Del “godere” della lettura di un buon libro… (Attenzione: post V.M.18!)

Forse vi sarà già capitato di conoscerlo, Hysterical Literature, vista la prevedibile vagonata di visioni sul web; in caso contrario, ecco a voi il progetto del fotografo e video maker americano Clayton Cubitt, nel quale il libro diviene esempio primario di arte (ovvero di cultura, in senso lato) ma pure di piacere culturale, per così dire, senza tuttavia essere il protagonista principale dell’esperimento – come lo stesso Cubitt definisce il progetto nel relativo sito web. Ecco, a ben vedere è il termine “piacere”, e i suoi molteplici significati, il protagonista di tutto quanto.
Per farla breve: Hysterical Literature è composto da una serie di video, aventi come “attrici” alcune donne, apparentemente scelte con modalità casuale. Qui sotto ve ne propongo uno, scelto altrettanto casualmente.

Le donne – leggo dalla presentazione del progetto nel sito – sono sedute con un libro a un tavolo, riprese in un austero bianco e nero su uno sfondo altrettanto nero. Loro stesse hanno scelto cosa leggere e come vestirsi. Quando la camera inizia a registrare, si presentano e cominciano a leggere. Sotto il tavolo, al di fuori del controllo del soggetto e nascosto alla vista, un assistente le distrae con un vibratore. Le donne smettono di leggere quando sono troppo distratte o sovreccitate o affaticate per continuare, a questo punto dichiarano di nuovo il proprio nome e quello che hanno appena letto. I frammenti video variano in lunghezza in base al tempo di risposta dei soggetti.
Non serve rimarcare dove quel vibratore sia utilizzato, no?!
Insomma, quando si dice godersi la lettura di un buon libro!
“Ad un livello superficiale” spiega Cubitt riguardo il suo progetto, “voglio corto-circuitare le tipiche pose messe in atto dai soggetti ritratti dai media contemporanei. Al livello successivo voglio esplorare la battaglia tra la mente e il corpo. Ad un livello ulteriore voglio esplorare il rapporto tra la sessualità femminile e i concetti di vergogna diffusi nella società. Ad un livello finale voglio esplorare il contrasto culturale tra arte e sesso, in particolare come le persone reagiscono alla miscela tra i due. Gli ultimi due livelli avvengono nella mente e la risposta di essi riguarda lo spettatore finale. Egli reagirà agli aspetti fisici salaci del progetto (sesso) o al suo concetto e all’elemento letterario (arte)? Alcune persone reagiscono all’intero spettro dei livelli suddetti. Altri solo a quello superficiale. Anche questo è comunque parte dell’esperimento.”
In ogni caso potrete conoscere ogni altro aspetto del progetto dal sito web – compreso il fatto che purtroppo, cari colleghi, non si possono sottoporre alla lettura e al piacere delle donne riprese i propri libri editi… (!)

Geniale e sagace analisi sociologica, quella di Clayton Cubitt, o classica furbata che poggia su un “tema” sempre in voga (peraltro scaltramente reso “pudico”) per attrarre attenzione e notorietà? Personalmente, mi viene da propendere più (molto di più!) per la seconda ipotesi. In fondo, lo ribadisco, di tutto quanto sono più incuriosito dalla scelta del libro come oggetto artistico-culturale, antitetico (perché insomma, non è che durante un orgasmo venga da pensare ai libri, almeno non di frequente!) e parimenti concordante (dacché in fondo lettura e sesso potrebbe pure essere intesi come sublime piacere, di forma diversa ma simile e goduriosa sostanza!) con gli scopi che Cubitt s’è prefissato di mostrarci nei video. E, appunto, credo che i venti e più milioni di utenti che sul web si sono visti tali video non fossero primariamente interessati ai libri che le ragazze stanno leggendo nelle loro performance! – ma, nel frattempo, venti e più milioni di utenti del web si ricorderanno chi sia Clayton Cubitt (e anch’io sto contribuendo a ciò, guarda caso!)
Siamo nell’era in cui tutto è marketing, no? Beh, se pure da tali strategie a dir poco ruffiane può scaturirne qualche vantaggio per i libri e per la diffusione della lettura… Speriamo di goderne tutti!!!

