Maurizio Buscarino: quando la vita è il teatro, il mondo intero il palco e il cuore un obiettivo fotografico…

Pochi giorni fa, grazie alla preziosa intercessione di Francesco Lussana, ho avuto la grandissima fortuna di conoscere personalmente Maurizio Buscarino. Devo ammettere che sapevo poco o nulla di lui fino a qualche tempo fa, eppure rapidamente, e in maniera quasi sorprendente anche per me, sono arrivato a considerarlo uno dei più grandi fotografi italiani di sempre (opinione che peraltro non sono certo io il primo ad aver maturato!). Conoscerlo di persona, appunto, mi ha ancora di più mostrato e confermato come l’intensa e profondissima valenza artistica delle sue opere sia riscontrabile, tale e quale, anche in colui che le ha create – cosa assolutamente non automatica, nell’arte come in ogni altra attività creativa umana.
Ma, ancora, mi viene difficile mettermi a disquisire – qui, ora, e/o in altre sedi – dell’arte di Buscarino. E questo perchè la raffigurazione del grande e fantasmagorico mondo del teatro che è stato il tema peculiare e portante della propria attività fotografica, la quale si interseca con una visione della condizione umana nel mondo reale a sua volta (sempre più) spesso simile a un palcoscenico che trasforma le vite quotidiane in recite di attori e comparse, ovvero lo scambio di ruoli, di senso e di verità tra la realtà e la fantasia, tra il teatro che diviene sotto certi aspetti più vero della realtà effettiva, viceversa artificiosa al punto da diventare più simile a una rappresentazione teatrale… – insomma, tutte queste peculiarità che ritrovo nell’arte di Maurizio Buscarino creano tali e tanti spunti, motivi, impulsi di studio, riflessione e dissertazione, e così tanto profondi, intensi, strutturati, sociologici e filosofici mi viene pure da dire, che veramente il provare a compendiare tutto quanto in poche righe d’articolo da blog mi sembra come pensare fare il giro del mondo in bicicletta senza un più che adeguato allenamento.
Di contro, questa appena espressa opinione rafforza la mia già ferma volontà di conoscere ancora più a fondo, studiare, meditare e comprendere – per quanto potrò fare – l’opera di Maurizio Buscarino. Perché, lo ribadisco ancora, trovarsi di fronte ad una così meravigliosa arte, e al suo creatore così grande, rende quella volontà semplicemente imprescindibile.

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Vi invito a conoscere a vostra volta (per chi già non lo conosca, ovvio!) Maurizio Buscarino. E’ quasi inutile che affermi nuovamente come lo ritenga tra i più grandi fotografi italiani di sempre: se appunto andrete alla scoperta della sua arte, sono convinto che ve lo affermerete da soli.
QUI potete trovare un suo (piccolissimo, vista l’entità della sua produzione) portfolio, che traggo da Lombardia Beni Culturali, il portale unificato del patrimonio culturale lombardo – ma in effetti la rete è disseminata di immagini delle sue opere…
Da par mio, nel frattempo, sollevo il sipario su un palcoscenico grande come la vita, e su una delle più affascinanti rappresentazioni a cui si possa assistere… Ve ne darò certamente ancora conto, di questo spettacolo.

(Nell’immagine: Re Nicolò, di Frank Wedekind, Teatro Stabile di Genova, 1981)

Gianni Brera, “Storie dei Lombardi”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Storie_dei_lombardi_copUn capolav…!?!… – O no, forse no…
Mi spiego, dacché non è indecisione questa, e un giudizio piuttosto netto io l’avrei già…
Dopo essermi deliziato con gli unici tre romanzi che Gianni Brera scrisse (dei quali trovate qui nel blog le recensioni), giungo a questo piuttosto corposo Storie dei Lombardi, non un romanzo o una raccolta di racconti (come si potrebbe pensare di primo acchito) almeno non in senso “classico”, ma in realtà una antologia di scritti di carattere soprattutto storico, ed etnologico, antropologico e anche sociologico sulle terre padane e sulle di esse popolazioni, lombarde in senso più largo, per Brera, di quanto amministrativamente le cartine dimostrano. In buona sostanza, un lungo viaggio per le terre del bacino padano (di Po, come Brera scrive spesso, quasi che il grande fiume fosse una sorta di nume a cui riferirsi in prima persona) per città, paesi, regioni, vallate, e personaggi, eventi, curiosità e quant’altro, scritto in uno stile sublime, meraviglioso, aulico e insieme popolano (bellissimo e spassoso leggere passaggi stilisticamente eruditi, e un rigo sotto assai colorite intrusioni dialettali), il quale rende a mio parere Gianni Brera – lo dico! – uno dei più grandi scrittori italiani (e dico di più: tra i tre più grandi. Ecco, l’ho detto!) del secondo Novecento italiano…

