Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 14a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, quattro maggio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #14 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Allievi che superano i maestri. La raffinata arte delle cover musicali”.
In questa puntata RADIO THULE torna per una volta ad essere “consono” al mezzo da cui viene diffusa, ovvero un programma musicale! Ma lo fa con il proprio consueto stile alternativo, andando ad esplorare un piccolo/grande mondo apparentemente secondario, in musica, eppure sovente alquanto significativo: quello delle cover. Perché rifare un brano scritto da altri è esercizio troppo spesso banalizzato da chi non lo sa fare, quando invece è una prova di alta bravura musicale e di qualità artistica eccelsa, come sarà dimostrato durante la puntata con esempi assolutamente eloquenti

Senza nome-True Color-02Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Punk! (“Punk”???)

punk
Punk. Un termine che ultimamente (ma pure prima) trovo tra i più abusati in assoluto. Lo è anche “rock” – per restare nello stesso ambito espressivo – ma per sua natura ed essenza meno antagonista del primo il relativo abuso è più velato.
In ogni caso, basta che un qualsiasi stilista, anche il più esclusivo e/o cool in circolazione, faccia una collezione con sugli abiti qualche borchia qui e là che subito “è stile PUNK!” (l’immagine qua sopra fa riferimento a qui), o che una cantante per teenager vada sul palco coi capelli color fucsia e sarà “un look PUNK!”, oppure che uno scrittore, pure il più mainstream e politically correct, pubblichi un libro infarcito di linguaggi scurrili e sarà certamente “un romanzo PUNK!”…
Punk, punk, punk, PUNK!
Ma lo sapranno tutti ‘sti personaggi d’oggi che con quel termine si riempiono la bocca convinti che basti pronunciarli per essere alternativi, fuori dagli schemi, “rivoluzionari”… – lo sapranno poi che cosa significa veramente punk?

Essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, uno che ha fatto del marciapiede il suo regno, un figlio maledetto di una patria giubilata dalla vergogna della Monarchia, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al suo caritatevole prossimo.

Ecco, tanto per dirne una. Sono parole di Johnny Rotten Lydon, dei Sex Pistols.

punk mi ricordavano gli armadilli: gente che vestiva una specie di armatura per proteggersi dai tentacoli dell’iridio che cercano di afferrarli. Una cosa come l’apocalittica-fine-del-mondo-è-prossima-e-allora-avanti-io-sono-pronto. Sai, del tipo: “Visto che deve succedere, allora forza, sono pronto, vomitatemi addosso, così, non c’è problema, sono lavabile”. C’era qualcosa di individualmente apocalittico nel punk… un’apocalisse personale, un indurimento.

E questo è Edward Sanders, tanto per dirne un’altra.

"Vere" punk girls nella Londra di fine anni '70. Si noti la leggerisssssssssima differenza con quelle in testa al post...
“Vere” punk girls nella Londra di fine anni ’70. Si noti la leggerisssssssssima differenza con quelle in testa al post…
Beh, a questo punto consiglierei ai suddetti pseudo-epigoni contemporanei del punk la lettura d’un paio di testi piuttosto interessanti sul tema. Ad esempio Please kill me. Il punk nelle parole dei suoi protagonisti di Gillian McCain e Legs McNeil, un libro che racconta la cultura del PleaseKillMepunk e il suo mondo fatto di sesso, droga, follia e malessere, tracciando il ritratto stralunato e suggestivo della nascita della più rumorosa e violenta cultura alternativa degli ultimi sessant’anni. Un vero viaggio all’inferno attraverso le parole di Legs McNeil, uno dei fondatori della fondamentale fanzine Punk. La cultura nichilista e la voglia di autodistruzione di un’intera generazione messe a nudo in un saggio scritto meravigliosamente bene. Un lungo intreccio di voci diverse intente a raccontare la loro esperienza allucinante, senza omettere dolori ed eventuali drammatici buchi. Uno straordinario viaggio in prima persona negli abissi e nei paradisi della creatività.
cop_marci-sporchiEppoi un bel Marci, sporchi e imbecilli. Attraverso la cultura punk di Stewart Home, un articolato e battagliero saggio contro la falsa credenza che vuole il punk, a vent’anni dalla sua comparsa, morto e sepolto. Con lo stile incalzante di un reportage d’avventura, con il linguaggio beffardo e irriverente della strada, è qui descritta la vivacità caotica del panorama subculturale londinese che restituisce il punk alla sua reale essenza fatta di volgarità, rozzezza, violenza, ma anche di spontaneità, di immediatezza creativa espressa fuori da qualsiasi regola e convenzione.

