Su “Il Dolomiti” e “Sondrio Today”, circa il Lago Bianco al Gavia

Ringrazio molto “Il Dolomiti” e “Sondrio Today” per aver ripreso le mie considerazioni in merito alle opere di captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale del comprensorio sciistico di Santa Caterina Valfurva, e ci tengo a sottolineare che, innanzi tutto, la mia è solo una delle tantissime voci che si stanno levando contro questi scellerati lavori (tra le quali fondamentale è quella di Marco Trezzi, ribadisco), inoltre che la prima e fondamentale critica ai lavori al Gavia viene dallo stesso Regolamento in vigore del Parco Nazionale dello Stelvio, nel cui territorio di massima tutela si trova il Lago Bianco, nello specifico dagli articoli 17 (“Tutela del regime delle acque”) e 18 (“Captazioni di acqua”).

Parco Nazionale dello Stelvio che ancora non dice nulla sui lavori, dunque al momento affermando formalmente il proprio tacito assenso al disastro in corso e così meritandosi pienamente le innumerevoli critiche al riguardo.

Per leggere i due articoli, cliccate qui e qui.

Lo Stelvio, il finto “parco nazionale” abitato da peluche!

Hanno ben ragione i tanti utenti che, sulle pagine social del Parco Nazionale dello Stelvio, stanno postando commenti di protesta e sarcasmo vero l’ente in relazione alle opere che trasformeranno il Lago Bianco al Passo di Gavia in un serbatoio d’acqua per i cannoni sparaneve delle piste di Santa Caterina Valfurva (ne ho scritto qui), sulle quali il Parco – soggetto che dovrebbe tutelare in maniera ampia il suo territorio, inutile rimarcarlo – mantiene un silenzio totale. Così come, aggiungo, fa specie che un’altra deprecabile “giostra da luna park alpino”, il progettato ponte tibetano sulla Val Grande a Vezza d’Oglio, in Val Camonica e ai margini meridionali del Parco, sia non solo autorizzato da esso ma addirittura finanziato.

Peraltro, paradossalmente, nelle pagine web del Parco per indicare le sue “porte” lombarde, viene proprio mostrata un’immagine del Lago Bianco e delle sue preziosissime torbiere, più uniche che rare sulle Alpi (vedi sotto), attraverso le quali si sta scavando per far passare i tubi dell’innevamento artificiale suddetto. Pura ipocrisia o sconcertante superficialità?

Per tutto ciò, leggere di eventi come quello della locandina sopra pubblicata, che potrebbe anche essere interessante e utile in senso didattico anche a prescindere dal marketing commerciale che vi sta alla base, fa parecchio ridere – amaramente, sia chiaro. Forse che il Parco Nazionale dello Stelvio si sia già risolto di mostrare ai suoi giovani visitatori i propri animali nella versione di peluche ben sapendo di non essere più in grado di proteggere quelli veri – o forse così palesando di essere ormai disinteressato alla loro tutela, piegandosi ai dettami del più pernicioso e degradante turismo di massa?

Sarebbe bello ricevere un chiaro e deciso diniego da parte del Parco a tutto ciò. Sarebbe bello, già.

[Un’immagine eloquente di ciò che sta accadendo al Lago Bianco del Passo di Gavia, con l’assenso del Parco Nazionale.]

