Quando in cantina si conservano bene anche i libri. Susegana, “Libri in Cantina” 2013: un report dall’edizione appena conclusa

E’ stata la prima volta per me a Libri in Cantina – la mostra nazionale della piccola e media editoria di Susegana, giunta quest’anno alla 11a edizione – complice il debutto del mio nuovo libro Lucerna, il cuore della Svizzera pubblicato da Historica nella collana Cahier di Viaggio, al cui stand sono stato presente per l’intera giornata di domenica 6. Come al solito, quando ho l’occasione di visitare logo_LIC-201_medium2eventi del genere, mi piace “viverli” pienamente, conoscerli più approfonditamente, valutarne sul campo la qualità e l’efficacia anche grazie al contatto diretto con chi li anima, ovvero gli editori, gli autori e i lettori. Se seguite anche occasionalmente il blog sapete bene quanto sia sempre attento alla realtà dell’editoria indipendente – e certamente non solo per un diretto interesse personale – quindi ogni piccolo o grande evento grazie al quale possa cogliere, per così dire, lo stato dell’arte del settore dal punto di vista sia editoriale che letterario, oltre che lo stato di salute dello stesso, è per me importante e, se non ho altro di così improrogabile da fare, inevitabile.
Voglio da subito rimarcare come Libri in Cantina sia stata veramente una piacevole sorpresa. Organizzata impeccabilmente dal punto di vista logistico – numerosi e ampi parcheggi con bus navetta gratuiti, buona ristorazione, dettagli curati (il sacchetto in plastica atto a infilarci l’ombrello evitando che sgoccioli tra gli stand) – in una splendida location che, indubbiamente, da sola fa già molto per suscitare una notevole attrattiva verso i potenziali visitatori, è risultata anche parecchio affollata nonostante la giornata tipicamente autunnale – grigia, piovosa, di certo non così invitante per farsi una passeggiata nel bellissimo parco del Castello di San Salvatore, dove appunto si è svolta la mostra. Segno di una rinomanza consolidata, quanto meno in zona, e riconoscimento di una risaputa qualità dell’evento, risultati che a tanti visitatori hanno fatto superare l’impiccio della pioggia, come detto, e che senza dubbio pochi eventi del genere possono vantare e ancor più consolidare nel tempo.
Considerando poi i tempi grami che viviamo, con la spesa per la “cultura di base”, ovvero per l’acquisto di qualche libro da leggere, sempre più contratta, e non dimenticando mai di stare (ahinoi!) in un paese il cui analfabetismo culturale assume contorni sempre più drammatici e deleteri, mi è parso di cogliere una pacata soddisfazione, tra gli editori, in tema di vendite negli stand: nulla per cui stappare bottiglie di champagne esultando a squarciagola, certo, ma per molti un buon incoraggiamento a continuare nella missione editoriale intrapresa attraverso il campo minato del mercato editoriale contemporaneo. Perché alla fine, molto banalmente e materialmente, quello conta: da sempre vado dicendo che la letteratura di qualità oggi si trova molto di più nei cataloghi dei piccoli editori piuttosto che Susegana-20131006-00142_smallin quelli dei grandi, blasonati e celebrati, ma se non si vendono i libri nemmeno l’editore più appassionato e/o stoico riesce a stare in piedi – e ciò è ancor più irritante constatando, appunto, il successo di certi titoli-spazzatura messi sul mercato dai grandi editori e imposti con tutti i bercianti megafoni mediatici del caso, che la gente compra meccanicamente ovvero perché, a momenti, se li ritrova persino come omaggio nei fustini di detersivo per bucato!
