Risposte troppo facili ai problemi complessi dei territori montani: il caso “Winter & Summer Alta Valsassina”

(Articolo pubblicato in origine su “ValsassinaNews” il 26 febbraio 2025.)

[Veduta panoramica del Pian delle Betulle, sopra Casargo (Lecco) dall’attuale seggiovia.]
Risposte (troppo) facili a problemi complessi.

È di questo che la montagna soffre da molto tempo, cioè fin da quando la si è marginalizzata, ritenendola poco importante per la politica, a vantaggio delle più ricche (e elettoralmente appetibili) aree urbanizzate e industriali del paese. Alle comunità di montagna si è tolto peso politico, diritto di interlocuzione, cultura e identità così da fare spazio ai modelli economici, culturali e imprenditoriali funzionali soprattutto a soggetti esterni alla realtà montana. Ai montanari, trattati alla stregua di bambini ingenui e un po’ tonti a cui si sono promessi giocattoli bellissimi in cambio dell’ubbidienza pressoché assoluta, non è rimasto che accettare quei modelli nella speranza di ricavarci qualcosa di buono – e non ci voleva tanto per ottenerla quell’ubbidienza, vista la situazione di povertà nella quale versava la gran parte della montagna italiana fino al dopoguerra. Così il turismo di massa si è facilmente imposto come modello economico imperante per i territori montani, in origine agevolato da condizioni climatiche favorevoli e dal boom economico che dagli anni Sessanta in poi ha concesso a molti italiani la possibilità di fare vacanze prima impossibili.

Ma stiamo parlando di un mondo che non esiste più, purtroppo. Nel pieno di una crisi climatica in costante peggioramento, che sta rendendo la neve al di sotto dei 2000 metri di quota sempre più aleatoria, di una situazione economica generale complicata, a sua volta legata a molte variabili geopolitiche un tempo assenti, e di un’evoluzione dei costumi che ha reso da anni il turismo sciistico un “mercato maturo” non più in grado di crescere se non nei più grandi e attrezzati comprensori a quote elevate, continuare a proporre in molte località il modello turistico dello sci su pista, promuovendo la realizzazione di nuovi impianti, piste e opere annesse – innanzi tutto gli impianti di innevamento artificiale – non vuol dire altro che reiterare quella pessima pratica del fornire risposte facili a problematiche complesse come quelle che la realtà montana contemporanea presenta. Una pratica di nuovo funzionale a fini e interessi che poco hanno a che fare con tale realtà, biecamente alimentata da meccanismi politici fatti apposta per trasformarla in propaganda e consenso elettorale con lo sguardo fisso alle prossime votazioni, mai al di là.

[Le piste del Pian delle Betulle nel pieno di uno degli ultimi “inverni”, il 15 gennaio 2022.]
Meccanismi che ormai tutti conosciamo (a parte chi fa finta di no): a livello regionale si mettono a disposizione dei soldi pubblici per scopi di “rilancio economico, sociale e territoriale” delle zone montane; lo stanziamento di questi soldi abbisogna di proposte e progetti rapidi, altrimenti c’è il rischio di perderli; le zone montane avrebbero la necessità di vedere elaborati piani strategici territoriali generali e integrati, sviluppati sul medio-lungo termine, che tengano conto di tutte le specificità presenti nei territori e delle loro necessità concrete, così da predisporne uno sviluppo organico e equilibrato a favore dell’intera comunità residente nonché di qualsiasi altro soggetto interagente nel territorio (inclusi i turisti), ma per elaborare piani del genere ci vuole tempo, volontà, impegno, visione, responsabilità… No, troppo difficile, troppo lungo! Dunque? Risposta molto più facile e immediata: spendiamo quei soldi in impianti sciistici e/o turistici! Basta sostenere che così si “sviluppa” l’economia locale, si “rilancia” il territorio, si sostiene la comunità locale, ovviamente si aggiunge che il tutto è “sostenibile” e il gioco è fatto. Un bel copia-incolla di un modello obsoleto, già da tempo fallito in molti luoghi, appiccicato alla zona in questione come se ogni territorio montano fosse uguale agli altri e ugualmente sviluppabile, col “vantaggio” che tutto questo è facile e semplice da proporre nonché funzionale a spendere i soldi disponibili così far credere che si stia veramente operando a favore del territorio.

