I giornali? La cosa più inutile… (Friedrich Dürrenmatt dixit #1)

durrenmatt_friedrich_caricaturaI giornali sono la cosa più inutile che sia stata inventata negli ultimi duemila anni.
(Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli, Milano, 2004, pag.9)

…E oggi, nell’era dell’informazione libera sul web, ancora di più. Ma Dürrenmatt affermò quanto sopra in un romanzo uscito nel 1952; chissà cosa sosterrebbe ora, il grande scrittore svizzero, dopo altri settanta e più anni di inutilità che ci è toccato (spesso per imposizione forzata) di subire…

E’ on line il numero 104 – Gennaio 2013 di InfoBergamo!

InfoBergamo_Gen2013_image_350E’ uscito il numero 104Gennaio 2013 di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione. Una web-rivista sempre più diffusa, conosciuta e ricca di contenuti interessanti che, nonostante il nome, vanno ben oltre i meri confini orobici per interessare ambiti nazionali e anche più, con uno sguardo sempre originale su tante realtà contemporanee. A riprova del crescente successo di InfoBergamo, peraltro, è d’uopo rimarcare il nuovo dato record del numero di lettori nello scorso mese di Dicembre, che ha toccato quota 92.000! E quale ulteriore e ancor più diretta riprova, cliccate QUI per leggere il sommario degli articoli pubblicati, e per notarne il (consueto) altissimo livello – grazie all’altrettanto alta qualità dei collaboratori della redazione, guidata da Graziano Paolo Vavassori.
In questo numero, il mio contributo/sguardo sul mondo letterario si intitola “La Provincia di Bergamo e le sue biblioteche: una realtà della quale ci si può (quasi sempre) vantare“, e già da qui ne risulta evidente il tema trattato: un’analisi tanto rapida quanto illuminante sul sistema bibliotecario bergamasco basata sui dati ottenibili dall’Anagrafe delle biblioteche lombarde, il servizio offerto dalla Direzione Generale per l’istruzione, la formazione e la cultura della Regione Lombardia. Un focus di interesse locale, certamente, ma io credo assai significativo pure per chi non sia residente nella provincia bergamasca, per il notevole valore statistico e dunque – anzi, ancor più – indicativo su cosa, quanto e come la gente legge i libri. Inoltre, indirettamente ma non troppo, questo articolo vuole pure essere una sorta di omaggio e una luce accesa ad illuminare una realtà culturale fondamentale per qualsiasi luogo, comunità, paese, città piccola o grande: la biblioteca, un piccolo/grande scrigno di cultura e conoscenza di nostra proprietà e disponibile per chiunque, la cui conservazione e prosperità è anche nelle mani di tutti noi.
Cliccate QUI per leggere direttamente il mio articolo ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Il “club” della letteratura italiana: sempre più privato, elitario, esclusivo! (praticamente un ghetto, ormai…)