Due soli “nei” devo rilevare, riguardo alla mostra di Susegana: il primo, segnalatomi da alcuni editori, è una certa “debolezza” della promozione sui media, ovvero la mancanza di una maggiore e auspicabile intraprendenza dell’ufficio stampa della mostra che, forse, avrebbe ancor meglio diffuso la conoscenza dell’evento. Il secondo, l’assenza nel programma di qualche appuntamento letterario “forte” – il “classico” autore di successo, ad esempio, capace di attirare curiosi che ovviamente possono ben diventare compratori di libri e futuri fedeli visitatori della mostra. Non è certo un neo, invece, l’evidenza che buona parte degli editori presenti fossero indigeni, ergo dotati di cataloghi e opere di interesse soprattutto regionale: ci mancherebbe, anzi, ottima cosa quella di prestare un occhio di riguardo all’editoria locale! Historica Edizioni era invero tra i pochi espositori provenienti da fuori regione e con un catalogo di interesse generale (al di là degli editori di libri per l’infanzia, sempre numerosi: d’altro canto l’editoria per ragazzi è al solito l’unica a vendere “bene”, oggi!), e una maggiore popolarità della mostra presso gli editori di tutta Italia credo aggiungerebbe ulteriore prestigio e qualità all’evento, oltre che naturalmente ampliarne la conoscenza in un ambito molto più vasto e “redditizio”.
Tuttavia, lo ribadisco ancora, Libri in Cantina mi è parso entrare di diritto tra i migliori eventi dedicati alla piccola e media editoria a livello nazionale. Non posso che augurarmi che con tempo cresca sempre di più, consolidando la propria buona fama e diventando – in particolare per il Nord Est ma non solo, appunto – una fiera di riferimento, un ottimo veicolo promozionale per l’intero panorama editoriale indipendente nazionale e, perché no, un bell’esempio per certi altri eventi i quali, nonostante buoni propositi e apparenze, lasciano ancora troppo a desiderare.

E’ on line il numero 112 – Settembre 2013 – di InfoBergamo.it

cop_Infobergamo_Set2013E’ uscito il numero 112 – Settembre 2013 – di InfoBergamo.it, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Un gradimento così grande e continuato che persino in Agosto, mese vacanziero nel quale di sicuro la maggior parte della gente preferisce starsene all’aria aperta, in spiaggia, in acqua o su qualche bel sentiero di montagna piuttosto che davanti a un pc, il numero dei lettori ha raggiunto il numero incredibile di 74.000! Ma, come ripeto spesso, è certamente questa una quantità e un relativo gradimento ben legati – anzi, proporzionali! – alla qualità degli articoli e dei collaboratori del mensile, come sempre ben orchestrati dal direttore Graziano Paolo Vavassori. Un mensile che anche in questo numero 112 offre veramente molta carne al fuoco, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori, viaggi e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
A mia volta sono molto onorato di far parte dei collaboratori di InfoBergamo.it, cercando di offrire ai lettori spunti, osservazioni, testimonianze e riflessioni sul mondo dei libri, della letteratura e dell’editoria contemporaneo. In questo numero 112, vi offro un articolo provocatorio, che riflette e focalizza un’ipotesi apparentemente assurda – e sperando che veramente tale sia e non il contrario! – e sulle conseguenze che la sua manifestazione potrebbe (e dovrebbe) avere: se domani mattina sparissero libri, librai ed editori, dunque non ci fosse più nulla di letterario da leggere, voi credete che ne scaturirebbe una rivolta popolare? All’apparenza, credo che molti di voi risponderebbero di sì, perché accidenti, si può veramente concepire un mondo senza libri e lettura?
E se invece la realtà potenziale fosse diversa da ciò?
Potete leggere E se domani mattina sparissero di colpo editori e librerie? cliccando direttamente sul titolo dell’articolo oppure QUI ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo.it merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Salone del Libro 2013 di Torino: il fascino quasi incrollabile di una cattedrale nel deserto.

