INTERVALLO – Copenhagen, Det Kongelige Bibliotek / Biblioteca Nazionale di Danimarca

Den_Sorte_Diamant_1
Un INTERVALLO fin troppo classico e scontato per quella che è tutt’oggi una delle più belle biblioteche pubbliche del mondo, eppure imprescindibile per una sezione, come questa del blog, che si occupa di bei luoghi dedicati alla cultura – e a quella letteraria in primis.
Ho avuto la fortuna di visitare il Diamante Nero – come è denominata la Biblioteca Nazionale di Danimarca, che riflette le proprie superficie scure nel porto di Copenhagen – e di gironzolarvi dentro per un bel po’… Scontato dirlo (appunto), ma è un luogo in cui l’equilibrio tra l’involucro architettonico, la percezione che ha di esso il fruitore/visitatore e, una volta dentro, la funzione di conservazione e di offerta della cultura letteraria (in senso simbolico come pratico) raggiunge un’armonia tra le più mirabili. Ciò anche grazie all’attenzione particolare che in Scandinavia viene posta nella diffusione e nella fruibilità pubblica di tutto quanto è e fa cultura, non bisogna dimenticarlo.
Cliccate sull’una e sull’altra immagine per saperne di più.
The-Royal-Library-Design-by-schmidt-hammer-lassen-architects

Russell Chapman, “Syria: Refugees and Rebels”

Russell_Syria_photo
Russell-Syriabook-copIn Siria la guerra c’è ancora. Già, forse qualcuno, a leggere una così perentoria affermazione, potrebbe pensare, così su due piedi: ma no, come può essere? I media non ne parlano ormai più! Appunto, è proprio questo il nocciolo della questione, ed è un nocciolo paradossale: oggi, nell’epoca dell’informazione in tempo reale e a portata di tutti che il web può offrire, con la relativa possibilità d’una accresciuta consapevolezza di ciò che veramente sta accadendo sul pianeta, i media tradizionali tendono sempre più a fornire solo certe notizie oppure soltanto in un certo modo, con un certo punto di vista evidentemente gradito a qualcuno. Per questo motivo, quella fetta dell’opinione pubblica ancora fortemente influenzata da tali media, operanti soprattutto in TV, viene portata non solo a pensare della realtà quanto gli viene da essi trasmesso, ma in molti casi a credere che certa realtà sia autentica solo quando certificata da un servizio TV o da un articolo sul celebrato quotidiano, come se ciò che non passa su questi media non esiste, o quanto meno non è importante.
La Siria, dicevo. Se ne è parlato diffusamente, mesi fa, quando pareva che il mondo si fosse deciso a intervenire per sistemare la questione, poi, in breve tempo e inesorabilmente, la realtà siriana è sparita dai media nazional-popolari, come se laggiù non si combattesse più, la gente non morisse più e le parti in lotta avessero trovato qualche forma di riappacificazione. Niente affatto, invece: poco o nulla è cambiato soprattutto tra la gente comune, la tragedia siriana continua a sconvolgere il paese e la sua struttura sociale, senza che ancora si possa intravedere all’orizzonte qualche soluzione. Per questo è dovere di tutti noi non ignorare la questione – come ogni altra di simile gravità, e purtroppo il periodo in cui sto scrivendo ne offre a bizzeffe – ovvero, osservando la cosa dalla parte opposta, è nostro diritto sapere come stiano realmente le cose laggiù, senza aspettare che ce ne informino i media – se mai lo faranno poi. Per tutto questo (e mi scuso per essermi dilungato fin a qui con la mia prolusione) Syria: Refugees and Rebels, volume di parole (in lingua inglese) e soprattutto immagini del fotografo scozzese – ora di base in Svizzera – Russell Chapman, è una fonte fondamentale, non solo per chiunque voglia capire meglio che succede in Siria, ma anche per chi senta il bisogno di andare oltre a quanto offerto dall’informazione tradizionale, attingendo a una fonte diretta, indipendente, consapevole e attenta alla realtà più autentica, senza fronzoli o doppi fini o che altro…

Leggete la recensione completa di Syria: Refugees and Rebels cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Promessa solenne

Quiz-48182
Giuro solennemente che se un bel giorno dovessi trovarmi di fronte e conoscere qualsiasi individuo di qualsivoglia sesso, razza, religione, classe sociale o che altro, il quale abbia coscientemente – ovvero senza costrizione – inviato un sms in risposta all’invito divulgato dallo spot televisivo (inopinatamente tornato in onda da un po’) dal quale è tratto il frame qui sopra, sarà mia cura nonché grande onore e gioia colpire ripetutamente il suddetto individuo con il primo oggetto contundente che troverò alla portata, prestando la massima attenzione a che sia particolarmente solido e impiegandolo con inimitabile costanza e veemenza.
Questo NON perché egli abbia risposto all’invito dello spot – peraltro di una scempiaggine inarrivabile – dacché ognuno è libero di fare ciò che vuole e in qualsiasi modo di dimostrare la propria demenza, seppur ciò comporti una perdita di denaro pseudo-truffaldina e più volte pubblicamente denunciata – ma perché, col farlo, egli abbia dato un senso – ancorché proprio, ma tant’è – al fatto che il gioco per il quale viene richiesta la risposta tramite sms viene definito “cultural quiz”.

Cioè, ribadisco: cultural. Qualcosa di “culturale”. C-u-l-t-u-r-a.
Detto tutto.

Che poi lo spot in questione sia trasmesso su canali nazionali ormai da un paio d’anni, darebbe buonissimo adito ad altre promesse simili a quella sopra espressa e di più vasto raggio d’azione, ma questo è un altro discorso. Anzi, un’altra tragedia. Italiana. Come tanta parte della cultura, quand’essa finisca nelle grinfie di chi ci domina e controlla, e anche se si tratta solo di un piccolo, stupido quiz: ma in certi casi le cose più piccole sono pure le più significative, statene certi.

Ego Lego #2

Si dice spesso che si è ciò che si mangia. Se questo è vero, dal punto di vista meramente fisico – e lo è, senza dubbio – allora si può anche dire che, intellettualmente, si è ciò che si legge. Infatti, sotto questo aspetto molto spesso chi non legge non è. Banale, forse, ovvio e scontato altrettanto, ma innegabile, io credo.

Detto ciò, di seguito l’ultimo arrivo nella mia libreria. Cliccate sull’immagine per saperne di più.
Joyce_1

INTERVALLO – Londra, “Books about Town”, The Jacqueline Wilson and Nick Sharratt BookBench

CIMG4889
Books about Town è un progetto del National Literary Trust britannico per il quale sono state installate nel centro di Londra 50 “panchine” a forma di libro aperto e decorate da noti artisti e scrittori inglesi, creando un percorso che accompagna i turisti nei luoghi della città legati in qualche modo a personaggi ed eventi letterari. A fine estate, tutte le panchine saranno messe all’asta in un evento esclusivo nel Southbank Centre al fine di raccogliere fondi a favore del National Literacy Trust, che verranno impiegati per aumentare i livelli di alfabetizzazione letteraria nel Regno Unito.
Serve dire che un progetto del genere sarebbe a dir poco vitale pure qui da noi?
Nelle foto, scattate personalmente, si può vedere la Jacqueline Wilson and Nick Sharratt BookBench, posizionata proprio davanti alla Cattedrale di St.Paul. Per conoscere invece l’intero progetto e vedere tutte le panchine realizzate, cliccate QUI e visitate il sito web (in inglese).
CIMG4891CIMG4890