INTERVALLO – Luoghi vari, Claudio Parmiggiani, “Biblioteca”

Parmiggiani_photo
Il libro è sovente al centro dell’opera di Claudio Parmiggiani – uno degli artisti concettuali italiani più apprezzati – e in particolare delle sue celebri Delocazioni, opere realizzate attraverso l’uso della polvere, del fuoco e del fumo che riflettono sul tema dell’assenza e del passare del tempo nelle sue tracce visibili, e che si possono ammirare in maniera permanente o temporanea in varie istituzioni artistiche e museali (quella della fotografia qui sopra è stata esposta a Parma nel 2010).
Cliccate sul’immagine per leggere un testo dello stesso Parmiggiani sul suo lavoro, oppure cliccate QUI per conoscere meglio l’artista e la sua ricerca.

P.S.: ringrazio Marco Mapelli, eclettico artista con base tra Milano e Bergamo, per avermi fornito lo spunto per questo post.

BUK Festival 2014, 22-23 Febbraio, Modena: un’edizione ricca di aspettative da mantenere

Sabato 22 si apre a Modena la VII edizione di BUK Festival, una delle più importanti manifestazioni nazionali dedicate alla piccola e media editoria – o come io preferisco definirla, all’editoria indipendente.
E’ un’edizione molto attesa, quella prossima, per come da essa l’evento modenese pare cercare di ottenere un salto di qualità rispetto al livello raggiunto nelle scorse edizioni, ponendosi come rassegna di riferimento nel panorama dell’editoria indipendente nazionale – l’editoria che, altra cosa che non perdo mai occasione di ricordare, ancora fa autentico talent scouting e produce letteratura di alta qualità, spesso ben più alta di quella che si può trovare nei cataloghi delle major.
Ergo, tali evidenti scopi che il BUK si prefigge di conseguire inevitabilmente generano parecchie aspettative, senza dubbio non solo riguardo la capacità di attrarre pubblico e favorire le vendite agli stand (comunque fondamentale, ovvio, che nemmeno tra i piccoli e medi editori Buk-VII-edizionemica si vive di aria, eh!), ma pure per quanto riguarda la costruzione di un’immagine e di un’essenza che diventi realmente di riferimento e trainante per l’intero panorama editoriale indipendente nazionale, cosa certamente non da poco.
In tal senso la manifestazione modenese un primo risultato l’ha già raggiunto, diventando uno degli eventi nazionali di riferimento del nuovo Piano di Promozione della Lettura avviato dal Ministero dei Beni Culturali: ciò in sé non è che significhi molto, almeno dal lato istituzionale, ma da quello del BUK è di sicuro uno strumento da sfruttare nel modo migliore possibile al fine di conseguire quegli scopi di cui dicevo poc’anzi.
Interessante inoltre anche la “dimensione socio-culturale” ampliata rispetto alle precedenti edizioni: una dedica attualissima alla “questione donna” sarà infatti il focus tematico di questa edizione 2014, che proporrà oltre 60 iniziative collaterali, conferenze e dibattiti sui grandi temi del nostro tempo, reading e atélier letterari creativi, incontri con autori e personalità della cultura ma anche eventi musicali e spettacoli dal vivo. Ad esempio: in anteprima assoluta, sabato 22 febbraio, lo storico e saggista Valerio Massimo Manfredi presenterà il nuovo romanzo breve “L’oste dell’ultima ora” (Wingsbert House). E sempre sabato al festival farà tappa il poeta Davide Rondoni con la sua ultima fatica letteraria, “L’amore non e’ giusto” (Carta Canta).
Si tenta pure l’internazionalizzazione della rassegna: fra le protagoniste della prossima edizione vi saranno due grandi scrittrici francesi, Pauline Delpech e Anne Marie Mitterand, e la coreana naturalizzata svizzera Laure Mi Hyun Croset, vincitrice del Prix Academie Romande nel 2012: proprio dal testo della Croset – che si è raccontata anche nel cult-book ’Polaroid’ – è in programma lo spettacolare Translation Slam, una vera e propria gara di traduzione fra i due più affermati traduttori italiani dal francese, affidata al giudizio del pubblico di BUK. Partner di BUK in questo percorso sarà l’Ambasciata di Francia in Italia con l’Institut Français, grazie ai quali verrà pure realizzato un particolare focus sulla cultura basca: momenti clou in tal senso saranno la presenza della scrittrice Itxaro Borda e del direttore dell’Istituto Culturale Basco Pantxoa Etchegoin, oltre a una mostra fotografica in collaborazione con le Conseil General du Pyrénée-Atlantyque e dell’Institut Culturel Basque della giovane fotografa Marie Etchegoyen. Spicca la presentazione in prima nazionale del libro “Milesker” (“Grazie”, in lingua basca) scritto da Francesco Zarzana con la collaborazione di Francesca Corrado, pubblicato da A.Car Edizioni.

