Alla Rassegna della MicroEditoria di Chiari, 9-10 Novembre 2013

Lucerna-Chiari
Cliccate sull’immagine per saperne di più oppure QUI per visitare il sito web della Rassegna.
Non mancate, eh!

Poesia e “business”, pure peggio del crimine… (Thoreau dixit)

Credo che non esista niente – neppure il crimine – maggiormente contrario alla poesia, alla filosofia e alla vita stessa che questa incessante smania per il business.

(Henry David Thoreau, citato in Life without principle, 1863, in origine What Shall in Profit, 1854)

Uhm… Considerando che Thoreau era uno che già a metà Ottocento aveva capito tantissimo di come si sarebbe evoluta la civiltà umana, ovvero da quante stolte e bieche devianze sarebbe stata traviata, considerando che era un fine e prolifico letterato, intendendo per “poesia” nella citazione qui sopra la letteratura in senso lato (visto che a quei tempi “letteratura” significava soprattutto poesia, appunto) e considerando che – a quanto pare – disse pure…

Leggi per primi i libri migliori: potresti non avere l’occasione di leggerli tutti.

…Mi viene da chiedere: forse che Thoreau vide nel futuro, per chissà quale prodigioso intuito, come e quanto si sarebbe (e si è) degradato il panorama editoriale e letterario italiano, colpevole per mano dei suoi maggiori protagonisti (i “grandi” editori, già!) d’aver ridotto la letteratura a mero business anche grazie alla diffusione di pessimi libri che rendono quanto affermato da Thoreau – leggere soprattutto bei libri, non ignobile fuffa – una necessità vitale per il lettore ma anche per l’autentica e buona letteratura, appunto soffocata da libroidi di valore letterario nullo?

No, ovviamente no. E’ solo una mia congettura assai polemica, una specie di acido vaneggiamento.
Però…

Islanda, il Bengodi dei libri, dove un abitante su 10 è uno scrittore e tutti leggono. Pura utopia, o anche in Italia potrebbe essere così?

Qualche giorno fa il BBC News Magazine ha pubblicato una interessante cronaca sul panorama letterario ed editoriale islandese attuale, dal quale emerge un dato sotto molti aspetti sconcertante: 1 islandese su 10 ha pubblicato un libro, ovvero ben il 10% della popolazione del piccolo stato nordeuropeo (poco più di 320.000 abitanti: una città di provincia italiana, in pratica) è composta da scrittori, essendoci inoltre – e inevitabilmente, a questo punto – la più alta presenza proporzionale di case editrici, librerie e lettori di qualsiasi altro paese del mondo.