Leggete la recensione completa di Storie dei Lombardi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Pugnaci esercizi di autodifesa culturale

Ormai è più che chiara, la situazione. Quasi pleonastico rimarcarla. L’Italia, paese primario al mondo (se non primo in assoluto) per potenzialità culturali, e per altrettanto potenziale e fruttuosa influenza della cultura sulla società civile e sullo stato del paese, la cultura stessa istituzionalmente l’ha ormai gettata alle ortiche. La classe dirigente che ci comanda, ignorante e becera (oltre che sovente criminale), non capisce quanto bene si potrebbe ricavare (anche dal punto di vista economico) dalla cultura – non solo: con la ormai palese strategia di rincoglionimento di massa (scusate la franchezza) posta in atto da decenni, funzionale al far che le menti spente non possano creare noie e fastidi alle loro mire di potere e di dominio sempre più vaste, sta facendo in modo che la cultura, in Italia, sia ormai quasi allo stato di cadavere. Lo si sa bene, d’altronde, che la cultura genera pensiero, dunque intelligenza, dunque consapevolezza della realtà: tutto ciò che il potere aborrisce, invece, per i motivi di cui sopra.
Dunque? Dunque non resta che fare una cosa – del tutto ovvia e naturale, d’altronde, se veramente vogliamo vivere in un sistema democratico: riprendere in mano il controllo della realtà, fare ciò che le classi dirigenti non fanno e probabilmente non faranno mai (visto al proposito l’orizzonte che abbiamo di fronte…), e cominciare a farlo fin dalle piccole cose – dacché, non dimentichiamocelo, anche le più grandi conquiste sono spesso fatte di tanti piccoli progressi, a partire da noi tutti singoli individui in su.
Ecco di seguito, ad esempio, due ottimi esercizi di autodifesa culturale, alla faccia di quei beceri potenti che un libro non sanno forse nemmeno come sia fatto…

Esercizio di autodifesa culturale #1: la biblioteca di condominio
biblioteca-via-rembrandt-milanoÈ stata inaugurata lo scorso 12 febbraio la prima “Biblioteca condominiale” a Milano, in via Rembrandt 12, passata subito agli onori della cronaca grazie alla singolare problematica che il suo fondatore, il Sig. Roberto Chiappello, è riuscito a mettere in luce. Non solo nel condominio di via Rembrandt 12, abitato da circa una settantina d’inquilini, si assiste infatti all’assurdo di non conoscere i propri vicini di pianerottolo, o il non aver scambiato se non un vuoto “buongiorno” per le scale con gli altri condomini. Il paradosso si raggiunge in ascensore, ci racconta con un filo di ironia lo stesso signor Chiappello che siamo andati a trovare per chiedere come procede l’iniziativa, dove, se si è in tre, uno fa girar il mazzo di chiavi, l’altro guarda il soffitto e l’altro il pavimento, perpetuando questa bizzarra situazione. “Abbiamo cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condòmini per verificare se anche da parte loro ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confronto” dichiara il signor Chiappello. La Biblioteca, allestita in una sala adiacente alla portineria, ora considerata come spazio comune del condominio, imbiancata e sistemata di tutto punto per l’iniziativa, conta tra le sue fila più di mille titoli, ancora non catalogati, ed altri mille sono in arrivo. La maggior parte di questi libri, sottolinea il signor Chiappello, sono arrivati grazie anche al supporto di persone all’esterno del condominio, “ho addirittura ricevuto una telefonata da un signore di Perugia che voleva donarci alcuni libri”, aggiungendo, in risposta a chi del condominio aveva proposto di chiudere la biblioteca agli “esterni”, che queste opere non sono altro che un veicolo culturale, un mezzo attraverso il quale promuovere una nuovo modo di fare coesione sociale, all’interno tanto del condominio quanto del quartiere.” (articolo tratto da www.milanoize.com. Qui l’originale.)

