L’odore di Arbre Magique

Uno aveva chiesto l’intervento di una pattuglia della polizia per togliere tutti gli Arbre Magic dalle macchine perché quando camminava per strada a lui l’odore che usciva dai finestrini aperti gli dava fastidio, aveva detto.

(Dal sito di Paolo Nori, citazione tratta dal Repertorio dei matti del Canton Ticino, che uscirà in libreria il prossimo 2 ottobre. Per dire che in effetti pure a me, in tutta sincerità, l’odore di Arbre Magique nelle macchine mi dà parecchio fastidio, anche perché mi fa subito pensare che chi se lo metta in auto, quel gadget odoroso, lo faccia per coprire puzze ancor più moleste, ecco. Ah, be’, e poi per (riba)dire che Paolo Nori è un grande, e che quel libro potrebbe essere uno dei più interessanti della serie dei Matti.)

Di cose assurde appese allo specchietto dell’auto

Ecco, pure quelli che appendono agli specchietti retrovisori interni delle proprie autovetture oggetti pacchianamente voluminosi, oltre che di natura sovente sconcertante, devo ammettere che mi generano non poca inquietudine.
L’altro giorno ne avevo davanti uno che allo specchietto aveva appesi dei dadi come quelli dell’immagine lì sopra se non ancora più grossi, e questi ad ogni curva ondeggiavano in un modo tale, m’è venuto da temere, da urtare la testa del tizio alla guida il quale però se ne dilettava, evidentemente. Altrimenti li avrebbe tolti o sostituiti con qualcosa di meno ingombrante – che in ogni caso rappresenta un evidente pericolo, credo (e spero) perseguibile dalle norme del Codice della Strada.
O forse mi sbaglio e in verità ne rappresenta una lacuna, per come una rapida ricerca sul web faccia scoprire quanti e quali oggetti assurdi da appendere allo specchietto siano liberamente in vendita.
Ma al di là di queste pur ineluttabili evidenze mi chiedo, appunto: perché? A che pro? Cui prodest? Che caz…pita di senso ha?

Ecco.
Di quelli che invece appendono gli Arbre Magique disquisirò un’altra volta. Già.

I cartelloni pubblicitari lungo le strade fanno schifo!

Ma quand’è che poi la si finirà con questo scempio assoluto – e assolutamente italiano per come all’estero sia estremamente raro – dei cartelloni pubblicitari lungo le strade?

Fanno semplicemente schifo: deturpano e insozzano il paesaggio, ostacolano la vista, distraggono dalla guida e risultano pericolosi per questo nonché per rappresentare un manufatto solido appena accanto alle carreggiate (immaginate un ciclista che esca di strada e ci vada a cozzare contro), sono spesso abusivi, senza contare della frequente stupidità delle pubblicità che “supportano”. Sono un evidente segno di cafonaggine commerciale, parte integrante di quella inciviltà generale che troppo spesso e in troppi aspetti contraddistingue la società italiana.

Poi, vai a leggere il Codice della Strada e noti che «i cartelli pubblicitari lungo le strade: se sono idonei a distrarre l’attenzione dei guidatori è necessaria l’autorizzazione». Ma come “è necessaria l’autorizzazione”? Se distraggono dalla guida non vanno autorizzati, vanno proibiti, punto!

Se da più parti, sul web e altrove, montasse lo sdegno per questo scempio, forse al riguardo le cose cambierebbero. E sarebbe pure il segno di una rinascita civile e civica, quanto mai necessaria appunto nella nostra società. Ma è ormai chiedere troppo che ciò accada, forse?

Le strade italiane e quelle di un altro pianeta

In Svizzera, nei prossimi anni verranno spesi un bel tot di milioni per pavimentare centinaia di km di strade con asfalto fonoassorbente, per ridurre il rumore e di conseguenza aumentare il benessere sonoro delle zone abitate adiacenti a tali strade.

In Italia – e io risiedo mio malgrado ben vicino al confine con la Confederazione – non si hanno nemmeno i soldi per tappare le buche presenti su qualsiasi strada, le quali basta uno scroscio di pioggia e si trasformano in pericolose voragini.

Ecco.

In effetti, per andare su un altro pianeta mica bisogna avere un’astronave e percorrere miliardi di chilometri. Ne bastano pochi e un’auto. E pure degli pneumatici di scorta in buono stato, finché non si arriva su quel “pianeta” così vicino e così lontano.