Steikolders! Steikolders! Steikolders!

Ormai l’ho ben capito da tempo: qualsiasi progetto in ambito culturale – non solo, ma lì parecchio – che non contenga nel proprio testo la parola “stakeholder”, non vale una cippa. Cioè: in realtà magari vale tantissimo, ma è come un genio vestito in modo ordinario tra persone ordinarie ma vestite all’ultima moda. Passa per un tizio modesto e dimesso, ecco.

Ormai termini come abstract, location, brand o contest sono roba da dilettanti pivelli; qui la “competizione” a chi la scrive più anglofona si fa sempre più dura. D’altro canto, vista la notevole diffusione di quella prima parola citata, mi viene pure da dire al riguardo che oggi son tutti buoni a fare gli stakeholders con i money degli altri! Eh!

P.S.: volete essere troppo avanti? Usate la definzione stakeholder engagement. La usano ancora in pochissimi, quindi ci fate un figurone. Garantito.

Lo scandalo infinito

Intanto lor “signori” intonacati, in barba agli ormai incalcolabili casi da tutto il mondo dei quali ogni giorno di più si hanno notizie (ovviamente pressoché ignorate da molti media italiani) e dei relativi procedimenti giudiziari, ma di contro forti della sostanziale impunità garantita loro dalle gerarchie ecclesiastiche – a partire dal capo supremo, quello che molti definiscono “rivoluzionario” – oltre che dalla viltà dei loro fedeli, continuano a palesare tutta la loro pericolosa devianza mentale e morale, da un lato credendosi (e facendosi credere) depositari della parola di Dio in Terra, e dall’altro rendendosi protagonisti di tali ripugnanti episodi (e non solo di questi).
Non resta che sperare che si realizzi al più presto la loro inesorabile sorte, quella di “soffocare” nell’immoralità da essi stessi creata nei secoli. Sarebbe la prova migliore e più concreta dell’esistenza di una “giustizia divina” e, forse, l’unica possibile salvezza per la fede di cui sono così abietti rappresentanti, già.

Questo è il lato più atroce dell’insegnamento morale quale è impartito dai papi e dal clero: che esso sviluppa i lati più vili della natura umana.

(Gaetano Salvemini)

Monoteismi

Le quattro maggiori religioni monoteiste. Ecco.
Peraltro, credo, con la quarta dell’elenco in costante crescita di “fedeli”, ben più delle altre!*

P.S.: e se volete conoscere la mia “professione di fede”, guardate qui.

(*: al punto che… clic!)

Presunzione di colpevolezza

Erik Ravelo, “Gli Intoccabili”, 2012/2013.

Proprio così, presunzione di colpevolezza, giammai più di innocenza: è quella che in base a qualsiasi buon raziocinio, nonché alla realtà storica dei fatti, andrebbe applicata agli esponenti del clero. I fatti di Ratisbona non sono che un caso dei migliaia che la cronaca dei soli ultimi anni presenta, nel mentre che l’intera storia della Chiesa, se analizzata fin dai suoi inizi, è da sempre un florilegio di crimini d’ogni sorta. La flebile sorpresa dell’opinione pubblica (da sempre troppo ingenua, superficiale e smemorata, su tali questioni) riguardo a ciò che è accaduto a Ratisbona è al solito la miglior garanzia di impunità per siffatti individui intonacati, membri di un sistema di potere interamente costruito sull’inganno e sulle malefatte al quale nessuno di quei membri può dirsi estraneo, anche solo per mera tacita connivenza.

Qualcuno, in passato, ha già chiesto che al clero cattolico sia imputato il reato di crimini contro l’umanità. Di sicuro, è da imputare ad esso quello di crimini contro la fede: perché questi “signori”, che si arrogano da secoli il diritto indiscutibile di essere i rappresentanti di Dio in Terra ponendosi al di là di ogni giustizia e d’ogni logica, sono proprio coloro che Dio lo stanno definitivamente ammazzando. Sempre che il delitto non sia già stato perpetrato, ormai.

P.S.: per saperne di più sulla questione, che ancora una volta è assolutamente culturale (“Se la gente si mettesse a pensare, per la Chiesa sarebbe finita”, scrisse Voltaire), potete visitare il sito web di Rete L’Abuso, associazione che riunisce e tutela le vittime di abusi del clero. Anche perché, statene certi, come sempre la notizia sparirà rapidamente da quasi tutti i media, in Italia.

INTERVALLO – Vicolungo (Novara), The Style Outlet Book Sharing

Sia chiaro: non sono certo un frequentatore di (non) luoghi del genere – anzi! – ma di contro non posso non apprezzare la notizia che anche nei The Style Outlets di Vicolungo (Novara) e di Castelguelfo (Bologna) sono state e saranno installate “casette” per il book sharing. Nell’outlet piemontese la casetta è presente già dal 27 maggio scorso – d’altro canto Vicolungo era tra gli sponsor dell’ultimo Salone del Libro di Torino, dunque gli toccava giustificare in qualche modo tale partnership altrimenti così “inopinata” – mentre a Castelguelfo la casetta verrà installata a settembre.
E chissà che così qualche shophaholic rinsavisca e diventi bookaholic: di sicuro mente e portafoglio se ne gioverebbero – con buona pace degli shop lì presenti: ma, in tutta franchezza, continuo a preferire un libro firmato (da un buon scrittore) che un abito altrettanto tale!

Cliccate sull’immagine oppure qui per saperne di più.