Un’iniziativa solo all’apparenza pittoresca e in verità importantissima, con la quale il maestro elementare colombiano Luis Soriano porta i libri a dorso di asino (burro in lingua ispanica) e diffonde la passione per la lettura tra i bambini delle comunità rurali della regione di Magdalena, una delle più povere della nazione sudamericana.
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Un “corto” racconto per voce e immagini, ovvero un grande film: “Pensieri nel vento”, di Ermanno Salvaterra
Ammetto di aver sempre preferito la lettura dei libri alla visione cinematografica, pur essendo del buon (e ribadisco: buon) cinema un ammiratore assoluto. Ma quando mi viene chiesto di citare un titolo di opera filmica particolarmente gradito, tra quelli che mi balzano in mente c’è sempre Pensieri nel vento, dell’alpinista trentino Ermanno Salvaterra. Il che lascia regolarmente un po’ sgomento chi mi ha posto quella domanda, anche quando preciso di cosa si tratta così tentando di dipanare il dubbio dei più verso un titolo certamente non celebrato come un grande “classico” ovvero sostanzialmente sconosciuto. E ciò a torto, mi permetto di dire, “imponendomi” di dedicarvi questo breve articolo che possa anche sostenere e motivare la mia preferenza.
Pensieri nel vento è un film d’alpinismo, un cortometraggio da meno di venti minuti di durata, certamente sotto molti aspetti “artigianale”, semplice, essenziale, nulla a che vedere, insomma, con megaproduzioni simil-hollywoodiane o altro del genere – comunque vinse il Premio Genziana d’oro del Club Alpino Italiano al Trento Filmfestival del 2002, una delle più importanti rassegne internazionali dedicate al cinema di montagna e d’avventura.
Sia quel che sia, Pensieri nel vento è a mio parere tremendamente sublime, capace di concentrare in quella sua semplicità tecnica e tematica una potenza espressiva e un effettivo senso artistico incredibili. E’ un piccolo gioiello cinematografico dalla fortissima valenza letteraria, pure, per l’armonia che si genera tra voce narrante (come per un breve audiolibro, in pratica) e immagini nonché per la grande carica poetica che in ciò vi si può riscontrare. Un’opera che trascende i propri confini “naturali” meramente alpinistici tanto da poter affascinare pure chi le montagne non le ha mai nemmeno viste in lontananza, e che io citerò sempre, ogni volta che mi chiederanno la domanda sopra riportata, insieme ai titoli classici (sarò forse blasfemo, ma tant’è) di mostri sacri quali Herzog, Lynch, von Trier, Kitano e così via. Già.
Buona visione.
Daniele Dell’Orco, “Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini”
Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori ma pure a volte – troppe volte, dobbiamo ammettercelo – di banderuole, baciapile, voltagabbana e ipocrita compagnia cantante… Vien troppo facile citare a sostegno di ciò la realtà politica attuale (e non solo) quando invece proprio al politico, per il compito istituzionale che deve svolgere ma, ancor più e più semplicemente, per dover amministrare la res pubblica, sarebbe necessario richiedere la massima coerenza possibile a quegli ideali che ogni buona e urbana società dovrebbe avere alla base per prosperare al meglio – e, sia chiaro, si tratta quasi sempre di ideali universali, slegati da qualsivoglia colore politico come lo è e lo dovrebbe sempre essere il bene comune di qualsiasi comunità sociale determinata, nazionale o meno.
Ecco: raro esempio di coerenza ai propri ideali fu quello di Nicola Bombacci, passato alle cronache storiche come gran traditore ma invero, analizzando la sua parabola di vita – umana e politica oltre che intellettuale – veramente sinonimo di attaccamento alle proprie convinzioni ad ogni costo, anche al più caro, controverso e infamante. La analizza, tale parabola, Daniele Dell’Orco in Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini (Historica, 2013), un saggio tanto agile quanto intenso che tratteggia bene l’unicità del rivoluzionario (come egli sempre si definì) romagnolo, efficacemente espressa nel titolo del volume che a chi non conosca il personaggio sembrerà del tutto antitetica…
Leggete la recensione completa di Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!
Lucerna, la vostra prossima “meta” – e vi ci accompagnerò io!
Siete mai stati a Lucerna?
