Da 100 anni “tutto è relativo”, per fortuna!

equzione di campo einsteinLa teoria della relatività generale, basata sull’equazione di campo elaborata e resa nota da Albert Einstein nel 1915, compie 100 anni (cliccate QUI per scaricare una copia della pubblicazione originale).
Un anniversario fondamentale, più di infiniti altri (infinitamente più inutili), anche per il solo fatto che, mettiamola così, spiega perché noi tutti siamo qui.
Auguri! E grazie ancora per questo e per tutto il resto, herr Einstein!

Einstein_laughingP.S.: per saperne di più, potete leggere questo articolo tratto da Wired.

Visitando “Klein Fontana. Milano Parigi. 1957-1962” a Milano

01-IMG_20150222_122456L’arte è uno degli strumenti migliori e più efficace per esplorare il mondo e rivelarcene realtà e verità, inutile rimarcarlo. Quand’essa diventi avanguardistica, può persino andare oltre quel limite mondano, ed esplorare anche quanto vi sia al di là, verso lo spazio senza confini, verso l’infinito. Può compiere tale inopinata esplorazione in senso concettuale e metafisico, senza dubbio, ma in certi casi anche ottenendo risultati assolutamente concreti e, per così dire, spaziali.
Yves Klein e Lucio Fontana, che in una mostra assai particolare il Museo del Novecento di Milano (ri)mette in dialogo, attivando nuovamente quel rapporto che lì unì – indipendenti eppure assai legati, sotto molti aspetti – quasi sessant’anni fa sull’asse Parigi-Milano, sono stati definiti due cosmonauti. Erano i tempi, quelli del lustro abbondante preso in esame dalla mostra, nei quali una nuova, inconcepibile frontiera si stava aprendo per il genere umano, quella dello spazio, grazie prima al lancio dello Sputnik e poi al volo orbitale di Gagarin e dei primi cosmonauti russi/americani. Una vera e propria rivoluzione, almeno idealmente: l’uomo che ormai già allora conosceva tutto o quasi del pianeta che abitava, si trovava a disposizione uno spazio di esplorazione e di avventura senza alcun limite effettivo. L’infinito, appunto, verso il quale finalmente si poteva affacciare e cominciare a muovere per conoscerne la realtà e svelarne i misteri.
37207_klein-fontana-mostra-milano-111Per un processo non casualmente coincidente, dal dopoguerra anche certa arte, quella più avanguardista e sperimentale, cominciò a riflettere su come andare oltre il sempre più prossimo limite dell’arte figurativa e di derivazione “classica”. Era stato fatto quasi tutto quanto, soprattutto in pittura: come poter rinnovare, come poter sfuggire al recinto teorico, tecnico e tematico che sempre più strettamente si stava chiudendo intorno all’artista? Lungo due strade inizialmente diverse ma che in breve si ritrovarono convergenti e parallele – parallele, rimarco, non sovrapposte! – Klein e Fontana cercarono buone risposte a quelle domande, in sé stessi prima e nella loro arte, poi. E le trovarono: risposte potenti, concettualmente avanzatissime, rivoluzionarie proprio come quei primi viaggi al di fuori dell’atmosfera terrestre verso lo spazio profondo. Si imbarcarono sui propri personali razzi spaziali, accesero i motori e volarono verso l’alto, dove molti colleghi nemmeno concepivano di poter andare, dove molti critici ed “espertoni” – i soliti che tutt’oggi infarciscono la critica artistica con la loro inarrivabile dote di non capire, sovente, l’arte più innovativa e rivoluzionaria, per ignoranza o per dolo – nemmeno più furono in grado di vederli, e di comprendere quel loro volo cosmico. Fontana con – serve citarli? – il suo Concetto Spaziale esplicato nelle diverse forme conosciute, e i tagli nelle tele senza i quali, probabilmente, buona parte dell’arte contemporanea (non solo quella più sperimentale) non esisterebbe; Klein con la sua ricerca artistica in transito dal Monochrome all’esplorazione del vuoto, il tutto sullo sfondo del suo fantastico International Klein Blue: non un semplice nuovo colore nel tono del blu ma – spiritualmente – il colore dello spazio, appunto.
I loro razzi in volo nel cosmo si affiancarono, dal quel 1957, e volarono l’uno accanto all’altro, su rotte a volte diverse ma entrambe puntate nella stessa direzione. Ci si rende conto di ciò proprio nella sala del Museo del Novecento dedicata a Fontana, nella quale, tra le grandi vetrate ad arco affacciate su Piazza Duomo (ovvero sul mondo terreno, mi viene da dire) sono state contrapposte la Scultura al neon di Fontana, del 1951, e una riproposizione della grande installazione Pigment pur di Klein presentata nel maggio del 1957 alla Galerie Colette Allendy di Parigi. Sullo sfondo blu dello spazio kleiniano si riflette una sorta di luminoso tracciato stellare, scie di corpi celesti che sembrano doversi tuffare da un momento all’altro, da quella loro sospensione, nel sottostante macro-microcosmo blu puro pronto ad accoglierli. Concetto, metafisica, poesia, filosofia, estetica, arte, il tutto portato al massimo livello di espressività.
D’altro canto, la sala Fontana appena descritta in tale suo allestimento è una delle poche nel quale, lungo il percorso espositivo, le opere di Klein e Fontana sono poste in dialogo e confronto diretto. La mostra, negli ambienti del Museo del Novecento, è allestita in maniera spezzettata e, forse, un poco confusa per il non troppo esperto d’arte contemporanea. Non è un difetto, sia chiaro, dacché credo sia stata soprattutto una inevitabile necessità dettata dalle possibilità logistiche offerte dalla struttura museale milanese. In effetti, forse la suggestione più forte nel visitare la mostra li si ha nell’ultima sala, totalmente dedicata alle opere dei due artisti che si fronteggiano, si confrontano, colloquiano, si armonizzano e si legano, permettendo finalmente al visitatore di essere avvolto dall’arte dei due artisti e di immergersi nei temi e nei concetti da essa espressi, comprendendo fin dal primo colpo d’occhio la differenza di forma delle opere e parimenti la contiguità sostanziale, dacché il viaggio spaziale dei due qui offre numerosi riverberi e ricadute artistiche nuovamente terrene – ad esempio le Anthropométrie di Klein, oppure La fine di Dio di Fontana. Di contro, potrei anche dire che il dover vagare per il Museo nel seguire il percorso espositivo della mostra permette di trovarsi di fronte a molte altre opere sublimi custodite dal museo stesso – ad esempio nella saletta dedicata a Piero Manzoni, altro rivoluzionario assoluto dell’arte del Novecento, che a sua volta ebbe non pochi contatti sia con Klein che con Fontana il quale peraltro fu sempre suo grande sostenitore.
In ogni caso: mostra bellissima per due artisti insostituibili ai quali l’arte di oggi deve moltissimo. E già questo potrebbe – anzi, dovrebbe essere un motivo indubitabile per visitarla.

