Sabrina Campolongo, “Unessential Dublin. Ex voto pagano”

sabrinaCampolongo
cop_unessential-dublin-ex-voto-paganoVi sono città che hanno, inevitabilmente, personalità urbane molto spiccate, nel bene e nel male – le grandi metropoli, quelle dalla cui venatura cittadina passa la fronte del flusso vitale che muove il mondo, oppure altre che godono di una storia importante, intensa, magari drammatica, così che da essa scaturisca il loro valore civico. Altre, invece, che sono meno sensazionali, più discrete e confidenziali, e se sono anche meno monumentali sovente deludono il turista che ricerca soprattutto (o solamente) il souvenir visivo da raccontare agli amici – in verità unico segno mnemonico per un viaggio senza nessun autentico moto. Ma ciò non significa che pure queste città non abbiamo una personalità forte e marcata, anzi: solo che va ricercata in ogni suo angolo, in quelli più caotici e vissuti come in quelli più appartati, silenziosi, ombrosi, tra vicoli stretti, muri scrostati, piccoli soprammobili alle finestre, o sulla superficie dei marciapiedi oppure sul luccichio dei pluviali dopo la pioggia, anche perché magari su quei marciapiedi o sotto quei pluviali si ha la fortuna di condividere virtualmente – se ipotizziamo di poter annullare lo spazio-tempo consueto – il passeggio di qualche grande personaggio… di un Joyce, ad esempio, di un Shaw o di un Hemingway…
E’ in fondo ciò che ha vissuto e racconta Sabrina Campolongo nel suo Unessential Dublin. Ex voto pagano, “cahier di viaggio” dell’omonima collana di Historica, uscito nel 2010, durante il suo girovagare per Dublino – è questa la città alla quale ho fatto indirettamente riferimento poco sopra…

Leggete la recensione completa di Unessential Dublin, Ex voto pagano cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Gli UFO, Elvis, Marilyn, e “Cercasi la mia ragazza disperatamente”, su carta e ebook!

Dunque… leggete un po’ qua sotto:

1) Gli extraterrestri esistono, e sono già qui tra noi.
2) Ieri al supermercato vicino casa c’erano Elvis Presley e Marilyn Monroe che facevano la spesa insieme.
3) Cercasi la mia ragazza disperatamente è uno dei libri più belli e divertenti del XXI° secolo.

Bene. Almeno una delle affermazioni qui sopra elencate potrebbe non essere del tutto vera.
Tuttavia, se verificare ciò per le prime due non sembra una cosa molto facile e immediata, per la terza è invece del tutto semplice e rapido: basta leggersi il libro! E, diamine, non credete che una così impegnativa affermazione come la terza suddetta necessiti proprio d’una utile (e, mi auguro, pure piacevole) verifica?

Cliccate sul libro qui sopra o sugli ereader qua sotto per conoscere ogni buona e utile informazione su Cercasi la mia ragazza disperatamente (dove acquistarlo, come, articoli, recensioni, segnalazioni e quant’altro…), oppure visitate la pagina di Facebook dedicata al libro! E non dimenticate il romanzo predecessore, La mia ragazza quasi perfetta: dovrete pur leggere entrambi per prepararvi al meglio al terzo e ultimo capitolo della trilogia… prossimamente in tutte le librerie!
Dunque, buona… verifica!

E molto presto qualcosa di completamente diverso! I Monty Python stanno tornando!

Proprio così: manca poco al ritorno del gruppo comico che ha reinventato il modo di ridere dell’epoca contemporanea, gli insuperabili Monty Python! Un ritorno che andrà in scena con dodici spettacoli a Londra i cui biglietti sono inesorabilmente spariti nel giro di pochi minuti (quelli della prima serata in 43,5 secondi: un record assoluto!)
Ok, bene, bello! – direte voi, aggiungendo appena dopo: ma cosa c’entrano i Monty Python con un blog che tratta di letteratura?

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Beh, c’entrano totalmente. I Monty Python sono stati per la comicità in senso generale – anche per quella letteraria, alla quale sono legati a multiplo filo – ciò che i Beatles sono stati per il pop: un’autentica rivoluzione. Dissacranti e senza rispetto, geniali e insieme ferocissimi, hanno attaccato le idiosincrasie britanniche e rivoltato come un calzino il linguaggio e la sintassi della risata via tubo catodico in modo assolutamente magistrale. Se oggi l’umorismo lo si fa in un certo modo, anche in ambito letterario – e parlo di autentico umorismo, non di cabaret, sia chiaro: i libri dei vari comici di Zelig, tanto per fare un nome, sono altra cosa! Rispettabile, ma altra! – è soprattutto grazie a loro. Chiunque voglia creare qualcosa di comunicativo e voglia in esso metterci un quid di umorismo, in quantità più o meno importante, inevitabilmente (ancorché magari indirettamente o inconsapevolmente) farà riferimento a Pythons.
Ergo, se per chi come me, in qualità di autore di romanzi umoristici e cultore del genere, i Monty Python sono qualcosa come Thor per i Vichinghi in battaglia, ineluttabilmente per chiunque che su questo pianeta ha e avrà di che ridere per qualcosa di umoristico, su carta, in video, sul grande schermo o altrove, deve e dovrà qualcosa (se non tutto) ai Pythons.