Reykjavik Book Fair - Photo credits: Claus Sterneck
Reykjavik Book Fair – Photo credits: Claus Sterneck
Leggendo una notizia del genere, non ho potuto non considerare un immediato paragone con la situazione italiana per la quale, lo sapete bene, è sempre più diffusa la convinzione (paradossale nel senso ma non così tanto nella sostanza) che vi siano più scrittori che lettori, in circolazione… Tuttavia, mantenendo le stesse proporzioni in essere lassù, in Italia dovremmo contemplare 6 milioni di scrittori: un dato “mostruoso” e totalmente illogico, se consideriamo che il numero di libri pubblicati in un anno qui varia tra i 60 e i 70 mila (dati ISTAT) e pure così il mercato editoriale italiano è in crisi grigia, se non già nera. Moltiplichiamo un tale dato pure per 10 volte, giusto per contemplare l’evidenza che non tutti gli autori italiani pubblicano un libro ogni anno e per includere in esso quanto non viene calcolato dai rilievi degli istituti di statistica che lo producono, ma siamo ancora ben lontani dalla proporzione islandese. Eppure lì il mercato non soffre affatto, anzi, sta conoscendo una sorta di boom, come rileva l’articolo della BBC. Dunque? Che c’è di “magico”, in Islanda, che qui evidentemente non abbiamo, o non c’è più?
Certo, so bene che su tale paragone possano gravare innumerevoli attenuanti del caso, d’altro canto alcune giustificazioni banali che di primo acchito verrebbero in mente, come quella che lassù fa freddo, c’è buio per molto tempo all’anno e dunque la gente non sa che altro fare, non reggono affatto, dal momento che non siamo più nell’Ottocento e che, probabilmente, nelle città dell’isola la vita sociale e culturale è ben più fremente che in tante città italiane di provincia, grazie anche ad una notevole presenza di istituzioni culturali e museali (adeguatamente sostenute dall’amministrazione pubblica) capaci di offrire un buon numero di “svaghi” ai residenti. Perché, appunto, la particolarità della situazione islandese non è tanto dovuta a una così alta quantità di scrittori, ma ancor più a quanti lettori vi siano, in numero tale da permettere al mercato editoriale di vivere “bene” e addirittura di proliferare, come abbiamo visto; peculiarità che di contro è il dramma principale della situazione nostrana, nella quale il dato sul numero di libri venduti (al quale ovviamente si lega quello relativo al numero di lettori, pur con tutte le deviazioni statistiche del caso) è ormai da anni in costante calo, rendendo sempre meno paradossale quella battuta sul fatto che qui da noi vi siano ormai più scrittori che lettori…
Quindi, per ribadire la domanda: cos’è che in Islanda funziona e qui no? Difficile rispondere, ma forse un buon spunto di riflessione, leggendo l’articolo del BBC News Magazine, lo offre lo scrittore Solvi Bjorn Siggurdsson, quando afferma che “Dopo l’indipendenza dalla Danimarca nel 1944, la letteratura ha contribuito a definire la nostra identità.” Ecco, definizione dell’identità: in effetti, leggendo opere letterarie islandesi – e in generale scandinave, dacché in tutti i paesi nordeuropei il panorama letterario ed editoriale è piuttosto florido, con dati di lettura libri/pro capite che qui sono pura fantascienza! – risulta evidente la caratterizzazione nazionale e popolare dello stile letterario, come se esso fosse uno strumento “attivo” al pari di altri più tipici – lingua, storia, tradizioni, eccetera – per presentarsi, determinarsi, distinguersi. Per dire, anche attraverso le storie di qualsiasi genere scritte e pubblicate, “questa è l’Islanda e noi siamo i suoi abitanti”, non solo in modo meramente descrittivo ma ben più approfondito, mettendo nelle storie anche l’essenza profonda e pragmatica della realtà narrata. Una questione di “identità”, appunto: peculiarità comune e molto sentita in tutti i paesi scandinavi, che invece a noi italiani obiettivamente manca parecchio (ovvero avevamo, posta la grandezza della letteratura italiana fino a qualche tempo fa, e abbiamo smarrito), e virtù che, tra le altre cose, ha pure aiutato l’Islanda a uscire molto rapidamente dalla crisi finanziaria che la scosse del 2008, prima avvisaglia di quanto avrebbe poi coinvolto l’intero mondo occidentale. Identità che significa anche consapevolezza civica, coscienza di ciò che si è, riflessione e conseguente necessità di espressione, da cui certamente scaturisce una letteratura consapevole, matura, intelligente e inevitabilmente intrigante: autentica e preziosa cultura, insomma.
Ripeto, non so bene nella sostanza perché per il mondo dei libri e della lettura l’Islanda sia una sorta di paese dei balocchi: ma di sicuro lì il libro è ancora un oggetto di primaria valenza culturale, appunto: cosa che forse noi, qui (e non solo noi e non solo qui, certo), abbiamo dimenticato ovvero corrotto in qualcosa di biecamente finanziario e ben più rozzamente materiale, trasformando la letteratura in un mero bene di largo consumo legato alle più turpi leggi di mercato quando invece il libro è il frutto primario della nostra cultura, di ciò che siamo: insomma, i libri siamo noi.
“Identità”, appunto: è una bella lezione quella che ci viene dall’Islanda. Fossimo capaci di seguirla, probabilmente ne gioverebbe l’intera nostra società, non solo le vendite del mercato editoriale.

8-9-10 Novembre prossimi: torna a Chiari la Rassegna della MicroEditoria Italiana – e ci sarò anch’io!

