Le terribili immagini dei terroristi dell’ISIS che distruggevano le opere d’arte antica del museo di Mossul, che pochi giorni fa hanno indignato il mondo (almeno a parole), mi hanno fatto tornare il mente un altro terribile saccheggio d’un luogo d’arte di quella parte sfortunata di mondo, quello del Museo Archeologico di Baghdad – il quale peraltro è stato fortunatamente riaperto da poco. Era il 2003, e di tale scempio fu data la colpa – ovvero venne accusata la complicità in qualche modo dolosa, per alcuni, agli americani. Se considerate che da più parti si ipotizzano legami tra la nascita dell Califfato dell’ISIS e l’attività della longa manus politico-militare americana, capirete perché (malignamente, ma forse anche no) mi sia tornato in mente quell’episodio di ormai 12 anni fa in Iraq.
Ancor di più, tuttavia, ho considerato che, per cercare di capire meglio cosa stia succedendo laggiù, non potevo che sfruttare la fortunata conoscenza di Lorenzo Manenti, mirabile artista la cui ricerca si è sovente incentrata sulla storia e la cultura (passate e contemporanee) dell’area mediorientale, anche grazie a residenze in loco – ultima in ordine di tempo in Giordania.
Sono convinto ci sia necessariamente molto da capire, sulle questioni mediorientali. Questioni fondamentali perché in effetti, banalmente ma ineccepibilmente, trattano della culla della nostra stessa civiltà. E perché in un certo senso in quella zona del mondo avvengono cose meravigliose e insieme cose terribili, più che altrove, forse. E’, insomma, anche per noi che virtualmente siamo lontani e alieni da quelle situazioni, un’ottima palestra di meditazione socio-geopolitica e filosofica.
Questo è quanto di estremamente interessante e illuminante Lorenzo Manenti mi ha scritto, prendendo come spunto iniziale il video della devastazione del museo di Mossul. Lo ringrazio di cuore anche per avermi concesso il permesso di condividere tali sue osservazioni, qui. Lorenzo Manenti“Il video è scioccante, non avrei mai voluto vederlo, ma quando mesi fa arrivò la notizia della conquista di Mossul mi ricordo di aver pensato che prima o poi sarebbe accaduto l’irreparabile. E questa volta la situazione è ben peggiore di quella del museo di Baghdad 12 anni fa: allora, nonostante la situazione disperata, ci fu la reazione di pochi ma coraggiosi iracheni che cercarono di fermare lo scempio, e comunque i responsabili del museo ebbero la possibilità di spostare in luoghi sicuri tutto quello che era possibile spostare. Coloro che presero a mazzate le statue colpivano per scaricare la rabbia repressa per decenni dalla dittatura di Saddam, altri rubarono per fare affari d’oro, non c’era la volontà di distruggere sistematicamente tutte le opere presenti nel museo. Quello che più colpisce ora è l’azione che avviene indisturbata, senza nessuna opposizione. Non sono così esperto da poterti dare un’opinione chiara sulla responsabilità diretta degli Stati Uniti in tutto questo… la situazione in Medio Oriente si è deteriorata anno dopo anno, errore dopo errore, da almeno un secolo a questa parte. E’ appena passata la ricorrenza della Prima Guerra Mondiale che si è conclusa con l’Impero Ottomano fatto a pezzi da Francia e Inghilterra a tavolino secondo logiche che non hanno tenuto conto di etnie, religioni e quant’altro… così i curdi si sono trovati divisi in 4 o più nazioni, gli Sciiti un po’ in Iraq e un po’ in Persia e così via… nascono nazioni guidate da fantocci filooccidentali solitamente scelti appositamente tra le minoranze etniche del paese di turno e quando qualcuno alza la testa, come fece Mossadeq in Iran, interviene la CIA a spegnere gli entusiasmi, con la conseguenza che a volte i popoli si incazzano e al potere in Iran ci sono saliti gli ayatollah… e via via fino alla pianificazione dell’invasione dell’Iraq, nazione non scelta a caso tra le tante in discussione: gli Stati Uniti volevano aprire il Medio Oriente al loro libero mercato, serviva una nazione modello per spalancare il loro business in quell’area di mondo così chiusa, l’Iraq era la nazione più debole, fiaccata dalla logorante guerra contro