
Ferdinand Hodler, Le Grand Muveran, olio su tela, 1915 (clic).
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La grande diga che “cambiò” il paesaggio… perché non venne costruita
(Questo articolo è stato pubblicato in origine su “L’AltraMontagna” il 17/09/2024.)

Oggi, in tempi di cambiamento climatico e transizione energetica verso forme più sostenibili che consentano lo svincolo dai combustibili fossili, si è tornati a discutere su alcuni progetti idroelettrici: il caso italiano probabilmente più eclatante è quello del Vanoi, tra Trentino e Veneto, per il quale è palese la differenza di vedute sul tema da una parte della politica locale, gli esperti e la società civile, quest’ultima preoccupata per un possibile ulteriore stravolgimento di un territorio montano, del paesaggio locale e del suo ecosistema a fronte di vantaggi materiali insufficienti.
In passato sono stati diversi i casi di progetti di edificazione di nuove grandi dighe, a volte già avviati, che avrebbero inciso profondamente sulla geografia dei territori coinvolti, infine sospesi e cancellati dopo mobilitazioni di varia natura. Ma ci fu un caso particolare forse più di ogni altro per il quale una nuova grande diga contribuì a cambiare il paesaggio… proprio perché non venne realizzata.
È quello che coinvolse l’Altopiano della Greina, posto a oltre 2200 m di quota in Svizzera tra il Canton Ticino e i Grigioni (ma a solo due ore d’auto o poco più da Milano), un rarissimo esempio di tundra alpina dal paesaggio i cui biotopi assolutamente particolari riportano alla mente immagini di terre nordeuropee e rappresentano una delle zone più intatte e meno contaminate di tutte le Alpi.



P.S.: della Greina e di altre storie simili, e similmente emblematiche, ho ovviamente scritto in questo libro:
Montagne di arte
Giovanni Giacometti, L’Hotel Maloja Palace, olio su tela, 1899.
(Per conoscere la storia di quello che fu uno dei più grandi e lussuosi hotel delle Alpi, cliccate qui.)
Un supercomputer chiamato “Alpi”
Qualche giorno fa in Svizzera, presso il Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS) di Lugano, è stato inaugurato uno dei supercomputer più potenti del mondo. Grazie alle sue capacità di calcolo agevolerà le ricerche in molteplici campi scientifici, dalla climatologia alla medicina, dalla meteorologia allo studio della Terra e dell’Universo, consentendo ai ricercatori di progredire molto più rapidamente nel proprio lavoro.
Il supercomputer è stato chiamato Alps, “Alpi”. Una grande mappa stilizzata della catena alpina adorna gli armadi del sistema (insieme a immagini di vette innevate) e ne forma il logo.
Al di là di quanto sia affascinante la notizia dal punto di vista scientifico, nel leggerla mi è venuto un po’ da sorridere. Voglio dire: un supercomputer, uno strumento che più di altri è frutto dell’intelligenza umana e meglio di altri la supporta nella sua evoluzione scientifica è stato chiamato “Alpi”, e intanto le Alpi, intese come catena alpina, sono spesso in balia di amministratori pubblici e decisori politici che nel gestire i territori alpini di intelligenza ne dimostrano veramente poca, e di scienza ancora meno, facendo per molti versi regredire, le montagne, invece di progredire.
Un paradosso piuttosto bizzarro, vero?
(Le immagini qui presenti sono tratte dal sito web del CSCS. Per la cronaca, anche gli altri supercomputer presenti nel Centro svizzero hanno nomi di montagne delle Alpi.)
C’è una grande piramide nel mezzo delle Alpi svizzere!
(Questo post fa parte della serie “Cartoline dalle montagne“; le altre le trovate qui.)

Spiego meglio.
Quando dobbiamo disegnare una montagna, per convenzione logica e inevitabile tracciamo una sagoma triangolare, quella che meglio riproduce il profilo di essa. In effetti la forma delle montagne per certi aspetti ricorda spesso una piramide, anche se la gran varietà di profili e morfologie rende altrettanto variegate le conformazioni montane. Ma se ci fosse una graduatoria attraverso la quale stabilire quale montagna del pianeta s’avvicina alla perfezione geometrica d’una piramide propriamente detta, il Niesen ha molte possibilità di risultare vincitrice!
Il Niesen è una vetta delle Prealpi Bernesi, in Svizzera, alta 2362 metri e sovrastante le rive meridionali del Lago di Thun, celebre a livello internazionale proprio per la sua forma piramidale pressoché perfetta, in particolar modo se osservata dai paesi posti sulla riva opposta del lago. Da qui la regolarità del suo profilo è straordinaria, al punto da aver affascinato grandi artisti come Ferdinand Hodler o Paul Klee che la raffigurarono nelle loro opere così come, di sicuro, affascina chiunque se la trovi di fronte, magari nel momento in cui il Niesen nasconde dietro di sé il Sole la cui luce in tal modo esalta ancora di più la perfezione dei profili.



Tuttavia credo proprio che la gran parte dei visitatori del Niesen preferiranno arrivare sulla vetta con maggior calma, a piedi lungo i sentieri che la raggiungono o comodamente seduti nei veicoli della funicolare oppure, viceversa, ammirandone la perfetta piramide dalle attraenti rive del Lago di Thun. A ben vedere il Niesen, come visto, è una di quelle montagne che per certi versi è più affascinante “conquistare” ammirandola dal basso invece di salire fin sulla vetta!



