“a2410 Festival”: dal 17 al 23 luglio, un’utopia montana che diverrà realtà

Di a2410 vi ho già parlato in questo articolo, qualche tempo fa: ora che manca poco all’avvio del progetto, appare sempre più valido ciò che scrissi: a2410 è la realizzazione di una piccola/grande utopia, portare e offrire l’arte contemporanea – visiva e non solo – in alta montagna, in modo giammai estemporaneo e random ma in profonda armonia geografica, artistica, culturale e antropologica con il luogo in cui si manifesta. Non una novità in senso assoluto, l’arte in quota: eventi del genere sono già stati realizzati, a volte con risultati interessanti, altre più discutibili quando non sconclusionati, ma a mio modo di vedere ciò che offre il progetto a2410 è qualcosa di rara suggestione ed efficacia, nonché di sagace contestualizzazione.

Manca poco, appunto: dal 17 al 23 luglio 2017, a2410 arriverà sulla vetta della Grigna Settentrionale con una settimana di workshop, talks, proiezioni, concerti in cuffia wireless e momenti di ricerca artistica e progettazione. La struttura all’interno della quale sarà ospitato il festival quest’anno sarà la tenda “Colle Sud Maxi” gentilmente fornita dal main sponsor tecnico Ferrino.

La tenda di a2410 è un primo passo verso la progettazione di “The Cell” e lo sviluppo di una ricerca specifica sulle strutture abitative minime alla quale il progetto intende dar corpo. Capace di ospitare al suo interno un pubblico di 30 persone è dotata di una tecnologia audio/video d’avanguardia, con videoproiezioni e riprese video a 360° e fornita di  audio spazializzato e ascolto wireless auricolare. Tale “sistema vivo” è progettato per captare e registrare ciò che avviene al suo interno ed amplificarlo a distanza tramite il web. 
a2410 è infatti uno spazio pensato sia per i temerari che vogliono raggiungere la vetta, che per tutti coloro che preferiranno averne un’esperienza in differita via etere.

Il percorso di ricerca e sviluppo a 2410 m s.l.m. sarà articolato a partire dal minimo comune denominatore del progetto: offrire esperienze estetiche sostenibili e capaci di far risuonare una “condizione di quota”, dove la natura è l’ineffabile padrona di casa e dove la mente di chi è ospite si fa eterea.

Ecco il programma del festival:

La prevendita biglietti per i vari eventi la trovate qui: http://a2410.it/tickets/

Ogni informazione utile su a2410 e sul festival la trovate invece qui: www.a2410.it | Facebook www.facebook.com/a2410 | Evento facebook | Instagramwww.instagram.com/a2410_it | Youtube www.youtube.com/c/a2410

Per ogni altra richiesta: info@a2410.it 

a2410 sarà qualcosa di veramente unico, originale, affascinante, profondamente ecologico, assolutamente culturale, intimamente montano. Da non perdere, garantito.

Alpinismo letterario

A volte si trova molta più “letteratura” (nel senso più artistico ovvero espressivo del vocabolo) ove mai si potrebbe pensare di trovarla che in certi “libri” – cioè, in tanti di quei prodotti di consumo che gli editori vogliono far credere che abbiano un qualche valore letterario e invero ne hanno ormai meno che lo scontrino d’una salumeria.)

Ad esempio, in un semplice schizzo col quale, con pochi ma illuminanti tratti, la guida alpina Michele Comi propone alcune salite nelle Alpi centrali per l’estate in corso. Così, con (all’apparenza) poco, Comi narra tantissimo: racconta cosa sia la montagna autentica e come possa (debba) essere un altrettanto autentico rapporto tra essa e l’uomo che l’affronta, rimarca che l’avventurarsi alpinisticamente in alta quota non potrà mai essere “un’esperienza programmata” e come tale vendibile come un “prodotto di consumo” (appunto, vedi sopra) oppure affrontabile come una vacanza in un villaggio turistico nella quale essere intrattenuti (da altri) è obbligatorio – dacché non più capaci di intrattenersi da soli, ad esempio proprio con lo spettacolo della Natura e delle vette alpine… Uno spettacolo unico e irripetibile perché autentico, non preconfezionato, non adattato e aggiustato al fine di eliminare la sua complessità e rendere tutto più facile – dunque più facilmente vendibile, ribadisco.