Un “buon” esempio al riguardo? Il progetto “Winter & Summer Alta Valsassina”, nel comune di Casargo (Lecco) per il quale si vorrebbero spendere (in base a un accordo di programma recentemente definito in ambito regionale) più di 4.220.000 Euro, la gran parte pubblici, per realizzare delle infrastrutture sciistiche a quote inferiori ai 1800 metri, dove ormai la neve appare sporadicamente e il clima non ne consente la permanenza a lungo al suolo (e dove da più di vent’anni i vecchi impianti sono stati chiusi, chissà come mai!), invece di impiegarli nell’elaborazione di un progetto territoriale organico e integrato, come prima accennato, che possa realmente sviluppare il territorio in questione sul lungo periodo e con vantaggi diffusi a tutta la comunità, nel quale certamente ci può essere il turismo ma non in forme scriteriate come quelle proposte, semmai studiato per sfruttare al meglio le peculiarità, le reali potenzialità e le unicità della zona e organicamente correlato alle altre economie presenti così da creare un volano forte che sostenga il territorio e la comunità residente nella loro interezza, a tutto vantaggio pure della qualità della frequentazione turistica.

Invece no. Troppo difficile una cosa del genere, troppo elaborata. Purtroppo la politica oggi “ragiona” per slogan, per cose semplici e immediate, ha lo sguardo che non va oltre la prossima tornata elettorale, evita di affrontare i problemi reali (non a caso si dice spesso che sia lontana dalla realtà) e fornisce risposte facili a domande prive di senso che in fondo si pone da sola, anche per evitare quelle più sensate e complesse. Il buon senso viene del tutto ignorato (quello che ad esempio sconsiglierebbe chiunque dal realizzare impianti sciistici dove sciare è già ora e sarà sempre più improbabile, per di più spendendo soldi pubblici); alla comunità locale non resta altro che fare su e giù con la testa e dire di sì, senza alcuna forma reale di interlocuzione, di dialogo e confronto, di partecipazione democratica ai processi decisionali politici. Come bambini sprovveduti che non saprebbero dire cose intelligenti o decidere da soli cosa fare, appunto.

[Il parcheggio in fondo alla ex pista da sci dell’Alpe di Paglio.]
Ma, a proposito di buon senso e di risposte altrettanto buone e valide da dare a domande importanti: gli abitanti dell’alta Valsassina sono veramente sicuri che spendere più di 4 milioni di Euro per un progetto come quello presentato sia proprio il modo migliore per il territorio di impiegare tutti quei soldi? Sono sicuri che così si valorizzerà veramente il loro territorio? Che si rilancerà la sua economia e la vitalità sociale? Che le specificità e le unicità delle loro montagne verranno valorizzate come meritano? Secondo loro, è di seggiovie, impianti di innevamento artificiale e altre attrazioni turistiche ciò di cui il territorio locale ha innanzi tutto bisogno? O ci sarebbero altre priorità, altri bisogni, altre necessità da soddisfare perché più correlate alla quotidianità della comunità residente per le quali spendere al meglio quella grossa cifra di denaro in gran parte pubblico?

Inoltre: se i report climatici che prevedono nevicate in diminuzione e temperature in aumento nei prossimi anni dovessero aver ragione come finora l’hanno avuta e gli investimenti di “Winter & Summer Alta Valsassina” dovessero risultare insostenibili non solo ambientalmente ma soprattutto economicamente, oppure perché i prezzi di mercato imporranno spese di gestione più alte di quanto prevedibile, chi ripagherà i debiti conseguenti? Ancora il pubblico, dunque comunque i residenti della zona insieme a tutti gli altri contribuenti? Perché, come vengono presentati progetti dettagliati (apparentemente) su tali opere turistiche, non vengono mai presentati piani di gestione economica altrettanto dettagliati sul medio-lungo termine per le stesse?

