La soluzione finale

Io, in ogni caso, resto fermamente convinto che se si eliminasse la TV questa nostra società sarebbe migliore e più civica di quanto sia. Oppure, sarebbero da istituire dei – se mi passate la definizione – “corsi di visione intelligente del mezzo televisivo” chiaramente obbligatori per tutti. Perché, sia chiaro, il problema non è la TV in sé: è ciò che propina e in che modo il suo pubblico assume quello che gli viene propinato – con tutte le relative conseguenze. È d’altro canto inutile continuare a dibattere se si sia degradato prima il pubblico oppure i programmi, ovvero chi abbia generato una certa domanda e una certa conseguente offerta: è ormai esercizio di pura retorica, interessante nella forma ma inutile nella sostanza, appunto.

E siccome immaginare di cambiare i palinsesti attuali è cosa assai ardua, per quante poltrone si dovrebbero far saltare e per quanta gente su di essi subdolamente ci campa, verrebbe più facile educare le persone alla visione di quei (pochi) programmi intelligenti (il che non significa automaticamente che debbano essere culturali) che qualche canale ha ancora l’ardire di produrre. Tuttavia, posto che pure tale soluzione potrebbe risultare di assai ardua realizzazione, anche in forza dello stato di grave e forse irrecuperabile lobotomizzazione televisiva ormai sofferto da molti telespettatori, facciamola breve, eliminiamo la TV e tutto quanto di relativo e stop, fine, basta, amen. Ecco.

P.S.: hanno un bel dire, al momento, quelli che sostengono che in fondo il web è uguale se non peggio della TV. Forse lo sarà, un domani, forse invece non lo sarà mai, fosse solo per la sua naturale pluralità e la ben più libera fruibilità. Infatti, non a caso, nel giro di qualche anno il web se la mangerà, la TV: e se questo sarà buona cosa o ulteriore tragedia lo scopriremo solo assistendo, già.

La realtà della domanda e dell’offerta culturali oggi, in un “colpo” solo

Questo ironico – anzi, ancor più illuminante – diagramma l’ho trovato su una pagina facebook chiamata La vita di un montatore video (che è soprattutto un sito web e una community, guardate qui) ma in verità lo trovo perfetto per ogni altra (o quasi) attività culturale, ovvero in cui vi sia bisogno di un considerabile tot di ingegno creativo – e per l’attività di scrittura, letteraria o meno, ancora di più.

Si noti poi che i cerchi esterni sono quelli della domanda, i cerchi interni quelli dell’offerta (attuale), mentre il centro del diagramma corrisponde pure alla risposta alla naturale domanda “sì, ma c’è un pur minimo compenso?”. Condizione ideale sarebbe quella che i due insiemi di cerchi si invertissero e al loro centro vi fosse un SÌ o, quanto meno, che cominciassero a bilanciarsi nella forma e nella sostanza. Invece, nel centro, potete pure leggere la risposta a un’altra domanda, ovvero: ma di questo passo la produzione culturale in Italia può sopravvivere e magari prosperare, come dovrebbe accadere in qualsiasi società avanzata?

Ecco.

Una domanda a tutti gli autori letterari che leggono questo post – ma non solo…

Vorrei sottoporre una domanda a tutti gli autori di letteratura (in qualsiasi forma) che leggono le mie cose qui nel blog o che si trovano a passare da esso occasionalmente / incidentalmente, e pure a chi è lettore frequente – ma è in fondo una domanda aperta a chiunque voglia rispondervi…:

ritenete che la personale miglior qualità letteraria (in senso generale) sia raggiungibile scrivendo il più possibile – per non porre freno alcuno alla creatività – oppure scrivendo il meno possibile – per raffinare e rifinire al massimo quanto scritto?

La domanda in sé è banale e profonda – se così si può dire – allo stesso tempo. Tratteggia quelli che, sostanzialmente, sono i limiti “pratici” entro i quali si muove l’autore letterario, e che a modo loro Snoopy_writerrappresentano, con ovvie varianti, due “scuole di pensiero” sulle quali mi sono trovato spesso a disquisire con amici autori (del campo letterario in primis ma anche altrove: nell’ambito artistico, ad esempio…), di valore e accezione equivalenti (dacché prettamente legati al modus operandi personale) ma su cui, nonostante tutto, mi sono sempre trovato a riflettere, chiedendomi se tutto sommato non ve ne sia una che possa essere più “redditizia” (termine improprio, ma che uso qui per mera comodità e chiarezza) dell’altra…
Che ne pensate? In base alle vostre esperienze personali (che tali sono e restano comunque, senza alcuna pretesa di assolutezza, ovvio), ritenete che si possa, se non rispondere, dissertare su quella domanda? A quale delle due “scuole di pensiero” voi appartenete?
Potete rispondere commentando questo post oppure, se preferite, a luca@lucarota.it
Per la cronaca, io in principio appartenevo senza dubbio alla scuola “alta produzione”, ma poi col tempo ho preso a traslare sempre di più verso la parte opposta…
Grazie di cuore fin d’ora per i contributi che vorrete manifestarmi!