INTERVALLO – Tokyo, Morioka Shoten & Co. Bookshop

35_Morioka_03_650Forse più un’installazione artistica o quasi (se così posso dire) una performance concettuale permanente, che una vera e propria libreria. E comunque, essendo in tale in concreto, minimalista in senso assoluto.
La libreria Morioka Shoten & Co., aperta lo scorso maggio nel quartiere Ginza di Tokyo, ha scelto un modello di business abbastanza singolare (seppur molto affine alla peculiare mentalità culturale nipponica): vende ai clienti un solo titolo alla settimana. Il motto della libreria è «Issatsu, isshitsu», cioè «una stanza, un libro», rispettato pienamente nella realtà. Il proprietario e libraio Yoshiyuki Morioka fa della selezione estrema il suo punto di forza: propone un solo titolo, presente in un’unica stanza per sei giorni, dal martedì alla domenica.

d4c786f5469feac960ae40b881bc8589Morioka-Shoten-GinzaUn concetto totalmente antitetico a quello della libreria-wunderkammer ricolma di libri, certamente molto amata da tanti lettori, tuttavia di rimarcabile (e pure sovversiva) profondità: non è più il lettore che sceglie il libro ma lo fa il libraio, il quale in tal modo torna l’assoluto protagonista e tessitore del legame tra la letteratura e i suoi fruitori, così come il libro (della settimana) diventa in qualche modo l’opera letteraria par excellence, allegorica ed emblematica.
Scelta inopinata, originale, forse bizzarra, quella della libreria Morioka Shoten & Co., eppure parecchio interessante.
Cliccate sulle immagini per saperne di più.

Di attentati che esplodono bombe dentro l’animo (Svetlana Aleksievic dixit)

Un tempo mi piaceva la metropolitana di Mosca. È la più bella metropolitana del mondo! Un vero museo! (Tace.) Dopo l’esplosione… notavo che le persone entravano nel metrò tenendosi per mano. La paura per tanto tempo non si è attenuata… avevo paura a uscire di casa e a girare per la città, la pressione mi saliva di colpo. Quando viaggiavamo in metrò guardavamo con diffidenza gli altri passeggeri. Al lavoro non si parlava d’altro. Oh, signore, che cosa ci succede? Sto sulla banchina e accanto a me c’è una giovane donna con una carrozzina, ha i capelli e gli occhi neri, non è russa. Non so di che nazionalità sia, se cecena, osseta… non mi trattengo e lancio un’occhiata nella carrozzina: ci sarà davvero un bambino lì dentro? O qualcos’altro? Mi mette di cattivo umore il fatto di dover viaggiare con lei nello stesso vagone. Mi sono detta: no, non deve far altro che salire, io aspetterò il metrò successivo. Si avvicina un uomo e mi chiede: ‘perché ha guardato dentro la carrozzina?’ Gli ho detto la verità. ‘Allora anche lei?’

(Svetlana Aleksievic, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, Bompiani, 2014, traduzione di Nadia Cicognini e Sergio Rapetti. Testo tratto da qui.)

Swetlana_Alexijewitsch_2013Un piccolo assaggio della (e un omaggio alla) scrittura dell’autrice premio Nobel per la Letteratura 2015, tratto da un brano dedicato all’attentato nella metropolitana di Mosca del 6 febbraio 2004, che provocò 41 morti e 134 feriti.

P.S.: per terribile coincidenza, visto che l’avevo preparato prima, ho programmato la pubblicazione di questo post qualche ora dopo l’attentato di Ankara, il più grave nella storia recente della Turchia.

(L’immagine contenuta nell’articolo è di Elke Wetzig, tratta da Wikimedia Commons)

INTERVALLO – Aarhus (Danimarca), “Dokk1” Public Library

Aarhus-new-culture-centre000Inaugurata lo scorso 20 giugno 2015, Dokk1 è la più grande biblioteca pubblica dell’intera Scandinavia. Si estende per 30.000 mq e fa parte del progetto Urban Mediaspace, attuato con lo scopo di riqualificare la (già bellissima – testimonianza personale diretta!) città di Aarhus e rendere le banchine del porto maggiormente vivibili per la popolazione. Non solo, Dokk1 si contraddistingue anche per essere una vera e propria centrale ad energia solare, rispondendo in pieno ai requisiti della Danish 2015 energy classification, grazie ai ben 3.000 mq di pannelli solari piazzati direttamente sul tetto. In tal modo la struttura è completamente autosufficiente dal punto di vista energetico ed anzi produce più energia di quanta ne abbisogni, considerando che l’edificio è già di per sé ampiamente illuminato essendo quasi totalmente costituito da pareti di vetro.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più, oppure qui per visitare il sito web dello studio Schmidt Hammer Lassen Architects, che della biblioteca è il progettista.

INTERVALLO – Praga, Klementinum Library

the-klementinum-national-library-czech-republic-7Secondo i lettori di Bored Panda, sito che raccoglie cose curiose di arte, cultura e costume da ogni parte del mondo, la biblioteca del Klementinum di Praga è la più bella del mondo.
Ora è inutile dire che graduatorie del genere, che eleggono qualcosa come “il più” di ogni altra, sono sempre opinabili e ancor più in tema di biblioteche, per quante ve ne siano al mondo in grado di poter essere definite “la più bella”. Però, altrettanto inutile da rimarcare, la Klementinum Library di bellezza e fascino ne ha da vendere, indubbiamente.

the-klementinum-national-library-czech-republic-1the-klementinum-national-library-czech-republic-8Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della biblioteca (in inglese).

Sulla richiesta di condanna per Erri De Luca

Erri De LucaHa ragione Roberto Saviano, quando sulla vicenda della richiesta di condanna a 8 mesi per Erri De Luca – definendola “inquisitoriale” – scrive che

“Il silenzio degli scrittori è assordante. (…) Questo Paese di scrittori melliflui, pronti ad avere parole dure e acide per ricevere l’obolo di una rubrica, pronti a candidarsi a qualsiasi cosa per lo scranno che gli darà pensione, pronti a scannarsi per qualche copia. Si possono non condividere idee e prassi, ma bisogna sempre stare dalla parte di chi rischia scrivendo. Di chi assume sulla pagina, e nelle parole, posizioni che possono fargli smarrire serenità, equilibro, libertà, credibilità.”

Dunque ribadisco qui ciò che ho pubblicato ieri sul mio profilo di facebook – peraltro prima che Saviano scrivesse e pubblicasse sul suo, di profilo, quanto sopra riportato. Ovvero che avrà pure sbagliato a dire pubblicamente (ma sinceramente) ciò che ha detto contro un’opera che magari, se fatta, servirà pure – nonostante tutti gli studi sul tema dimostrino il contrario – ma se devo considerare chi è Erri De Luca, cosa ha detto e cosa ha fatto (in generale, non solo in questo caso) e di contro considerare l’altra parte, quella di un coacervo di istituzioni che col suo solito dittatoriale modus operandi ha imposto un’opera colossale ad un territorio e alla sua gente senza nemmeno chiedere uno straccio di parere e/o di consenso (come invece è stato fatto dall’altra parte delle Alpi)… beh, non solo sto dalla parte di De Luca, ma devo constatare che il comportamento delle istituzioni fornisce un senso e una giustificazione alle sue parole.
Senza contare come tale vicenda dimostri per l’ennesima volta come la legge, troppo spesso, viene posta al servizio del potere e non dei cittadini – ma qui si aprirebbe un universo di considerazioni che non è il caso di esplorare e che poi, credo proprio, conoscete bene anche voi.