Parole di guerra – o guerra di parole

Il Post – per inciso, a mio parere uno di quegli organi d’informazione di qualità i quali, complessivamente, in Italia si possono contare sulle dita di una mano, si veda il mio articolo precedente (e si veda non solo per tale questione) – stamattina sulla propria pagina facebook ha dedicato un post (gioco di parole inevitabile!) all’uso di certe parole da parte di altri media d’informazione, in relazione alla situazione politica in essere tra Spagna e Catalogna:

Ci risiamo, insomma. Ovvero si torna esattamente a quanto già scrivevo tempo fa in tema, in questo articolo: l’uso di parole dal senso e dal valore pesantissimi tanto quanto sostanzialmente travisati o incompresi, con la più ingiustificata e sconcertante leggerezza. Oltre che la totale devianza imposta al valore e all’importanza del linguaggio, verbale tanto quanto scritto, e ai suoi fondamentali fini di comunicazione e relazione sociale, civica, politica (nel senso nobile del termine, pressoché estinto nell’omonimo ambito istituzionale).

È un altro grave segno del degrado culturale nel quale sta sprofondando la nostra società, spinta in tale baratro da vigorose spinte ormai quotidiane arrecate, il più delle volte, da quei soggetti che invece dovrebbero preservarla dallo stesso pericolo.
Così almeno la penso, io.

L’inforNazione contemporanea (by Cecigian)

Standing ovation per Gian Lorenzo Ingrami, in arte Cecigian, vignettista di notevole arguzia e riconosciuta fama, che nella vignetta qui sopra riprodotta riesce a spiegare lo stato dell’arte dell’informazione contemporanea come parole e parole in gran quantità non potrebbero fare meglio.

Perché è così: oggi, per la stragrande maggioranza degli organi d’informazione (in Italia, a mio modo di vedere, per quelli da salvare bastano le dita di una mano), non conta più alimentare la mente ma la pancia. Narrare le realtà del mondo è ormai come sfornare a gogò alimenti da fast food: la genuinità (dell’informazione) non esiste più, le capacità nutritive (culturali) men che meno; c’è solo il gusto, artificialmente creato, che dura il mero tempo della “deglutizione” e che pur in così poco tempo riesce a rovinare il metabolismo (intellettuale). La pancia è contenta, la mente deperisce.

Inutile dire, poi, dove rapidamente finirà ciò che è stato così superficialmente ingoiato, palesando la propria reale natura, vero?

Cliccate sull’immagine per visitare il blog di Cecigian; questa, invece, è la sua pagina facebook.

Il complotto del complotto


Comincio seriamente a pensare che dietro tutta questa proliferazione di complottisti ovvero sostenitori del “complotto” in senso assoluto, non possa che esserci un complotto.
Dunque, credo che prima o poi tali complottisti complotteranno su sé stessi e in tal modo, non essendoci in verità alcun autentico complotto da essi sostenuto, quando ciò avverrà spariranno di colpo, un po’ come materia e antimateria.
Ecco.

P.S.: cliccate sull’immagine per ingrandirla e scoprire inequivocabilmente che la “teoria del complotto” è tutta un complotto, e che dunque i “complotti” esistono. Eccome se esistono!

Un popolo di sensazionalisti da gara

fullQuelli che, con un leggero raffreddore, «Non mi reggo in piedi!», o quelli che, con qualche centimetro di neve sul terreno, «Non si vedeva una nevicata così da anni!» o ancora quegli altri che, per un quarto d’ora d’attesa, «Un delirio, c’ho perso più di mezza giornata!» per non dire di quelli che, davanti al proprio SUV nuovo fiammante, «Non si può più andare avanti così!» – ma, a ben vedere, pure di quelli che, nonostante la realtà dei fatti e i dati oggettivi, «Ci stanno invadendo!» – eccetera, eccetera, eccetera.

Insomma: sarà l’analfabetismo funzionale dilagante o la dissonanza cognitiva pandemica, sarà quello che offrono la TV e i media (e come lo offrono) o l’abuso (beh, altrettanto dilagante, pare) di sostanze psicotrope, fatto sta che ho la netta impressione che le persone normalisiano pure (e sempre più) terribilmente affette dal morbo del sensazionalismo gigantista, con frequenti devianze pseudo-catastrofiste. Nemmeno stessero competendo in una tiratissima gara a chi gonfi e drammatizzi più di chiunque altro la quotidiana e ovvia normalità! Tutto ciò, col drammatico risultato che fatti insignificanti, quando non totalmente campati per aria, vengono trasformati in eventi storici, e fatti fondamentali con relative preziose verità si sminuiscono al livello di inezie astratte e fastidiose come i moscerini d’estate. Ecco.

Gli stupidi non esistono!

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A mio parere, di principio non esistono persone stupide – sostanzialmente non possono esistere. Esistono semmai persone che ignorano o dimenticano di essere intelligenti – a volte non lo fanno per loro colpa, ma per colpa altrui – e ancor più non si rendono conto che, con quanto poco utilizziamo le nostre facoltà cerebrali, basterebbe veramente niente per esserlo (c’è pure una roba che fa miracoli in tal senso: si chiama cultura). Quasi sempre basta meno – anche in termini di sforzo necessario – di quanto occorra per mostrarsi stupidi.