l’Iran e dall’embargo del decennio successivo. Un errore dietro l’altro… eliminato Saddam hanno azzerato esercito e polizia lasciando senza stipendio e con un’arma di ordinanza a disposizione migliaia di persone, hanno dato in mano la ricostruzione del paese a ditte statunitensi che hanno portato i loro operai, i loro materiali, i loro macchinari lasciando a terra le ultime fabbriche irachene ancora in piedi… altre migliaia di persone senza un lavoro e imprenditori e industriali che in molti casi hanno deciso di dare gli ultimi risparmi ai ribelli… hanno dato in mano la nazione a politici dichiaratamente filosciiti creando divisioni interne con i sunniti ed i curdi (che comunque da sempre rivendicano la loro indipendenza) e per di più hanno abbandonato l’Iraq quando questo era ancora debolissimo sotto tutti i punti di vista (il tutto con costi stratosferici ricaduti sui cittadini americani stessi). Nel frattempo si sono destabilizzati tutti i paesi del nord Africa e per contagio la Siria. Ogni paese è storia a sé… in Egitto per esempio continua questo braccio di ferro tra popolo che vuole diritti e democrazia e personaggi che salgono al comando del paese e in breve si prendono tutti i poteri. In Marocco il Re ha capito in tempo l’andazzo e ha fatto concessioni quanto basta per spegnere gli animi accesi. La Libia è stata prima aiutata nella volontà di eliminare la dittatura di Gheddafi da un’Europa a pezzi e subito dopo abbandonata a sé stessa con tutte le conseguenze che vediamo oggi. La Siria è diventato territorio di scontro per procura tra potenze che hanno difeso Assad e potenze che hanno aiutato i ribelli contro Assad. Questi ribelli sono una costellazione di sigle e siglette ognuna delle quali risponde a propri ideali e a propri scopi. Da parte nostra è mancata la volontà di capire bene e fino in fondo con chi si aveva a che fare, è mancata la capacità di creare un fronte unito contro Assad. Nei lunghi anni di indecisione nostra sul da farsi la rivoluzione ha cambiato pelle… quando sei in mare con l’acqua alla gola e qualcuno ti tende la mano tu la prendi senza chiederti di chi è… in Siria sono arrivati migliaia di guerrieri che nulla avevano a che fare con gli ideali alti e puri di chi ha cominciato quella rivoluzione e molti degli aiuti (soldi e armi) sono finiti nelle mani sbagliate. Ora, non saprei dirti se questo è avvenuto per errore, miopia o invece per lucida e spietata strategia… non lo so… vedendo le conseguenze attuali e future (la prossima e probabile invasione di terra di una coalizione guidata dagli USA) fatico a vedere possibili ciniche speculazioni sulla situazione per trarre un qualche vantaggio. E questa mia idea è rafforzata dal fatto che sempre gli USA stanno per raggiungere l’indipendenza energetica con le nuove tecniche di estrazione del petrolio. Ci sono altri attori in gioco come l’Arabia e il Qatar che pare abbiano finanziato e non poco l’ISIS con lo scopo di destabilizzare la zona… ma con quale fine? Per alzare il prezzo del petrolio? L’impressione è che ci siano molti paesi che hanno fatto il loro gioco sporco più o meno direttamente ma alla fine la situazione è sfuggita di mano a tutti. Quello che più mi preoccupa è vedere parte delle popolazioni cadute sotto l’ISIS applaudire le file di pick up che sfrecciano per le strade… ecco, questa è la cosa più pericolosa, il fatto che generano consenso, il fatto che una parte di popolazione vede in loro qualcosa di meglio di ciò che avevano prima. E se un gruppo di terroristi armati di AK47 e mitragliatori su pick up li puoi eliminare on un bottone e uno schermo a migliaia di km di distanza lo stesso non lo puoi fare con queste persone che applaudono gli uomini vestiti di nero. Ad esse devi dare una prospettiva futura diversa, devi spiegargli le cose… e di certo non gliele puoi imporre a modo tuo… la democrazia in questi paesi, se arriverà, avrà comunque un dna diverso dalla nostra, avranno una loro storia come noi abbiamo avuto la nostra, con i loro tempi, come noi abbiamo avuto i nostri, con migliaia di morti, come noi abbiamo avuto i nostri innumerevoli morti.