Passo del Gavia, la montagna schiavizzata dall’industria dello sci

Montagna, sta zitta!
Cosa vuoi, cosa pretendi, tu e il tuo inutile paesaggio?
Come ti permetti, attraverso la voce e le azioni dei tuoi “appassionati”, di dare contro a me, dominatrice assoluta e indiscutibile delle terre alte?
A me, sì: io sono l’INDUSTRIA DELLO SCI! Io tutto posso e tutto metto al mio servizio sui monti, anche un lago alpino all’interno di un parco nazionale. Voi lo credete bello, prezioso, importante? Be’, sappiate che per me fa schifo e non vale nulla. Me ne frego che sia in un’area tutelata, non mi interessa della bellezza del paesaggio intorno o che lì ci sia una rarissima tundra alpina: i miei cannoni per sparare la neve artificiale chiedono acqua e io l’acqua gliela fornisco, mando ruspe a scavare, piazzo tubi e pozzetti, prelevo tutta l’acqua che mi serve per innevare le mie piste, quanto e come voglio.
Nessuno più dire e fare nulla contro: io comando e domino politici di ogni ordine e grado, funzionari del parco nazionale, amministratori pubblici. Di me la gente comune ha paura, così la rendo indifferente, menefreghista e complice del mio dominio!
Io posso distruggere ogni cosa per dare alle mie piste da sci ciò che occorre loro. Chiunque altro deve solo credere, obbedire e combattere le montagne e chi le difende per far trionfare il mio dominio. Conto solo io che sono l’industria dello sci, il resto non conta nulla.
Dunque sta zitta, montagna, e sii sottomessa al mio volere assoluto!

A quanto pare sono iniziati i lavori di posa delle tubature che preleveranno l’acqua dal Lago Bianco al Passo di Gavia, uno dei laghi naturali alpini più belli e più elevati delle Alpi Retiche, al fine di alimentare i cannoni per l’innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva. Ciò nonostante il lago sia all’interno del territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, ente di tutela dell’ambiente naturale e della sua integrità, ormai diventato con tutta evidenza un’istituzione farsesca.

Questo è un crimine ambientale, ne più ne meno. E la gran parte della gente, compresi gli abitanti di quella zona, pare proprio che se ne resti zitta e dunque ne diventi complice.

P.S.: voglio ringraziare l’amico Marco Trezzi, che tempo fa ha organizzato una raccolta firme on line per cercare di contrastare questo scellerato progetto, per l’impegno e la passione che ha messo e continua a mettere in tale causa. Al momento sembra che gli scellerati servi dell’industria dello sci abbiano vinto, ma in realtà stanno solo palesando la loro imminente sconfitta, mentre l’impegno di chi ha a cuore tali cause non sarà vano e verrà sicuramente riconosciuto. È solo questione di tempo.

P.S.#2: le foto qui pubblicate sono di Fabio Sandrini (come da marker sulle immagini), tratte dalla sua pagina Facebook, e dello stesso Marco Trezzi. La foto invernale del lago è di Simone Foglia.

P.S.#3: tocca dire che personalmente NON CE L’HO CON L’INDUSTRIA DELLO SCI IN GENERALE (lo scrivo pure in maiuscolo per i duri di comprendonio). Ma con certi suoi rappresentanti che si permettono cotanti scempi e con chi li sostiene sì: assolutamente, fermamente, radicalmente.

“Acqua di montagna”, un podcast

Con grande onore e altrettanto piacere ho potuto intervenire in “Breccast”, il podcast della testata on line “Breccia”, nel corso della puntata del 24 marzo scorso dal titolo “Acqua di montagna ora on line su SpotifyAnchorAmazonAppleGoogle.

Una puntata che, prendendo spunto dalla leggenda che lega il Lago Bianco e il Lago Nero al territorio del Passo del Gavia e arrivando al progetto di approvvigionamento delle loro acque da parte del comprensorio sciistico di Santa Caterina Valfurva, si occupa di montagna e dell’insensatezza di molti progetti dell’industria sciistica odierna (Monte Tonale Occidentale, Montecampione, Maniva), ma d’altro canto citando anche episodi positivi di comunità che provano a scegliere una strada diversa da cemento, impianti e spreco di denaro pubblico. Proprio su queste tematiche ho potuto portare il mio contributo e la mia visione al riguardo: ringrazio di cuore Emanuele Galesi, giornalista di “Breccia” e uno dei curatori del podcast, che mi ha proposto e offerto questa preziosa e importante opportunità.

Potete ascoltare la puntata cliccando sull’immagine qui sotto. Buon ascolto!