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Dunque…
La realtà delle cose, e le verità che ne conseguono, devono basarsi su dati concreti per poter essere indicative, rivelatrici, eloquenti, giusto? Perché, come si usa dire, la matematica non è un’opinione, vero? Quindi, una somma è una somma e una sottrazione una sottrazione, non può certamente essere che sia viceversa, o no?
Bene. Due dati – o due gruppi di dati, per essere più precisi. Il primo: durante l’ultima edizione di Più libri più liberi, la fiera dell’editoria indipendente di Roma da poco conclusa, è stata presentata la più aggiornata indagine Nielsen sulla vendita dei libri in Italia, dalla quale si evince che Migliora nella seconda parte dell’anno l’andamento del mercato. A fine ottobre si rileva infatti una piccolissima ripresa, dopo il consistente calo dei consumi del libro, che arriva a segnare un -7,5% a valore (pari a 82 milioni di euro di spesa in meno nei canali trade): un segno meno ancora importante, certo, che però indica un progressivo recupero se si considera che il mercato registrava un -11,7% a fine marzo e un -8,6% a inizio settembre. Si noti bene: migliora nella seconda parte dell’anno l’andamento del mercato perché lo stesso ha perso meno (!) dei trimestri precedenti, il che la dice lunga su come stiamo messi a libri e lettura, in Italia…
Il secondo: è appena uscito l’Annuario Statistico Italiano, redatto come sempre dall’ISTAT, il quale “fotografa”, per così dire, lo stato della società nelle sue evidenze più quotidiane. In esso, nel capitolo su spettacoli e cultura, si può ricavare che aumenta invece la produzione di libri. Nel 2010 ne sono stati pubblicati 63.800, rispetto ai 57.558 dell’anno precedente, per una tiratura complessiva di oltre 213 milioni di copie. Quasi quattro volumi per ogni abitante. La produzione editoriale registra una ripresa sia per i titoli (+10,8% in un anno) che per la tiratura (+2,5%).
Ok, questi i dati concreti. Quindi, in buona sostanza e per dirla in breve: in Italia si legge sempre meno e si comprano sempre meno libri ma se ne pubblicano sempre di più. Addirittura quattro per ogni abitante di una popolazione i cui due terzi in un anno non ne legge nemmeno uno, di libro.
Uh?!?
Ma… Sbaglio, o qui c’è qualcosa che non quadra?
Ri-sbaglio, o è come stare su una barca che ha una grossa falla nello scafo, e chi la governa di falle ne fa altre nella convinzione che così dalla prima entrerà meno acqua?
Dite che sono un pessimista, un malfidente, un disfattista o altro del genere se penso ciò?
O forse, si sta solo avverando quello che ritengo/temo (scherzandoci su, ma anche no) da parecchio tempo: essendo la categoria dei lettori prossima all’estinzione, i libri ce li venderemo tra di noi autori. Ce li scriveremo e ce li leggeremo internos, insomma! Certamente ce li stroncheremo pure (d’altronde si sa, siamo invidiosi e rivali l’un verso l’altro dacché ognuno pensa di essere migliore di chicchessia, ed è pure giusto che sia così – anzi! – se non fosse che, a volte, la vanagloria e la superbia fanno del più apprezzabile talento pur da alcuni palesato un ottimo motivo per sculaccioni alla vecchia maniera, come a bimbi prepotenti, villani e capricciosi), ovviamente nemmeno li compreremo più perché la cosa non avrà più senso (come se in un ristorante i piatti preparati se li mangiassero cuochi e camerieri, non essendoci più clienti da servire) e quindi, a nostra volta, andremo allegramente verso la dissoluzione del meraviglioso (un tempo) mondo dei libri e della letteratura…
Sto esagerando, certo! Ma, scherzi a parte, il pericolo c’è ed è pure molto serio, anche per come i dati suddetti palesano, una volta ancora, l’estrema insensatezza del comparto editoriale italiano (e di quei grandi gruppi che lo compongono per buona parte, controllando di rimando il mercato), ormai biecamente votato alla più gretta quantità a totale discapito di qualsivoglia considerabile qualità letteraria, a meri fini di cassa, guadagno nudo e crudo, denaro demonicamente stercoso, valori bassamente finanziari – altro che letterari, culturali e sociali! Hanno – sì, anche loro, gli editori e chi li padroneggia, non solo loro ma anche… – disabituato la gente alla lettura, l’hanno incollata davanti alla TV, l’hanno rincretinita con essa, e questi sono i risultati: una stortura assoluta e inopinata, così come è palesemente distorta quell’equazione tra lettori e libri sopra esposta. E, a ben vedere, se si hanno più libri a disposizione e si legge di meno, si potrebbe supporre che sia anche per la sempre più scarsa qualità di quanto viene pubblicato…
Insomma: non solo noi autori (dacché ci stiamo tutti quanti, in tale situazione) ci ritroveremo nel nostro privatissimo “club” a guardarci negli occhi, non avendo più lettori e quindi non sapendo che altro fare, ma vi resteremo chiusi dentro con le chiavi gettate chissà dove, e rischieremo pure che gli scaffali sovraccarichi di libri cedano, e ci seppelliscano… Solo che, nel caso, essere sepolto dal Dorian Gray mi potrebbe anche stare bene, ma dalle Cinquanta sfumature… Proprio no!