Il problema dei talk show televisivi

Il problema fondamentale di certi talk show televisivi (che non guardo dacché non guardo la TV in genere e di ciò sono assai orgoglioso, ma dei quali mi giungono inevitabilmente gli echi dal web) non è che spesso ci vanno personaggi che poi in onda proferiscono stupidaggini clamorose – perché false, intollerabili o irrazionali – ma è che questi personaggi ci vengono invitati perché ci si aspetta da loro che in onda proferiscano stupidaggini. Così, tali personaggi che vengono invitati nei suddetti talk show televisivi ci vanno ben sapendo che ci si aspetta da loro qualche clamorosa sparata e che se viceversa non ne proferissero facilmente non verrebbero più invitati, quindi vi si adeguano inesorabilmente: per tutto ciò, al pubblico di questi talk show televisivi è stata ormai instillata l’aspettativa di poter ascoltare qualche clamorosa sparata da certi personaggi invitati all’uopo che se al contrario non ascoltassero farebbe perdere loro buona parte dell’interesse verso siffatti talk show.

Insomma, per riassumere in breve il concetto: il problema fondamentale di certi talk show televisivi è certi talk show televisivi. Ecco.

N.B.: è un problema risaputo, lo so, non sto scoprendo un bel nulla – a parte la costante e vieppiù sconcertante trascuratezza riguardo tale problema da parte di molti, del pubblico in primis.

Equivoci (divertissement à la Ferragnéz)

Scena: un ufficio pubblico qualsiasi.
Protagonisti: un ordinario funzionario pubblico, una nota influencer da poco maritata.

Funzionario: «Buongiorno, sig.ra…?»
Chiara: «Chiara. Mi chiamo Chiara.»
F.: «Ok, Chiara. È coniugata?»
C.: «Sì, da poco.»
F.: «Allora mi dia anche il cognome completo da coniugata.»
C.: «Ferragni Lucia.»
F.: «No, mi basta solo il cognome.»
C.: «Eh, gliel’ho detto.»
F.: «Ma lei non fa Chiara, di nome?»
C.: «Sì, certo, l’ho detto prima.»
F.: «Ah… ho capito. Lucia è il secondo nome.»
C.: «No no, io non ho un secondo nome.»
F.: «Ma come, se mi ha appena detto che si chiama Chiara Lucia?!»
C.: «Sì, da coniugata. Me l’ha chiesto lei!»
F.: «Ah… cioè, aveva un nome da nubile e ora ne ha uno da coniugata?»
C.: «Niente affatto, mi chiamo sempre Chiara!»
F.: «Insomma, signora Chiara, o Lucia, o tutt’e due… mi sta prendendo in giro?»
C.: «Assolutamente no. Io mi chiamo Ferragni Lucia Chiara.»
F.: «Ferragni Lu… ah, dunque è Lucia il suo primo nome, e Chiara il secondo!»
C.: «No! Le ripeto che io non ho un secondo nome!»
F.: «E allora chi diavolo è questa Lucia?»
C.: «Lucia è mio marito!»
F.: «Uuh?!? “Marito” una donn…?! Aaaaah, forse ho capito… eh, ‘ste unioni moderne a volte creano una bella confusione, sa? Niente al contrario, ci mancherebbe, ma…»
C.: «…»

(The end. O forse no.)