“Mi sembra l’edizione più bella”, “Un Salone Pop”, “La crisi gli ha graffiato l’epidermide, ma non lo ha scalfito.” eccetera. L’edizione 2013 del Salone del Libro di Torino forse più che in passato si è connotata per delle aspettative piuttosto forti, dovute non solo a un’edizione 2012 che ha lasciato perplessi parecchi operatori del settore ma pure per i continui appelli alla salvaguardia della cultura – per la quale, inutile dirlo, il libro rappresenta l’oggetto fondamentale e non solo in senso simbolico – provenienti dalla società civile in questi tempi di sbando civico e politico sempre più grave. Ergo, il principale evento nazionale legato ai libri e al mondo dell’editoria è risultato l’inevitabile obiettivo, almeno per il settore di competenza, delle suddette istanze, e gli slogan che ho citato in principio di articolo, provenienti dallo stesso establishment del Salone – ovvero rispettivamente dal direttore del salone Ferrero, dall’assessore regionale Coppola e dal presidente della Fondazione per il Libro Picchioni – hanno senza dubbio contribuito ad autoalimentare le aspettative sull’edizione appena conclusa. Dunque, cosa è stato il Salone del Libro di Torino 2013? Ha mantenuto le attese? Ha accettato di mettersi sulle spalle il pesante fardello della salvaguardia della cultura letteraria ed editoriale presso il grande pubblico, oppure no?
Innanzi tutto, è necessario dare un’occhiata al panorama generale della lettura in Italia, che come ogni anno in concomitanza con il Salone viene offerta dall’indagine Nielsen sulla lettura di libri nel nostro paese. Panorama ancora una volta nebuloso, con il mercato editoriale che nei primi quattro mesi del 2013 segna un -4,4% nel valore e un -0,75% nel volume, ovvero nel numero di copie vendute rispetto al 2012: in pratica, si sono vendute meno copie dello scorso anno nonostante un calo del prezzo di copertina dei libri, con una conseguente diminuzione dei fatturati. Perdono un po’ tutti i settori: -10,7% a valore la non fiction salone-libro-2013_logopratica (guide cucina, viaggi, lifestyle, eccetera), -8,7% la non fiction specialistica (testi di management, computer, professionale, eccetera). Più contenuto il calo per fiction (narrativa, -3,7%) e non fiction generale (saggistica, -1,9%), mentre in controtendenza è soltanto il settore dei libri per ragazzi che, da gennaio ad aprile di quest’anno, ottiene un +4% a valore e un +6% a volume. Infine, continua la sofferenza delle librerie indipendenti che riducono ancora la loro quota di mercato: dal 37,1% del primo quadrimestre 2012 al 35,6% dello stesso periodo quest’anno, mentre la quota coperta dalle librerie di catena è leggermente aumentata, dal 41,5% del 2012 al 42,2% del 2013. La vendita on line è al 6,3%, in aumento ma ancora piuttosto marginale.
Insomma: dati parecchio foschi, appunto, in qualche modo richiamati anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel videomessaggio inviato per l’inaugurazione del Salone, con il quale ha stigmatizzato la desuetudine degli italiani alla lettura. Eppure, bastava essere presente nei padiglioni del Lingotto per denotare anche solo visivamente un cospicuo aumento del pubblico presente rispetto, ad esempio, alla scorsa edizione, cosa che farebbe pensare a quei dati negativi sulla vendita di libri come a delle poco attendibili voci di Cassandra… Ma è il solito effetto “cattedrale nel deserto” che offre il Salone di Torino, in ciò effettivamente ben rappresentato da quell’essere “pop” che l’assessore regionale Coppola ha rimarcato all’inaugurazione. “Pop” ovvero popolare, attinente alla cultura di massa: è vero, la lettura è una cosa talmente importante per una buona società civile da non poter che sperare sia diffusa il più possibile, dunque veramente “di massa”, tuttavia il termine “pop” indica anche una peculiarità mediatica della cultura contemporanea, per questo di livello sovente inferiore rispetto a quello che l’arte letteraria, in qualsiasi forma, dovrebbe rappresentare. Per essere chiari: la lettura deve essere “pop”, di sicuro, ma il libro – e di rimando l’intero panorama letterario ed editoriale – non troppo, altrimenti si degrada allo stato di mero oggetto di consumo. Vogliamo ad esempio parlare dei libri di ricette che spuntavano ovunque (molti validi, senza dubbio, ma quanti invece del tutto inutili?), con tanto di cucina allestita nel padiglione 3 nella quale chef vari e assortiti cucinavano insieme a note presentatrici di relativi programmi TV? Più pop-mediatico (e futile qui, mi si consenta) di così! Mah…
