Last year’s day Lightness

Lightness: luminosità, illuminazione, ma anche leggerezza, levità.
Non occorre aggiungere altro, quando l’impressione vivida è che la Terra si sia congiunta col cielo nella stessa evanescenza, luminosa e leggera, come per un inopinato prodigio di luce.
Non si ha da far nulla se non lasciarsi avvolgere in esso, per goderne tutta la delicata, preziosa, vitale bellezza… E per chiudere con luminosa leggerezza questo 2016!

Spesso, nel nostro mondo contemporaneo, l’immagine della realtà, la percezione ordinaria che noi abbiamo di essa, viene caricata di densità, di consistenza, di sostanza – addensata di peso, di colore, di intensità, ma pure di attenzione, di aspettative, di lusinghe: quasi che altrimenti essa possa scivolarci via ignorata, quando invece l’intenso e forzato carico diventa rapidamente sovraccarico e finisce per nascondere l’essenza della realtà stessa, se non – peggio – per renderne un’immagine altra, deformata e mendace, che inevitabilmente produrrà confusione e ansia.
Si può tentare di ritrovare quell’essenza autentica del reale che ci circonda togliendo elementi da esso, ricercando un minimalismo il quale, tuttavia, a sua volta può correre il rischio di trasformarsi nell’effetto di un’azione forzata e troppo artificiosa, inevitabilmente adulterante – di nuovo – la suddetta essenza. Oppure, si può semplicemente attendere che, nel modo più spontaneo e naturale possibile, quell’essenza del reale si manifesti e si disveli, e in quel momento cercare di coglierne il senso e la sostanza. E’ una sostanza all’apparenza elementare, quasi banale, eppure ricchissima di pura e autentica (questa volta sì) consistenza, tanto da rendere ugualmente consistente l’intera realtà che ora possiamo osservare, percepire e, in modo più intenso, comprendere. Tutto si illumina ovvero emana luminosità, tutto perde peso e gravità ma ciò non inficia l’oggettività delle cose che, anzi, ne viene esaltata. L’evanescenza delle visioni è in verità evanescenza di pressione – quella “pressione” generatrice dell’ansia prima citata, ed è inutile rimarcare quanto pressato in spazi sempre più imposti e vincolati sia il mondo nel quale oggi viviamo, e per questo oltre modo ansioso! – e la leggerezza che ne consegue non è soltanto visiva e cromatica, ma è pure mentale e spirituale. Non ha nulla a che vedere con quell’altra “leggerezza”, intesa come superficialità, volubilità, frivolezza, che è a sua volta effetto collaterale del sovraccarico modus vivendi contemporaneo, piuttosto è il suo opposto, la condizione migliore proprio perché si possa meglio e più compiutamente percepire l’essenza della realtà che ci circonda, colta nella sua struttura più elementare e “basica”.
La manifestazione di ciò può avvenire in molti modi, forse anche più numerosi di quanto si possa immaginare: la questione non è in ciò, è nell’essere capaci di coglierla e comprenderla. In fondo può proprio essere la stessa realtà d’intorno, con le sue più ordinarie peculiarità, a consentirci questa manifestazione: come in un paesaggio di fine inverno, in una giornata assolata ma lievemente nebbiosa, in un luogo apparentemente privo di particolari suggestioni eppure dove, in modo inaspettato e quasi sconcertante, sembra manifestarsi vivida – appunto – l’impressione che la Terra si sia per così dire “congiunta” col cielo nella stessa ambientale evanescenza, luminosa e leggera, come se l’intero mondo, quello terreno e quello celeste, fosse il frutto di un inopinato prodigio di luce.
Ecco: in quei momenti sembra che tutto – di presente e di assente ovvero, in generale, nel mondo reale e in quello astratto – si alleggerisca di quanto di gravoso vi possa essere facendo così riemergere – o illuminando di nuovo – la reale bellezza che c’è, che è lì sempre e da sempre, ma che sovente ci viene offuscata da troppo elementi estranei, appunto. Ed è il bello del capire ciò che, per effetto indotto, rende comprensibile molte altre cose, nelle quali si può ritrovare quella stessa bellezza, probabilmente in forme diverse ma con uguale, intensa sostanza.
In quei momenti, insomma, non si ha da far nulla se non lasciarsi avvolgere in esso, per goderne tutta la bellezza, luminosa e leggera, e così trarne la più intensa e proficua illuminazione.

(Immagini fotografiche e testo tratti da un mio progetto di qualche tempo fa, che mi sono sembrati appropriati anche per chiudere in “bellezza” – o qualcosa di simile, mi auguro – l’anno duemilasedici.)

