La wilderness dietro casa – e questa sera in RADIO THULE, ore 21, su RCI radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 21 novembre duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata La wilderness dietro casa dacché vi porterà alla conoscenza di una zona della Val San Martino – territorio ove ha sede RCI Radio – di valenza naturalistica, paesaggistica e culturale tanto grande quanto misconosciuta, il cui toponimo è tutto un programma: Val Fosca! Vera e propria zona residuale di wilderness in un territorio altrimenti molto antropizzato, la Val Fosca è luogo assolutamente emblematico di tanti altri simili sparsi un po’ ovunque nelle zone montuose della Penisola italiana: per questo motivo la puntata di questa sera non ha soltanto una mera valenza locale, ma offre numerosi e articolati spunti di conoscenza e riflessione sull’identità culturale di tali territori nell’epoca contemporanea e sul valore prezioso che ancora riescono a conservare, anche per la nostra attuale società globalizzata e ipertecnologica.
12088056_1087000014644311_7125439550910740851_nCi guiderà alla scoperta della Val Fosca e della cultura di queste preziose e necessarie zone di “salvaguardia natural-culturale” Sara Invernizzi, studiosa della cultura del territorio e autrice di un’illuminante ricerca sulla Val Fosca e sulle potenzialità narrative – in senso etno-antropologico – dei territori montani.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

I più intelligenti

Si usa dire, spesso per mera tanto quanto giustificabile ironia comune, che gli animali siano più intelligenti degli uomini e personalmente – invece niente affatto per ordinario stereotipo – ne sono convinto. Ma c’è dell’altro, secondo me: credo che vi sia pure una sorta di accordo segreto (a noi uomini) in vigore fin dalla notte dei tempi tra tutte le razze animali in base al quale, avendo esse inteso da subito la pericolosità distruttiva di quella umana, abbiano stabilito di farci credere di essere, noi, i più intelligenti sul pianeta, tentando così di  salvare la Terra e tutto ciò che vi si trova dalla spaventosa capacità dell’uomo di devastarla letalmente ovvero di autodistruggersi, distruggendo con sé ogni altra cosa. La qual “dote”, converrete, maturata da quella che si ritiene la “razza più intelligente del pianeta”, è in realtà la prova più grande e indubitabile della sua – nostra tragica stupidità.

P.S.: sul tema, segnalo questo bell’articolo di Michela Dall’Aglio su Doppiozero, dal significativo titolo Siamo i più intelligenti del reame?, pubblicato di recente e parecchio in armonia con quanto ho scritto qui giusto qualche giorno prima.

Degli zoo. O dei lager dell’intelligenza umana.

L’ultima volta che visitai uno zoo risale a moooolto tempo fa – vent’anni, almeno. Non li amavo nemmeno da piccolo, nonostante mi piacessero gli animali: ricordo d’esserci stato un paio di volte, non di più. Poi, quell’ultima volta, mi ci recai per volontà altrui ma tutto sommato contento di poter godere del fascino di creature meravigliose ammirabili in quel parco ove, un po’ ovunque, veniva decantata la grande attenzione che si poneva nella cura degli animali, il rispetto della loro natura selvaggia, la libertà – si, proprio così – di cui godevano… Fu una delle esperienze più penose e devastanti che abbia mai vissuto. Ricordo tutt’oggi come fosse allora lo sguardo di un miserabile orso bruno nella propria fossa, in piedi con le zampe al muro e uno sguardo disperato, che pareva implorare con gli occhi di essere tirato fuori di lì nel mentre che la gente ridanciana intorno gli gettava biscotti o altro cibo che lui ignorava. Era come osservare una di fronte all’altra due dignità di segno ormai opposto: una rivendicata e negata nella sua libera manifestazione, l’altra libera ma stupidamente condannata all’ignoranza. Me ne andai subito via, tornai all’ingresso del parco e lì aspettai che gli altri terminassero il loro giro. Decisi di non mettere mai più piede in un luogo di ignobile detenzione del genere, un vero e proprio lager che rendeva paradossale l’essenza della natura umana, presuntuosamente superiore e dominante sul pianeta ma in realtà malvagia come nessun’altra; da allora, inoltre, invito caldamente chiunque a non visitare gli zoo, luoghi che fino a cent’anni fa forse potevano avere un pur opinabile senso ma che oggi risultano non soltanto anacronistici ma del tutto indegni di una civiltà che si pretenda avanzata e dotata di etica. Non mi si venga a dire, inoltre, che gli zoo possano avere una qualche funzione didattica nei confronti dei bambini! Semmai instillano da subito nelle loro menti la presuntuosa potestà (autodecretata, ribadisco) dell’uomo di fare ciò che vuole di ogni altra creatura vivente del pianeta senza invece lasciare nulla della cultura legata alla vita sulla Terra e della conoscenza di chi la abita – e, inutile dirlo ma forse no, non ci siamo solo noi a questo mondo! Appunto: è una questione culturale. Una questione legata al concetto stesso di etica, di dignità, di rispetto del mondo che abbiamo intorno, di libertà in senso assoluto, di bellezza e importanza della libertà, di civiltà. Di correlazione tra noi e il pianeta, di comprensione circa ciò che noi siamo e ciò che sono tutte le altre creature, della necessaria armonia di cui la biosfera necessita per mantenersi sana – e mantenere sani noi. Quale sarebbe il primo e più semplice atto per far sì che i bambini possano amare, conoscere e rispettare gli animali? Non portarli in uno zoo, oppure – questione affine – in un circo che faccia “spettacolo” con animali ridotti con la forza a fare ciò che da creature libere non farebbero mai. È umano, tutto ciò? O, piuttosto, essere umani, nel senso più nobile del termine, significa proprio vivere in armonia con tutto ciò che umano non è?

La ONG inglese Born Free in questo periodo ha allestito una mostra fotografica itinerante nella quale viene documentato il lavoro delle fotografe Britta Jaschinski e Jo-Anne McArthur che, nell’estate di quest’anno, hanno girato gli zoo di alcuni paesi Ue fra i quali Italia, Francia, Germania, Danimarca e Regno Unito. Una mostra scioccante e opprimente, come potrete notare dalle immagini di essa che riproduco nella gallery lì sopra. Così si è espresso al proposito Daniel Turner, responsabile di Born Free per le campagne sugli animali in cattività: “Nonostante i progressi nella conoscenza delle singole specie e delle loro esigenze biologiche, molti animali negli zoo della Ue sono ancora tenuti in condizioni al di sotto degli standard. Born Free è convinta che questo sia inaccettabile e spera che questa raccolta di fotografie contribuirà a un maggior impegno per il miglioramento degli standard del benessere animale negli zoo europei“.
Sia chiaro, se già non lo fosse: non è una mera questione animalista. È, lo ripeto, una questione di cultura, intelligenza e dignità.

Cliccate qui per visitare il sito di Born Free oppure qui per saperne di più sulla campagna Zoo Check.