In effetti anche quest’anno il Salone del Libro non è sfuggito da quell’immagine a metà tra una grande sagra paesana e un supermercato dei libri che da qualche tempo offre: nulla di male, sia chiaro – anzi, molto divertente, ma da più parti mi hanno denotato come, a differenza di similari eventi esteri (Londra, Francoforte), sembra sia data maggiore importanza alla mera vendita dei libri, al Salone di Torino, piuttosto che alla primaria e basilare “missione” di diffusione e salvaguardia della cultura letteraria, anche in ambito più specificatamente professionale. Viene inevitabilmente da pensare che ogni libro acquistato al Salone è un libro in meno venduto in libreria – e magari, insisto, in una libreria indipendente – e tale fatto non mi sembra, in tutta sincerità, così positivo per un evento che invece i librai li dovrebbe difendere e con grande forza – senza contare ciò che già altri hanno denotato, ovvero che sovente il visitatore del Salone è attratto in esso dal fascino dell’evento in sé più che da un autentico interesse verso la letteratura e la lettura, e magari viene a Torino, vede da vicino qualche personaggio famoso, compra pure qualche libro ma poi, per il resto dell’anno, non entra più in libreria…
I librai, appunto: a ben vedere mancano, al Salone, pur rappresentando l’elemento forse principale dell’intera filiera editoriale nonché – l’ho pure io qui più volte rimarcato – un vero e proprio presidio culturale sparso sul territorio nazionale al servizio e a disposizione di tutti. Non sarebbe male se pure loro in un evento così omnicomprensivo fossero in qualche modo presenti, quanto meno a livello di categorie professionali nazionali o locali, dato che la loro assenza pressoché totale rende piuttosto palese l’impressione di come siano un po’ abbandonati al loro destino, schiacciati dalle librerie di catena – di proprietà dei grossi gruppi editoriali – e dall’espansione dell’editoria digitale, vera e propria razza in via di estinzione che mai nessuna pur meravigliosa libreria griffata potrà sostituire. E’ una questione in parte assimilabile a quella degli editori indipendenti – i piccoli e medi, per intenderci – la cui netta diminuzione lo scorso anno fu motivo di numerose perplessità, ma che non mi pare quest’anno tornati ad occupare i (spesso troppo costosi) stand del Salone, nonostante l’organizzazione ne avesse fatto, a parole, un preciso obiettivo dell’edizione 2013. Torino resta comunque sbilanciato a favore della grande editoria – anche per ovvie ragione di convenienza politica ed economica – e anche l’incubatore dei piccoli editori, iniziativa nata quest’anno per supportare appunto le più piccole realtà editoriali, mi pare ancora poca cosa rispetto a tutto il resto: apprezzabile, certamente, ma occorre fare di più se non si vuole che pure il Salone, più o meno indirettamente, finisca per favorire una situazione di mercato di natura oligarchica, in Italia.
Molto bello invece lo spazio dedicato al Cile, paese ospite di questa edizione del Salone – d’altro canto dal panorama letterario veramente ricco di notevolissimi autori, le cui immagini campeggiavano su grandi poster appesi al soffitto dello spazio: Neruda, Sepulveda, Bolaño, Coloane, Serrano – e cito solo i primi che mi vengono in mente, ma già sufficienti a rimarcare il rilevante valore della letteratura cilena, che avrebbe meritato un interesse del pubblico ancora maggiore di quello riscontrato.