Riguardo alla nostra indifferenza sull’importanza di tali questioni, non so che dire. Cioè: al muratore bergamasco che si alza alle 5 e mezza per andare a Milano a sbarcare il lunario sai cosa importa di quello che succede in Medio Oriente? Magari allo stesso muratore non gliene frega niente di visitare Brera o gli Uffizi… o l’Accademia Carrara… allo stesso tempo penso a quanto le nazioni occidentali, Italia compresa, spendono in missioni archeologiche in quell’area di mondo per formare il personale locale, continuare gli scavi, aprirne di nuovi, sistemare i musei, gli archivi ecc. ecc.
Ti ricordi, l’anno scorso, lo scandalo di quei milioni di euro spariti, cioè rubati, da Clini che era il responsabile di un progetto internazionale per la tutela delle risorse idriche dell’Iraq? Quello era un progetto utilissimo perché in Iraq saper domare le acque dei due grandi fiumi ha da sempre fatto la differenza tra lo sviluppo delle economie e quindi delle civiltà e la decadenza delle stesse. Progetti come questi vanno a beneficio di tutti, non generano distinzioni etniche…
Questo per dire che la volontà di fare qualcosa di buono c’è.
Ho scritto un fiume di cose, non so se abbiano un senso logico e non so se rispondono alle tue richieste di chiarimenti. L’unica e reale certezza, purtroppo, è che la situazione laggiù è sempre più complicata e difficile.“
P.S.: per avere un quadro ancora più dettagliato sui temi sopra esposti e conoscerne un ulteriore punto di vista, a sua volta proveniente dall’ambito artistico, vi propongo a questo link un articolo a firma Marco Enrico Giacomelli uscito su Artribune.com. In esso, Giacomelli sottopone un’interessante dissertazione circa altri ipotizzabili motivi celati dietro alla furia iconoclasta dei terroristi dell’ISIS. Motivi se possibile ancora più materiali, e assolutamente vili, di quelli annunciati dalla propaganda del bieco califfato.
Torno ad esplorare l’Eden cultural-architettonico scandinavo, e torno a Helsinki per quella che sarà un’opera la quale, molto probabilmente, fisserà nuovi e ulteriori standard nella progettazione degli edifici ad uso bibliotecario e culturale in genere.
La nuova Helsinki Central Library, che nel 2018 sorgerà nel cuore della città come fulcro del già incredibile sistema di biblioteche pubbliche, è infatti un edificio dalle inopinate e sorprendenti linee fluide che soprattutto fa perno sul desiderio (molto sentito, in Scandinavia) di uno spazio catalizzatore di molteplici attività sociali, orbitanti attorno ai libri e al valore fondamentale dell’esercizio della lettura. L’intero progetto – si può leggere nelle presentazioni sul web – ruota intorno a tre livelli caratterizzati dalle funzioni ospitate: un vivace piano terra, un silenzioso terzo piano e uno spazio centrale che fa da cuscinetto. La hall accoglie la città all’interno dell’edificio attraverso tre ingressi, ponendo l’accento sulla sua vocazione di grande piazza coperta con cinema, caffè e ristoranti. Il terzo livello mantiene un carattere meditativo e osserva il paesaggio attraverso grandi vetrate, conservando la pace di una biblioteca tradizionale. Al centro uno spazio speciale per workshop ed eventi, che ospita anche una sauna. L’edificio appare all’esterno come un volume esuberante, ma nasconde i più alti standard di sostenibilità ed efficienza energetica.