E comunque un qualcosa di letterario su di loro ve lo voglio segnalare – o ricordare: la bella autobiografia pubblicata qualche tempo fa da Sagoma Editore. John CleeseTerry GilliamEric IdleMichael PalinTerry Jones e l’indimenticato Graham Chapman raccontano da protagonisti la genesi di un mito: i desideri e le aspirazioni della loro infanzia, gli anni di formazione nelle più prestigiose università monty-python-bigdel mondo, i retroscena del debutto televisivo e della nascita di film che hanno fatto ridere il mondo ma anche incavolare parecchia gente. Il tutto arricchito da numerose foto d’archivio, illustrazioni inedite e succulenti aneddoti raccontati direttamente da chi ha letteralmente stravolto la comicità cinematografica e televisiva mondiali.
Cliccate sulla copertina a lato per saperne di più oppure QUI, e prepariamoci, che già si dice che vista la febbrile attesa per gli spettacoli di Londra e il successo della prevendita dei biglietti, i Pythons starebbero pure pensando a tornare in tournee in giro per il pianeta… e allora sì, se così veramente fosse, il mondo non sarebbe più quello di prima, ma qualcosa di completamente diverso!

In cammino – George Meegan, “La Grande Camminata”

P.S. (Pre Scriptum!): per avere informazioni su questa sezione del blog, cliccate QUI.

Quando si parla di camminare – e camminare parecchio! – non si può non citare George Meegan, forse il più grande “camminatore” vivente. Ma al di là delle sue imprese e dei relativi record, Meegan – membro della Royal Geographical Society di Londra e docente di Scienze marittime presso la Kobe University in Giappone dove vive, dunque uno che sul “muoversi” per il pianeta ha pure una personale preparazione accademica – ha saputo fare dell’atto del camminare un vero e proprio stile di vita in senso materiale, scientifico, filosofico e spirituale, interpretando pienamente il concetto di movimento nello spazio, e dunque di scoperta continua, passo dopo passo, dello stesso spazio attraversato.
Il testo più noto di Meegan reperibile sul mercato è naturalmente quello legato alla sua più grande impresa, La grande camminata. Dalla Patagonia all’Alaska in sette anni, il diario della traversata completa dell’immenso continente americano, dall’estremo Sud all’estremo Nord. Ve lo presento attraverso l’articolo pubblicato su epipaideia.com, giornale on line di arte e cultura, da Giulia Bitto – potete leggere l’articolo in originale qui.