Anche a tale proposito, Michele Comi racconta e ribadisce come, inesorabilmente, anche l’Homo Technologicus contemporaneo di fronte alla Natura ridiventi piccolo e quasi insignificante, impotente ad esempio rispetto una meteo inclemente verso la quale l’unica cosa da fare è adattarsi nel modo migliore possibile, dato che sfuggirvi è invece prova evidente di pochezza antropologica (come se i monti dovessero essere chiusi al pubblico ogni qualvolta minacci pioggia o neve!)

E certo, alla fine Comi narra, in questo suo disegnino così letterario, anche di una possibilità meravigliosa: quella di salire una leggendaria vetta alpina (o più d’una) e da lassù guardare il mondo ai propri piedi. In alto, sopra le umane bassezze quotidiane, sopra una frenesia collettiva sempre più insensata e cognitivamente dissonante rispetto a ciò che ha intorno, sopra una “vita” (o quello che riteniamo tale) che troppo spesso si dimentica di quanto possa essere ricca di bellezza e valore e che, proprio per questo, necessita sempre più di elevarsi: culturalmente, spiritualmente, umanamente in primis, ma se possibile anche altitudinalmente. In fondo una vetta non è che un piccolo, angusto spazio di roccia e neve spazzato dalla meteo più inclemente: ma è anche, ogni vetta, un punto di contatto tra la dimensione terrena e quella celeste, tra il materiale e l’immateriale, tra la parte più pratica, più “fisica” del mondo vissuto e quella più emozionale e ultrasensibile. E starci anche solo per qualche istante, su una vetta, non sarà mai una merce da vendere semplicemente perché non ha prezzo.

Cliccate sull’immagine per aprirla in un formato più grande, oppure cliccate qui per visitare il sito web Stile Alpino e saperne di più.

I viaggiatori dell’edizione 2017 di “In Viaggio sulle Orobie”

(Ripubblico paro-paro qui l’articolo uscito sul sito di OROBIE – cliccate sull’immagine per leggerlo in originale e vedere anche la relativa galleria fotografica – nel qual sito peraltro troverete ogni altra informazione e presentazione utile a conoscere meglio l’imminente “Viaggio sulle Orobie”, giunto alla sua quinta edizione. Oppure, potete anche dare un occhio qui.
Ah, ringrazio la redazione per avermi definito “eclettico”! Mica roba da poco, eh!)

In Val Biandino, la cui testata è percorsa dalla 2a tappa della DOL, al cospetto del celeberrimo Pizzo dei Tre Signori.

A guidare il folto gruppo dei viaggiatori sarà Francesca Mai, Accompagnatore di media montagna del Collegio guide alpine della Regione Lombardia. Giovane e grande appassionata di montagna, sarà la capo cordata ideale del nostro trekking sulla DOL – Dorsale Orobica Lecchese.

Il viaggio vedrà come sempre la presenza di personaggi legati a mondi artistici e professionali differenti. Saranno con noi Bruno Bozzetto, celebre disegnatore e regista; il giornalista Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera e profondamente legato alla Dol e al territorio circostante; l’alpinista e scrittore Enrico Camanni, tra i promotori della rete del turismo sostenibile «Sweet mountains». Del gruppo degli alpinisti fanno parte anche Pietro Buzzoni e Mario Curnis, decano degli scalatori bergamaschi e presente fin dalla prima edizione de “In viaggio sulle Orobie”.

Saremo affiancati nel cammino anche da Alessandro Calderoli, istruttore di scialpinismo del CAI e medico del Soccorso alpino; Stefano D’Adda, agronomo e perito agrario e storico collaboratore di OrobieSergio Poli dell’ERSAF, che è stato tra i realizzatori del primo tracciato della DOL; il biologo e ricercatore Michelangelo MorgantiLudovico Roccatello di Slow Food. Immancabile il nostro chef di viaggio Michele Sana.

Nutrita la squadra degli artisti, composta dal musicista Davide Riva – che sarà affiancato da Martin Mayes -; Paola Piacentini e Giorgia Battocchio, conduttrici di Radio Popolare e l’eclettico Luca Rota, autore di una decina di lavori letterari e a sua volta conduttore di programmi radiofonici; Davide Mauri, artista visuale; e Luca Radaelli, autore, regista e attore teatrale.

