David Sedaris, “Holidays on ice”

Mi sono avvicinato con non poche aspettative a questo libretto di David Sedaris, come mi accade ogni volta che, da buon cultore della letteratura umoristica moderna e contemporanea, posso “scoprire” un nuovo autore, e anche per la fama della quale m’era giunta voce dello scrittore americano, ritenuto tra i migliori, più feroci e dissacranti umoristi delle sue parti.
Holidays on ice (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, traduzione di Matteo Colombo), contrariamente a quanto raccontano molte cronache – e a quanto viene pure da pensare leggendo il risvolto di copertina – non racconta dell’esperienza vissuta da Sedaris come elfo di Babbo Natale in un grande magazzino, il cui esilarante resoconto radiofonico è stato il suo trampolino di lancio quale umorista. E’ invece un libricino (un’ottantina di pagine in tutto) composto da quattro racconti incentrati sul tema del Natale – o meglio, sulla decadenza e la corruzione della festa religiosa (o ritenuta tale) in caciara consumistica, nella quale l’americano medio (ma non solo lui e non solo laggiù, sia chiaro) sovente riesce a dare il peggio di sé. Il degrado del senso festivo natalizio diventa dunque per Sedaris l’arma tagliente per colpire e sferzare la società americana, tutte le irrazionalità e le idiozie messe in campo in quei momenti, le quali poi sono spesso il sintomo chiaro e inequivocabile d’un degrado non solo limitato al periodo natalizio, ma ben steso lungo l’intero anno e per tutta la vita quotidiana…

Leggete la recensione completa di Holidays on ice cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

E’ on line il numero 102 – Novembre 2012 di InfoBergamo! E ci sono dentro anch’io!

E’ uscito il numero 102Novembre 2012 di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione. Una web-rivista sempre più diffusa, conosciuta e ricca di contenuti interessanti che, nonostante il nome, vanno ben oltre i meri confini orobici per interessare ambiti nazionali e anche più, con uno sguardo sempre originale su tante realtà contemporanee. Cliccate QUI per leggere il sommario degli articoli pubblicati, come sempre di altissimo livello – grazie all’altrettanto alta qualità dei collaboratori della redazione, guidata da Graziano Paolo Vavassori.
In questo numero, il mio contributo/sguardo sul mondo letterario si intitola, assai significativamente, Processo all’ebook: reo di omicidio (colposo) o assolto per non aver commesso il fatto? Ovvero: l’ebook e la sua rivoluzione digital-editoriale sta effettivamente uccidendo il libro di carta? O forse sta per essere tentato un inopinato contro-omicidio, col quale il (presunto) killer rischia di essere soffocato da chi invece dice di esserne un paladino? Sembra la trama d’un romanzo giallo, ma in verità, in tale questione, di “giallo”, e ancor meno di “romanzo” (!) c’è ben poco…
Cliccate QUI per leggere direttamente il mio articolo ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Lunedì 05/11, ore 21.00: RADIO THULE #3-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 05/11, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming:
RADIO THULE, anno IX, puntata #3:
Parole scritte con il ghiaccio. Un breve ma intenso viaggio nel mondo letterario scandinavo.
Ovvero: c’è ancora parecchia gente convinta, sulla scia di titoli ormai celeberrimi, che in Nord Europa si scrivano e si pubblichino solo romanzi gialli. Invece la produzione giallistica è solo una piccola parte del mondo letterario scandinavo, e forse nemmeno la più interessante, visto che lassù si pubblicano libri di qualità molto elevata, e che a volte sfiorano il titolo di “capolavori” ma che spesso da noi restano pressoché sconosciuti. RADIO THULE dunque vi accompagna in questa puntata a conoscere meglio il panorama letterario nordico, nel quale di certo troverete cose del tutto inattese tanto quanto estremamente interessanti…

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD. E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!

Haruki Murakami, “L’elefante scomparso e altri racconti”

Certamente ora sto per scrivere una banalità, o per altri versi una ovvietà che è tale ogni qual volta venga espressa per qualcosa di artistico, letterario, culturale o altro di “non superficiale” che venga dall’Oriente, d’altro canto non saprei come meglio e più rapidamente esprimere ciò che voglio esprimere, ovvero che Haruki Murakami – o, per meglio dire, la scrittura di Haruki Murakami, è assolutamente Zen. E una sorta di breviario di quotidiani esercizi di disciplina zen postmoderna, materializzati nella forma letteraria, mi sembra L’elefante scomparso e altri racconti, opera “secondaria”, per così dire, del grande autore nipponico (Einaudi, con traduzione di Antonietta Pastore) del quale si ricorda di più, appunto, la produzione più prettamente romanzesca…

Leggete la recensione completa di L’elefante scomparso e altri racconti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Cinquanta sfumature di grigio-re editoriale!

