Abitare i luoghi nell’era dell’overtourism: a Lecco, mercoledì 14/01

Mercoledì 14 gennaio sarò a Lecco e avrò il gran privilegio di chiacchierare con Sarah Gainsforth, scrittrice e ricercatrice indipendente tra le più illuminanti sui temi riguardanti le trasformazioni urbane, l’abitare, le disuguaglianze sociali, la gentrificazione e il turismo, in un incontro organizzato da AmbientalMente Lecco dal titolo “Overtourism? Cittadini e turisti, un equilibrio da cercare”.

Da una parte Lecco, città distesa sull’omonimo ramo del Lago di Como ma dall’anima soprattutto montana, per ciò dotata di un paesaggio di grande iconicità, desidera essere attrattiva per le famiglie, per accrescere la comunità stabile dei cittadini e preservare la propria vitalità urbana. Dall’altra è orgogliosa di attirare visitatori dall’Italia e dall’estero e cerca di costruirsi un’identità turistica internazionale che fino a oggi non ha mai avuto e nemmeno cercato.

Come si favorisce – se si può favorire – una convivenza davvero sostenibile? Il turismo può diventare un volano economico realmente benefico per la città, oppure c’è il rischio che, come accaduto altrove, anche a Lecco la comunità residente ne subisca conseguenze viepiù deleterie?

Sarah Gainsforth porterà le sue notevoli competenze al riguardo mentre io le contestualizzerò alla peculiare realtà lecchese: insieme cercheremo di proporre due sguardi differenti e complementari su un tema che interessa sempre di più la città di Lecco e il territorio circostante, per le politiche abitative e il turismo che il territorio locale vuole davvero intercettare. Un tema, peraltro, di interesse sempre più generale e condiviso da molte altre località assimilabili, le cui problematiche necessitano di soluzioni concrete ormai inderogabili.

Dunque, siete tutti invitati all’incontro e mi auguro che potrete e vorrete partecipare. Sono certo che sarà estremamente interessante e stimolante.

P.S.: ringrazio di cuore AmbientalMente Lecco per avermi concesso il privileggio di partecipare all’incontro.

Una «unconventional fanzine» per camminare “Altrove” sulle montagne

Altrove” è la Unconventional Fanzine di Filippo Macchi, amico fotografico di pregio, autore visivo e camminatore di montagna. Il numero 1 è uscito a fine novembre e mi è arrivato a casa durante le festività natalizie: raccoglie un anno di fotografie scelte, annotazioni, frammenti di vita sparsi in cartelle digitali, quaderni, appunti vari, che nella fanzine diventano un oggetto concreto, che non si perde nel flusso delle immagini digitali ma resta, ti aspetta, invita a rallentare.

Sfogliarla, dice Filippo, «significa camminare insieme attraverso dodici tappe: fotografie e parole inedite, scelte non per costruire un archivio ma per restituire il ritmo del vivere e del cercare. È un diario intimo, artigianale, nato per essere condiviso. Non un libro patinato, né un prodotto editoriale tradizionale: una fanzine, appunto, un frammento di tempo da tenere tra le mani.»

Peraltro a me piace molto che Filippo abbia scelto di utilizzare il termine fanzine, il quale mi riporta a tempi nei quali il web non esisteva e i “content creator” erano quelli che realizzavano e diffondevano – in modi a volte tanto artigianali quanto spesso parecchio creativi – riviste amatoriali che nel loro essere autoprodotte manifestavano una libertà di espressione e pure di genialità mirabili, che oggi il web consente nella forma ma non in maniera scontata nella sostanza.

Tutto ciò con almeno una differenza fondamentale: “Altrove” non sarà un libro patinato ma la gran qualità di contenuti e di stampa, unita alla tiratura limitata a 150 copie (io ho la numero 15, quella nell’immagine in testa al post) la rende qualcosa di molto simile a un libro d’arte, di poche pagine ma di grande fascino.

“Altrove” la potete acquistare dal sito di Filippo Macchi, qui. Chiunque subisca il fascino profondo della montagna e ami dialogare con i suoi Genius Loci, la apprezzerà sicuramente.

Cari amici animali è Capodanno, purtroppo!

Cari amici animali, domestici e selvatici,

tra qualche ora, quando ormai sarà notte, molto probabilmente sentirete dei gran botti, come delle esplosioni o dei colpi di armi da fuoco, a volte così potenti da rimbombare tra le tane degli umani o su per le valli e le conche montane. Vi spaventeranno, spero non eccessivamente da crearvi panico e/o problemi di salute. Cercate il più possibile di resistere, di mettervi al riparo dal gran rumore o dallo spostamento d’aria; non durerà molto, anche se durerà comunque troppo.

Salvo casi alquanto rari, quei botti sono l’ennesima, palese dimostrazione che il titolo di “Sapiens” che gli umani si sono dati è del tutto ingiustificato, almeno in tale circostanza. Ancor più perché non si tratta sempre di ragazzetti immaturi e incapaci di capire ciò che fanno, di frequente invece si tratta di adulti formalmente dotati di senno, cogitanti e senzienti. Ma non è così, purtroppo – ne sanno qualcosa gli operatori dei pronto soccorso, d’altro canto.