Ci aiuteranno infine a raccontare questa splendida avventura i fotografi Marco Mazzoleni e Umberto Isman; e il documentarista Carlo Limonta.

Buon viaggio a tutti!

Dal 13 al 16 luglio, tutti “In Viaggio sulle Orobie”!

In Lombardia, tra il bacino del Lago di Como e dell’Adda, la Valsassina e le valli bergamasche, corre una dorsale montuosa tra le più spettacolari dell’intero arco alpino, in un territorio ricchissimo di peculiarità paesaggistiche e naturalistiche, di possibilità escursionistiche e alpinistiche, di tesori storici, architettonici e artistici e d’un retaggio culturale altrettanto ricco ed estremamente narrante. La dorsale è percorsa da un itinerario escursionistico, la DOL – Dorsale Orobica Lecchese, che in oltre 80 km di percorso porta dalla Val Gerola, laterale della Valtellina, alle porte di Bergamo, che da qualche tempo a questa parte è oggetto di un grande progetto di valorizzazione e rilancio il quale coinvolgerà i territori attraversati, i loro abitanti e tutte le rappresentanze private, pubbliche e istituzionali.

Momento clou del progetto per l’anno in corso sarà la 5a edizione di “In Viaggio sulle Orobie”, il trekking organizzato dall’omonima rivista che ha come obiettivo la scoperta, la promozione e la valorizzazione dei territori in cui anno dopo anno si svolge. Al seguito un gruppo di viaggiatori estremamente eterogeneo composto da alpinisti, giornalisti, fotografi, artisti, esperti di cibo e vino che dal 13 al 16 luglio prossimo incontreranno escursionisti e altri appassionati di montagna nei rifugi e nelle località in cui faranno tappa, offrendo la loro personale lettura del territorio. Un vero e proprio cammino tra i luoghi e le persone, uno scambio di saperi, sapori, storie ed emozioni. Molto più di un passaggio, ma un’occasione anche di lasciare un’impronta non solo di sentimenti: la peculiarità di questa edizione di “In Viaggio sulle Orobie” sarà infatti quella di donare ai territori, alle comunità e alle diverse realtà che verranno toccati i contenuti prodotti durante questi incontri, il tutto con il supporto di una forte comunicazione sui media provinciali e regionali e, appunto, con il massimo coinvolgimento di enti, associazioni e residenti nei territori attraversati.

Anche per questa quinta edizione del trekking il gruppo di viaggiatori presenta personaggi notevoli: ci sarà Bruno Bozzetto, uno dei più grandi disegnatori italiani di sempre, Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, Enrico Camanni, tra i più prestigiosi esperti di cultura di montagna, eppoi lo scrittore Ruggero Meles, Francesca Mai, del Collegio Guide Alpine della Lombardia, gli agronomi Pietro Buzzoni e Stefano d’Adda, Alessandro Calderoli, istruttore CAI, Sergio Poli, ingegnere forestale, il biologo Michelangelo Morganti, Ludovico Roccatello di Slow Food, l’attore Luca Radaelli, Paola Piacentini e Giorgia Battocchio di Radio Popolare, il compositore Davide Riva, l’artista Davide Mauri e… sì, ci sarò pure io. In più, ci seguiranno alpinisti, musicisti, chef, nonché fotografi e documentaristi che produrranno affascinanti testimonianze sul Viaggio e, last but not least, chiunque vorrà unirsi al gruppo oppure raggiungerci nei rifugi toccati lungo l’itinerario.

In questa pagina dedicata nel sito di Orobie potrete avere molte utili informazioni sul Viaggio, sul percorso che seguirà e sul programma dei 4 giorni. Qui invece potrete visitare la pagina facebook dedicata all’evento, e con essa restare informati sulle ultime news al riguardo.

Chi abita in zona Lecco, invece, potrà godersi la presentazione ufficiale di “In Viaggio sulle Orobie” che si terrà giovedì 6 luglio, dalle ore 19 in poi, presso la Taverna ai Poggi, posta in bellissima posizione sulle colline alle spalle della città lariana, a metà strada tra il lago e le pareti di dolomia del manzoniano Resegone. Cliccate sull’immagine a fianco per visualizzare la locandina e saperne di più – perché c’è parecchio di più, e pure di assai gustoso!

