“Ciaone”, e altri orrori del lessico d’oggi

immagini_parole-orrende-3Ciaone”, “apericena”, “fammi un chiamino”, “piacerissimo”, “mi faccio un’insalatona”, “selfie” (e tutti i suoi derivati) “ma-anche-no”, “ti lovvo”, “troppo bellissimo”, “app”, “closing”, “petaloso” (che, per fortuna, pare già estintasi)…

Parole e formule orrende vecchie e nuove, una vera e propria piaga linguistica che da qualche tempo pare non conoscere limiti – e che colpisce chiunque, con (forse) rarissime eccezioni. Vincenzo Ostuni da tempo le raccoglie in una “collezione dell’assurdo lessicale contemporaneo” (la definizione è mia), e di ciò ne parla in questo articolo su Dailybest del tutto interessante – anzi, necessario. Una collezione fatta sia da neologismi parecchio demenziali e sostanzialmente privi di senso linguistico (e forse per questo così graditi da tanti!), sia da termini in fondo corretti ma usati scorrettamente o a sproposito, i quali potrebbero anche far pensare a una costante vitalità della lingua italiana – il che è vero a prescindere da essi, senza dubbio – ma, di contro, a come nell’era contemporanea alla quantità linguistica non corrisponda un’adeguata qualità, con la prima che risulta ben più considerata da molte persone rispetto alla seconda, assai più trascurata (se non ormai dimenticata).

Insomma, leggete l’articolo, che merita.
E, beh… ovviamente mipiacete questo mio post!

Tipi umani

tumblr_oaq1b1ek061tsi63po1_1280Centro abitato, strada moderatamente trafficata, marciapiede.
«No, guarda… a ‘sto mondo c’è troppa gente che non capisce un cazzo, te lo garantisco io!» dice il tizio fumando con modi affettati alla ragazza, che annuisce con sguardo disattento.
«Proprio un cazzo. Gente di merda.» chiosa di nuovo lui. «Dai, ci si becca stasera!»
«Ok, ciao!» gli fa lei.
Il tizio getta la sigaretta in terra, poi attraversa la strada di colpo e di corsa, lontano dalle strisce pedonali. Un’auto suona.
«Ma fottiti!» esclama lui.

Selfiegeddon

Joan Cornellà, "Selfie"
Joan Cornellà, “Selfie”

Leggo sul #30 di Artribune Magazine (il quale, ci tengo a dirlo, è il miglior magazine italiano su arte e cose affini, a mio parere) in un articolo a firma Valentina Tanni significativamente intitolato O selfie o morte:

Secondo il magazine Priceonomics, che si è preso la briga di compilare delle vere e proprie statistiche su questi casi, dal 2014 sono morte 49 persone nel tentativo di scattare un selfie; l’età media è 21 anni e il 75% è di sesso maschile. In testa alla classifica delle tipologie di morte c’è la caduta da altezze vertiginose, mentre il record geografico lo detiene l’India, con ben 19 vittime. Un record che inizia ad allarmare le autorità, che hanno recentemente dichiarato “no-selfie zones” ben 16 location sparse in tutto il Paese. Una simile ordinanza esiste anche in Russia, la seconda nazione in classifica per numero di fatalità legate all’autoscatto. (…) Sono talmente tanti i casi da giustificare l’esistenza di una pagina di Wikipedia che li riunisce tutti sotto il titolo “Lists of selfie-related injuries and deaths”.

Bene, ora potremmo farci alcune emblematiche domande. Una, ad esempio: perché il S.E.T.I., il celebre programma scientifico dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, in ben 42 anni (è infatti attivo dal 1974!) non ha captato alcun segnale da presumibili civiltà aliene e nemmeno ha ricevuto risposta a quelli inviati? E se fosse, molto semplicemente, che le civiltà (nel vero senso del termine) aliene evitino accuratamente di avere a che fare con una razza di insuperabili idioti come noi terrestri?
È una domanda tra le tante, eh! Così, per dire.