Cliccate sulle immagini in testa al post per visitare il sito web del Museo del Novecento e conoscere ogni informazione utile alla visita della mostra, oppure QUI per leggerne la cartella stampa.

P.S.: le fotografie della galleria che correda tale articolo le ho fatte personalmente con uno smartphone durante la visita alla mostra, ergo non fate troppo caso alla loro non eccelsa qualità!

Possono delle opere di arte contemporanea stare in un fazzoletto? La risposta allo spazio d’arte “Piscina Comunale” di Milano!

Parecchio originale la nuova mostra presenta presso la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano: una collettiva curata da Adriano Pasquali che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto” – letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti. Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa…
Fino al prossimo Ottobre, alla Piscina Comunale di Milano, in via Campiglio 13 (zona Lambrate). Cliccate sull’immagine qui sotto per visitare la pagina facebook dello spazio d’arte e avere maggiori informazioni sulla mostra, oltre che per poterne vedere anche qualche interessante video.

Piscinacomunale_set2013

Per una definizione di “spazio-tempo” assolutamente, pragmaticamente terrena e umana (col temporale che infuria, fuori…)

spazio_tempoElucubrazioni d’un temporalesco pomeriggio di mezza estate, con la pioggia che ticchetta sui vetri delle finestre, il rombo dei tuoni, il vento teso e ululante, e certe cose che guizzano in testa proprio in momenti del genere, quando l’ancestrale forza della Natura si riappropria, almeno per qualche istante, dello spazio e del tempo che noi umani ci vantiamo così spesso di dominare…
Ecco, lo spazio-tempo, ad esempio, o la struttura quadridimensionale dell’Universo, il “palcoscenico” dei fenomeni fisici.
Domanda: si potrebbe formulare anche una concezione di spazio-tempo più terrena di quella scientifica, più quotidiana, pragmatica, e legata all’esistenza di noi tutti?
Vediamo un po’…
Dunque, mi viene da riflettere sul fatto che lo spazio “virtuoso” nel quale si compie la vita di un individuo è ormai sempre più virtuale nel valore, e da esso il tempo sfugge fino ad essere una dimensione considerata da molti avversa: il tempo passa troppo in fretta! – certo, non stai facendo nulla di buono nel tuo “spazio”! Un’esistenza misera di valore autoriduce il proprio spazio vitale, vi si imprigiona e si immobilizza, e il tempo non può conoscere sosta, lo si sa, pena la finale rovina…
Lo spazio-tempo, insomma, non è solo quella strana cosa di cui si ha (forse) conoscenza principalmente perché un noto regista americano ci fece alcuni films di successo; e a lato della sua definizione specificatamente fisica, credo che ogni individuo di spirito dovrebbe raggiungere la cognizione del proprio spazio-tempo, ovvero della propria presenza ed azione in relazione ad una dimensione spazio-temporale ben definita: la vita. La vita si manifesta in un dato spazio (l’ambiente in cui si vive e nel quale le nostre azioni hanno effetto) e in un dato tempo (l’istante in cui noi viviamo e agiamo, e per il quale compiamo una certa azione): due elementi strettamente correlati, dacché, in un ambito limitato temporale quale è l’esistenza di una persona, ogni singolo istante risulta fondamentale per il valore complessivo di esso, e abbisogna di caricarsi di un proprio singolo valore conferito da quanto