Esercizio di autodifesa culturale #2: la comunità dei lettori
liberos-it_imageLiberos in logudorese significa sia libri che liberi ed è il nome di un nuovo interessante progetto.
Liberos – come si legge sul sito di Michela Murgia – è un progetto di rete nato per volontà di scrittori, editori, librai, associazioni culturali, bibliotecari e agenti letterari. Partirà tra poche settimane, ma intanto è già on line una pagina di pre-lancio con un video (con musiche di Arrogalla). Il network Liberos sarà operativo ai primi di marzo. E’ già possibile però effettuare una pre-iscrizione su http://www.liberos.it (per testare per primi le funzionalità della comunità) e seguire l’iniziativa su Facebook e Twitter.
L’idea di Liberos nasce dalla constatazione delle difficoltà di sopravvivenza di tutti i soggetti della filiera sarda del libro e si propone di offrire a librai, bibliotecari, editori e agli altri attori del mondo editoriale uno strumento di relazione costante, di progettazione comune e di comunicazione diretta con i lettori. Ai lettori, che sono la chiave di volta di questo progetto, Liberos offre moltissimi servizi, il principale dei quali è un social network on line dove incontrarsi, costruire i propri angoli di lettura personalizzati, entrare in contatto diretto con gli autori, le associazioni, i librai, gli editori e i bibliotecari e ricevere informazioni sul mondo del libro in Sardegna.

(Articolo tratto da www.edumondo.it. Grazie di cuore a Marta, del blog Tramedipensieri, per la segnalazione.)

Ecco. La cultura è nostra, la cultura siamo noi. Riprendiamone il controllo, e avremo tra le mani l’arma forse in assoluto più efficace contro qualsiasi deriva sociale, imposta per strategia o meno.
Alla pugna! E, mi raccomando, siate feroci e spietati, quando avrete un buon libro tra le mani!

E’ on line il numero 105 – Febbraio 2013 – di InfoBergamo!

cop_InfoBergamo_feb2013E’ uscito il numero 105Febbraio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Il gradimento dei lettori per il mensile è peraltro in costante ascesa, dato che anche con la scorsa uscita di Gennaio InfoBergamo ha saputo consolidare e aumentare il record di Dicembre, giungendo al ragguardevole numero di 93.822! Ma è certamente una quantità ben legata – anzi, proporzionale! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 105 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
Questa volta il mio contributo è dedicato ad un fenomeno desolante tanto quanto estremamente grave: l’articolo si intitola Se chiude una libreria, chiude un pezzo della nostra civiltà, e offre un resoconto sull’inesorabile “estinzione” delle librerie indipendenti, che comincia a coinvolgere non più solo il piccolo esercizio a gestione familiare ma anche realtà ben più importanti e prestigiose. Prendo spunto da un’analisi della situazione milanese – essendo Milano una città-campione molto interessante anche da questo punto di vista – e la rapporto a quella di Bergamo, città di piccola/media taglia a sua volta statisticamente significativa dacché senza dubbio correlabile a moltissime altre realtà cittadine simili sparse per la penisola – dunque, anche per questo, un articolo che non ha certo una valenza meramente locale ma può ben interessare i lettori di tutto il territorio nazionale.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina in testa al post ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Il podcast della puntata #9 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #9 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 11 Febbraio 2013!
Una puntata-magazine, dunque classicamente intitolata Cronache da Thule – il numero 2 della stagione 12/13 – nelle cui rubriche questa volta si tratta… Della sopravvivenza sempre più difficile delle librerie indipendenti – anche dalle nostre parti, di una dinamica casa editrice svizzera ma specializzata nel giallo all’italiana, del ritorno di una band fondamentale per la storia del rock, di un imminente evento dedicato a uno dei più originali artisti bergamaschi in circolazione, di una affascinante mostra sull’arte del Novecento di prossima apertura a Brescia… E di molto altro!

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 25 Febbraio 2012. Save the date e, per ora, buon ascolto!