storico, ed etnologico, antropologico e anche sociologico sulle terre padane e sulle di esse popolazioni, lombarde in senso più largo, per Brera, di quanto amministrativamente le cartine dimostrano. In buona sostanza, un lungo viaggio per le terre del bacino padano (di Po, come Brera scrive spesso, quasi che il grande fiume fosse una sorta di nume a cui riferirsi in prima persona) per città, paesi, regioni, vallate, e personaggi, eventi, curiosità e quant’altro, scritto in uno stile sublime, meraviglioso, aulico e insieme popolano (bellissimo e spassoso leggere passaggi stilisticamente eruditi, e un rigo sotto assai colorite intrusioni dialettali), il quale rende a mio parere Gianni Brera – lo dico! – uno dei più grandi scrittori italiani (e dico di più: tra i tre più grandi. Ecco, l’ho detto!) del secondo Novecento italiano…

Leggete la recensione completa di Storie dei Lombardi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Pugnaci esercizi di autodifesa culturale

Ormai è più che chiara, la situazione. Quasi pleonastico rimarcarla. L’Italia, paese primario al mondo (se non primo in assoluto) per potenzialità culturali, e per altrettanto potenziale e fruttuosa influenza della cultura sulla società civile e sullo stato del paese, la cultura stessa istituzionalmente l’ha ormai gettata alle ortiche. La classe dirigente che ci comanda, ignorante e becera (oltre che sovente criminale), non capisce quanto bene si potrebbe ricavare (anche dal punto di vista economico) dalla cultura – non solo: con la ormai palese strategia di rincoglionimento di massa (scusate la franchezza) posta in atto da decenni, funzionale al far che le menti spente non possano creare noie e fastidi alle loro mire di potere e di dominio sempre più vaste, sta facendo in modo che la cultura, in Italia, sia ormai quasi allo stato di cadavere. Lo si sa bene, d’altronde, che la cultura genera pensiero, dunque intelligenza, dunque consapevolezza della realtà: tutto ciò che il potere aborrisce, invece, per i motivi di cui sopra.
Dunque? Dunque non resta che fare una cosa – del tutto ovvia e naturale, d’altronde, se veramente vogliamo vivere in un sistema democratico: riprendere in mano il controllo della realtà, fare ciò che le classi dirigenti non fanno e probabilmente non faranno mai (visto al proposito l’orizzonte che abbiamo di fronte…), e cominciare a farlo fin dalle piccole cose – dacché, non dimentichiamocelo, anche le più grandi conquiste sono spesso fatte di tanti piccoli progressi, a partire da noi tutti singoli individui in su.
Ecco di seguito, ad esempio, due ottimi esercizi di autodifesa culturale, alla faccia di quei beceri potenti che un libro non sanno forse nemmeno come sia fatto…

Esercizio di autodifesa culturale #1: la biblioteca di condominio
biblioteca-via-rembrandt-milanoÈ stata inaugurata lo scorso 12 febbraio la prima “Biblioteca condominiale” a Milano, in via Rembrandt 12, passata subito agli onori della cronaca grazie alla singolare problematica che il suo fondatore, il Sig. Roberto Chiappello, è riuscito a mettere in luce. Non solo nel condominio di via Rembrandt 12, abitato da circa una settantina d’inquilini, si assiste infatti all’assurdo di non conoscere i propri vicini di pianerottolo, o il non aver scambiato se non un vuoto “buongiorno” per le scale con gli altri condomini. Il paradosso si raggiunge in ascensore, ci racconta con un filo di ironia lo stesso signor Chiappello che siamo andati a trovare per chiedere come procede l’iniziativa, dove, se si è in tre, uno fa girar il mazzo di chiavi, l’altro guarda il soffitto e l’altro il pavimento, perpetuando questa bizzarra situazione. “Abbiamo cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condòmini per verificare se anche da parte loro ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confronto” dichiara il signor Chiappello. La Biblioteca, allestita in una sala adiacente alla portineria, ora considerata come spazio comune del condominio, imbiancata e sistemata di tutto punto per l’iniziativa, conta tra le sue fila più di mille titoli, ancora non catalogati, ed altri mille sono in arrivo. La maggior parte di questi libri, sottolinea il signor Chiappello, sono arrivati grazie anche al supporto di persone all’esterno del condominio, “ho addirittura ricevuto una telefonata da un signore di Perugia che voleva donarci alcuni libri”, aggiungendo, in risposta a chi del condominio aveva proposto di chiudere la biblioteca agli “esterni”, che queste opere non sono altro che un veicolo culturale, un mezzo attraverso il quale promuovere una nuovo modo di fare coesione sociale, all’interno tanto del condominio quanto del quartiere.” (articolo tratto da www.milanoize.com. Qui l’originale.)

