INTERVALLO – Milano, Biblioteca Chiesa Rossa

chiesa-rossa2Nell’ex stalla di una tipica cascina lombarda del Seicento è stata inaugurata nel 2004 la nuova sede di uno dei più bei luoghi pubblici di Milano dedicati ai libri e alla lettura, la Biblioteca Chiesa Rossa. La ristrutturazione ha recuperato l’architettura originaria in modo da creare una sospensione tra interno ed esterno grazie alle ampie vetrate sul parco che la circonda e ai portici coperti che ben si prestano, nella bella stagione, alla lettura e allo studio come alle varie manifestazioni culturali proposte. Gli scaffali in alluminio e legno e gli arredi moderni e colorati che la completano, creano un mix d’effetto tra tradizione e modernità.

chiesa-rossa3chiesa-rossa1chiesa-rossa4La collocazione della Biblioteca in un ambiente ex rurale, oggi contiguo al Parco Agricolo Sud Milano, connota la struttura di una spiccata sensibilità per questo particolare contesto. Ogni anno a maggio diventa così la sede di un convegno socio-gastronomico che intreccia la riflessione sul cibo e sul linguaggio per rafforzare la coscienza alimentare e culturale dei consumatori.
Cliccate sulle immagini per visitare le pagine web della biblioteca nel sito del Comune di Milano.

Le “Scritture” di Franco Matticchio

Una piccola serie di Scritture – deliziose illustrazioni dedicate ai libri, alla scrittura e alla lettura – realizzate da Franco Matticchio per Doppiozero e #abbiculturadite, la rubrica “dedicata alla cura quotidiana della propria testa, del proprio corpo, della propria intimità“, ospitata sul sito dell’associazione culturale.

matticchio446_0mpittorecapimatticchio073matticchio495_0(Qui ne trovate altre…)

Maggio dei libri, novembre delle librerie

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Un altro record raggiunto grazie al lavoro e all’entusiasmo di tutti i partecipanti: si è conclusa con 3.461 iniziative la quinta edizione del Maggio dei Libri mostrando sul sito www.ilmaggiodeilibri.it una cartina d’Italia piena di numeri a testimoniare l’impegno e la passione per i libri in tutte le regioni del Paese. «Il successo del Maggio dei libri dimostra che l’opera di investimento nell’educazione alla lettura è apprezzata ed efficace», commenta Romano Montroni, Presidente del Centro per il Libro e la Lettura. «In Italia si legge poco ma in occasione di questa campagna avviene l’opposto, con migliaia di iniziative che coinvolgono lettori nuovi e abituali in una miriade di occasioni di lettura e apprendimento. Tutto ciò che serve è la semina, a partire dalle scuole: gettare le basi affinché l’amore per i libri possa sbocciare e accompagnare per tutta la vita». Questa è l’energia per la mente raccontata dal claim della campagna (Leggere. Energia per la mente, affiancato dagli altri tre Se lo assaggi non smetti più, Leggere ti porta dove vuoi e Leggere è un mondo meraviglioso e dal payoff Leggere fa crescere).

