
In ogni caso il rapporto ha suscitato qualche dibattito ma non più di tanto, assuefatto com’è ormai il paese all’imbarbarimento sempre più profondo della sua opinione pubblica in preda a populismi, isterismi, fanatismi e numerosi altri –ismi dei peggiori, un mostro sempre più spaventoso che tuttavia, ogni volta che passa davanti a uno specchio, evidentemente si vede sempre più “bello”, negandosi la propria crescente bruttura.
D’altro canto, sono d’accordo pure io a non tirarla troppo per le lunghe e a perdere tempo in eccessive disquisizioni al riguardo. Si faccia così: la popolazione attualmente residente in Italia è pari a circa 60 milioni e 400mila persone; il 15,6% equivale a circa 9 milioni e 400mila persone, ok? Bene: l’ammontare totali dei residenti sia aggiornato a 51 milioni di persone. Quei 9 milioni e passa che pensano bestialità come quelle evidenziate dal rapporto Eurispes non possono avere il diritto di risiedere in un paese la cui società si voglia definire civile. Oppure se vogliono restare che restino, ma prive di ogni diritto civico. Sarebbe un’onta insostenibile per l’intero paese, altrimenti.
Ecco.
Qualcuno penserà che un tale metodo sia similare a quello che ha dato forma storica alla Shoah? Be’, ma tanto quelli non ci credono, dunque li si sottoporrà a una coercizione sostanzialmente inesistente. Che potrebbero dunque avere da protestare? Loro negano, noi neghiamo loro. Equità assoluta.
Bene, ho finito. E chiedo perdono per lo sfogo.