 

Nulla cambi affinché tutto cambi. E se la vera rivoluzione, in tema di libri, fosse che restassero sempre come sono?

bbooks-ulivoE’ un libro, questo qui sopra.
Già, magari ne avrete già letto altrove: è un “volume” – ma mi verrebbe da dire più un’opera – della serie BBooks, inventata dall’imprenditore Alessandro Curioni e realizzata dall’architetto e designer Giulio Ceppi:  un connubio tra rivoluzione e restaurazione che da un lato altera in modo estremo la forma e la struttura del libro in quanto oggetto, dall’altro recupera il concetto di prezioso e unico che era proprio degli antichi codex miniati.
In pratica, sono sfere di legno che contengono all’interno testi stampati su pergamene, autenticate da un chip interno che peraltro ne garantisce l’unicità (in ogni caso potete cliccare sull’immagine qui sopra per saperne di più). Più che a veri e propri libri, dunque, che tali sono solo per la presenza effettiva di un testo seppure presentato in forma non ordinaria, sono opere d’arte a tiratura limitata (o limitatissima), come conferma lo stesso ideatore del progetto: “Se la domanda è: “è possibile acquistarli?”, la risposta è “probabilmente si”, certo ci saranno delle valutazioni da fare in quanto l’obiettivo è che questi libri siano esposti e visibili. Per il resto dal punto di vista commerciale non esiste un piano definito data la natura culturale del progetto.
Un concetto di produzione artistica applicato ad una forma sperimentale di editoria, insomma, nemmeno così rivoluzionaria alla fine, se non nella forma: ma la sostanza resta, e ricorda il principio dei libri d’arte, le edizioni limitate (quando non pezzi unici) di testi letterari impreziosite da peculiarità di forma e natura sovente artistiche uniche, oltre che ovviamente dall’ideazione e produzione da parte di un artista.
Sia chiaro: Bbooks è un progetto molto interessante e suggestivo, dal quale mi auguro scaturisca in primis l’importanza e la preziosità della cultura letteraria e di opere fondamentale per il sapere umano. Di contro, senza voler affatto fare il tradizionalista, mi chiedo: ma la dematerializzazione dell’oggetto libro, ovvero la sua trasformazione in altre cose, con altre forme, altre materialità e altre specificità, digitali o meno, è così necessaria e “rivoluzionaria”? E considerando ogni elemento culturale, concettuale, sociale e sociologico, antropologico e quant’altro che il libro si porta appresso, è veramente possibile dematerializzarlo mantenendolo tale, cioè facendo in modo che resti “libro” e non si trasformi in qualcos’altro di similare utilità ma differente concezione e percezione?
Insomma, in tema di oggetto-libro: e se la più autentica rivoluzione sarebbe quella che rimanesse tale anche nel futuro più lontano? Oggetto rivoluzionario proprio perché immutato nel mentre che ogni altra cosa evolve, cambia, si trasforma in altro, scompare.
Non so, per dire… anno 3015, nave a propulsione distorsiva spazio-temporale in viaggio verso Proxima Centauri, olografica mesonica a bordo, collegamenti neuronali con l’equipaggio e un passeggero seduto in una poltrona sensoriale che legge un libro, sfogliandolo pagina dopo pagina. Vi pare qualcosa di così anacronistico?
Ovviamente sto lavorando di pura fantasia e, ribadisco, ben venga qualsiasi evoluzione/rivoluzione che possa far acquisire ancora maggior valore al libro, alla lettura e alla cultura relativa. Però, non so, quella fissazione tradizionalista ce l’ho. Forse perché, pur ipotizzando che si possano trasformare in chissà quali oggetti con quali forme, un mondo senza quei “Complessi di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti, e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato.” (Vocabolario Treccani, voce Libro) proprio non riesco a immaginarmelo.
Mah, sarà per una mia limitatezza mentale, chissà.

Cose (anche libri) che parlano… (Mammaiuto dixit. Anzi, scripsit!)

cose-che-parlano-07
Da mammaiuto.it (cliccateci sopra per ingrandire).

Mammaiuto è un’associazione formata da un collettivo di autori, con sede a Camaiore (Lucca). Così si legge nella presentazione del collettivo, nel sito: “Il nostro primo scopo è fare fumetti per il piacere di farli. Il secondo è raggiungere i lettori direttamente, eliminando la presenza di intermediari: tutte le storie, le illustrazioni e le strisce che produciamo sono sempre disponibili gratuitamente on line. Le attività di vendita che intraprendiamo sono finalizzate a dare agli autori il massimo compenso possibile per il loro lavoro, e a pagare le spese vive dell’associazione. Cerchiamo di prendere ogni decisione con un processo di democrazia deliberativa e gestiamo le attività in un’ottica di completa trasparenza.
Nel sito potete trovare ogni altra informazione sul collettivo, i modi per contattarlo e lo shop per acquistare i volumi editi e ogni altro loro prodotto.
Dategli un occhio, lo merita di sicuro.

The Lightness… soon!

Lightness: luminosità, illuminazione, ma anche leggerezza, levità.
Non occorre aggiungere altro, quando l’impressione vivida è che la Terra si sia congiunta al cielo nella stessa evanescenza, luminosa e leggera, come per un inopinato prodigio di luce.
Non si ha da far nulla se non lasciarsi avvolgere in esso, per goderne tutta la bellezza, luminosa e leggera.

Lightness_1
The Lightness Series: una nuova serie fotografica a breve sul mio blog lucarotaimages.wordpress nonché più avanti, molto probabilmente, anche live
Per ora un’anteprima, qui sopra: Lightness #1.

Licenza Creative Commons
Lightness Series è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.