[Una vecchia cartolina che mostra i condomini ormai vuoti che “adornano” l’Alta Valsassina tra Margno e Casargo, e che con il progetto in questione si vorrebbero riempire nuovamente di villeggianti investendo sullo sci come si fosse negli anni Settanta del Novecento.]
Infine: veramente gli abitanti dell’alta Valsassina pensano e credono che le loro montagne diventeranno più belle, attrattive e vitali grazie alle opere previste e ai soldi spesi per esse? E che saranno un buon posto da vivere per i loro figli e i loro nipoti, che ci saranno buone prospettive per essi nel futuro prossimo?

Ovviamente, ognuno è libero di rispondere come meglio crede ma a una condizione ineludibile: che qualsiasi risposta sia responsabile, assennata, basata su motivazioni valide e sul buon senso. Al diritto di pensare liberamente e formulare un proprio giudizio – su questa e su ogni altra questione – deve corrispondere il dovere civico e di responsabilità verso il proprio territorio e la comunità della quale si è parte. Anche per questo vivere in montagna rappresenta un privilegio del quale gli abitanti delle città non possono godere. Un privilegio che bisogna manifestare e preservare, non sprecare e gettare al vento troppo facilmente, troppo superficialmente.

5 pensieri riguardo “Risposte troppo facili ai problemi complessi dei territori montani: il caso “Winter & Summer Alta Valsassina””

  1. Buonasera Luca,

    purtroppo anche le amministrazioni locali, sindaci in testa, sono favorevoli a queste scellerate iniziative, che si basano su modelli di sviluppo dell’offerta turistica vecchie di decenni: disboscamenti, livellamenti, asfaltature, cementificazioni, chi più ne ha più ne metta! Visto che fino a prova contraria siamo ancora in democrazia, i sindaci sono stati eletti dai residenti che, di conseguenza, saranno d’accordo con questi progetti.

    Anche il consigliere regionale Mauro Piazza, promotore del “rilancio del territorio”, alle ultime elezioni ha ricevuto quasi seimila preferenze ed è un lecchese doc.

    La battaglia contro i mulini a vento diventa sempre più difficile e la pesante eredità, sia ambientale che economica, di questi scempi ricadrà anche su coloro che si sono dimostrati contrari.

    Grazie per l’attenzione e buona serata, per quanto possibile…

    Simone

    1. Buonasera Simone,
      innanzi tutto diamoci definitivamente del “tu”, che sennò sembriamo due funzionari ministeriali!
      Le tue osservazioni sono ineccepibili, sicuramente, ma lo sono anche per due evidenze oggettive: la prima, che la politica, sia a livello nazionale che a livello locale (per certi versi a questo livello anche di più), opera con l’orizzonte temporale fissato alla prossima tornata elettorale, soprattutto per ragioni di propaganda, e dunque opta ormai costantemente per tali progetti facili, semplici(stici), che consentono loro di spendere rapidamente i soldi messi a disposizione e non perderli, e successivamente di potersi vantare a fini elettorali per quanto è stato realizzato: il fine ultimo è spendere soldi e sostenere così di “aiutare” il territorio, non di spenderli bene e in base a una reale e strutturata logica di sviluppo, La seconda evidenza, è che le comunità di montagna, marginalizzate da decenni e impoverite socialmente, economicamente, culturalmente nonché concretamente, ovvero dai servizi di base necessari – scuole, sanità, trasporti pubblici, eccetera – ad una vita realmente dignitosa, si ritrovano ostaggio delle decisioni della politica senza avere possibilità di interlocuzione e senza avere altra scelta che accettare i progetti imposti sperando di ricavarci qualche beneficio ma solo perché, come dice il proverbio, la speranza è l’ultima a morire. Infatti, di questo passo, prima moriranno le montagne e le loro comunità, purtroppo.
      Grazie ancora Simone, e buona serata!

  2. Buongiorno, l’articolo critica (probabilmente a ragione) una risposta troppo facile a problemi complessi, ma non leggo la risposta alternativa per l’utilizzo dei fondi.

    Sarebbe interessante se potesse condividere suo pensiero in merito.

    Saluti

    1. Buongiorno Antonio,
      grazie per avermi sollecitato un mio approfondimento sul tema in questione: siccome ritengo sia importante farlo – non perché possa essere così interessante il mio pensiero am in senso generale rispetto al tema e alla sua centralità riguardo la realtà delle nostre montagne – risponderò con un articolo apposito domani, venerdì 07/03.
      Grazie ancora!

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