Problemi e soluzioni

[Foto di skeeze da Pixabay ]
Non so chi fu, tra André Gide che disse

Non esistono problemi; ci sono soltanto soluzioni. Lo spirito dell’uomo crea il problema dopo. Vede problemi dappertutto.

e Marcel Duchamp il quale affermò

Non c’è soluzione perché non c’è alcun problema.

il primo a proferire le sue parole.
Di certo invece so bene come entrambi seppero intuire, con largo anticipo e a loro modo, una delle storture principali del nostro mondo moderno e contemporaneo e della sua realtà sociale e politica (ma non solo): il dover essere sempre impegnato a cercare soluzioni ad altrettanti problemi invece di impegnarsi a non creare problemi ai quali poi essere costretti a cercare soluzioni. Come afferma Gide, l’uomo pare proprio che veda problemi ovunque, e dove non li veda li crei per poterli poi vedere ovvero pensi a soluzioni virtualmente inutili di problemi inesistenti, creando così il problema stesso; di contro, Duchamp, da artista e pensatore rivoluzionario quale fu, sovverte la questione facendo capire, appunto, che se non ci sono – non si creano – problemi, non c’è bisogno di soluzioni, dunque l’assenza di soluzioni è assenza di problemi, la condizioni ideale verso cui una civiltà realmente avanzata dovrebbe tendere.

Invece, sembra addirittura che la situazione ci sia ormai sfuggita di mano, così che dobbiamo avere a che fare con problemi, sovente da noi stessi “inventati” per i quali non sappiamo trovare soluzioni. E quando le troviamo siamo già prossimi, se non già pienamente dentro, a un successivo “nuovo” problema.
Se dunque provassimo invece a ribaltare questa realtà, come indicato da Gide e da Duchamp, una volta per tutte? Se fosse questa incapacità cronica manifestata dalla nostra “civiltà” a frenare un autentico sviluppo virtuoso del genere umano, facendolo ricadere di continuo negli errori e nei (suoi) problemi del passato?

Gli animali sono stupidi

Ancora a proposito di animali e Natura – ovvero, indirettamente ma non troppo, anche di umani: secondo uno studio realizzato dall’Università di Sydney e pubblicato su “Nature” – ne parla questo articolo dell’Agi – «le mucche sono in grado di esprimere emozioni positive e negative, formulare commenti sul tempo o sul cibo e palesare, eccitazione, sorpresa, impegno o angoscia», dimostrandosi «animali sociali e socievoli che affermano la loro identità individuale per tutta la vita» in relazione al gruppo in cui vivono e ai loro simili.

La notizia mi ha fatto subito venire in mente la divertente vignetta sopra pubblicata oltre alle tante volte che, frequentando zone popolate da mucche come i pascoli montani, ho sentito qualcuno irriderle e dichiararle “animali buoni ma stupidi” o altro del genere. E ugualmente tutte le innumerevoli volte che un (cosiddetto) Homo Sapiens ha detto cose del genere nei confronti di un animale, considerato in base alla mera visione antropocentrica, anche intellettualmente, e per questo creduto “stupido”. Palesando invece come gli stupidi siano quegli esseri incapaci di considerare il mondo in cui vivono in altri modi che non siano quelli meramente propri, al di fuori dei quali non sanno ragionare: cosa che d’altro canto gli umani rendono una regola da sempre, per come basta che due di essi parlino lingue differenti o abbiano idee diverse per sobillare uno scontro atto alla supremazia dell’uno sull’altro – dal mero scontro verbale alla più devastante guerra mondiale, già.

Ma poi, quelli “stupidi” sono gli animali come le mucche, eh!