Sì, Luzern, la città nel cuore della Svizzera…
Se no, vi ci porterò io, molto presto… E se invece siete già stati, beh, tornateci con me: vi assicurò che ve la farò (ri)scoprire in un modo assolutamente intenso, profondo e originale…
Presto, appunto: seguite il blog, e prossimamente ne saprete di più!
La “questione Masterpiece” parte 2a: ma c’è poi tutto questo bisogno di nuovi scrittori? O ci sarebbe ben più bisogno di…
…Nuovi lettori?
Il precedente articolo pubblicato sulla “questione Masterpiece” (se avete un attimo di tempo per leggerlo, capirete meglio certe cose che esprimerò di seguito), il prossimo talent show della RAI dedicato agli aspiranti scrittori, lo chiudevo con questa domanda: ma c’è poi tutto questo bisogno di trovare un nuovo scrittore se qui sempre meno gente legge libri? Ecco, nel rapido incipit di questo secondo articolo sul tema c’è già tutto il senso della questione e non ci sarebbe granché da aggiungere, se non fosse che la citata rapidità argomentativa non appare per nulla proporzionale alla soluzione della questione stessa.
Già, perché nonostante il sempre più asfittico mercato editoriale italiano, le cui statistiche periodiche su vendite e lettura sono quasi più deprimenti d’una seduta del Parlamento italiano e nel quale ultimamente persino i protagonisti dalle (credute) spalle grosse cominciano a crollare a terra, sui media e sul web è tutto un gran florilegio di “DIVENTA ANCHE TU SCRITTORE!”, “PUBBLICA IL TUO ROMANZO SUBITO!” e cose del genere, ovvero di iniziative varie e assortite dedicate agli aspiranti scrittori nostrani con
la promessa, più o meno velata e/o strombazzata, di vedere il proprio manoscritto non solo pubblicato da questo e quell’altro editore, ma pure la porta d’accesso alla scala del sicuro successo bell’e spalancata (vedi un esempio lampante – e casuale, sia chiaro – qui a lato). Così, tra consigli di scrittori già celebri, vademecum per trasformare il proprio romanzo in un best seller, offerte di consulenza e di aiuto pratico per stamparlo e promuoverlo – in aggiunta agli immancabili concorsi letterari ai quali ora si aggiunge pure il suddetto Masterpiece, e di contro tralasciando quella sorta di enorme pentolone anarchico del self publishing, cartaceo e digitale – pare proprio che tutti gli aspiranti scrittori d’Italia potranno trovare in un modo o nell’altro la possibilità di pubblicare il proprio testo, e così di fregiarsi di quel titolo – “scrittore”, appunto – che a quanto sembra dalle nostre parti è più ambito di quello di Presidente della Repubblica… Già, perché pare proprio che di aspiranti scrittori l’Italia sia veramente piena: una cosa di principio positiva, sia chiaro – mille volte meglio un popolo di letterati piuttosto che, ad esempio, di sbraitanti e rozzi tifosi pallonari, opinione personale – tuttavia è pressoché inevitabile chiedersi se effettivamente ci sia tutto questo bisogno di nuovi scrittori, in un paese nel quale – lo accennavo poco fa – battute che solo pochi anni fa si scambiavano ridendo tra addetti ai lavori, del genere “tra un po’ ci saranno più scrittori che lettori” oppure “finiremo per comprarci i libri tra di noi!”, sono ormai quasi diventate realtà di fatto, e tutto fuorché divertenti!