Questo è l’incipit del comunicato stampa emesso qualche giorno fa in conclusione del Maggio dei Libri, la campagna promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – e patrocinata da numerosi altri enti istituzionali e non – per promuovere e diffondere la lettura attraverso eventi d’ogni genere e sorta. Comunicato dai toni parecchio trionfali, come anche a voi risulterà evidente e come non potrebbe essere altrimenti (s’è mai visto un testo del genere di senso opposto?) per una campagna certamente apprezzabile e sostenibile negli intenti fondamentali, e che personalmente nel principio non posso che sostenere.
Purtroppo poi, la situazione a dir poco difficile in cui versa la lettura nel nostro paese impone di andare al di là dei trionfalismi istituzionali e degli apprezzamenti pur sentiti, per constatare quali siano gli effetti pratici della campagna – effetti che, in primis, dovrebbero manifestarsi maggiormente nel periodo appena successivo alla sua conclusione. Bene: ho sentito alcuni amici librai sparsi per l’Italia, e devo ammettere che non uno si è dimostrato così trionfalista come verrebbe da supporre in base al tono del comunicato del Centro per il Libro e la Lettura. Intendo dire: quasi tutti apprezzano iniziative del genere e i loro potenziali effetti benefici, e di contro tutti (o quasi) si chiedono se cose come il Maggio dei Libri possano risultare davvero utili per ottenere i benefici effetti preposti. I quali sono, giusto per essere molto concreti, più acquirenti di libri in libreria, ecco.
Insomma, ho colto un certo diffuso disincanto, per quest’ultima come per precedenti iniziative di promozione della lettura. Vuoi che il pessimismo nel settore stia diventando congenito – così ben alimentato, poi, dalle periodiche statistiche sullo stato di esso – vuoi che eventi come il Maggio dei Libri, per i quali naturalmente bisogna anche immaginare un effetto benefico di lungo periodo, si gradirebbe avessero però ricadute soprattutto immediate, appunto perché il settore è già a dir poco malato e nessuno può dire quanto possa ancora tirare avanti nelle condizioni attuali, fatto sta che il sentimento comune è che queste iniziative non siano mai così efficaci come si vorrebbe e si proclama, ovvero che esse non riescano a intercettare il male profondo che intacca la lettura nel nostro paese per poterlo poi curare e guarire. Sarà stato anche il maggio dei libri, ma per molti librai è comunque parso un (ennesimo) novembre, mese non esattamente dei più lieti.
E’ inoltre evidente la sfiducia che i librai indipendenti nutrono ormai sempre di più per le istituzioni, viste – un po’ come quelle prettamente politico-partitiche – sovente distanti dai problemi reali del settore così come dalle cause primarie di essi, impegnati nell’organizzare iniziative virtualmente belle e apprezzabili ma che, alla fine portano prestigio solo a chi le organizza e nessun guadagno concreto a chi ne dovrebbe essere beneficiario.
Posto tutto ciò, e forse per gli stessi endemici disincanti sopra citati, bisogna però anche denotare che al momento non si vede ancora un fronte comune del settore editoriale e librario indipendente rispetto alle macro-questioni che caratterizzano il mercato nazionale post-vittoria sulla Legge Levi. Ovvero, manca ancora la definizione di una volontà comune da parte della filiera editoriale indipendente di diventare blocco solido, efficace, autonomo dalle istituzioni ordinarie ed emancipato dai meccanismi che regolano il mercato, dettati dalla grande editoria e dalle sue discutibili politiche oligopoliste le quali prima o poi (ma tempo più prima che poi) torneranno certamente a sferrare qualche attacco dei loro. E la vittoria ottenuta sul tentativo di sostanziale abrogazione della Legge Levi non garantisce un’altrettanta futura invincibilità, inutile rimarcarlo.
Ma tornerò su questo argomento in un prossimo articolo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

INTERVALLO – Massarosa (Lucca), la “Librocicletta”

20150531_185742Se siete in zona Versilia e vi capita di percorrere la pista ciclabile MassarosaBozzano, potrete facilmente imbattervi nella Librocicletta, nata da un’idea di tre amici – Lisa, Oreste e Francesco – come mini-servizio bibliotecario gratuito per chi usa la pista ciclopedonale “Fiori di Loto”.
Sulla scia del BookCrossing, la Librocicletta permette a chiunque di consultare i libri in dotazione, prenderli in prestito o, addirittura, portare un libro in regalo per arricchire la scelta. Per consultare un volume non c’è da fare nulla, mentre se si vuole prenderlo in prestito basta scrivere nel semplice modulo a disposizione nome e data in cui si è preso il libro e la data in cui verrà riconsegnato.

librociclettacartineInsomma, un mezzo ideale come la bicicletta per agevolare il moto e la salute del corpo, a Massarosa riesce a fare la stessa cosa con la mente! E non solo, per quanto i bei libri sappiano smuovere anche il cuore, l’animo, lo spirito…
Cliccate sulle immagini per saperne di più!

P.S.: grazie di cuore a Celestino Colombo per la segnalazione!

Streaming di libri: innovativo salvagente o ennesima zavorra per il mercato editoriale?

