Christo

[Foto di Oscar Wagenmans, Opera propria, CC BY-SA 4.0: fonte dell’immagine, qui.]

Lei ha spesso affermato che la sua arte è inutile, non c’è un messaggio politico all’interno, qual è allora il senso di queste enormi installazioni?
Arte per me significa creare opere vive che sono lì per essere partecipate dal pubblico. I nostri sono lavori di gioia e bellezza, per noi che li costruiamo e per le persone che li vivono.

(Christo Yavachev, da un’intervista su “Elle Decor” del febbraio 2018. Nell’immagine, Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95, a mio modo di vedere una delle opere in assoluto più potenti e emblematiche di Christo e Jeanne-Claude: un simbolo così evidente e imponente del potere politico, peraltro di uno dei paesi più importanti al mondo, impacchettato e nascosto in modo da renderlo indefinito, per certi aspetti misterioso ed evanescente, facendogli così acquisire un valore e un’attenzione pubblica totalmente differenti da quelle istituzionali normalmente riconosciute ma, pure, bloccando dentro il pacco questo suo valore ordinario – ovviamente soprattutto politico, appunto – annullandone almeno simbolicamente la forza e l’influenza. Nonostante quelle sue parole sornione, tipiche dell’animo sottile e sagace di un autentico grande artista.)

Germano Celant

Se l’arte è stata un processo profetico, oggi invece è esclusivamente rivelazione di un nuovo potere, di un territorio. L’arte è veicolo di esotismo, di mera pubblicità turistica. Si tratta solo di un’espressione di potere […] Non è più l’arte a sollecitare la nascita di un museo, ma sono i musei a sollecitare l’arte.

(Germano Celant, durante la conferenza Che cos’è l’arte contemporanea? al PAC di Milano, 13 gennaio 2009.)

[Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.]
Se pur io – da semplice appassionato della materia quale sono – ho sempre apprezzato di più l’analisi critica dell’arte contemporanea proposta da Achille Bonito Oliva – suo “rivale”, in tal senso – so bene che Celant è stata una figura fondamentale dell’arte, in particolare di e per quella italiana. Con la sua dipartita, circostanza assai triste, si chiude una porta che ci ha concesso di “entrare” e conoscere un periodo artistico sublime, di creatività, attività, visionarietà potenti e vibranti, senza che – mi pare – di “porte” se ne siano nel frattempo aperte altre, almeno di quella grandezza e di quell’importanza al punto da permettere di accedere a dimensioni artistiche di paragonabile qualità.

RIP. ∞

INTERVALLO – Rochers-de-Naye (Svizzera), “A story of the future”

L’artista francese Guillaume Legros, conosciuto come Saype, è l’autore di A story of the future, una favolosa e poetica opera d’arte realizzata direttamente sui prati del monte di Rochers-de-Naye sopra Montreux, in Svizzera.
L’opera ritrae una bambina intenta a leggere un libro di fiori ed è ampia ben seimila metri quadri. È stata dipinta con più di 600 litri di una pittura biodegradabile, composta da farina, olio di lino, acqua e pigmenti naturali.

Inutile dire come, una volta ancora, il libro sia l’oggetto fondamentale per esprimere i più intensi messaggi di fiducia nel futuro attraverso la cultura, probabilmente l’unica reale salvezza per il nostro mondo con tutta la sua dostoevskijana bellezza, appunto. Per di più qui declinata pure nell’accezione più evidente in tal senso, quella legata al paesaggio naturale, nel quale l’uomo (ovvero l’artista) interviene senza stravolgere o corrompere, ma armonizzandosi ad esso e ai suoi elementi.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Saype.