Oscurantismo 2.0 (Se gli “immorali” sono ben più morali dei moralisti…)

Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante.

(Indro Montanelli)

Frontespizio dell’Indice dei libri proibiti, 1564. Dalla voce “Oscurantismo” di Wikipedia
Leggo di questa proposta di un “esponente politico” di Verona, contenuta in una mozione presentata in consiglio comunale, con la quale si vorrebbero segnalare in una sorta di elenco di proscrizione gli insegnati di scuola pubblica che dovessero affrontare in classe tematiche LGBT quand’esse risultino “in contrasto con i principi morali e religiosi” di anche un solo genitore di un alunno di quelle classi. Attenzione: trattare tematiche LGBT, non sostenere.
Per la cronaca, la mozione è stata approvata a maggioranza.

Leggo ciò, e subito mi viene in mente un’altra cosa letta qualche tempo, ovvero che in Iran, prima dell’avvento del regime degli Ayatollah, c’erano (tra le altre cose) alcuni tra i migliori musicisti jazz di tutta l’Asia – uno tra tutti il celeberrimo Vigen Derderian. Poi, appunto, vennero gli Ayatollah, e misero al bando – continuando a farlo tuttora – quei mirabili musicisti insieme a tanti altri artisti e intellettuali, perché ritenuti “in contrasto con i loro principi morali e religiosi”.

Verona, Italia, democrazia, libertà. Iran, regime, dittatura, repressione. E identici “principi”, già.

La realtà è che quando una comunità, sia essa uno stato o che altro, decide stoltamente di “scendere” dal corso del tempo e della storia – il quale avanza a prescindere, nel bene e nel male, e sta a chi è “a bordo” mutare l’eventuale male in altrettanto bene – è come se scendesse da un treno in corsa. Si farà del male, inevitabilmente, e la sua stupidità (palesemente dimostrata dal suo gesto) sarà tanto grande che avrà pure il coraggio di dare la colpa al terreno perché “è troppo duro”. Non solo: il corso del tempo e della storia sarà ormai fuggito via e se ne andrà sempre più avanti, relegando quella comunità sempre più indietro rispetto al presente e alla realtà delle cose, nel passato più oscuro e inerte, ovvero più succube e sottomesso. Proprio lì dove i principi morali e religiosi – da sempre imposti dall’alto – sono più importanti della libertà dell’individuo.

Cose (anche libri) che parlano… (Mammaiuto dixit. Anzi, scripsit!)

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Da mammaiuto.it (cliccateci sopra per ingrandire).

Mammaiuto è un’associazione formata da un collettivo di autori, con sede a Camaiore (Lucca). Così si legge nella presentazione del collettivo, nel sito: “Il nostro primo scopo è fare fumetti per il piacere di farli. Il secondo è raggiungere i lettori direttamente, eliminando la presenza di intermediari: tutte le storie, le illustrazioni e le strisce che produciamo sono sempre disponibili gratuitamente on line. Le attività di vendita che intraprendiamo sono finalizzate a dare agli autori il massimo compenso possibile per il loro lavoro, e a pagare le spese vive dell’associazione. Cerchiamo di prendere ogni decisione con un processo di democrazia deliberativa e gestiamo le attività in un’ottica di completa trasparenza.
Nel sito potete trovare ogni altra informazione sul collettivo, i modi per contattarlo e lo shop per acquistare i volumi editi e ogni altro loro prodotto.
Dategli un occhio, lo merita di sicuro.

E’ la Divina Commedia, baby, non Victoria’s Secret! (Woody Allen dixit #2)

Durante il forzato riposo a letto, cercai sollievo nei classici della letteratura: un elenco di opere imprescindibili cui volevo dedicarmi da almeno quarant’anni. Evitati arbitrariamente Tucidide, i fratelli Karamazov, i dialoghi di Platone e le madeleines di Proust, mi misi sotto con un’edizione tascabile della Divina Commedia, nella speranza di cullarmi con descrizioni di peccatrici dai capelli corvini che, dimenandosi seminude tra zolfo e catene, immaginavo appartenete a un catalogo di Victoria’s Secret. Purtroppo l’autore – uno fissato con le grandi domande della vita – mi scalzò ben presto da quell’etereo sogno di erotismo, e mi ritrovai a vagare per le regioni dell’aldilà in compagnia di un personaggio non più eccitante di Virgilio che illustrava le caratteristiche del posto. Avendo anch’io un’indole da poeta, mi meraviglia di come Dante fosse riuscito a strutturare brillantemente quello squallido universo sotterraneo destinato ai furfanti del mondo, radunando vari codardi e mascalzoni ed elargendo a ciascuno di essi un’adeguata misura di dolore eterno. Solo alla fine del libro mi accorsi che il poeta aveva omesso i titolari delle ditte di ristrutturazioni edili.

Woody Allen, Pura anarchia, pag.115-116 (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy)

(E QUI potete leggere la personale recensione di Pura anarchia.)