Tuoni e fulmini! (Piccola ode indisturbabile al temporale)

Foto: © Gianluca Vercellin
Foto: © Gianluca Vercellin
E’ stagione di temporali, questa.
Se mi cercate e non mi trovate, probabilmente sarò da qualche parte all’aperto col naso all’insù, convenientemente al riparo, a osservarne uno, ad ammirare quanto di più possente e apocalittico ma al contempo fortunatamente innocuo – o quasi* – si possa osservare sul pianeta.
Il cielo squarciato dallo scontro immani navigli nuvolosi che cozzano e si sfasciano l’uno contro l’altro, la volta che cambia colore, diviene funerea, si scurisce e s’ispessisce fino a dare l’impressione di dover crollare da un momento all’altro, il ringhio furente degli dei più iracondi che sgomenta e scuote ogni cosa e soprattutto l’animo, le folgori accecanti che invisibili vascelli stellari alla fonda oltre le nubi scagliano verso terra. Eppoi, come se tutto ciò non bastasse, la pioggia a volte furibonda, il vento sconquassante, la grandine aggressiva… Come se la Terra fosse finita in una ciclopica centrifuga che la sconvolga tremendamente e parimenti la mondi, la deterga e la depuri con la necessaria forza, per poi ridonarle un aspetto puro, più nitido e salubre.

Massima luce, come di battaglia
L’acuto urlo, che incita il ferro
a bramar altro ferro, e ne l’impeto
Si face immenso fulgore, lampo
Che orba, e freme nell’aria, favilla
D’Apocalisse, precipite in Terra
Dall’iroso cielo ove d’immane pugna
Già s’ode il terrificante rombo…
**

Il temporale, pur nella sua apparente e banale consuetudine meteorologica, è ancora capace di rimettere le cose terrene al proprio giusto posto, e a far sentire l’uomo – sovente borioso, tracotante, prepotente verso l’intero mondo che ha intorno – un qualcosa di fragile, indifeso, effimero, e tremendamente piccolo, tremendamente nullo di fronte a una tale manifestazione di potenza infinita e incontrollabile se non da parte della Natura stessa che ne è fonte, e di fronte alla quale comunque l’uomo non può nulla.
Ma può lasciarsene affascinare, questo sì – come cerco di fare io, ogni volta. E, se possibile, caricarsi di quell’energia oltre modo vitale che sempre dalla battaglia temporalesca scaturisce, e della bellezza drammatica ma insuperabilmente intensa nonché – se così posso dire – filosofica che si palesa sul palcoscenico troposferico. Si rigenera quella indispensabile armonia tra uomo e mondo/ambiente naturale d’intorno, proprio perché la devastante potenza del temporale rimette le cose nella giusta scala di valori, uomo in primis. Ci abbassa le arie, ci sgomenta con quella persino esagerata dimostrazione di forza, e ci ricorda che, almeno per ora e – credo – per qualche secolo ancora, saremo pure capaci di modificare la Natura a nostro piacimento, ma se si adira veramente siamo sullo stesso piano degli insetti o dei vermi – e di qualsiasi altra cosa della quale ci sentiamo superiori: spazzati via in men che non si dica.
E comunque, se mi trovate, non disturbatemi, almeno fino a che l’imponente spettacolo non si è concluso. Anzi, godetevelo anche voi. Vi affascinerà profondamente, ne sono certo.

*: quasi, già. Pochi giorni fa, mentre corro sui monti sopra casa, mi ritrovo di fronte un grosso faggio, alto almeno 25 metri, posto a margine di una radura. Metà ancora ritto al cielo ma con la corteccia in parte scurita, metà schiantato a terra, perfettamente dimezzato come da un’arma laser – un fulmine, con tutta evidenza.
A volte i raggi folgoranti che cadono dal cielo durante la battaglia temporalesca portano a segno tutta la loro devastante potenza.