Per quanto riguarda la mia presenza, mi vedrete magicamente (beh, si fa per dire!) ubiquo, dato che domenica 23, dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato, mi potrete trovare in primis presso lo stand di Historica Edizioni con il mio nuovo libro Lucerna, il cuore della Svizzera, ma pure allo stand di Senso Inverso Edizioni con i due romanzi della trilogia di Tizio Tratanti, La mia ragazza quasi perfetta e Cercasi la mia ragazza disperatamente – con il terzo e ultimo capitolo di tale “saga” in uscita entro il 2014.
Se potete visitatelo, il BUK, e se verrete passatemi a trovare: faremo due chiacchiere, vi presenterò i miei libri (che potrete acquistare con sconti specialissimi, riservati ai soli visitatori della Rassegna), vi offriremo un buon bicchiere di vino, se vi va, e in ogni caso conoscerete un evento veramente molto bello, che come visto vuole cercare di offrire qualcosa di più e di meglio ai suoi visitatori. Personalmente, mi auguro di tutto cuore che possa riuscirci! – e, come tradizione, nei giorni successivi vi farò un resoconto di quanto avrò visto e constatato.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di BUK Festival e conoscere ogni utile informazione sull’evento.

In cammino

Ma il camminare di cui parlo non ha nulla a che vedere con l’esercizio fisico propriamente detto, simile alle medicine che il malato trangugia ad ore fisse, o al far roteare manubri o altri attrezzi; è, il camminare di cui parlo, l’impresa stessa, l’avventura della giornata. Se volete fare esercizio, andate in cerca delle sorgenti della vita. Come è possibile far roteare dei manubri per tenersi in salute, mentre quelle sorgenti sgorgano, inesplorate, in pascoli lontani!” (…) “I dintorni offrono ottime passeggiate; e sebbene per molti anni io abbia camminato quasi ogni giorno, e spesso per molti giorni consecutivi, non ne ho ancora esaurito tutte le possibilità. Una prospettiva assolutamente nuova rappresenta una grande felicità, che può venir colta in un qualsiasi pomeriggio. Due o tre ore di cammino mi possono condurre nel luogo più straordinario che mi sia mai accaduto di ammirare.” (…) “Ed effettivamente è possibile scoprire una sorta di armonia tra le risorse di un paesaggio entro un raggio di dieci miglia, o i limiti di una passeggiata pomeridiana, e i settant’anni della vita umana. Né gli uni né gli altri vi diverranno mai troppo familiari.

Henry David Thoreau

Con questo articolo introduttivo inauguro e dedico una nuova sezione del blog al camminare. Sì, il cammino, l’andare a piedi, una delle più solite e ovvie attività umane. La sezione si intitolerà In cammino.