Sabato 9 e Domenica 10 Novembre sarò a Chiari, alla 11a edizione della Rassegna della MicroEditoria Italiana, da sempre uno dei migliori eventi italiani dedicati all’editoria indipendente, che quest’anno ha come tema una sacrosanta verità che tuttavia troppi, soprattutto nelle alte sfere del sistema che ci comanda, ancora ignorano (o fingono di ignorare): con la cultura si mangia!
Voglio innanzi tutto spendere due parole sulla Rassegna, una tre giorni di cultura (inizia infatti venerdì 8) a tutto tondo e un’immersione nel fascino liberty di Villa Mazzotti Biancinelli, a Chiari (Brescia), da sempre prestigiosa sede dell’evento. Anche l’edizione di quest’anno prenderà le mosse Locandina_Chiari_2013dalla produzione dei piccoli e medi editori italiani e, insieme ai grandi nomi della cultura nazionale, verranno promossi dibattiti e presentazioni di libri intervallati da appuntamenti artistici e musicali.
Negli anni la fiera è cresciuta diventando uno dei più noti appuntamenti nazionali dell’editoria italiana. Dal 2011 la Rassegna della Microeditoria di Chiari è infatti tra le tre fiere di settore dedicata alla piccola e media editoria più importanti insieme a Pisabook Festival (Pisa) e a Più libri più liberi (Roma) ed è la manifestazione più grande della Lombardia. La Microeditoria è divenuta così il punto di riferimento del Nord Italia per l’editoria indipendente e di qualità: una vetrina significativa per i piccoli e medi editori che durante la tre giorni hanno la possibilità di promuovere le proprie novità editoriali ad un pubblico sempre più eterogeneo per età e gusti culturali. Le migliaia di visitatori delle passate edizioni peraltro testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di più il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante i tre giorni.
Per quanto riguarda la mia presenza, beh… sarò duale, dato che mi troverete in primis presso lo stand di Historica Edizioni con il mio nuovo libro Lucerna, il cuore della Svizzera, ma pure allo stand di Senso Inverso Edizioni con i due romanzi della trilogia di Tizio Tratanti, La mia ragazza quasi perfetta e Cercasi la mia ragazza disperatamente – con il terzo e ultimo capitolo di tale “saga” in uscita entro il 2014.
Se potete visitatela, la Rassegna, e se verrete passatemi a trovare: faremo due chiacchiere, vi presenterò i miei libri (che potrete acquistare con sconti specialissimi, riservati ai soli visitatori della Rassegna), vi offriremo un buon bicchiere di vino, se vi va, e in ogni caso conoscerete un evento veramente molto bello, nel quale i libri sono ancora al centro di tutto. E non è cosa da poco, di questi tempi!
Cliccate sull’immagine della locandina per leggerla e scaricarla in grande formato oppure QUI per visitare il sito web ufficiale dell’evento e conoscerne ogni dettaglio.
Dunque, ci si vede a Chiari! Non mancate!

“Il giorno che diventammo umani”, il nuovo libro di Paolo Zardi

cop_il-giorno-che-diventammo-umani-paolo-zardiNon ho mai letto nulla – al momento – di Paolo Zardi, e non sono affatto aduso a disquisire di libri non ancora letti. Però da tempo seguo il suo blog, Grafemi, che considero uno dei migliori in assoluto tra quelli che trattano temi legati alla letteratura e all’editoria, e ciò per quanto in esso Zardi scrive: articoli sempre interessanti, sovente sagaci e illuminanti, che forse non mi presentano direttamente – per così dire – lo Zardi-scrittore, ma di sicuro mi sollecitano parecchio il consenso e il gradimento per lo Zardi-pensiero.
E siccome due più due nonostante tutto fa ancora quattro – perché la matematica non è un’opinione, e la cosa è nota, ma in fondo non lo è nemmeno la letteratura, visto che il buon libro è una somma perfetta di diversi addendi il cui relativo totale è chiaro e certo, e se tale non viene ritenuto è più per mero gusto personale che per effettiva invalidità letteraria – vi dico che è uscito da pochi giorni il nuovo libro di Paolo Zardi, la raccolta di racconti Il giorno che diventammo umani, pubblicato da Neo Edizioni.
Questo è quanto recita la quarta di copertina:
Qual è il giorno in cui siamo diventati umani? Quale l’attimo in cui questa vitale e spossante consapevolezza ci ha invaso?
Questa la domanda che Paolo Zardi fa al lettore. Ma prima lo chiede ai personaggi che animano queste pagine. Un padre che cova l’insopprimibile desiderio che sua figlia non somigli alla madre; una moglie che nell’istante assoluto del pentimento capisce che tradirà ancora; un vecchio che ad ogni compleanno avverte quanto sia difficile morire; una vedova impegnata nella ricerca di un’alternativa ai ricordi; una dottoressa che, per un momento, vede nel corpo attraente di un paziente la giovinezza che avrebbe avuto un figlio perduto. Creature sospese tra l’amore e il dolore, tra desiderio e paura, tra la vergogna e la grazia. La delicatezza dei corpi, la labilità delle intenzioni, la precarietà di ogni condizione umana sono i punti focali attorno ai quali i personaggi di questi racconti si muovono, combattono, vivono, fotografati tutti nella loro abbagliante purezza.

Per quanto ho affermato lì sopra, credo proprio che presto approfitterò di questa sua nuova opera per conoscere finalmente anche lo Zardi-scrittore. Il nostro è un mondo ricolmo di gente che dalla somma due più due ricava infidamente tre o cinque o altro, ma credo proprio che nei libri di Zardi, così come nel suo blog, i conti tornino giusti. Piacevolmente giusti.