La letteratura, si sa, è l’arte espressiva più immediata e di facile realizzazione, ma è inutile dire che non basta saper scrivere bene per comporre una storia di buon valore letterario; non parliamo poi del talento, cosa assai rara, e ancor meno parliamo della preparazione che ogni aspirante scrittore dovrebbe acquisire e fare propria in maniera profonda prima di cominciare a scrivere con fini editoriali: fa parecchio specie il constatare (frequente) che tanti prolifici “scrittori” (o aspiranti tali) sono spesso mediocri lettori, soprattutto di quella letteratura “classica” (aggettivo che fa rabbrividire molti) che rappresenta la base indispensabile per voler costruire un qualche apprezzabile “castello” letterario. Eccolo, il punto della questione, la lettura: non sarebbe finalmente il caso, prima di produrre nuovi scrittori, fare qualcosa per produrre (e su scala industriale) nuovi lettori? Aspiranti lettori: di questo ci sarebbe realmente bisogno, in Italia! Che poi, a ben vedere, di talentuosi scrittori ce ne sono già tanti in circolazione: basta girare per le rassegne letterarie dedicate alla piccola e media editoria e notare, lì ben più che nei cataloghi delle nuove uscite dei grandi editori, quanta ottima produzione letteraria vi sia ovvero come l’editoria indipendente faccia effettivamente ancora una preziosa opera di talent scouting, i cui benefici effetti vanno però puntualmente a sbattere contro il muro di gomma dell’oligarchia editoriale nostrana, dei suoi indispensabili dividendi azionari e del processo di trasformazione del libro da opera culturale in oggetto di consumo, in bene da scaffale di ipermercato, a meri fini di cassa e a totale scapito della autentico valore letterario (inutile fare nomi, titoli, sfumature o che altro: capirete bene a chi mi sto riferendo…)
Perché, accidenti, non si mette lo stesso “spettacolare” e mediatico impegno nel creare lettori, piuttosto che nuovi scrittori? Perché non mettere in atto una buona volta un reale e fondamentale investimento culturale ed economico promuovendo in maniera intensa e martellante la lettura? Forse perché veramente chi ci comanda teme che leggere libri sviluppi troppo l’intelligenza, quando invece il popolo più è ignorante più è facilmente comandabile? Può essere, senza dubbio, vista la realtà dei fatti… Eppure, basterebbe che anche solo una parte degli italiani che non leggono nemmeno un libro all’anno – e, lo sapete, sono circa i 2/3 del totale – ne leggesse almeno uno, possibilmente di buona qualità, che il mercato editoriale nostrano tornerebbe a respirare a pieni polmoni, e probabilmente ci sarebbe pure posto per tutta quella messe di aspiranti scrittori coi cassetti di casa ricolmi di manoscritti magari in qualche caso pure di ottimo livello, che invece ora non sono altro che un’ennesima zavorra utile solo ad accelerare l’inesorabile affondamento della nave editoriale italiana – già bell’e piena di falle, peraltro!
Lo ribadisco: i bravi scrittori in Italia non mancano, i lettori invece sì, e in modo sempre più drammatico; ovvero, manca la volontà – da parte di un po’ tutto il sistema o “filiera”, se preferite – di cambiare il punto di vista sulla questione editoriale e la relativa strategia, che poi presuppone un indispensabile cambio di visione culturale generale, senza dubbio. Ma l’importante è cominciare, e ancor prima è capire – l’ho già scritto in altre occasione e tengo molto a sostenerlo nuovamente – che il mercato editoriale non è un mercato industriale/finanziario qualsiasi, con un produttore di beni “attivo” e un mercato di consumatori “passivo”: no, è assolutamente un circolo virtuoso nel quale ogni elemento ha pari importanza e contribuisce al “bene” comune. Possiamo pure diventare tutti quanti Wilde o Hemingway o Kafka, ma se nessuno compra più libri saremo come impeccabili sciatori su una spiaggia ad Agosto: inutili e fuori luogo. Occorre un fronte comune e unitario a favore innanzi tutto della lettura, occorre far capire a chiunque quanto il leggere libri sia un’attività meravigliosa – e farlo senza “guerre religiose” contro TV, web o che altro, occorre (ri)creare un senso letterario diffuso grazie al quale le case editrici comprendano quanto il pubblicare libri privi di valore per meri fini di guadagno rappresenti una palese zappata sui propri piedi (ormai è lapalissiana, ‘sta cosa: a fronte di tanti strombazzati best sellers, quanto è aumentata la vendita di libri? Zero, anzi, è calata appunto!) mentre la letteratura di qualità è sempre stata e sarà sempre un investimento proficuo sotto ogni aspetto. E scommettiamo che, se ciò accadrà, non ci sarà nemmeno bisogno di un talent show televisivo per trovare qualche nuovo grande e preparato scrittore? Da un campo ben coltivato non potranno che nascere bellissimi fiori, in un’arida steppa non cresceranno che arbusti rachitici…