BUK Festival 2014, 22-23 Febbraio, Modena: un’edizione ricca di aspettative da mantenere

Sabato 22 si apre a Modena la VII edizione di BUK Festival, una delle più importanti manifestazioni nazionali dedicate alla piccola e media editoria – o come io preferisco definirla, all’editoria indipendente.
E’ un’edizione molto attesa, quella prossima, per come da essa l’evento modenese pare cercare di ottenere un salto di qualità rispetto al livello raggiunto nelle scorse edizioni, ponendosi come rassegna di riferimento nel panorama dell’editoria indipendente nazionale – l’editoria che, altra cosa che non perdo mai occasione di ricordare, ancora fa autentico talent scouting e produce letteratura di alta qualità, spesso ben più alta di quella che si può trovare nei cataloghi delle major.
Ergo, tali evidenti scopi che il BUK si prefigge di conseguire inevitabilmente generano parecchie aspettative, senza dubbio non solo riguardo la capacità di attrarre pubblico e favorire le vendite agli stand (comunque fondamentale, ovvio, che nemmeno tra i piccoli e medi editori Buk-VII-edizionemica si vive di aria, eh!), ma pure per quanto riguarda la costruzione di un’immagine e di un’essenza che diventi realmente di riferimento e trainante per l’intero panorama editoriale indipendente nazionale, cosa certamente non da poco.
In tal senso la manifestazione modenese un primo risultato l’ha già raggiunto, diventando uno degli eventi nazionali di riferimento del nuovo Piano di Promozione della Lettura avviato dal Ministero dei Beni Culturali: ciò in sé non è che significhi molto, almeno dal lato istituzionale, ma da quello del BUK è di sicuro uno strumento da sfruttare nel modo migliore possibile al fine di conseguire quegli scopi di cui dicevo poc’anzi.
Interessante inoltre anche la “dimensione socio-culturale” ampliata rispetto alle precedenti edizioni: una dedica attualissima alla “questione donna” sarà infatti il focus tematico di questa edizione 2014, che proporrà oltre 60 iniziative collaterali, conferenze e dibattiti sui grandi temi del nostro tempo, reading e atélier letterari creativi, incontri con autori e personalità della cultura ma anche eventi musicali e spettacoli dal vivo. Ad esempio: in anteprima assoluta, sabato 22 febbraio, lo storico e saggista Valerio Massimo Manfredi presenterà il nuovo romanzo breve “L’oste dell’ultima ora” (Wingsbert House). E sempre sabato al festival farà tappa il poeta Davide Rondoni con la sua ultima fatica letteraria, “L’amore non e’ giusto” (Carta Canta).
Si tenta pure l’internazionalizzazione della rassegna: fra le protagoniste della prossima edizione vi saranno due grandi scrittrici francesi, Pauline Delpech e Anne Marie Mitterand, e la coreana naturalizzata svizzera Laure Mi Hyun Croset, vincitrice del Prix Academie Romande nel 2012: proprio dal testo della Croset – che si è raccontata anche nel cult-book ’Polaroid’ – è in programma lo spettacolare Translation Slam, una vera e propria gara di traduzione fra i due più affermati traduttori italiani dal francese, affidata al giudizio del pubblico di BUK. Partner di BUK in questo percorso sarà l’Ambasciata di Francia in Italia con l’Institut Français, grazie ai quali verrà pure realizzato un particolare focus sulla cultura basca: momenti clou in tal senso saranno la presenza della scrittrice Itxaro Borda e del direttore dell’Istituto Culturale Basco Pantxoa Etchegoin, oltre a una mostra fotografica in collaborazione con le Conseil General du Pyrénée-Atlantyque e dell’Institut Culturel Basque della giovane fotografa Marie Etchegoyen. Spicca la presentazione in prima nazionale del libro “Milesker” (“Grazie”, in lingua basca) scritto da Francesco Zarzana con la collaborazione di Francesca Corrado, pubblicato da A.Car Edizioni.

Per quanto riguarda la mia presenza, mi vedrete magicamente (beh, si fa per dire!) ubiquo, dato che domenica 23, dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato, mi potrete trovare in primis presso lo stand di Historica Edizioni con il mio nuovo libro Lucerna, il cuore della Svizzera, ma pure allo stand di Senso Inverso Edizioni con i due romanzi della trilogia di Tizio Tratanti, La mia ragazza quasi perfetta e Cercasi la mia ragazza disperatamente – con il terzo e ultimo capitolo di tale “saga” in uscita entro il 2014.
Se potete visitatelo, il BUK, e se verrete passatemi a trovare: faremo due chiacchiere, vi presenterò i miei libri (che potrete acquistare con sconti specialissimi, riservati ai soli visitatori della Rassegna), vi offriremo un buon bicchiere di vino, se vi va, e in ogni caso conoscerete un evento veramente molto bello, che come visto vuole cercare di offrire qualcosa di più e di meglio ai suoi visitatori. Personalmente, mi auguro di tutto cuore che possa riuscirci! – e, come tradizione, nei giorni successivi vi farò un resoconto di quanto avrò visto e constatato.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di BUK Festival e conoscere ogni utile informazione sull’evento.

