Scrivere libri è rifiutarsi di vivere? (Björn Larsson dixit, “special guest” Charles Bukowski)

Da dove mi veniva questo desiderio di scrivere e di essere scrittore? Ovviamente da una miriade di ragioni e motivazioni diverse. E quelle che spiegano perché continuo a scrivere non sono probabilmente le stesse che mi hanno spinto a cominciare. Eppure non c’è da stupirsi se sostengo, da fonte sicura, che una delle prime motivazioni, come più tardi per la barca, era e continua a essere il sogno di una vita in libertà. Solo che oggi so quel che da giovane ignoravo, e cioè che scrivere è un duro lavoro, di lungo respiro, che richiede disciplina e implica non pochi sacrifici. E so anche fino a che punto è difficile vivere della propria penna. Nel suo pregevole libro “La scrittura o la vita”, Yorge Semprun dice giustamente che “scrivere, in un certo senso, è rifiutarsi di vivere”. Non arrivo a tanto, perché la scrittura mi ha anche regalato un surplus di vita. Ma è innegabile che quando si è immersi nella scrittura di un romanzo, vivere risulta difficile. Prima e dopo si vive, durante, mica tanto.

(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, 2007, traduzione di Daniela Crocco, pag.50)

(Foto di Roberto Dalla Bona)
(Foto di Roberto Dalla Bona)
Leggendo quanto scritto da Larsson mi è venuta in mente l’affermazione di un altro grande personaggio della letteratura moderna, Charles Bukowski, di segno del tutto opposto:

Sento dagli altri scrittori quanto sia duro scrivere e se per me fosse così maledettamente dura proverei a fare qualcos’altro.

Alla fine, per quanto mi riguarda, la verità sta nel mezzo: deve essere un duro piacere, ecco, dacché se fosse solo “piacere” ci sarebbe qualcosa che non va, e se fosse attività così dura idem. Ovvero, è giusto la somma di queste due condizioni a creare quella terza che forse, o probabilmente, può permettere – se si possiedono le capacità – di scrivere cose interessanti.

L’eternità nera e imperscrutabile d’intorno… (Knut Hamsun dixit)

“E intorno a me covava sempre la stessa oscurità, quella stessa eternità nera e imperscrutabile, contro la quale si inalberavano i miei pensieri incapaci di afferrarla. Con che cosa potevo paragonarla? Feci sforzi disperati per trovare una parola abbastanza grande per definire quel buio, una parola così crudelmente nera da annerire la mia bocca quando l’avessi pronunciata.”

(Knut Hamsun, Fame, traduzione di Ervino Pocar, ed.Adelphi Edizioni, 2002)

Knut-hamsunHamsun è un altro di quei personaggi fondamentali, con le sue opere, per cercare di capire meglio la realtà contemporanea ovvero i suoi risvolti spesso più celati e tribolati. Ottima prova di ciò è la citazione lì sopra, tratta da un’opera – Fame, appunto – edita nel 1890 ma, converrete, che pare formulata da qualcuno il quale nel mondo contemporaneo, e in particolare proprio di questi tempi, si stia guardando intorno. Una forza evocativa intatta, purtroppo.

Francesco Giubilei, “Leo Longanesi, il borghese conservatore”

Cop_Longanesi_GiubileiSi può essere coerenti nell’incoerenza? Anzi, al contrario: si può essere incoerenti perché pervicacemente coerenti? Apparentemente è un paradosso, certo, ma io credo che lo sia pure il rapporto che esiste spesso tra genio e follia, ove il primo viene considerato la seconda quando non lo si capisca (o non lo si voglia capire) – mentre quando accade l’opposto non si è quasi mai in presenza di follia ma di idiozia, ed è ben diverso! – dunque rispondo di sì. Si può essere incoerentemente coerenti, e si è tali quando con logica e costanza si perseguono gli ideali in cui si crede anche quando il mondo d’intorno varia, si modifica e si capovolge, ovvero quando quegli ideali possono apparire conformi ad una certa situazione e difformi ad un’altra. Il che non si significa che non si possano cambiare le idee: anche qui la differenza con gli ideali è ben diversa, e se le prime si possono variare ogni qualvolta appaia e lo si ritenga giusto, i secondi, se sono autentici ed elevati, generalmente valgono ben più a lungo, se non per una vita intera e ancor più.
Questo mi viene da pensare di Leo Longanesi, uno di quei personaggi della storia italiana che continua, «a tanti anni dalla sua morte, a non ricevere il giusto tributo da parte di tanti lettori e addetti ai lavori che – a volte anche inconsciamente – si ispirano alla sua figura.» Uso le stesse parole di Francesco Giubilei, autore di Leo Longanesi, il borghese conservatore (Casa Editrice Odoya, Bologna, 2015), biografia di una figura fondamentale per l’editoria italiana ben più di quanto si possa pensare…

franc_giubileiLeggete la recensione completa di Leo Longanesi, il borghese conservatore cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Buon anno. E basta. (Karl Kraus dixit)

«Con quale desiderio Lei entra nell’anno nuovo?»
«Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.»

(Karl Kraus, Die Fackel)

Kraus2E sperando come Kraus che le tante insulsaggini che infestano il nostro mondo se ne restino nel passato e ci risparmino nel futuro… Buon anno a tutti. Ecco.

Solo i bambini possono comprendere verità e bellezza (Albert Einstein dixit)

Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.

(Albert Einstein, messaggio manoscritto, firmato e inviato ad Adriana Enriques, ottobre 1921.)

albert-einstein-trolls-665x385Einstein, da quel genio assoluto che fu, capì perfettamente e seppe perfettamente mettere in pratica l’evidenza che se si è capaci di mantenere viva e attiva la curiosità che solo i bambini hanno, allora molte cose del mondo altrimenti sfuggenti, ignorate o nascoste potranno venire alla luce, ed essere scoperte, studiate, comprese. Che si tratti di scienza, filosofia (la verità, appunto), o arte e tutto quanto ad essa riferibile (la bellezza).
Perché non si finisce mai di imparare a questo mondo, nel quale c’è d’altro canto sempre qualcosa di scoprire di vero e di bello. Peccato che l’uomo, da adulto, spesso non se ne renda più conto come quando è bambino.