La politica dei perdenti

[Fotografia di Ari Cretton, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Riguardo le elezioni regionali in Lombardia, ove risiedo e dunque verso la quale rivolgo la mia attenzione, ora che i media riportano le solite varie dichiarazioni dei politici coinvolti voglio dare qualche numero emblematico rispetto alla precedente tornata elettorale del 2018 – e sottolineo numeri, non percentuali – posto che non ne faccio una questione nominale di liste, schieramenti, partiti, coalizioni vincenti e sconfitte, cosa che per me risulta del tutto irrilevante.

I votanti in queste elezioni, al netto delle schede bianche e nulle, sono stati 3.245.754; nel 2018 erano stati 5.762.469: significa che 2.516.715 lombardi non sono più andati a votare, ovvero che in totale più di 4,5 milioni di lombardi non hanno votato.

Analizziamo ora i due principali schieramenti. Quello che ha espresso il candidato vincente ha ottenuto 1.774.477 voti, nel 2018 ne aveva ottenuti 2.793.369: significa che ha perso 1.018.892 votanti. L’altro schieramento ha ottenuto 1.101.417 voti, nel 2018 ne aveva ottenuti 1.633.373: significa che ha perso 531.956 votanti – che diventano 1.506.939 se si considerano i votanti del movimento politico che nel 2023 ha sostenuto tale schieramento mentre nel 2018 partecipava alle elezioni in modo indipendente. In pratica, il candidato vincente ha ottenuto il consenso di meno di un lombardo su cinque. (Fonti per i dati: 2018 qui, 2023 qui.)

Ecco. Tenete ben presente questi numeri quando in queste ore leggerete le dichiarazioni dei politici che hanno partecipato alle elezioni, di chi sostiene di aver «vinto alla grande» e di chi ritiene di «non aver perso troppo». E ricordate ciò che scrisse già a inizio Novecento il grande scrittore e storico statunitense Henry Adams:

La politica pratica consiste nell’ignorare i fatti.

The losers

A ben vedere, tra i due candidati in corsa per la presidenza USA ci sarà un “vincitore elettorale”, ovvio, ma in verità sono entrambi fin d’ora dei perdenti politici: Joe Biden per non aver saputo vincere con ampio margine su un presidente scellerato come Donald Trump; questi, per non aver saputo capitalizzare nettamente la propria veemente spinta populista contro uno sfidante scialbo come Biden.

E siccome l’uno o l’altro che verrà eletto sarà il rappresentante primo dell’America, alla fine dei conti è e sarà l’America a perdere inesorabilmente. Come è già evidente da qualche tempo, d’altro canto. Già.

Intanto, in USA…

…Comunque vada, sarà un disastro.

Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.

#USA2020

Dalla brace alla padella

[Immagine tratta da euroweeklynews.com, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]
In fin dei conti, vada come andrà, la realtà veramente desolante e sconcertante dell’America di oggi che elegge il proprio nuovo presidente non è la presenza nella corsa elettorale di Trump e Biden, ma è che i due grandi partiti della maggiore superpotenza mondiale (almeno ancora formalmente), espressione virtuale dell’altrettanto più importante democrazia del pianeta (anche qui almeno nella teoria), non sappiano far altro che elevare al rango di propri “leader” – e capi del proprio stato – un settantaquattrenne spaventosamente privo di senno e un settantasettenne drammaticamente privo di personalità.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.

Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

Referendum e risate

[Foto di jacqueline macou da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Leggo che a breve, in Italia, i cittadini saranno chiamati a votare in un referendum l’assenso o meno al taglio del numero dei parlamentari.

AHAHAHAHAH! Notevole trovata comica, non c’è che dire! Di quella comicità grottesca nella quale le “istituzioni” italiani sono maestre, indubbiamente.

È un po’ come se, a bordo di una nave piena di falle nello scafo che per questo imbarca acqua e affonda inesorabilmente, i marinai dell’equipaggio si mettano a discutere su quali mobili dell’arredamento di bordo buttare a mare perché ritenuti troppo pesanti e così colpevoli dell’inabissamento.
I mobili, già, non i buchi nello scafo.
Veramente una gag comicissima, appunto!

Al netto delle considerazioni sui pro e sui contro al riguardo, nonché delle gran risate (personali, ribadisco), sul serio in Italia si pensa e si crede che sia un problema di quantità e non invece di qualità della rappresentanza politica? E che tra 900, 600 o 10 oppure cinquemila parlamentari, se comunque incapaci, impreparati e cialtroni (pare che la politica italiana attiri solo figure del genere, da tempo), le cose possano cambiare?

Be’, bisogna ammetterlo: gli italiani sono proprio un popolo “divertente”. Molto divertente.

P.S.: che poi, a buttare i mobili in mare, si finisce per inquinarlo, eh! Col rischio che, una volta colata a picco la nave e finiti in ammollo, ci si ritrovi pure immersi nell’acqua sporca. Ecco.