Mi piace (la mia vetustà)

C’è un fatto che, pressoché ineluttabilmente, segnala a me stesso la personale “vetustà” (trad.: quanto sono vecchio): che ogni qualvolta il mio occhio colga l’icona del pollicione levato – quella lì sopra, sì – la prima cosa che mi balza in mente è “autostop”, non “mi piace” o “like”. Già.

Nonostante non sia ancora in età da ospizio e non sia affatto in condizione di web o social network divide, tutt’altro. E nonostante pure che, a me, fare l’autostop non è mai piaciuto.

D’altro canto non mi lagno affatto di tale vetustà. Anzi, tutt’altro. Ecco.

L’epidemia di influen…cer sta passando, finalmente.

Spero proprio che il pericolo paventato di un’epidemia di morbillo, segnalato anche di recente da bollettini scientifici vari e su numerosi media, risulti nullo e la relativa possibile emergenza si risolva rapidamente, almeno quanto si sta risolvendo, pare, l’epidemia di influen…cer che per qualche anno ha attanagliato il web. Sotto certi aspetti una “malattia”* a sua volta, giunta al suo tragico (per i “contagiati”) stadio finale: quello di dover pensare di fare un lavoro vero.

*: cogliete il sarcasmo d’una tale correlazione, eh! Non voglio né banalizzare la questione morbillo ma nemmeno, in altri termini, quella degli “influenzanti”. Ecco.

L’Italia è una repubblica fondata sui contenuti porno

È quasi inutile perdere tempo dietro statistiche accademiche ponderatissime e indagini demoscopiche professorali elaborate da chissà quali prestigiosi istituti di ricerche sociologiche: la rappresentazione analitica migliore in assoluto sullo stato del paese al solito la forniscono i dati annuali di navigazione dei più noti siti pornografici – perché serve ricordare che siano i siti porno, appunto, i più visitati e fruiti sul web, anzi, quelli che a ben vedere il web tutto lo “reggono” e alla grande? No, non serve.

Ad esempio, i dati sul traffico dell’anno 2018 pubblicati qualche giorno fa da Pornhub (che riprendo dall’articolo pubblicato su vice.com), alquanto dettagliati anche dal punto di vista geografico – su scala nazionale e locale – i quali denotano meravigliosamente bene come gli italiani, pure in chiave porno e salvo rare eccezioni, siano un popolo di (con tutto il rispetto) tradizionalisti, conservatori, xenofobi, moralisti, bigotti ergo ipocriti (si veda il dato dei contenuti transgender), maschilisti ovvero (pseudo)machisti, playboy a parole e non (più) nei fatti – gli uomini, ovviamente – dacché indefessi autoerotisti (forse per questo che tra le donne il termine “lesbian” è al primo posto delle preferenze di ricerca?), cornuti oltre che, pure qui, inesorabilmente divisi tra parte settentrionale e parte centro-meridionale d’un paese che resta sempre una mera espressione geografica ma pure, a quanto pare, una barzotta rappresentazione fallica di una società che passa ore e ore a guardare i porno (poi non legge libri perché dice che «non ha tempo»…) ma meno quando in TV gioca la nazionale o c’è la finale di Sanremo (!).
Col bene o col male che si possa pensare di ciò.

P.S.: comunque se Rocco Siffredi si candidasse alle prossime elezioni politiche come premier, facilmente prenderebbe il 90% dei voti. E forse sarebbe persino meno pornografico dei “politici” che si sono succeduti al governo del paese negli ultimi tempi.

Antisocial network

Forse – mi viene da pensare – bisognerebbe creare sul web anche un antisocial network. Dove ti iscrivi e non devi cercare “amici” ma, all’atto dell’iscrizione, te ne vengono assegnati un tot in base a determinate profilazioni (tanto siamo tutti profilati, inutile fingere di non crederlo o non saperlo), per cui non devi tu fartene continuamente di nuovi a colpi di “likes”, al contrario hai a disposizione unicamente il tasto “dislikes” così da avere solo che da perderne. Meno amici falsi, più amici veri o – per certi versi ancora meglio – più antagonisti sinceri. Perché in fondo avrebbe molto più senso, e sarebbe ben più fruttuoso, un social che generasse un vivace (e sempre civile, ovvio) contradditorio piuttosto che infinite pagine auto incensanti e inutilmente fini a se stesse (cioè al loro intestatario) che pretendono solo consenso e nessun dissenso*!

O forse… forse no, è meglio che non venga creato qualcosa del genere. Ci sarebbero rese dei conti quotidiane tra utenti incapaci di ammettere disaccordi e di sostenere conseguenti costruttivi confronti senza degenerazioni troglodite… Forse è meglio che restino l’attuale falsità e la generale simulazione, per il “bene” di tutti. In una società costruita sull’ipocrisia e l’artificio, la sincerità e l’obiettività diffuse avrebbero l’effetto di possenti colpi di vento su un fragile castello di carte che ci ostiniamo a credere una “solida fortezza”.

*: ma esiste ancora poi, in questa società infarcita di boriosi saccenti gradassi prepotenti, il civile dissenso? Mah!

Come e cosa sarà il web di domani? Ce lo svela Dario Bonacina questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 5 novembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 3a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Meglio conoscere oggi il web di domani”!

Inutile negarlo: siamo donne, uomini, individui, cittadini ma pure, e sempre di più, utenti della rete. Sul web passiamo molte ore tutti i giorni, ci “incontriamo”, parliamo, discutiamo, ci informiamo, vediamo, ascoltiamo, compriamo, qualcuno si sposa o divorzia, pure…  Social network, siti d’informazione e di influencer marketing, negozi on line, piattaforme multimediali a interattività sempre maggiore, smartphone e tablet eternamente connessi sono sempre più gli ambiti e gli strumenti nei quali/coi quali ci manifestiamo, nuove pubbliche piazze, nuove residenze virtuali presso le quali trovarci. Ma, posta tutta questa pervasività della rete nella nostra vita quotidiana, in verità dove sta andando il web? Come si sta evolvendo? Facebook ha cominciato il suo declino? Che social network monopolizzerà la rete nei prossimi anni? Quanto ancora oltre rispetto ad ora si spingeranno la multimedialità e l’interattività degli utenti con il web? La TV per come la conosciamo oggi ha gli anni contati? Cosa faranno domani gli smartphone per noi (o contro di noi)?
Temi tanto intriganti quanto importanti, questi, dei quali si disserterà in questa puntata di RADIO THULE, alle ore 21 in FM e streaming su RCI Radio, con un ospite prestigioso e qualificato: Dario Bonacina, tecnico informatico, esperto di new technologies e cultura digitale, articolista per numerose testate del settore e, in questa puntata, nostra preziosa guida nel futuro della rete, e in fondo di noi tutti.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 19 novembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!