La grande letteratura non teme alcun oblio (Ezra Pound dixit)

Esiste una qualità che unisce tutti gli scrittori grandi e immortali: non servono scuole o università per tenerli in vita. Toglieteli dal programma, metteteli nella polvere della biblioteca. Sempre ci sarà un lettore occasionale che, senza esservi indotto, li libererà dall’oblio e li porterà alla luce senza chiedere alcun favore.

Ezra Pound

Discutibile (e discusso) sotto molti punti di vista, non si può non riconoscere al celebre autore americano la grande influenza (r)innovatrice sulla letteratura del Novecento – e sulla poesia in particolare – quale esponente di quella corrente modernista che tra le caratteristiche peculiari annoverava il distacco dell’artista dall’opera, che non doveva essere espressione dell’interiorità dell’artista, bensì creazione perfettamente oggettivata e autosufficiente. Una cosa che io trovo fondamentale tanto da sostenerla da tempo – veramente trovo sconcertante che uno scrittore possa godere di notorietà quando non si sappiano citare i titoli delle sue opere… ovvero che tale notorietà derivi dal personaggio e non da ciò che semmai lo rende (o lo dovrebbe rendere) tale! – e che, a ben vedere, prova in modo perfetto quanto affermato da Pound nella citazione sopra riportata, dimostrando peraltro come i libri siano uno strumento di potere imperituro, per chiunque sappia attingere alla loro forza.

INTERVALLO – Ghana, Street Library Project

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Un’altra bellissima iniziativa di diffusione della cultura letteraria – e di tutto quanto di buono può scaturire da essa – questa volta operante in Ghana. Il progetto Street Library mira a promuovere migliori opportunità di vita per bambini e giovani nelle comunità disagiate del paese, affrontando questioni di alfabetizzazione e istruzione attraverso la diffusione di testi letterari.
La biblioteca di strada del progetto si muove di villaggio in villaggio a bordo di un van, al fine di raggiungere le persone che altrimenti avrebbero un limitato o nessun accesso ai libri, dato che al di fuori dei centri principali del paese non esistono biblioteche. Per creare la biblioteca di strada viene installata una grande tenda oppure si utilizzano aree coperte a seconda della disponibilità di spazio; i bambini e i giovani sono invitati ad incontrarsi sotto la tenda o nello spazio prescelto per leggere individualmente, per ascoltare un libro da leggere e per socializzare su temi letterari e culturali.
Un progetto di cui non serve evidenziare l’incalcolabile preziosità, appunto – che sarebbe tale pure alle nostre latitudini, peraltro!
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web ufficiale del progetto (in inglese).

In cammino

Ma il camminare di cui parlo non ha nulla a che vedere con l’esercizio fisico propriamente detto, simile alle medicine che il malato trangugia ad ore fisse, o al far roteare manubri o altri attrezzi; è, il camminare di cui parlo, l’impresa stessa, l’avventura della giornata. Se volete fare esercizio, andate in cerca delle sorgenti della vita. Come è possibile far roteare dei manubri per tenersi in salute, mentre quelle sorgenti sgorgano, inesplorate, in pascoli lontani!” (…) “I dintorni offrono ottime passeggiate; e sebbene per molti anni io abbia camminato quasi ogni giorno, e spesso per molti giorni consecutivi, non ne ho ancora esaurito tutte le possibilità. Una prospettiva assolutamente nuova rappresenta una grande felicità, che può venir colta in un qualsiasi pomeriggio. Due o tre ore di cammino mi possono condurre nel luogo più straordinario che mi sia mai accaduto di ammirare.” (…) “Ed effettivamente è possibile scoprire una sorta di armonia tra le risorse di un paesaggio entro un raggio di dieci miglia, o i limiti di una passeggiata pomeridiana, e i settant’anni della vita umana. Né gli uni né gli altri vi diverranno mai troppo familiari.

Henry David Thoreau

Con questo articolo introduttivo inauguro e dedico una nuova sezione del blog al camminare. Sì, il cammino, l’andare a piedi, una delle più solite e ovvie attività umane. La sezione si intitolerà In cammino.

