“Ciaone”, e altri orrori del lessico d’oggi

immagini_parole-orrende-3Ciaone”, “apericena”, “fammi un chiamino”, “piacerissimo”, “mi faccio un’insalatona”, “selfie” (e tutti i suoi derivati) “ma-anche-no”, “ti lovvo”, “troppo bellissimo”, “app”, “closing”, “petaloso” (che, per fortuna, pare già estintasi)…

Parole e formule orrende vecchie e nuove, una vera e propria piaga linguistica che da qualche tempo pare non conoscere limiti – e che colpisce chiunque, con (forse) rarissime eccezioni. Vincenzo Ostuni da tempo le raccoglie in una “collezione dell’assurdo lessicale contemporaneo” (la definizione è mia), e di ciò ne parla in questo articolo su Dailybest del tutto interessante – anzi, necessario. Una collezione fatta sia da neologismi parecchio demenziali e sostanzialmente privi di senso linguistico (e forse per questo così graditi da tanti!), sia da termini in fondo corretti ma usati scorrettamente o a sproposito, i quali potrebbero anche far pensare a una costante vitalità della lingua italiana – il che è vero a prescindere da essi, senza dubbio – ma, di contro, a come nell’era contemporanea alla quantità linguistica non corrisponda un’adeguata qualità, con la prima che risulta ben più considerata da molte persone rispetto alla seconda, assai più trascurata (se non ormai dimenticata).

Insomma, leggete l’articolo, che merita.
E, beh… ovviamente mipiacete questo mio post!