I libri bruciano ancora

Dare fuoco a una libreria – come è successo nuovamente a “La Pecora Elettrica” di Roma – è uno degli atti più vili e spregevoli in assoluto, qualsiasi sia il movente. Mi viene da equipararlo al crimine nei confronti di chiunque sia indifeso e inerme, e nel principio è un crimine contro la civiltà umana. Perché i libri sono “armi” potenti contro l’ignoranza in ogni sua forma, sì, ma armi che non possono difendere se stesse: la loro difesa sta nella libertà di pensiero e di espressione di cui sono simbolo, appunto, ma è una virtù che – inutile dirlo – ancora oggi alcuni non sanno più comprendere e accettare, nonostante la storia presenti numerosi precedenti infami ed emblematici.

Ribadisco: ciò vale qualsiasi sia il movente, politico, ideologico (la stessa sorte è toccata in passato anche a librerie di opposta ispirazione politica), funzionale al crimine o che altro. Chi ne è il responsabile va sbattuto in galera per diverso tempo e condannato a leggere libri, anche con la forza. Che poi così gli si farebbe un gran regalo, in effetti.

INTERVALLO – Berlino, la “Torre dei Libri” in Bebelplatz (Summer reload)

(Una rassegna degli articoli più “cliccati” dell’ultimo anno qui sul blog, in attesa di tornare a pieno regime dopo l’agognata e giammai necessaria pausa vacanziera! 😉 )

torre-libri-Berlin
E’ stata un’opera dal doppio valore, la Torre dei Libri in Bebelplatz: ricordare (insieme a un’altra opera presente nella piazza, di Micha Ullman) la triste data del 10 maggio 1933, quando avvenne il rogo in cui i nazisti bruciarono circa 25.000 libri ritenuti pericolosi, e inoltre diffondere la “presenza” del libro in mezzo alla gente come oggetto quotidiano, al pari di tanti altri ma certamente di ben maggior valore.

N.B.: l’opera qui illustrata è stata installata da una società di comunicazione in occasione dei Mondiali di calcio del 2006, svoltisi in Germania, e poi smantellata. Il “vero” memoriale ai Bücherverbrennungen, i roghi di libri messi in atto dai nazisti, è quello permamente e ipogeo di Micha Ullman, dal titolo The library.
Ringrazio molto Roberta Bortone per avermi indicato tali precisazioni, delle quali non ero a conoscenza all’epoca della prima pubblicazione di questo post.

Cliccate sull’immagine per saperne di più.

Quando certe “mode” non passano mai, è segno che il tempo della civiltà è fermo

Non voglio assolutamente entrare nel merito della polemica a cui fa riferimento l’immagine che accompagna qui sotto questo post (cliccateci sopra, se comunque ne volete sapere di più). Come hanno già rimarcato altri, il rogo di libri a quanto pare resta sempre una pratica di moda, molto apprezzata, insomma, ogni qualvolta si voglia dare un impressionante e simbolico esempio di forza manichea, di annichilimento intellettuale e culturale o di umiliazione ideologica. Tuttavia, a ben vedere, tale pratica non fa altro che rafforzare l’importanza del libro quale oggetto culturale per eccellenza, quale fondamentale vettore di idee – giuste o sbagliate che siano, ma mi pare inutile citare per la centomiliardesima volta il noto motteggio attribuito a Voltaire – anzi, in qualche modo riesce a rafforzare pure i suoi contenuti. Ove si crede di distruggere un testo, un’idea, indirettamente l’autore di essa, in realtà si finisce per dare ad essi ancora più valore e importanza.

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Ma mi viene da dire che il rogo di un libro è una pratica idiota (oltre che tutto il resto che viene rimarcato in merito) pure per un altro buon motivo: anche il testo che contenga le più aberranti e insensate affermazioni è importante, perché di quelle aberrazioni diventa la prova fondamentale. Carta canta, come si dice. La loro presa sulla massa si può vincere solo contrastandola con la forza delle buone idee, non certo bruciando le pagine che le diffondono – anche perché si potrebbe pure pensare che si brucia un libro quando lo si teme, e se lo si teme è perché, forse, enuncia verità scomode come scomoda lo è spesso, la verità più autentica, soprattutto per chi ha qualcosa da nascondere, come fino ad oggi la storia ci rivela – e dico ciò, lo ribadisco e sia chiaro, senza alcun riferimento diretto alla cronaca nostrana recente.
Bruciare libri, dunque, è inequivocabilmente una impressionante e tangibile prova d’ignoranza, che inevitabilmente rafforza le idee in essi contenute e indebolisce quelle contrarie di chi appicca il fuoco. E se oggi, 14° anno del terzo millennio, siamo ancora qui a buttare libri tra le fiamme per rivendicare il predominio dell’una o dell’altra idea, beh, non ci resta che ironizzare come fece Freud, quando seppe che sul fuoco finirono i suoi libri: “Come è avanzato il mondo: nel medioevo avrebbero bruciato me!”

INTERVALLO – Berlino, la “Torre dei Libri” in Bebelplatz

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E’ stata un’opera dal doppio valore, la Torre dei Libri in Bebelplatz: ricordare (insieme a un’altra opera presente nella piazza, di Micha Ullman) la triste data del 10 maggio 1933, quando avvenne il rogo in cui i nazisti bruciarono circa 25.000 libri ritenuti pericolosi, e inoltre diffondere la “presenza” del libro in mezzo alla gente come oggetto quotidiano, al pari di tanti altri ma certamente di ben maggior valore.

N.B.: l’opera qui illustrata è stata installata da una società di comunicazione in occasione dei Mondiali di calcio del 2006, svoltisi in Germania, e poi smantellata. Il “vero” memoriale ai Bücherverbrennungen, i roghi di libri messi in atto dai nazisti, è quello permamente e ipogeo di Micha Ullman, dal titolo The library.
Ringrazio molto Roberta Bortone per avermi indicato tali precisazioni, delle quali non ero a conoscenza all’epoca della prima pubblicazione di questo post.

Cliccate sull’immagine per saperne di più.