Come trovare l’oro nel bosco

Conoscerete sicuramente quel motteggio popolare che dice «Il mattino ha l’oro in bocca», a indicare in modo ovviamente metaforico le prime ore della giornata come le più preziose per “fare cose”, le più proficue e ricche di energia… Ma c’è la possibilità di praticare un “incantesimo” grazie al quale quella metafora così suggestiva assume un senso letterale e di oro pare ammantarsi ogni cosa e, innanzi tutto, il proprio animo. È un incantesimo semplicissimo, banale, tant’è che nessuno lo considererà tale finché non si ritrovi a viverlo e a constatarlo: camminare nel lariceto in una mattina d’autunno e ritrovarsi in compagnia dei raggi solari. Svoltando lungo il sentiero che stavo percorrendo, oltre la parte di bosco che i pendii montuosi alle spalle mantenevano in ombra, all’improvviso mi è sembrato che il Sole stesso si fosse posato tra gli alberi e che tutto laggiù fosse veramente fatto di materia aurea, brillante, quasi scintillante tra le fronde mosse da una leggera brezza, come se fosse stata sparsa della polvere d’oro su ogni cosa… una luce calda, potente e al contempo accogliente che mi ha stupito, illuminato lo sguardo e ancor più lo spirito – e che l’immagine qui sopra non riesce a rendere del tutto, inesorabilmente.

D’altro canto alcuni lo definiscono proprio così il larice, l’albero del Sole. Quando la cosiddetta “bella stagione” sfuma sempre più nel ricordo dei suoi giorni lunghi e caldi e la potente luminosità diurna che profumava d’estate lascia sempre più spazio all’ombra, soprattutto tra le valli montane, il larice si mette d’impegno e si prende la briga di regalarci l’ultimo meraviglioso sfavillio dorato che sembra fatto proprio di scintille cadute dal Sole di un cielo estivo: un ultimo dono di luce, di gloria e di brillante vivacità prima che l’inverno prenda definitivamente il controllo del tempo e assoggetti lo spazio, con chiunque lo viva, alla sua silente freddezza. Un dono che è bene conservare con cura, così che possa continuare a illuminare, riscaldare e regalare una gioia tanto minima quanto preziosa che potremo avere con noi non solo al mattino ma in tutta la nostra giornata, anche nel cuore dell’inverno più buio – ma mai oscuro abbastanza da poter spegnere quella luce accesa dentro di noi.

Le emozioni di (un) Alt[R]o Festival

L’edizione 2022 di Alt[R]o Festival, svoltasi sabato e domenica scorsi tra Sondrio e la Valmalenco, ha confermato una volta di più quanto il festival ai piedi del Bernina sia interessante, originale e affascinante: ciò per vari motivi ma, in particolare, per come sappia connettere i partecipanti ai vari eventi del programma direttamente con la montagna, con le sue peculiarità, le sue bellezze, le sue innumerevoli storie e narrazioni, con il suo autentico Genius Loci.

L’ho potuto sperimentare di persona sabato a Chiesa Valmalenco con WALKINGSTORIES e ringrazio i tantissimi che hanno voluto partecipare, offrire il loro piccolo/grande “pezzo” di montagna raccolto durante la giornata e ascoltare le mie letture, i suoni improvvisati di Laboule e ammirare l’instant art condivisa di Erika e Giulio Verri. Alla fine, come si dice, il tempo è stato tiranno dacché avremmo potuto andare avanti ancora a lungo, vista la partecipazione e il coinvolgimento dei presenti (sotto ogni accezione del termine)!

Ugualmente l’ho sperimentato domenica, quando con gli amici Tiziano Fratus (raffinato scrittore e cercatore di alberi, il quale ci ha letto alcuni passi del suo nuovo libro Sutra degli alberi), Mirko Sotgiu (filmmaker e accompagnatore di media montagna), Paolo Confalonieri (direttore di “Orobie”, che ha collaborato all’evento) e gentil signora, alle prime luci del giorno siamo saliti in visita al Larice millenario della Val Ventina, uno degli alberi più vecchi d’Italia, la cui nascita è stata datata almeno all’anno 1007. Un incontro emozionante con un grande patriarca arboreo delle nostre Alpi la cui presenza – peraltro in uno dei punti più sublimi di tutta la Valmalenco – è a sua volta capace di riconnettere chiunque con il mondo naturale e il paesaggio, donando l’equilibrio e la consapevolezza necessaria a percepirsi in armonia con ciò che si ha intorno e con la vita che scorre ovunque.

D’altro canto, sono convinto che chiunque abbia partecipato a qualche evento di Alt[R]o Festival saprà bene di cosa sto scrivendo e si sia arricchito di un’esperienza tanto importante quanto indimenticabile. Qualcosa di assolutamente utile, insomma, per camminare in montagna (e non solo lassù) con maggior attenzione, cognizione, sensibilità, emozione per un anno intero – cioè fino alla prossima edizione di Alt[R]o Festival!

P.S.: le immagini fotografiche a corredo del post sono dello scrivente (il quale non è un fotografo e la ha fatte con uno smartphone, ergo perdonatene la qualità).