“Ma che centra una sezione del genere in un blog dedicato fondamentalmente, nel senso e nella sostanza, alla letteratura e alla cultura in generale?” qualcuno potrebbe chiedersi. Apparentemente poco, a parte la consueta considerazione che anche l’andare a piedi può diventare uno strumento di scoperta culturale – camminare nel paesaggio naturale, nei luoghi d’arte… In verità, l’idea di fondo di questa sezione del blog vuole essere più articolata e approfondita, soprattutto dal punto di vista essenziale.
Innanzi tutto, come recita il titolo di un bel libro sul tema, camminare è una pratica estetica, un movimento – di nome e di fatto – di riscoperta di una condizione primitiva alla ridefinizione della condizione umana moderna, e ciò nell’ottica di un’altra fondamentale considerazione, a sua volta ovvia eppure non scontata: il camminare è una delle più forti e più accessibili espressioni della libertà individuale. Rappresenta il primo atto di scoperta – o di ri-scoperta – del mondo e della realtà che abbiamo intorno, e ci offre la condizione migliore in assoluto affinché di quella realtà noi si possa ricercare, indagare, cogliere e comprendere le insite verità. Non può essere considerata dunque soltanto alla stregua di una mera attività fisica – quantunque è ovvio che la “forma primaria” sia questa – dacché può senza dubbio diventare, per l’appunto, una pratica di natura ben più ampia: estetica, senza dubbio, per come attraverso il cammino noi tracciamo il nostro percorso spaziotemporale attraverso il paesaggio, il territorio e gli ambienti che attraversiamo, come una sorta di lunga scrittura composta da segni virtuali che, sotto molti aspetti, dicono di noi e di ciò che siamo. Inoltre è una pratica mentale – non serve dire che il cammino agevola forse come nessun altra cosa il pensiero (ulteriore forma assoluta di libertà!), la riflessione, la meditazione – e dunque filosofica, ricollegandomi a quanto detto poco sopra sulla comprensione della realtà e delle sue verità; non per ultimo, è una condizione che eleva la vita, intesa nel senso più ampio possibile, ad un livello superiore all’ordinario, legandola al proprio spazio e al proprio tempo – dimensioni principali che determinano la sostanza del movimento, come già accennato poco sopra – e alla presenza nel mondo, alla interazione totale con esso (il cammino prevede il totale controllo dell’azione, esteriore e interiore, da parte dell’individuo), dunque in qualche modo rendendola pienamente vissuta.
Nella sua semplicità, il camminare rappresenta un’attività ricolma di valori, di sensi, di significati e di potenziali possibilità. Personalmente ne ho prova ogni volta la metto in pratica – lentamente o più speditamente, attraverso la corsa di lunga distanza – per come durante lo stato di camminamento (passatemi ‘sta espressione un po’ forzata…) la mia mente è in grado di formulare idee e ispirazioni letterarie come non mai: credo sul serio che buona parte delle cose che potete leggere non solo nei miei libri ma in generale negli scritti di varia natura pubblicati su carta e sul web vengano proprio da “intuizioni camminatorie”. E’ come se – ribadendo in altro modo quanto espresso poco fa – il camminare metta la mente, l’animo e lo spirito in una condizione di maggiore illuminazione, maggiore lucidità intellettuale, migliorata perspicacia – nonostante la fatica che naturalmente dopo un po’ potrebbe sorgere.

Anche per questo ho deciso di realizzare questa sezione, qui sul blog. Trovo grandissime affinità tra l’attività del camminare e quella dello scrivere: la scrittura è un cammino lungo numerose pagine bianche che lascia delle tracce d’inchiostro, la camminata è una scrittura su pagine fatte dai paesaggi del mondo che lascia tracce sul terreno, in forma di orme e impronte, ma pure che tratteggia un passaggio, un transito ovvero il segno del nostro essere vivi e attivi.
Sono affinità che poi qui rendo concrete, effettive: in questa sezione del blog, infatti, vi presenterò (oltre ad altre cose) i testi letterari editi che hanno come tema il cammino, l’andare a piedi – senza un preciso ordine cronologico, ovvero non necessariamente scelti tra quelli appena pubblicati. Ve ne sono moltissimi, più o meno interessanti: ovviamente, per come potrò farlo, cercherò di presentarvi quelle opere, classiche o recenti, appunto, che ritengo più significative sul tema e dunque illuminanti il senso più pieno ed essenziale del camminare. Ciò servirà anche a creare, col tempo, una sorta di piccolo ed emblematico archivio di testi, ma pure di documenti, siti web, testimonianze varie e quant’altro relativo ai temi sopra indicati.

Perché lo faccio? Beh, per tanti motivi, ma forse in particolare per uno sostanziale: perché, come scrivevo all’inizio di questo pezzo, il camminare in quanto pratica tra le più ancestrali, quotidiane e ovvie, proprio in tale sua semplicità racchiude il segreto di un modus vivendi oggi quanto mai prezioso e necessario, attraverso il quale rinvigorire la nostra consapevolezza sociale e sociologica (ma pure civica) di esseri viventi senzienti, intelligenti e capaci di senso critico: col semplice andare a piedi, con una tale banale azione, istintiva e meccanica, forse noi realmente compendiamo e mettiamo in atto il più profondo e primario senso della vita.

Dunque, buone letture e, ovviamente, buone camminate!

P.S.: un doveroso ringraziamento va a Tiziano Milani, dalle cui reciproche chiacchierate sull’argomento è anche scaturita l’idea di questa sezione.