SOSTENIBILI-che?

Questa mattina, sto guidando, ascolto la radio. Parte un rullo pubblicitario, degli spot che passano – sette o otto in tutto – e che presentano beni e servizi dei più disparati, nella gran parte viene pronunciata nel testo la parola «sostenibile». Me ne capacito perché gli spot che la proferiscono passano l’uno dietro l’altro, dunque la mente dopo un po’ recepisce distintamente la ripetitività della parola.

Caspita – mi viene da pensare – quante belle cose e tutte “sostenibili”! Eh già, che figata.

Poi continuo a pensare, guidando, e penso a certe iniziative pomposamente presentate come “ecosostenibili” le quali, avendole conosciute meglio, di sostenibile avevano solo (forse) la carta riciclata delle brochure promozionali che le esaltavano. D’altro canto abbiamo maturato negli ultimi tempi (fortunatamente) una certa sensibilità verso la sostenibilità delle cose, senza tuttavia (malauguratamente) capire bene cosa voglia dire e cosa debba realmente comportare: per questo, come sostengo da tempo, per far che una cosa sia “sostenibile”, e venga creduta tale, spesso basta dire pubblicamente che «è sostenibile». Come e perché lo sia realmente non è quasi mai dato sapersi: l’importante è dirlo, appunto. A volte si tratta di comunicazione superficiale o meramente acchiappaconsensi, altre volte è un allinearsi al linguaggio mainstream per inseguire il “costume” vigente, altre ancora è vero e proprio greenwashing. Tanto chi verifica, poi?

E tutto ciò vale anche quando a essere spesi pubblicamente sono i termini «eco», «green», «bio» e tutti gli altri della categoria che di frequente sentiamo o leggiamo in giro.

Tuttavia, tornando a me che stamattina guidavo e pensavo, ascoltando quella sfilza di spot radiofonici di cose “sostenibili” ho anche pensato: be’, ma se “tutto” è sostenibile, alla fine nulla lo è. Ovvero: se non definiamo un contesto chiaro e vernacolare, dunque ben determinato e comprensibile, per il termine e il suo concetto – al netto delle evidenze scientifiche che dovrebbero fare al caso ma spesso rimangono relegate al loro ambito e non arrivano al grande pubblico o non in modo “facile” – e se di frequente ciò che viene definito sostenibile non lo è veramente, cosa può realmente significare la parola «sostenibile»? Di contro, se volessimo pure ammettere che tutto sia realmente sostenibile, si conseguirebbe un “punto zero” della questione e bisognerebbe definire ulteriori standard superiori di sostenibilità. Sembra un po’ il tirare la pallina alla roulette, l’uso frequente della parola, sapendo che il gioco si possa facilmente truccare senza che nessuno o quasi se ne accorga.

Insomma, l’impressione che sovente sorge da tali esperienze quotidiane è che sia proprio la parola sostenibile o sostenibilità a risultare insostenibile. Cioè ingiustificata e ingiustificabile, ingannevole e deviante. E prima che materialmente, nei fatti concreti, lo sia nel concetto deviato, nel messaggio falsato, nell’illusione spacciata per verità.

P.S.: al proposito, recupero da un mio post di inizio 2022 questo mirabile disegno di Michele Comi, come al solito abilissimo nel condensare efficacemente in pochi tratti certe sconcertanti insensatezze che spesso si possono cogliere in giro per le montagne:

Ecco perché diffido dei bandi pubblici a sostegno della cultura

La gestione poco trasparente ha creato molte polemiche e litigi.

Ne diffido nonostante lavoro molto su progetti e iniziative culturali, per la montagna e non solo e in particolar modo per la conoscenza di territori, borghi, luoghi dotati di peculiarità tanto particolari (questo, ad esempio) quanto poco note o apprezzate ma non solo per questi, già. Negli anni ho già accumulato parecchia esperienza in merito a questi bandi pubblici, alla loro “fumosità”, agli adempimenti burocratici intricati e sovente irrazionali che richiedono, ai criteri di assegnazione dei fondi, all’arbitrarietà di certi meccanismi che in tali bandi non dovrebbero esistere e invece spesso ne rappresentano i meccanismi principali – il bando a cui si riferisce l’articolo de “Il Post” che potete leggere cliccando lì sopra è solo l’ultimo degli esempi al riguardo.

Ben vengano, questi bandi, e ben felice per chi se li aggiudicherà ma, personalmente, salvo necessità ineluttabili, preferisco esplorare altre vie di sostegno economico ai progetti elaborati, probabilmente più esigue nella “sostanza” ma meno fumose, più certe, più consone a quei progetti e con maggiori possibilità di concretizzazione immediata e nel futuro, senza che venga meno la trasparenza delle iniziative, anzi, salvaguardando anch’essa maggiormente.

Dunque, a voi che parteciperete al bando in questione: tanti auguri! Che possiate avere successo e non grattacapi, malumori o irritazioni di sorta, ecco.

Transizione ecologica e sostenibilità

A volte basta una sola immagine per raccontare più di innumerevoli parole.
In questo caso, bisogna ringraziare Michele Comi il quale, oltre a essere una delle più apprezzate guide alpine di Valtellina (nonché numerose altre cose) è pure bravissimo nel condensare in efficaci e suggestivi tratti grafici concetti tanto fondamentali quanto a volte inopinatamente ignorati. Forse perché fin troppo evidenti e dunque, nell’opinione superficiale o mendace di molti, banali.

Intanto (anche) nella suddetta Valtellina, terra “olimpica” nel 2026, pare già avviata da parte di alcuni la corsa per saltare sul treno milano-cortinese e spartirsi la “torta” servita all’affollato vagone ristorante… Be’, mi sa che se ne vedranno delle belle, al riguardo. Sperando che non siano troppo brutte, ecco.