virgoletteIl pomeriggio del 18 settembre 1983, sul margine settentrionale dell’insediamento della baia di Prudhoe, in Alaska, percorsi gli ultimi chilometri di tundra melmosa verso il limitare del Mar Glaciale Artico, dove immersi le mani nelle gelide acque d’argento. Erano i passi finali di un viaggio durato sette anni. Ce l’avevo fatta. Fisicamente ed emotivamente spossato, caddi in ginocchio e piansi.
La più lunga marcia ininterrotta di tutti i tempi è raccontata nel libro “La grande camminata” da George Meegan: dalla Patagonia all’Alaska in sette anni (tra il 1977 e il 1983), un’avventura di 30.000 km. Un’impresa epica che Meegan compì con il solo aiuto della gente incontrata lungo il cammino e con il sostegno dei familiari, prima tra tutti la moglie Yoshiko, che con pazienza visse lontana dal marito per quasi tutto il viaggio, insieme ai due figli Ayumi e Geoffrey. Un piccolo carretto contenente l’essenziale, scarponi (italiani), pochi vestiti e un’immensa forza di volontà: questo servì all’autore per portare a termine la traversata delle Americhe. Niente soldi e niente sponsor per il più grande camminatore della storia. “Ho viaggiato senza denaro per essere come le persone intorno a me e ho sempre avuto quel che mi serviva: aiuto, cibo, acqua, ospitalità… Io credo che se vivi in armonia col mondo avrai sempre quello che ti serve.
Il libro, pubblicato nel 2007 da Mursia dopo travagliate vicende editoriali, è una sorta di diario che Meegan stesso scrisse durante il suo viaggio. La parte prima, dedicata al Sud America (del quale cop_la-grande-camminataattraversò la Terra del fuoco, il Cile, la Patagonia, l’Argentina settentrionale, la Bolivia, il Perù, l’Ecuador, la Colombia, il Darièn Gap e Panama) è forse la più rappresentativa e la più bella: una terra tormentata, lacerata dalle guerre, dalla povertà, ma una terra ospitale, bella ed accogliente. Ovunque George si fermasse, dal contadino al dottore, dalla povera famiglia indigena al proprietario terriero, gli veniva offerto del cibo e un posto in cui dormire. Le persone, su cui tanto il nostro viaggiatore aveva riposto le speranze per sopravvivere, non gli hanno mai negato l’essenziale: tanti sono stati ricordati e ringraziati profondamente. Il Sud America ha lasciato una traccia indelebile nell’animo di Meegan. Grazie ai tanti tipi di persone incontrati, grazie alla loro bontà e disponibilità, l’autore ha imparato ad apprezzare la bellezza dell’umanità. Dice in un’intervista per Panorama: “Ho visto posti bellissimi, ma soprattutto mi sono innamorato della bellezza delle persone. Gente che vive lottando ogni giorno. Vedendoli capisci che una vita senza lotta è una cosa di seconda classe, non è vera vita.
Nonostante sforzi incredibili (quasi 40 km di camminata giornaliera e rari soggiorni di più notti in uno stesso luogo) e nonostante cominciasse a farsi sentire la mancanza di una famiglia lontana (vista soltanto due volte nel corso del viaggio e per poche settimane) George Meegan attraversò la Costa Rica, il Nicaragua, l’Honduras e il Guatemala fino a giungere nel Nord America. La differenza tra quest’ultimo e il suo “fratello” del Sud fu evidente: il viaggiatore trovò con fatica persone disposte ad accoglierlo, e le chiese, le caserme dei vigili del fuoco o della polizia e altre strutture simili in cui nel sud alloggiava spesso non furono sempre benevole nei suoi confronti. Certamente l’apparato burocratico, le istituzioni e l’alto tasso di povertà dei paesi a sud del Texas non erano dei migliori: svariate furono le difficoltà incontrate. Ma ogni umile cittadino di queste terre offriva ciò che poteva: questo non accadde al nord.
Superata l’America l’autore entrò nel Canada, dal quale avanzò verso l’Oceano Pacifico, per poi risalire in Alaska: il traguardo finale. Accompagnato nell’ultimo tratto dalla famiglia completò una delle più grandi imprese di sempre. Un sogno realizzato grazie alla comprensione dei familiari e a una forza di volontà strabiliante. Il viaggio ancora una volta si è fatto metafora della vita stessa, scoperta del mondo, scoperta di sé, ma soprattutto scoperta di un’umanità varia e meravigliosa. Un viaggio fuori dal comune, basato solo sulle proprie energie e su quelle donate dagli altri. A George Meegan compiere la più grande camminata di sempre è servito a svelare la bellezza del mondo intero e ad apprezzarlo per com’è.
Il viaggio aveva fatto storia. Non solo avevo percorso a piedi l’intero emisfero occidentale (impresa mai realizzata prima), ma ero stato protagonista della più lunga camminata ininterrotta di tutti i tempi. Si trattava, fattore decisivo per me, dell’apice di un sogno realizzato. E allora perché le lacrime, perché quel senso di pesantezza nel cuore? Perché ora ero costretto a dire addio alla mia buona amica, l’inflessibile aguzzina, l’intima compagna onnipresente di oltre novanta mesi di cammino: la strada sotto ai miei piedi.

Tom Robbins, “Coscine di Pollo”

cop_coscine-di-polloTom Robbins è un pazzo. Credo di aver già affermato questa cosa in passato, in qualche altro articolo o recensione, se non sbaglio, e comunque ci tengo a ribadirlo. Un pazzo, un folle, un fuori di testa, uno che – essendo egli scrittore – non dovrebbe mai essere preso ad esempio di capacità letterarie da nessuno, per non combinare chissà quali pasticci narrativi!
E in effetti non mi pare che vi sia in circolazione qualche altro autore di letteratura il cui stile assomigli a quello di Robbins, almeno del quale me ne sia giunta nozione e in base alle letture compiute da quando riconosco le lettere dell’alfabeto fino ad oggi. Qualcuno anche più folle l’ho letto, certo, ma a suo modo e con altro stile, certamente non assimilabile alla scrittura dell’autore americano. Coscine di Pollo (B.C.Dalai Editore 2010, traduzione di Bernardo Draghi; orig. Skinny Legs and All, 1999), mi sembra una prova lampante di quanto ho affermato e ribadito poco sopra, che va peraltro ad aggiungersi alle altre disponibili – leggasi, agli altri romanzi editi. Basterebbe solo accennare alla trama del romanzo, per sostenere con già scarsi dubbi ciò che ho scritto: prendete Ellen Cherry Charles, pittrice piuttosto talentuosa ma poco convinta dei propri mezzi; sposatela con Boomer Petway, operaio saldatore piuttosto rozzo; mandateli in giro per l’America con un camper al quale lo sposo ha dato fattezze di un tacchino (!) con direzione New York City, dove Ellen Cherry vorrebbe tentare di diventare artista vera e, soprattutto celebrata; fate che, per una serie di bizzarri eventi, sia il camper-tacchino di Boomer ad essere considerato un’opera d’arte, e venduta per una cifra esorbitante da una gallerista newyorkese, così esorbitante che Ellen Cherry tema che la gallerista stessa sia divenuta l’amante del marito-ignaro neoartista, e dunque fate che il matrimonio tra i due vada in crisi, anche perché in crisi ci finisce Ellen Cherry, incapace di capire come sia successo che sia diventato Boomer, il marito saldatore che non sa nulla di nulla di arte, un artista e non lei, con tutto il suo talento…

Leggete la recensione completa di Coscine di pollo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!