“Ma che centra una sezione del genere in un blog dedicato fondamentalmente, nel senso e nella sostanza, alla letteratura e alla cultura in generale?” qualcuno potrebbe chiedersi. Apparentemente poco, a parte la consueta considerazione che anche l’andare a piedi può diventare uno strumento di scoperta culturale – camminare nel paesaggio naturale, nei luoghi d’arte… In verità, l’idea di fondo di questa sezione del blog vuole essere più articolata e approfondita, soprattutto dal punto di vista essenziale.
Innanzi tutto, come recita il titolo di un bel libro sul tema, camminare è una pratica estetica, un movimento – di nome e di fatto – di riscoperta di una condizione primitiva alla ridefinizione della condizione umana moderna, e ciò nell’ottica di un’altra fondamentale considerazione, a sua volta ovvia eppure non scontata: il camminare è una delle più forti e più accessibili espressioni della libertà individuale. Rappresenta il primo atto di scoperta – o di ri-scoperta – del mondo e della realtà che abbiamo intorno, e ci offre la condizione migliore in assoluto affinché di quella realtà noi si possa ricercare, indagare, cogliere e comprendere le insite verità. Non può essere considerata dunque soltanto alla stregua di una mera attività fisica – quantunque è ovvio che la “forma primaria” sia questa – dacché può senza dubbio diventare, per l’appunto, una pratica di natura ben più ampia: estetica, senza dubbio, per come attraverso il cammino noi tracciamo il nostro percorso spaziotemporale attraverso il paesaggio, il territorio e gli ambienti che attraversiamo, come una sorta di lunga scrittura composta da segni virtuali che, sotto molti aspetti, dicono di noi e di ciò che siamo. Inoltre è una pratica mentale – non serve dire che il cammino agevola forse come nessun altra cosa il pensiero (ulteriore forma assoluta di libertà!), la riflessione, la meditazione – e dunque filosofica, ricollegandomi a quanto detto poco sopra sulla comprensione della realtà e delle sue verità; non per ultimo, è una condizione che eleva la vita, intesa nel senso più ampio possibile, ad un livello superiore all’ordinario, legandola al proprio spazio e al proprio tempo – dimensioni principali che determinano la sostanza del movimento, come già accennato poco sopra – e alla presenza nel mondo, alla interazione totale con esso (il cammino prevede il totale controllo dell’azione, esteriore e interiore, da parte dell’individuo), dunque in qualche modo rendendola pienamente vissuta.
Nella sua semplicità, il camminare rappresenta un’attività ricolma di valori, di sensi, di significati e di potenziali possibilità. Personalmente ne ho prova ogni volta la metto in pratica – lentamente o più speditamente, attraverso la corsa di lunga distanza – per come durante lo stato di camminamento (passatemi ‘sta espressione un po’ forzata…) la mia mente è in grado di formulare idee e ispirazioni letterarie come non mai: credo sul serio che buona parte delle cose che potete leggere non solo nei miei libri ma in generale negli scritti di varia natura pubblicati su carta e sul web vengano proprio da “intuizioni camminatorie”. E’ come se – ribadendo in altro modo quanto espresso poco fa – il camminare metta la mente, l’animo e lo spirito in una condizione di maggiore illuminazione, maggiore lucidità intellettuale, migliorata perspicacia – nonostante la fatica che naturalmente dopo un po’ potrebbe sorgere.

Anche per questo ho deciso di realizzare questa sezione, qui sul blog. Trovo grandissime affinità tra l’attività del camminare e quella dello scrivere: la scrittura è un cammino lungo numerose pagine bianche che lascia delle tracce d’inchiostro, la camminata è una scrittura su pagine fatte dai paesaggi del mondo che lascia tracce sul terreno, in forma di orme e impronte, ma pure che tratteggia un passaggio, un transito ovvero il segno del nostro essere vivi e attivi.
Sono affinità che poi qui rendo concrete, effettive: in questa sezione del blog, infatti, vi presenterò (oltre ad altre cose) i testi letterari editi che hanno come tema il cammino, l’andare a piedi – senza un preciso ordine cronologico, ovvero non necessariamente scelti tra quelli appena pubblicati. Ve ne sono moltissimi, più o meno interessanti: ovviamente, per come potrò farlo, cercherò di presentarvi quelle opere, classiche o recenti, appunto, che ritengo più significative sul tema e dunque illuminanti il senso più pieno ed essenziale del camminare. Ciò servirà anche a creare, col tempo, una sorta di piccolo ed emblematico archivio di testi, ma pure di documenti, siti web, testimonianze varie e quant’altro relativo ai temi sopra indicati.