A presto per ulteriori aggiornamenti ma, fin da ora, vi invito a camminare con noi lungo la DOL e (ri)scoprire uno dei più spettacolari e affascinanti territori di montagna dell’intero arco alpino!

Nel “derby” dei saloni del libro Torino asfalta Milano e stravince la sfida!

Nel mio precedente articolo (anche qui) sulla “querelle” tra Milano e Torino in tema di saloni del libro, m’era venuto di allegorizzare il tutto immaginandolo come una specie di finale a doppio turno, andata e ritorno, d’un torneo di calcio tra le due “compagini”. Bene: l’andata – Tempo di Libri, a Milano – era finita con una bella vittoria della squadra ospite, Torino – un 3 a 0, ecco, – e tutto grazie ai demeriti della squadra di casa. La partita di ritorno – il Salone Internazionale del Libro di Torino – s’è appena conclusa, e alla fine ne è scaturita una sonora asfaltata dell’evento torinese su quello milanese: tipo un 7 a 0, una roba veramente clamorosa, insomma.

Ora qui è inutile che mi metta ad elencare, pure io, ciò che certamente leggerete in mille articoli circa i motivi – ovvero i pregi – per i quali dalla suddetta disfida il Salone del Libro sia uscito innegabilmente vincente; una cosa tuttavia la posso e voglio denotare, dato che a Torino ci sono stato e ho chiacchierato parecchio con editori, librai, scrittori e altri professionisti della filiera editoriale. Nonostante non è che nei padiglioni del Lingotto si vedesse qualcosa di completamente nuovo e inopinatamente rivoluzionario, rispetto ai precedenti saloni – alla fine ciò che spiccava di più, a mio modo di vedere, era l’assenza dei grandi editori che hanno voluto la fiera di Milano, e devo dire che da tale assenza il salone torinese ci ha assolutamente guadagnato, sotto ogni punto di vista -, la cosa veramente nuova e sorprendente rispetto alle edizioni precedenti è stata l’atmosfera generale: un mix di entusiasmo, spirito di rivalsa verso la cronica crisi del mercato editoriale nonché di “orgoglio anti-sistema”, per così dire, ovvero contro il sentore di oligopolio assolutista che si percepiva dietro Tempo di Libri e soprattutto dietro il modus operandi AIE (e dei grandi editori che la controllano, “Mondazzoli” in primis) che l’ha creata.

Sia chiaro, non è che ora ‘sto successone di Torino guarisca il mercato dei libri nostrano dal suo coma o faccia rinascere negli italiani la passione per la lettura forte (magari!), ma senza alcun dubbio contribuisce a rimettere le cose al proprio posto, almeno in tema di grandi eventi pubblici dedicati ai libri: il Salone torinese come manifestazione principale, sia per i lettori che per gli addetti ai lavori, e Milano che innanzi tutto deve mettersi davanti a uno specchio e farsi un bell’esame di coscienza, eppoi che deve profondamente ripensare la propria fiera, magari ripartendo da ciò che la città già da tempo sa fare bene – BookCity per prima cosa: ma perché creare (malissimo) un pastrocchio come Tempo di Libri e invece non potenziare al meglio un evento che già c’è da anni e che s’è conquistato la sua bella credibilità e un altrettanto bel pubblico? – senza più l’arroganza e la supponenza (nonché la concreta e sconcertante incapacità organizzativa) che ha contraddistinto la fiera milanese andata in scena ad aprile.

Il tutto, a prescindere da ciò che vado dicendo da tempo: due eventi “rivali” (o impostati come tali) di questa portata in un paese nel quale 2 italiani su 3 non leggono un libro all’anno, è qualcosa di francamente incomprensibile. In tal senso concordo perfettamente con Nicola Lagioia, direttore del salone torinese, quando afferma: “Ben vengano anche dieci saloni, purché non ci sia il rischio né della fotocopia né del rito cannibalico” Anche perché, come già qualcuno ha rimarcato, è ormai appurato che non sia il successone anche imponente di eventi del genere a fare di un paese una comunità di veri e forti lettori. I problemi di fondo del mercato dei libri italiano restano, e sono ancora sostanzialmente irrisolti; c’è solo da sperare che l’entusiasmo torinese diventi contagioso, e quanto prima.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.