Ecco, questo è stato, a (inevitabilmente) grandi linee, il Salone del Libro 2013. Un evento che ha saputo ancora una volta attrarre e affascinare un pubblico parecchio numeroso, offrendogli ciò che quello si aspettava di trovare con, io credo, forse un po’ troppa prevedibilità, ovvero troppa accondiscendenza verso la situazione di mercato attuale, in qualche modo subendola piuttosto che influenzandola – cosa che da un evento come quello di Torino ci si potrebbe anche aspettare. Pur con il suo incrollabile fascino, resistente anche in questi tempi magri come quello d’una cattedrale barocca in mezzo ad un deserto via via sempre più arido e che personalmente continuo comunque ad apprezzare (a differenza di molti che invece lo ritengono la lusinga di un ormai inutile carrozzone), probabilmente il Salone manca ancora di essere un buon volano per l’intero settore editoriale nazionale, una sorta di motore che ogni anno possa accendersi dando un prezioso impulso al comparto nella sua interezza. Comprendo benissimo che esserlo, in quest’era di crisi cronica e di smarrimento culturale, sia sempre più arduo, ma venire a conoscenza che proprio durante i giorni festosi del Salone l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni bibliografiche (www.iccu.sbn.it) denuncia il rischio di chiusura perché non dispone più dei finanziamenti necessari alla gestione del Servizio Bibliotecario Nazionale (Sbn), ovvero della rete grazie alla quale vivono tutte le biblioteche italiane, rende la festa di Torino bella, sì, ma inevitabilmente anche un poco sguaiata.

E’ on line il numero 108 – Maggio 2013 – di InfoBergamo!

E’ uscito il numero 108 – Maggio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più!
Un nuovo numero al solito ricchissimo di contenuti di alto livello e di assai varia e assortita tematica, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto altro. E’ ben difficile non trovare nel sommario letture interessanti e conseguenti ottime informazioni, nozioni e spunti di riflessione, cop_InfoBergamo_mag2013prova ne è il costante gradimento dei lettori, che nel corso del mese di Aprile sono stati quasi 90.000 – il miglior bollino di garanzia, questo, per un mensile che offre contenuti “importanti” e non certo articoli da mero e leggero svago mentale!
Come sempre, per InfoBergamo mi occupo di argomenti legati al mondo dei libri e dell’editoria, cercando di illuminarne certe evidenze e realtà contemporanee e, se possibile, offrine un punto di vista obiettivo e alternativo. In questo numero 108, ho (ri)acceso una indispensabile luce su una delle normative di legge vigenti nell’editoria tra le più travisate – in bene e in male – degli ultimi tempi: la cosiddetta Legge sul prezzo del libro ovvero Legge Levi, dal nome del deputato che ne è stato primo firmatario. C’è chi la sostiene a spada tratta considerandola una buona medicina per i mali che affliggono l’editoria nostrana, c’è chi la aborrisce come se viceversa ne fosse la pala che scaverà la fossa finale… Ma forse, il vero nodo della questione è altrove, come probabilmente hanno già capito in alcuni paesi esteri dove di normative regolamentanti il mercato editoriale ve ne sono già da tempo e, a quanto pare, funzionano anche bene. Nell’articolo, dal titolo I LIBRI COSTANO TROPPO, ANZI NO, TROPPO POCO! Il dibattito incessante intorno alla legge italiana sul prezzo del libro e le conseguenze sul futuro dell’editoria e di noi lettori, cercherò appunto di illuminare e riassumere al meglio il tema, sperando in tal modo di dare ai lettori la possibilità di comprenderlo meglio e di farsene una propria opinione libera tanto quanto consapevole.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

P.S.: tra l’altro, iscrivendovi a InfoBergamo (se non l’avete già fatto, chiaro!), oltre a ricevere la newsletter e, ogni mese, una discreta e-mail che vi informerà della nuova pubblicazione del periodico, potrete inviare alla redazione i vostri racconti, novelle e poesie o le vostre immagini digitali, che verranno pubblicate con il numero successivo del mensile…

Fiera del Libro di Romagna 2013: “Romagna mia | Romagna in FIERA | Tu sei un evento | Che si fa onore!”

Ok, ammetto che il titolo di questo articolo possa suonare quanto meno bizzarro (e non certo perché echeggiante il celeberrimo successo di Casadei), ma vi assicuro che è assolutamente consono – pure geograficamente, poi! – ai contenuti che sto andando a presentarvi e a un evento che, fin da questa prima edizione, ha subito trovato la giusta e assai gradevole armonia per mirare ad affermarsi tra quelli che contano nel panorama espositivo nazionale dedicato all’editoria indipendente.