Lea_landing_11All’ultimo Salone del Libro di Torino, il Gruppo Editoriale Laterza ha presentato Lea – Libri e altro, progetto di diffusione editoriale in streaming che si configura come una vera e propria biblioteca digitale dalla quale è possibile scegliere e leggere, in configurazione iniziale, 500 libri in streaming, con un abbonamento che ricalca quello delle piattaforme che offrono musica o film, a 7,90 euro al mese o 79,00 euro all’anno. Lea, a dire della stessa casa editrice, si ispira all’esperienza di Spotify, che permette di accedere alla musica senza doverla neanche scaricare, e ripercorre la strada dei contenuti in abbonamento già intrapresa nel nostro Paese da Amazon con il suo Kindle Unlimited.
Posto che il progetto nasce da una casa editrice specializzata in testi di saggistica prevalentemente umanistica, dunque relativamente di nicchia per il mercato editoriale, ma considerando che, ovviamente, può essere esempio per iniziative simili da parte di editori di narrativa generalista, viene inevitabilmente da chiedersi: è una buona idea, questa di Laterza? Un nuovo prezioso ausilio per la diffusione della lettura nel nostro paese, oppure un’altra mazzata sui piedi di un’editoria che non sa più cosa inventarsi per salvare sé stessa e i suoi sempre più tetri bilanci?
Di sicuro la seconda che ho scritto è ciò che hanno subitamente pensato i librai. Un sistema di diffusione di libri e letture in streaming, senza più bisogno fisico dell’oggetto-libro e di un suo acquisto nei punti vendita, ovviamente in linea teorica taglia fuori dalla filiera editoriale le librerie, tutt’al più ridotte – in base a quanto sostiene la stessa Antonia Laterza, ideatrice del progetto – a punti vendita degli abbonamenti a Lea, in cambio di una percentuale prevista per ogni abbonamento venduto. E nemmeno sembra tenere il concetto di social reading e di community alla base del progetto, di dialogo e discussione sui libri, la condivisione sui social e quant’altro del genere, che vorrebbe coinvolgere le librerie su Lea per alcuni servizi utilizzabili all’interno della piattaforma, come i gruppi di lettura specifici delle stesse librerie: un’idea, detta così, apparentemente interessante ma poi sostanzialmente inapplicabile per mille motivi, e che fa peraltro cadere il senso stesso di “gruppo di lettura” offerto dalle librerie, che nascono proprio intorno a testi acquistati/acquistabili presso di esse ovvero in base a specifiche argomentazioni offerte in quelle attività comuni sovente legate al tipo stesso di libreria, non certo imposte e calate dall’alto in base a volontà altrui.
D’altro canto – sempre ragionando in senso generale, non sullo specifico caso Laterza – mi viene al solito da pensare che posta la situazione drammatica in cui versa lo stato della lettura in Italia, ogni iniziativa che possa e voglia tentare di risollevarne le sorti – peraltro in tal caso con modalità del tutto analoghe alla diffusione editoriale digitale – sia benvenuta. Non riesco però a non rilevare alcuni elementi che nel complesso, non per pregiudizio ma per obiettività, mi suonano strani. Uno, il fatto di ispirarsi ad un sistema di diffusione del quale Amazon è sovrana: come a dire che, piuttosto di contrastarlo, tanto vale arrendersi e imitarlo, senza pensare troppo alle conseguenze che potrebbe generare. Due, l’altra ispirazione, Spotify, servizio di streaming musicale: ma veramente, al di là della mera fruizione, la letteratura di qualità è assimilabile alla musica mainstream? Un saggio storico lo si può ritenere simile a un album di Lady Gaga, e dunque lo si può trattare e diffondere allo stesso modo? Tre, il social reading: a chi piace veramente? E’ sul serio un’esigenza della comunità dei lettori, oppure è qualcosa che lo si vuol far passare come tale per mero interesse e calcolata convenienza? Quattro: può essere che sia utile alla causa della lettura (e dei lettori) il voler togliere di mezzo a tutti i costi l’oggetto-libro, il volerlo rendere in modo assoluto una sorta di entità virtuale, qualcosa piazzato in un cloud lontano e nemmeno più presente in forma di ebook sul proprio hard disk? Oppure si corre forte il rischio che un elemento culturale articolato come un libro, un testo letterario, finisca per perdere ancora più del proprio appeal nei confronti del pubblico meno portato alla sua fruizione? Ovvero che il libro e la lettura si riveli definitivamente quanto di più opposto (non contrario, opposto) alla virtualità contemporanea così invece funzionale per altre cose? Cinque: per tutto quanto sopra esposto, non è che sia soltanto un modo molto scaltro attuabile dagli editori per salvare i propri bilanci aziendali senza di contro offrire qualcosa di veramente innovativo, nella sostanza, al lettore? Sei: i librai, ma ne ho già detto.
Ora, per concludere: lungi da me l’essere pregiudizialmente negativo nei confronti di progetti come Lea e di qualsiasi altra cosa che – ribadisco – possa tentare di tappare al meglio le falle della barca editoriale italiana sempre più imbarcante acqua. Tuttavia a volte risulta irrefrenabile l’impressione che tali progetti siano soltanto e soprattutto iniziative di facciata, individuali e mai corali, mutuate da esperienze straniere nate in situazioni meno preoccupanti rispetto alla nostra, mai mirate a ottenere un reale e concreto beneficio per l’intero mercato editoriale ma soltanto tornaconti parziali e personali, mentre ciò che in primis serve veramente, ovvero rimettere il libro sotto gli occhi e tra le mani degli italiani prima che qualsiasi altra cosa, non viene quasi mai considerato e attuato. E se ciò non avviene, qualsiasi buona e innovativa iniziativa a favore della lettura non potrà mai conseguire il necessario successo.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.