Sperando, forse ingenuamente e vanamente ma necessariamente, che ogni fine anno sia l’ultima nella quale constatare le suddette manifestazioni esplosive degli umani e l’immotivatezza di quel “Sapiens” autoconferito, ecco un buon vademecum da seguire per farvi proteggere dagli umani più assennati:

E, nonostante certi umani, buon anno nuovo anche a tutti voi!

P.S.: cliccate anche sull’immagine in testa al post, troverete altre cose interessanti e utili sul tema.

Quando l’uomo sa(peva) dialogare con il territorio

L’immagine che vedete qui sopra, tratta da una vecchia pubblicazione del Touring Club Italiano (degli anni Sessanta del Novecento, probabilmente) mostra l’abitato di Dosoledo, una frazione del comune di Comelico Superiore, in provincia di Belluno. Come rimarca l’amico Angelo Borroni, che me l’ha inviata a seguito di una mia disquisizione sul paesaggio montano antropizzato, è un’immagine meravigliosa per come mostri le funzioni urbane dell’abitato perfettamente allineate alla morfologia del territorio e in armonia con il paesaggio alla cui elaborazione equilibrata contribuiscono: la linea dei fienili, il villaggio abitativo, i prati e le strutture di supporto alle attività rurali, la fascia boschiva a proteggere le case. Un’immagine che rappresenta una emblematica lezione di paesaggio antropizzato che Angelo, ex docente della Statale di Milano, ha mostrato per decenni ai propri studenti, e che racconta di un rapporto equilibrato e consapevole degli abitanti del posto con le proprie montagne, pur al netto delle criticità quotidiane che certamente la vita lassù comportava.

L’ordine urbanistico di Dosoledo manifesta il dialogo attivo tra il territorio e i suoi abitanti, la capacità di lettura delle sue morfologie, la comprensione – consapevole o innata – della geografia locale, la percezione che un territorio ordinato nel quale ogni elemento antropico deve trovare un legame non solo funzionale con quelli naturali e ambientali è la base per uno sviluppo equilibrato del territorio stesso e per la migliore abitabilità e vivibilità possibile, oltre che per la sua tutela non tanto in senso ambientale quanto più realmente ecologico, di ecosistema del quale si è parte ineludibile e quindi alla cui buona salute generale bisogna concorrere.

Ogni volta in cui invece il dialogo tra territorio e abitanti si è rotto, o è stato interrotto da elementi esterni alla dimensione locale al fine di imporvi meri soliloqui per i quali la voce dei luoghi e dei territori locali dava solo fastidio, ne è scaturito un gran disordine urbanistico e una disarmonia paesaggistica che inevitabilmente ha finito per alterare tanto i luoghi quanto la loro abitabilità. Ciò è accaduto quando alla percezione sostanzialmente ecologica del territorio si è sostituita la concezione esclusivamente economica dello stesso, alienata dai fattori locali e d’altro canto incapace di coglierne il valore specifico.

Di esempi al riguardo ce ne sono fin troppi sulle nostre montagne; ad esempio l’immagine sottostante di Foppolo, località il cui territorio è stato totalmente asservito all’economia turistico-sciistica e soggiogato al suo soliloquio, mostra bene quale caos urbanistico ciò abbia generato e quale conseguente degrado del paesaggio locale:

Tanti palazzoni, esteticamente discutibili, che sembrano buttati a casi nel territorio, senza nessuna programmazione urbanistica e tanto meno senza alcuna attenzione all’armonia con le forme del paesaggio circostante, la cui unica funzionalità è palesemente quella di mettere a valore la porzione di terreno occupata sfruttandola il più possibile, giammai di abbellirlo in modo organico con le altre costruzioni. Una totale assenza di dialogo con il territorio, insomma: nemmeno ricercato, rifiutato da subito perché fastidioso e inutile, con il risultato di un luogo alieno e alienante, estraneo, incongruo, brutto in mezzo a bellissime montagne.

Ma, lo ripeto, di esempi simili a quello di Foppolo, e pure di peggiori, ce ne sono a iosa sulle montagne italiane.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook “Chèi da Dudlè (Quelli da Dosoledo)”, mentre quella sopra è di Google Earth.]
Nota finale, sospesa tra il bene e il male: come mostrano le immagini recenti soprastanti Dosoledo è rimasto pressoché uguale a come venne raffigurato nell’immagine del Touring Club inviatami da Angelo Borroni, e infatti è considerato uno dei più bei villaggi di montagna del bellunese. Certo i pascoli alle spalle del nucleo abitato hanno subito un parziale rimboschimento rispetto all’ampiezza di un tempo, ma nel complesso l’equilibrio paesaggistico locale si è preservato.

Tuttavia Padola, altra località del comune di Comelico Superiore posta proprio di fronte a Dosoledo, è coinvolta nel famigerato progetto di collegamento sciistico con la Val Pusteria e con il Dolomiti SuperSki: un’idea di turistificazione pesante del territorio insensata sotto molti punti di vista, come ho denunciato qualche tempo fa in questo articolo e in quest’altro precedente, che certamente avrebbe effetti deleteri anche sul paesaggio di Dosoledo. C’è solo da sperare che quel progetto, evidente risultato della totale mancanza di dialogo con il territorio locale ovvero di una sua concezione esclusivamente economica e speculativa, resti sulla carta, e che l’armonia paesaggistica di Dosoledo porti altrettanta armonia mentale e culturale in chi governa le sorti del suo meraviglioso territorio.