avviene nello spazio, nel nostro mondo vissuto in cui il nostro agire quotidiano, nelle banalità come nelle grandezze, genera effetti, conclusioni, esiti. Noi agiamo per quanto impone un certo istante, solitamente futuro in prossima realizzazione presente, nello spazio che ci è necessario per ciò che è dovuto, e tale materialità spaziale non ha effetti solo in quello stesso ambito ma anche nel tempo, per i prossimi istanti nei quali quell’effetto avrà validità: concepirsi consapevolmente come elementi in moto (vitale) in un proprio spazio-tempo, dunque, significa proprio intendersi come un’astronave in moto nello spazio per un certo tempo, ma con la virtuosa capacità di condizionare il rapporto tra i due elementi, di modificarli a proprio altrettanto virtuoso fine, come se il mezzo fosse dotato di un motore a curvatura capace di distorcere lo spazio-tempo e di viaggiare da un punto all’altro del cosmo attraverso un wormhole – come vengono definiti i presunti passaggi spazio-temporali postulati dall’astrofisica di frontiera … Parimenti, noi possiamo condizionare lo spazio-tempo in cui viviamo, le nostre azioni sono come quel motore a curvatura: il loro manifestarsi nel presente condiziona e muta il futuro, allo stesso tempo conformando il passato; il “contenuto” materiale del nostro spazio (le azioni e i loro effetti) va’ ad agire nel tempo, e tanto più esso sarà virtuoso, tanto più virtuoso sarà quel tempo verso cui ci dirigiamo, tanto più proficuo per le azioni che compiremo quando vi arriveremo, nel nostro viaggio sulla rotta della vita. L’agire proficuo di oggi ci fa già passeggiare agevolmente nel futuro, insomma, e lascia il segno prezioso del nostro passaggio nel passato; chi riesce ad avere consapevolezza di questa naturalissima verità e dunque a governare il proprio spazio-tempo, può ben dirsi in viaggio sulla giusta rotta della propria vita; gli altri inevitabilmente diventeranno naufraghi spersi nel cosmo vitale, con la bussola fuori uso, fino alla fine del loro tempo – sempre che non vadano a schiantarsi stoltamente contro qualche asteroide di passaggio! Sbeng! – finito lo spazio, e finito insieme il tempo: correlazione perfetta, e inevitabile finale per chi non sa viaggiare sulla giusta rotta…
Nel frattempo, fuori, pare che la buriana si sia calmata, e il ruggire dei tuoni si allontana verso oriente. Bello, il temporale… Mi è sempre piaciuto. E’ primordiale energia allo stato puro e assoluto…

I miracoli non esistono. Anzi no, qualcuno (artistico) esiste! A Milano, zona Lambrate, fino al 18 Luglio prossimo…

Ammetto di non sapere praticamente nulla della mostra che si inaugurerà a breve presso la PISCINA COMUNALE a Milano, però conosco benissimo il valore umano e artistico di almeno due dei tre protagonisti che la proporranno, ovvero Lorenzo Manenti e Marco Mapelli, il che diviene una pressoché automatica garanzia che pure Roberto Pesenti sia del loro stesso livello.
Eppoi il promo dell’evento che gira su youtube devo dire che è veramente intrigante…:

Il Miracolo.
Lorenzo Manenti, Marco Mapelli, Roberto Pesenti
Da mercoledì 26 giugno 2013, ore 20.00, e fino al 18 luglio, presso la PISCINA COMUNALE, spazio d’arte in copisteria, via Campiglio nr.13 (zona Lambrate), Milano. Orari: dal lunedì al venerdì, ore 9.00-18.00.
Insomma: se siete della zona o sarete a Milano andateci, vi assicuro che merita una visita e tutta la vostra attenzione.