No, no, tranquilli! – non è, questo, l’ennesimo pistolotto (pro o contro) sul volume citato nel titolo del post… Anzi, tale libro centra qui, sì, ma tutto sommato per caso, nel senso che poteva esserci qualsiasi altro libro la cui vicenda editoriale fosse assimilabile – perché è di questo che voglio disquisire: cosa ci svela del mondo editoriale contemporaneo, e delle sue mutazioni, il successo di quel volume.
Parto da un articolo uscito qualche settimana fa su La Stampa – lo potete leggere cliccando sull’immagine qui a fianco, dacché non ne ho trovato il link relativo. Nell’ultimo capoverso si cita quanto dichiarato dall’Associazione Italiana Editori sui dati di vendita: Se, dunque, il 2011 si è chiuso con un meno 3,5% (…), i dati del 2012 fin qui raccolti confermano questo trend: il numero delle copie è crollato dell’8,7% e quello del fatturato del 7,3%, ma il primo dato avrebbe raggiunto tranquillamente il -9,7% e il secondo l’8,5%, se non ci fossero stati i “Top 5”, cioè i primi cinque best sellers, ad arginare la frana.
Dunque, in parole povere: 1, gli italiani leggono sempre meno (Alé! E poi ci si chiede perché la società civile italiana è ridotta così male!); 2, probabilmente i libri costano sempre di più, visto che il fatturato si è ridotto meno che il numero di copie vendite (ma forse sono solo io che penso sempre troppo male…); ma soprattutto 3, gli italiani leggono sempre di più ciò che con maggior costanza gli viene imposto dai media. Ovvero, pare proprio che sovente non leggano consapevolmente, ma per “assoggettamento commerciale”; non per propria curiosità verso la qualità letteraria di un’opera, ma per condivisione di gregge verso la quantità, non perché realmente interessati alla letteratura, ma perché artificiosamente attirati verso un mero prodotto. Una fenomenologia di stampo prettamente consumistico, in pratica.
Ciò lo si evince molto bene proprio constatando la vicenda editoriale del libro citato nel titolo del post: probabilmente il più lanciato e pompato dai media (ad esempio con promozioni travestite da chiacchierata in talk show televisivi che mi è capitato accidentalmente di vedere, così palesemente false da risultare del tutto ridicole, se non fosse che in certi casi chi fingeva di essere così entusiasta del libro era magari il direttore della tal testata facente parte dello stesso gruppo industriale a cui fa capo anche l’editore… Roba da teatro dei burattini!) e parimenti il più stroncato dalla critica e dai “veri” lettori, quelli che i libri li leggono ancora e ne parlano non recitando copioni già scritti – blogger, recensori indipendenti, testate letterarie altrettanto emancipate dai cosiddetti poteri forti, o semplicemente critici ancora dotati di orgoglio e professionalità (ad esempio ecco QUI una delle stroncature più argute e illuminanti, tratta dal blog La Zitella Felice). Eppure, ecco che siffatto libro diventa rapidissimamente best seller, balzando in testa alle classifiche di vendita.
Cosa vede in tale situazione, chi come lo scrivente cerca di non dare mai tutto per scontato e di riflettere un poco sulle cose che gli succedono intorno? Vede quella che, io temo, sta diventando il modus operandi dell’editoria nostrana: non conta più la qualità letteraria di un libro perché si venda bene, ma conta che venga ben imposto al più vasto pubblico possibile. Cioè: non conta che quel libro rappresenti una buona lettura, semmai che sia un prodotto facilmente vendibile, sul quale costruirci una bella campagna promozionale. Ecco, ne più ne meno che un telefonino, un certo tipo di calzatura o di occhiali, un gadget alla moda o un oggetto di puro intrattenimento. Un mero prodotto, appunto, una merce buona da vendere sul mercato. In soldoni, il trionfo del più artificioso consumismo, e il coma profondo della più autentica cultura, quella che i libri da sempre hanno diffuso nell’umanità.
Sarò troppo pessimista e caustico, forse, ma insomma, i dati sopra citati parlano chiaro: con quei prodotti di largo consumo aventi forma di libri (e solo quella, temo), gli editori sopravvivono; con i libri “veri” no. In effetti, un altro frutto bacato della nostra società per come è stata conformata e corrotta nei decenni scorsi, mandata allo sbando verso le più futili idiozie e resa ignorante di quell’immenso patrimonio culturale – letterario e non solo, ovviamente – del quale si poteva (e si potrebbe ancora, se volesse) vantare nel mondo. I connazionali di D’Annunzio, di Montale, di Calvino e di Pirandello (nomi a caso tra i tanti grandi della letteratura italiana) comprano libri come fossero detersivi all’ipermercato. E magari poi si vantano pure che “ah, io leggo i libri, mica come quelli che invece no!” Bah!
Sia chiaro, buoni libri ancora riescono ad arrivare ai primi posti delle classifiche di vendita, per fortuna. Ma è innegabile che il trend è quello fin qui illustrato, e la questione assai semplice: i grandi editori italiani guardano sempre più al mero profitto economico e sempre meno alla qualità letteraria. Stanno sempre più profondamente rinnegando il loro compito “naturale” di diffusori di buona cultura, per diventare incettatori di denaro. E, cosa forse ancora più grave, sono talmente concentrati in ciò che ignorano, per puro tornaconto, che così non stanno assolutamente agevolando la diffusione della lettura ma, al contrario, la stanno soffocando. Infatti – ma guarda un po’! – sempre meno gente legge libri, in Italia. Si tirano, gli editori, vigorose zappate sui piedi, ma continuano a sorridere come nulla fosse. E, nel frattempo – ma tu pensa che caso! – librerie chiudono (o vengono fatte chiudere da grossi gruppi editoriali), per fare posto a punti vendita di gadgets ultramodaioli, come si può evincere dall’articolo qui accanto, pubblicato qualche giorno fa da Il Fatto (cliccate sull’immagine lì sopra per leggerlo).
Bene! (esclamazione sarcastica, eh!) Se al momento la situazione è parecchio grigia, stiamo rapidamente virando al nero. Il colore del lutto – per una società privata sempre più della cultura, ovvero sempre meno viva, e vivente.

P.S.: peraltro, da tali evidenze sorge un’altra bella questione, ovvero la morte imminente (se si prosegue con questo passo) della critica letteraria, a sua volta soffocata dallo strapotere dei diktat consumistici. Questione assai interessante, appunto, sulla quale credo tornerò presto, qui sul blog.