**: è un passaggio di un componimento poetico tratto da qui.

Le “Scritture” di Franco Matticchio

Una piccola serie di Scritture – deliziose illustrazioni dedicate ai libri, alla scrittura e alla lettura – realizzate da Franco Matticchio per Doppiozero e #abbiculturadite, la rubrica “dedicata alla cura quotidiana della propria testa, del proprio corpo, della propria intimità“, ospitata sul sito dell’associazione culturale.

matticchio446_0mpittorecapimatticchio073matticchio495_0(Qui ne trovate altre…)

INTERVALLO – Pristina (Kosovo), Biblioteka Kombëtare e Kosovës (National Library of Kosovo)

pristina-library1Se si deve citare un esempio di architettura strana, se non bizzarra, applicata ad un edificio ad uso bibliotecario pubblico, facilmente il pensiero potrebbe correre alla Biblioteka Kombëtare e Kosovës, ovvero alla Biblioteca Nazionale del Kosovo di Pristina, la più importante dello stato balcanico.
Costruita nel 1982 – dunque ancora in tempi di Jugoslavia unita – in base al progetto dell’architetto croato Andrija Mutnjaković, che intendeva riprendere alcune peculiarità tipici dello stile ottomano – rappresentato soprattutto nelle 99 cupole metalliche di varia grandezza che caratterizzano la copertura dell’edificio – da più di 30 anni divide in modo netto i giudizi di chi se lo ritrova di fronte, che variano dall’apprezzamento (raro) allo sconcerto, alla critica più feroce e sarcastica.

Al di là di ciò, la Biblioteca occupa una superficie di 16.500 metri quadrati, contiene più di mezzo milione di volumi, inclusi diversi manoscritti antichi e rari – ma la sua estensione permette di ospitare fino a due milioni di volumi – e, nonostante la sua controversa architettura, è tra i luoghi maggiormente visitati del paese.

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Dove comincia la poesia (René Magritte dixit)

Uno studioso al microscopio vede molto più di noi. Ma c’è un momento, un punto, in cui anch’egli deve fermarsi. Ebbene, è a quel punto che per me comincia la poesia.

(René Magritte, intervista a cura di Maurice Bots, 2 luglio 1951)

bill_brandt_rene_magritte_with_his_picture_the_great_war_1966Anche attraverso il proprio surrealismo pittorico, Magritte seppe indagare e spingersi ben oltre i limiti dell’arte visuale, fino a cogliere il senso stesso della poesia, appunto. Qualcosa, nella sua più preziosa autenticità, di sfuggente, quasi, eppure di immensamente grande e, sotto molti aspetti, rivoluzionario.
E viene da ironizzare sul fatto che, se Magritte cita il microscopio oltre la cui visione può cominciare la poesia, molti presunti “poeti” nemmeno col più potente cannocchiale riescono a trovarla e vederla…

INTERVALLO – Érik Desmazières e “La Biblioteca di Babele” di Borges

library1-bigNegli anni ’90 il celebre illustratore francese Érik Desmazières realizzò una serie di disegni inseriti in un’edizione speciale de La biblioteca di Babele, il celebre racconto di Jorge Luis Borges.
Illustrazioni assolutamente capaci di rendere visibile la fantasia di Borges narrata nel libro, un allucinante universo che essenzialmente è una biblioteca spazialmente infinita composta di sale esagonali, che raccoglie disordinatamente tutti i possibili libri di 410 pagine in cui si susseguono sequenze di caratteri senza ordine, in tutte le possibili combinazioni. Poiché la biblioteca è infinita e poiché in ciascun libro può risiedere solo una finita sequenza di caratteri, ogni possibile libro di 410 pagine si ripete infinite volte, metafora questa dell’eterno ritorno.

Cliccate qui per saperne di più sulla serie di Desmazières dedicata a La biblioteca di Babele (in inglese), oppure cliccate qui per saperne di più sul libro di Borges.