Esercizio di autodifesa culturale #2: la comunità dei lettori
liberos-it_imageLiberos in logudorese significa sia libri che liberi ed è il nome di un nuovo interessante progetto.
Liberos – come si legge sul sito di Michela Murgia – è un progetto di rete nato per volontà di scrittori, editori, librai, associazioni culturali, bibliotecari e agenti letterari. Partirà tra poche settimane, ma intanto è già on line una pagina di pre-lancio con un video (con musiche di Arrogalla). Il network Liberos sarà operativo ai primi di marzo. E’ già possibile però effettuare una pre-iscrizione su http://www.liberos.it (per testare per primi le funzionalità della comunità) e seguire l’iniziativa su Facebook e Twitter.
L’idea di Liberos nasce dalla constatazione delle difficoltà di sopravvivenza di tutti i soggetti della filiera sarda del libro e si propone di offrire a librai, bibliotecari, editori e agli altri attori del mondo editoriale uno strumento di relazione costante, di progettazione comune e di comunicazione diretta con i lettori. Ai lettori, che sono la chiave di volta di questo progetto, Liberos offre moltissimi servizi, il principale dei quali è un social network on line dove incontrarsi, costruire i propri angoli di lettura personalizzati, entrare in contatto diretto con gli autori, le associazioni, i librai, gli editori e i bibliotecari e ricevere informazioni sul mondo del libro in Sardegna.

(Articolo tratto da www.edumondo.it. Grazie di cuore a Marta, del blog Tramedipensieri, per la segnalazione.)

Ecco. La cultura è nostra, la cultura siamo noi. Riprendiamone il controllo, e avremo tra le mani l’arma forse in assoluto più efficace contro qualsiasi deriva sociale, imposta per strategia o meno.
Alla pugna! E, mi raccomando, siate feroci e spietati, quando avrete un buon libro tra le mani!

E’ on line il numero 105 – Febbraio 2013 – di InfoBergamo!

cop_InfoBergamo_feb2013E’ uscito il numero 105Febbraio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Il gradimento dei lettori per il mensile è peraltro in costante ascesa, dato che anche con la scorsa uscita di Gennaio InfoBergamo ha saputo consolidare e aumentare il record di Dicembre, giungendo al ragguardevole numero di 93.822! Ma è certamente una quantità ben legata – anzi, proporzionale! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 105 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
Questa volta il mio contributo è dedicato ad un fenomeno desolante tanto quanto estremamente grave: l’articolo si intitola Se chiude una libreria, chiude un pezzo della nostra civiltà, e offre un resoconto sull’inesorabile “estinzione” delle librerie indipendenti, che comincia a coinvolgere non più solo il piccolo esercizio a gestione familiare ma anche realtà ben più importanti e prestigiose. Prendo spunto da un’analisi della situazione milanese – essendo Milano una città-campione molto interessante anche da questo punto di vista – e la rapporto a quella di Bergamo, città di piccola/media taglia a sua volta statisticamente significativa dacché senza dubbio correlabile a moltissime altre realtà cittadine simili sparse per la penisola – dunque, anche per questo, un articolo che non ha certo una valenza meramente locale ma può ben interessare i lettori di tutto il territorio nazionale.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina in testa al post ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Il podcast della puntata #9 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #9 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 11 Febbraio 2013!
Una puntata-magazine, dunque classicamente intitolata Cronache da Thule – il numero 2 della stagione 12/13 – nelle cui rubriche questa volta si tratta… Della sopravvivenza sempre più difficile delle librerie indipendenti – anche dalle nostre parti, di una dinamica casa editrice svizzera ma specializzata nel giallo all’italiana, del ritorno di una band fondamentale per la storia del rock, di un imminente evento dedicato a uno dei più originali artisti bergamaschi in circolazione, di una affascinante mostra sull’arte del Novecento di prossima apertura a Brescia… E di molto altro!

