Ego lego, #1

Si dice spesso che si è ciò che si mangia. Se questo è vero, dal punto di vista meramente fisico – e lo è, senza dubbio – allora si può anche dire che, intellettualmente, si è ciò che si legge. Infatti, sotto questo aspetto molto spesso chi non legge non è. Banale, forse, ovvio e scontato altrettanto, ma innegabile, io credo.

Detto ciò, di seguito gli ultimi arrivi nella mia libreria. Cliccate sulle immagini per saperne di più.
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Sabrina Campolongo, “Unessential Dublin. Ex voto pagano”

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cop_unessential-dublin-ex-voto-paganoVi sono città che hanno, inevitabilmente, personalità urbane molto spiccate, nel bene e nel male – le grandi metropoli, quelle dalla cui venatura cittadina passa la fronte del flusso vitale che muove il mondo, oppure altre che godono di una storia importante, intensa, magari drammatica, così che da essa scaturisca il loro valore civico. Altre, invece, che sono meno sensazionali, più discrete e confidenziali, e se sono anche meno monumentali sovente deludono il turista che ricerca soprattutto (o solamente) il souvenir visivo da raccontare agli amici – in verità unico segno mnemonico per un viaggio senza nessun autentico moto. Ma ciò non significa che pure queste città non abbiamo una personalità forte e marcata, anzi: solo che va ricercata in ogni suo angolo, in quelli più caotici e vissuti come in quelli più appartati, silenziosi, ombrosi, tra vicoli stretti, muri scrostati, piccoli soprammobili alle finestre, o sulla superficie dei marciapiedi oppure sul luccichio dei pluviali dopo la pioggia, anche perché magari su quei marciapiedi o sotto quei pluviali si ha la fortuna di condividere virtualmente – se ipotizziamo di poter annullare lo spazio-tempo consueto – il passeggio di qualche grande personaggio… di un Joyce, ad esempio, di un Shaw o di un Hemingway…
E’ in fondo ciò che ha vissuto e racconta Sabrina Campolongo nel suo Unessential Dublin. Ex voto pagano, “cahier di viaggio” dell’omonima collana di Historica, uscito nel 2010, durante il suo girovagare per Dublino – è questa la città alla quale ho fatto indirettamente riferimento poco sopra…

Leggete la recensione completa di Unessential Dublin, Ex voto pagano cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Irritazione libraria

bambino-che-piangeEntro in una libreria di catena, come faccio quando voglio vedere dal vivo qualche libro che credo mi possa interessare – sì, conservo ancora questo gusto, forse un poco maniacale, apparentemente inutile – per poi ovviamente acquistarlo dal mio piccolo libraio di fiducia. E’ sera, c’è poca gente – beh, come sempre peraltro. Mi dirigo verso uno degli scaffali di mio interesse (non è quello dei best seller, per la cronaca), volto l’angolo della sala e vedo che lì, proprio davanti a quello scaffale che voglio ispezionare, c’è Mario Giordano che sta presentando un suo libro davanti a una dozzina di persone. D’un tratto, un bambino che s’affaccia dall’altra parte della sala osserva la scena e subito si mette a piangere sonoramente e con impegno notevolissimo, tanto che i genitori sono costretti a trascinarlo via e ad uscire dalla libreria.

Me ne esco anch’io, parecchio irritato.

Proprio davanti a quello scaffale, doveva piazzarsi?

INTERVALLO – Napoli, Port’Alba

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A Napoli c’è una strada, Port’Alba, che collega piazza Bellini a piazza Dante. Si passa sotto un arco e ci si trova nel luogo cittadino delle librerie. In realtà dovrei utilizzare il passato: ci si trovava nel luogo delle librerie. La libreria Guida, storica sede di tanti incontri culturali nella sua Saletta Rossa, ha chiuso da tempo. Poi ci sono gli altri librai, riferimento per tutta la città e per la provincia nel corso della campagna scolastica e celebri per le bancarelle, posizionate davanti ai loro negozi e piene di libri usati, fuori catalogo, miniere di carta trascurate. Oggi le bancarelle non ci sono più e la strada è vuota, a causa di una zelante applicazione della legge, che ha finito per costringere alla resa i librai indipendenti, già eroici nella loro resistenza alla crisi dell’editoria.

(Roberto Saviano)

Per saperne di più sulla vicenda di Port’Alba – una vicenda ancora in corso la cui importanza, per una città come Napoli, è inutile rimarcare – cliccate sull’immagine.

Woody Allen, “Pura anarchia”

Woody-Allen-photo-new
cop_Allen-PURAANARCHIANon sarebbe la prima volta che mi accosto all’opera scritta di qualche bel personaggio cinematografico o televisivo dei più celebrati per le conclamate qualità d’intrattenimento e, non tanto in base a chissà quali artificiose aspettative ma più facilmente perché, come da un grande artista ci si aspetta che sappia mostrare il suo talento non solo nella pittura ma anche in altre arti, faccio conto che le suddette amene qualità non debbano limitarsi al solo mezzo espressivo pubblicamente più noto e osannato, da quell’opera scritta ne vengo deluso. Così è capitato ad esempio –  giusto per fare un nome – con Luciana Littizzetto, che trovo meravigliosa e spassosa in TV ma che di contro ho giudicato fin troppo scialba nei suoi libri. Non è affatto una mancanza di talento, o che questo sia in qualche modo zoppo; credo sia più una questione meramente espressiva, relativa a testi che privati d’un media umano particolarmente accattivante rivelano tutta la loro reale debolezza letteraria – e certo, in effetti “letteratura” spesso non lo sono, ma tentativi di adattamento letterario di testi concepiti per altri fini. L’artista dell’esempio prima citato potrebbe anche avere un talento smisurato in tutte le arti visive, ma se poi esponesse le sue opere in un luogo inadatto alla loro valorizzazione, inevitabilmente quelle perderebbero gran parte del loro appeal sul pubblico.
Detto ciò, se c’è un personaggio che il proprio talento l’ha mostrato e alla grande, con relativi grandi riconoscimenti di pubblico e critica, quello è certamente Woody Allen. Basta contare le nomination all’Oscar collezionate (e quelli vinti, ben 4 ad oggi), più numerose di quelle d’una intera generazione di attori. Da tempo volevo capire se anche nella scrittura egli sapesse essere così brillante e accattivante, ma quel timore di incappare in un’altra delusione, come accennavo poco fa, mi ha fatto tenere questo Pura anarchia (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy) fermo per parecchi mesi sugli scaffali della mia libreria. Tuttavia, ora, voglio subito dire che quei timori in tal caso si sono rivelati infondati, e questo libretto di meno di 200 pagine, composto da 18 racconti brevi, è assolutamente degno della fama e della riconosciuta genia del suo autore…

Leggete la recensione completa di Pura anarchia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!