Che dire? Giù il cappello, ai paesi nordici e alla cultura civica di cui si fanno rappresentanti assolutamente virtuosi!
Cliccate sulle immagini pubblicate per leggere un approfondito articolo sul progetto, con numerose altre illustrazioni (in inglese).
Come trasformare una tragedia in un qualcosa di suggestivamente artistico, nella forma e non solo. L’artista americana Alexis Arnold recupera vecchi libri finiti in discarica “perché sostituiti con e-books” (cito testualmente dal sito dell’artista, e denoto quanto ciò sia triste e tragico, appunto, così come lo sia ogni qualvolta un libro diventi uno scarto e finisca tra i rifiuti) e con un particolare processo chimico li cristallizza, letteralmente. I cristalli rimuovono il testo e trasformano i libri in oggetti meramente estetici, non più funzionali eppure estremamente narranti. Diventano come campioni geologici che non raccontano più storie attraverso un testo da leggere, ma per quanto siano intrisi della propria storia oggettiva, come anche intrisi di tempo, dell’utilizzo che ne è stato fatto e della nostalgia che provoca la loro visione.
Cliccate sulle foto delle opere sopra pubblicate per visitare il sito web di Alexis Arnold e vedere molte più immagini della Crystallized Books Series, oltre che per conoscere meglio questa interessante artista californiana.
P.S.: post “ispirato” dalla pagina facebook di Artribune.
Una libreria che sembra inopinatamente uscire – ne più ne meno – da un film western. Il Singing Wind Bookstore si trova nel cuore dell’America più autentica e, per così dire, più ovvia, a Benson, villaggio di appena cinquemila abitanti con intorno il nulla. Eppure, la signora Winifred Bundy ha venduto libri qui per 40 anni e continua a farlo, attirando lettori incuriositi da tutto il mondo. La libreria è un po’ difficile da trovare, certo, situata com’é in una tipica fattoria del Southwest a quattro miglia dal centro città. Non ha un sito web, e non ha nemmeno gli orari di apertura: “bisogna andare lì e sperare per il meglio!” si legge sul web al proposito.
Eppure, in tutta la sua rustica e cowboyana semplicità, è un luogo sublime. E peraltro, pare, assolutamente ben fornito di ottimi libri. Cliccate QUI o sulle immagini per visitare la pagina facebook della libreria, unica presenza sul web della stessa.
Dove se non in Emilia, terra di biciclette e di (nobilissima) attitudine alla pedalata, poteva nascere una biblioteca itinerante a pedali?
La Bibliocicletta è un progetto di biblioteca itinerante della Biblioteca Meridiana/Associazione La luna nel pozzo di Bologna, con il contributo del Tavolo di progettazione partecipata Traiponti, che nasce dall’esigenza di creare e allargare gli spazi e le occasioni di promozione culturale e di diffusione della lettura attraverso l’utilizzo di mezzi e luoghi inconsueti. Vuole raggiungere gli utenti nei luoghi già consolidati dell’aggregazione come le piazze, i giardini, i mercati rionali, i centri commerciali e altri angoli della città frequentati spontaneamente e aprire una porta di collegamento fra un luogo istituzionale della cultura come la biblioteca e i luoghi quotidiani degli incontri. La Bibliocicletta è una vera propria biblioteca viaggiante, con una dotazione libraria di base di circa 200 volumi che verrà aggiornata in relazione ai luoghi in cui si intende essere presenti e al target che si vuole raggiungere. Oltre ai libri si vorranno offrire informazioni circa servizi, opportunità e iniziative non solo della biblioteca e non solo culturali che la biblioteca ed il quartiere in cui è situata mette a disposizione della cittadinanza.
Per saperne di più, cliccate sulle immagini e potrete visitare il sito/blog della Biblioteca Meridiana nelle pagine dedicate alla Bibliocicletta.