Una cartolina dal Passo del Bernina (quello vero)

Da grande appassionato di geografia sotto ogni punto di vista – disciplina fondamentale da conoscere e da apprezzare per il mio lavoro di studio sul paesaggio, inutile rimarcarlo – sono particolarmente affascinato da quei luoghi “minimi” che, nell’esiguo spazio che li caratterizza, rappresentano un cambio “massimo” di dimensione geografica, il punto di contatto tra due “versanti” non solo di un monte ma di un continente intero, ma per tali peculiarità restando pressoché ignoti ai più.

Uno di questi luoghi è il Passo del Bernina, in Svizzera, non lontano dal confine italiano e dalla Valtellina. Innanzi tutto quello che tutti credono il “passo”, ovvero il valico dal quale transita la strada percorsa dalle automobili – uno dei percorsi turistici più frequentati delle Alpi – non è il vero Passo del Bernina. Il valico stradale in realtà scende in una valle laterale, la Val Laguné, che solo più in basso si ricongiunge al solco principale della Val Poschiavo che caratterizza il versante meridionale del passo. Il vero Bernina Pass è invece la stretta striscia di pascolo erboso che divide i due laghi che caratterizzano la sella, il Lej Alv (Lago Bianco) e il Lej Neir (Lago Nero), idronimi in lingua romancia (nella variante ladin putér parlata in alta Engadina) che segnalano la differente tonalità delle acque, sulle cui rive transita la linea ferroviaria del celeberrimo “Trenino Rosso del Bernina” (ovvero la Ferrovia Retica, il suo vero nome), altra attrazione turistica di fama mondiale. Ciò anche se, in effetti, dal punto di vista geomorfologico si può considerare “Passo del Bernina” l’intera ampia sella compresa tra il gruppo montuoso omonimo e quello a nord est che ha la sua massima sommità nel Piz Languard – lo rimarco per i geografi più meticolosi.

Fatto sta che quei 100 metri scarsi (vedi qui sopra) di erba tra un lago e l’altro non separano solo il bacino dell’Engadina da quello della Valtellina (della quale la Val Poschiavo è una laterale), non dividono solo l’area elvetica-germanofona da quella italofona e culturalmente italiana, ma in verità fendono il continente europeo in due. Infatti, le acque che defluiscono dal Lej Alv / Lago Bianco scendono verso la Valtellina, dunque nell’Adda, quindi nel Po e poi nel Mar Mediterraneo, per il cui bacino il Mar Adriatico rappresenta un braccio secondario; le acque che defluiscono dal Lej Neir / Lago Nero, invece, scendono in Engadina e vanno nell’Inn, poi nel Danubio e dunque nel Mar Nero. Per allargare ancor più lo spettro geografico immaginifico, potrei anche dire che l’acqua del Lago Bianco finirà per bagnare l’Africa, quella del Lago Nero bagnerà l’Asia.

In buona sostanza, se passeggiate a piedi lungo l’esigua striscia di terra tra i due laghi, potete tranquillamente dire di essere in mezzo a un intero continente se non a un’ampia parte di mondo!

Un luogo “minimo” ma veramente speciale, insomma, ancorché ignorato in queste sue doti da chiunque o quasi transiti da quelle parti. D’altro canto posso comprendere il disinteresse al riguardo, vista la grande bellezza alpina offerta dal territorio d’intorno, delle imponenti vette e dai ghiacciai del gruppo del Bernina, dalla meravigliosa valle omonima che scende verso l’Engadina e porta a Sankt Moritz o di quella opposta e altrettanto bella che transitando da Poschiavo porta in Italia, dalle altre montagne sovrastanti… Un territorio alpino tra i più mirabili nel quale c’è di che lustrarsi gli occhi e infervorare l’animo, ma pure così geograficamente “potente” da… scindere in due l’Europa!

N.B.: e poco lontano c’è un altro minimo ma fondamentale “luogo-fulcro” del continente europeo, sul quale ho scritto qui.