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 25 Febbraio 2012. Save the date e, per ora, buon ascolto!

Giulio Frigo, quando la pittura è “still (in) life”

Giulio_Frigo_Partita_a _scacchi_sospesa
Da ormai un certo tempo tendo a dare ragione a quegli amici e conoscenti operanti nel settore dell’arte i quali ritengono che la pittura sia sostanzialmente morta. Sia chiaro, la loro è solo un’opinione personale e non una sentenza, ma da semplice appassionato di arte contemporanea, se non ho certo titoli e autorità per poter a mia volta sostenere un’affermazione del genere, mi rendo comunque conto che indubbiamente, tra le arti figurative in uso oggi, la pittura è quella che se la passa peggio. Di opere veramente interessanti in giro ne vedo proprio poche, e quelle che sanno svelare a chi le ammira qualcosa di “nuovo”, o almeno di insolito, sono rare quasi più che quadrifogli nel deserto.
Altrettanto indubbiamente, però, se negli ultimi tempi c’è qualcuno le cui opere pittoriche mi hanno parecchio colpito, questi è Giulio Frigo. Partita a scacchi sospesa, ad esempio, forse l’opera più significativa della produzione recente dell’artista vicentino (non a caso è anche quella più visibile sui media, quale suo “biglietto da visita”, e mi ci metto anch’io, come vedete qui sopra), la trovo assolutamente potente e intrigante. Onirica, minimale eppure ricca di dettagli profondi, surreale al punto da risultare quasi misteriosa, dal tratto contemporaneo eppure autorevole come certa grande pittura di decenni fa (e infatti è lo stesso Frigo a rivendicare il classico come impulso fondamentale per la sua arte), sembra il fermo immagine di un transito spazio-temporale, una distorsione che si intuisce non essere soltanto limitata alle/nelle quattro mura ritratte e legata in qualche enigmatico modo alla scacchiera sospesa sul tavolo, dalla quale la stessa austera figura centrale pare fuoriuscire: una sorta di re perplesso che tenti di fuggire da un inevitabile scacco matto sospendendo il tempo, l’azione, la vita stessa, eppure conscio che, probabilmente, da certe sorti inesorabili non si possa invero mai fuggire. Bellissimo anche per questo il confronto, e il conseguente “stacco” visivo, con le due figure sullo sfondo, che sembrano far parte dello scarno arredamento della stanza, quasi evanescenti, come già rapite nella suddetta distorsione spazio-temporale e in attesa dell’uomo in tight, della sua prossima mossa, probabilmente l’ultima.
Il tutto mi induce una vivida sensazione di maestosità. La trovo un’opera – e in senso lato un’arte pittorica, dacché altri lavori di Frigo sono certamente parimenti significativi – evocativa come poche altre, oggi, ammaliante tanto quanto complessa, di fronte alla quale chi l’ammira avrà la sensazione di osservare una porta (anche dimensionale, lo ribadisco) che chiede, anzi, impone di essere aperta per constatare cosa ci sia oltre.
Molti artisti (ovvero presunti tali) la pittura la stanno uccidendo, non c’è dubbio; fortunatamente ce n’è ancora qualcuno, Giulio Frigo in primis, grazie ai quali la pittura è ancora viva, o Still (in) life… – per citare il titolo di un’altra opera dell’artista vicentino, del 2007, (fotografica però). Sì, perché Frigo non è solo pittore ma anche molto altro, e per saperne di più si di lui e le sue opere potete visitare il sito web della galleria Francesca Minini, con la quale lavora.
Dunque, non solo still in life, ma anzi: long life to (his) paintings!