Fiera del Libro di Romagna, appunto, a Cesena nella bella e funzionale cornice del Palazzo del Ridotto – in centro città e a pochi passi dalla celeberrima Biblioteca Malatestiana – prima edizione SOLO_Logo-fiera-libro-Romagnasvoltasi nel fine settimana appena trascorso, ovvero: un bel salto nel buio, visto come, non così rare volte, certi eventi potenzialmente rilevanti e carichi di aspettative e speranze notevoli si siano poi rivelati dei fiaschi, a volte non per colpa degli organizzatori, altre volte sì e pure troppo ma, indubbiamente, dovendo in generale considerare una tale quantità di elementi e variabili imprevedibili che possono rapidamente trasformare in un insuccesso qualcosa che invece sembra destinato a ben altra gloria.
A Cesena invece, certo per buona sorte (un fine settimana meravigliosamente primaverile, ad esempio) ma io credo più per bravura dell’organizzazione e bontà “culturale” del palcoscenico cittadino e del suo pubblico, ne è scaturito un evento così bello che sembrava già ben rodato nonostante invece fosse al debutto: molto vivo, visitato da un pubblico quasi sempre folto e interessato, con una trentina di espositori di livello e un calendario di incontri, conferenze e presentazioni – tra le quali si è annoverata pure quella dei miei ultimi due romanzi! – di grande interesse. Molti temevano che le condizioni meteo anche troppo favorevoli portassero i cesenati ad affollare le vicinissime spiagge della riviera romagnola abbandonando la città, e invece, per ribadire quanto poco sopra affermato, proprio nella giornata di domenica e nonostante una temperatura da primo bagno di stagione la Fiera ha riscontrato la maggiore affluenza in assoluto, con soddisfazione degli espositori e soprattutto, cosa ben più importante, dei visitatori.
Insomma, una fiera appena nata ma che già ha saputo costruirsi solide basi – di immagine, di consenso e di qualità generale – per un futuro che io spero assolutamente di rilievo. Il calendario degli eventi espositivi dedicati ai libri, alla lettura e all’editoria non è certo scarno di appuntamenti, da quelli storici e istituzionali ad altri piccoli e, purtroppo, in certi casi evanescenti (per non dire inutili); sovente sorge il dubbio che molti eventi di piccola portata non sappiano evitare il rischio di palesarsi come fiere paesane o poco più, buone giusto se non si sa che altro fare in un pomeriggio domenicale ma, ai fini della valorizzazione e della diffusione dell’editoria indipendente, sostanzialmente insignificanti – e, a ben vedere, quel rischio non lo evitano nemmeno certe fiere letterarie di città importanti, la cui sola presenza urbana intorno dovrebbe comportare un livello di esse ben più elevato. Anche a Cesena il rischio ci poteva essere, assolutamente: lo stesso nome scelto per la Fiera poteva dare adito a dubbi di eccessiva geolocalizzazione di essa e, dunque, a un inevitabile interesse ristretto alla sola zona; invece, gli organizzatori hanno senza dubbio saputo ampliare da subito il senso e la portata della Fiera cesenate, riuscendo a valorizzare le eccellenze editoriali locali ma portando in città anche realtà provenienti da tutta Italia, unendo a ciò un ottimo e proficuo lavoro di promozione (programmata, sulla stampa locale, ma anche in real time, con volantinaggi nel centro cittadino e innumerevoli altri richiami alla visita) che, lo ripeto ancora, ha comportato alla fine della fiera (mai intercalare popolare potrebbe essere più adatto, qui!) un successo veramente notevole, e una bella eredità d’immagine da sfruttare alla meglio per le edizioni future. Buona la prima! – come si dice, ma di certo con questo passo la seconda e le successive saranno anche meglio.

(P.S.: la foto in testa all’articolo è di Tipografia Faentina.)