Ecco, vediamo se dopo ciò si abuserà un po’ di meno del termine punk
(Ovviamente è una speranza del tutto vana, d’altro canto chi conosce veramente l’autentica cultura punk se ne frega altamente – e coerentemente – di tutti quelli che se ne appropriano senza giustificato motivo: saranno certamente questi e le loro futili mire da “alternativi griffati” a sparire prima, piuttosto che il punk!)

Tanti complimenti, e buona notte! (W.A.Mozart dixit)

La gente si profonde in complimenti e tutto finisce lì. Mi si prenota per questo o per quel giorno; io suono, mi sento dire: – Oh, c’est un prodige, c’est inconcevable, c’est étonnant! – E buona notte.

(Wolfgang Amadeus Mozart, citato in Eduardo Rescigno, Wolfgang Amadeus Mozart, Grandi Operisti Europei, Periodici San Paolo, 1977.)
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La fece Mozart, quell’affermazione, e dunque la riferì al proprio settecentesco ambiente musicale. Ma quanto potrebbe essere valida anche oggi, per certa (o tanta) proposizione pubblica di cultura? Tanti complimenti, tanti elogi, “la cultura è importante!”, “la cultura deve essere sostenuta!”, blablablabla, e poi, spenti i pubblici riflettori, ci si volta dalla parte opposta e si va altrove, senza mantenere nulla di quanto si è dichiarato e promesso.
A volte sorge il dubbio che della cultura, in pubblico, in TV, sui giornali e altrove, meno se ne parla meglio sarebbe. Almeno per non sentire così tanta ipocrisia e falsità.

Jason Buhrmester, “La grande rapina ai Led Zeppelin”

cop-ledzeppelin1C’è una tematica particolare – chiamarlo “filone” è troppo, credo – che la letteratura ha più volte preso a soggetto delle storie narrate, con il cinema al seguito: quella dei ladri di scarso valore, per così dire (quelli generano quasi più simpatia che disdegno, per capirci) i quali un bel giorno decidono di tentare il “colpo grosso”, il furto da azzardare pur essendo al di fuori della propria portata, ma che d’altronde, per chi non ha nulla da perdere, diventa una chimera inevitabilmente attraente. Jason Buhrmester ci fornisce la sua versione di questo tema ne La grande rapina ai Led Zeppelin (Fanucci, con traduzione di Tommaso Pincio), storia – appunto – di quattro ladruncoli ventenni di bassissima lega, capaci solo di furtarelli di poca cosa finché a Patrick, uno di loro ovvero il personaggio principale e l’io narrante del romanzo, viene in mente di tentare una rapina alla più celebre rock band di quegli anni, i mitici Led Zeppelin. Colpo ben oltre le loro possibilità di squinternati ragazzotti della periferia americana dotati della stupefacente capacità di mettersi nei guai appena ve ne sia l’occasione, se non fosse per un elemento che, indirettamente ma nemmeno troppo, li lega a quel mondo dorato nel quale gli Zeppelin si muovono…

Leggete la recensione completa di La grande rapina ai Led Zeppelin cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Norman Nawrocki, “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”

cop_lanarchicoeildiavolofannocabaretUn bel tipo, questo Norman Nawrocki, essere “multiforme” – musicista, discografico, poeta, performer, cabarettista, non ultimo scrittore, ma soprattutto – per identificarlo come certamente meglio egli preferirebbe – anarchico, al punto da aver redatto il proprio primo scritto, intitolato programmaticamente Why i am an anarchist, a 14 anni!… L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, (titolo molto bello e suggestivo!) è il volume edito in Italia (al momento l’unico, se non erro, degli 8 pubblicati dall’artista canadese, con traduzione di Giampiero Cordisco) dalla casa editrice Il Sirente, notevole realtà editoriale “alternativa” (lo scrivo con l’accezione migliore possibile) capace di presentare opere particolari e originali; e appunto tale è l’opera di Nawrocki, sorta di diario di viaggio/scorribanda musicale dell’autore con la propria band Rhythm Activism, collettivo musicale underground di base a Montreal, attivo dal 1985 e autore di un rock ‘n’ roll cabaret politicamente radicale, impegnato in un tour europeo per locali d’ogni sorta e massacrante tanto da toccare nove diversi stati in sole sette settimane…

Leggete la recensione completa de L’anarchico e il diavolo fanno cabaret cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!