Perché lo faccio? Beh, per tanti motivi, ma forse in particolare per uno sostanziale: perché, come scrivevo all’inizio di questo pezzo, il camminare in quanto pratica tra le più ancestrali, quotidiane e ovvie, proprio in tale sua semplicità racchiude il segreto di un modus vivendi oggi quanto mai prezioso e necessario, attraverso il quale rinvigorire la nostra consapevolezza sociale e sociologica (ma pure civica) di esseri viventi senzienti, intelligenti e capaci di senso critico: col semplice andare a piedi, con una tale banale azione, istintiva e meccanica, forse noi realmente compendiamo e mettiamo in atto il più profondo e primario senso della vita.

Dunque, buone letture e, ovviamente, buone camminate!

P.S.: un doveroso ringraziamento va a Tiziano Milani, dalle cui reciproche chiacchierate sull’argomento è anche scaturita l’idea di questa sezione.

Daniele Borghi, “L’altra vita di Emma”

cop_laltra-vita-di-emmaRicordate Un giorno di ordinaria follia? In quel celebre e bel film del 1993 diretto da Joel Schumacher, Michael Douglas interpretava William Foster, un perfetto uomo medio che, assillato e depresso da piccoli/grandi problemi quotidiani, familiari in principio e poi “sociali”, perdeva la testa trasformandosi in uno spietato assassino. Con tutti i distinguo del caso, la protagonista del romanzo di Daniele Borghi, L’altra vita di Emma (Fernandel) è una sorta di William Foster in gonnella: donna di mezz’età, si muove ormai come un’estranea in un mondo quotidiano che le soffoca la vitalità tra un matrimonio ormai esaurito nel suo senso classico e una monotonia giornaliera popolata da persone false e ostili…

Leggete la recensione completa di L’altra vita di Emma cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Quando certe “mode” non passano mai, è segno che il tempo della civiltà è fermo

Non voglio assolutamente entrare nel merito della polemica a cui fa riferimento l’immagine che accompagna qui sotto questo post (cliccateci sopra, se comunque ne volete sapere di più). Come hanno già rimarcato altri, il rogo di libri a quanto pare resta sempre una pratica di moda, molto apprezzata, insomma, ogni qualvolta si voglia dare un impressionante e simbolico esempio di forza manichea, di annichilimento intellettuale e culturale o di umiliazione ideologica. Tuttavia, a ben vedere, tale pratica non fa altro che rafforzare l’importanza del libro quale oggetto culturale per eccellenza, quale fondamentale vettore di idee – giuste o sbagliate che siano, ma mi pare inutile citare per la centomiliardesima volta il noto motteggio attribuito a Voltaire – anzi, in qualche modo riesce a rafforzare pure i suoi contenuti. Ove si crede di distruggere un testo, un’idea, indirettamente l’autore di essa, in realtà si finisce per dare ad essi ancora più valore e importanza.

francesco-neri-libro-augias-bruciato
Ma mi viene da dire che il rogo di un libro è una pratica idiota (oltre che tutto il resto che viene rimarcato in merito) pure per un altro buon motivo: anche il testo che contenga le più aberranti e insensate affermazioni è importante, perché di quelle aberrazioni diventa la prova fondamentale. Carta canta, come si dice. La loro presa sulla massa si può vincere solo contrastandola con la forza delle buone idee, non certo bruciando le pagine che le diffondono – anche perché si potrebbe pure pensare che si brucia un libro quando lo si teme, e se lo si teme è perché, forse, enuncia verità scomode come scomoda lo è spesso, la verità più autentica, soprattutto per chi ha qualcosa da nascondere, come fino ad oggi la storia ci rivela – e dico ciò, lo ribadisco e sia chiaro, senza alcun riferimento diretto alla cronaca nostrana recente.
Bruciare libri, dunque, è inequivocabilmente una impressionante e tangibile prova d’ignoranza, che inevitabilmente rafforza le idee in essi contenute e indebolisce quelle contrarie di chi appicca il fuoco. E se oggi, 14° anno del terzo millennio, siamo ancora qui a buttare libri tra le fiamme per rivendicare il predominio dell’una o dell’altra idea, beh, non ci resta che ironizzare come fece Freud, quando seppe che sul fuoco finirono i suoi libri: “Come è avanzato il mondo: nel medioevo avrebbero bruciato me!”