INTERVALLO – Torino, Libreria “Tempo Ritrovato” (in chiusura)

l_425f9a360130 GIUGNO 2016
TEMPO RITROVATO LIBRI
CHIUDE
VENDITA TOTALE
CON SCONTI
DAL 15% AL 50%

E’ un INTERVALLO diverso dai soliti, questo, per certi aspetti inesorabilmente triste, per altri iroso e comunque pugnace. La storica libreria Il Tempo Ritrovato di Torino, da decenni punto di riferimento culturale, e non solo, del centro cittadino, il 30 giugno prossimo chiuderà definitivamente, aggiungendosi al lungo elenco delle librerie che nel capoluogo piemontese hanno chiuso i battenti, nonché all’ancor più lungo e mesto elenco nazionale al riguardo. Quanto sopra è ciò che riportano i cartelli affissi sulle sue vetrine.
Così muore la cultura di un paese! – mi viene da dire: una cultura tra le più alte e prestigiose del pianeta uccisa da un progressivo e irrefrenabile imbarbarimento nazionalpopolare e dal sostanziale (ovvero strategicamente complice) menefreghismo delle istituzioni. Ma, ribadisco – almeno per quanto mi riguarda – ciò deve essere un ennesimo e fremente impulso alla combattività, a non lasciare che l’imposizione strategica di un incretinimento totale e totalizzante vinca sulla cultura e sul valore fondamentale di essa, per potersi dire (e continuare a essere) individui realmente intelligenti, civili e avanzati.
Vi pare che la stia mettendo giù troppo dura? Bah, forse sì. O forse, è veramente l’ora di farla il più possibile dura, tale questione, prima che non sia troppo tardi per qualsiasi salvezza.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo in merito tratto da torinooggi.it, dal quale è tratta l’immagine stessa.

INTERVALLO – Timbuctù (Mali), The Mamma Haidara Memorial Library

Mamma-Haidara-Library-TimbuktuLa storia di questa collezione privata di antichi manoscritti dal valore incommensurabile, con sede a Timbuctù, è in verità la storia dell’uomo che l’ha salvata – tale collezione insieme ad altre presenti nell’antica città tuareg – dall’ignoranza e dalla furia degli estremisti islamici legati ad Al-Qaeda che la occuparono fino al 2013: Abdel Kader Haidara, bibliotecario e restauratore di libri.
Solo di recente la sua storia ha fatto il giro del mondo, grazie a un primo resoconto pubblicato sul Wall Street Journal – da noi riportato da Il Libraio: in breve, tornato da un viaggio di lavoro all’estero e constatando che la città del Mali era occupata da un migliaio di combattenti legati a gruppi islamisti, Haidara si è subito preoccupato che le migliaia di libri e manoscritti custoditi nelle biblioteche e nei musei della città non venissero danneggiati dalle azioni di guerra e dalla barbarie culturale degli estremisti. Pochi giorni dopo l’invasione, l’uomo riunisce i membri dell’associazione dei bibliotecari di Timbuctù, organo che ha fondato lui stesso 15 anni prima. Insieme, gli esperti di libri decidono che la soluzione migliore per salvare le opere è nasconderle nelle case (sia le loro che quelle di conoscenti e amici, meglio se fuori città). Con l’aiuto del nipote e di archivisti, guide turistiche, colleghi bibliotecari e parenti, Abdel Kader Haidara inizia a spostare i libri dalle biblioteche alle case di privati nascondendoli in casse e bidoni. Un gruppo di attivisti nasconde i libri nei contenitori, altri si occupano del trasporto, tramite asini da soma, da una parte all’altra della città. Nel giro di otto mesi, l’operazione è gestita da un centinaio di persone incaricate all’impacchettamento e al trasporto dei volumi. Tramite vie poco battute, riescono a nascondere molte delle opere fuori città, in alcuni casi anche in stati confinanti.
Grazie a questa operazione, e una volta che le truppe francesi liberano la città sconfiggendo gli estremisti di Al Qaeda, si può stabilire che solo 4.000 dei 400.000 antichi manoscritti presenti in città sono andati persi. Un danno grave, senza dubbio, ma infinitamente minore rispetto a quanto sarebbe potuto succedere senza la determinazione e il coraggio di Haidara. Oggi, la Mamma Haidara Memorial Library è una delle più importanti collezioni culturali dell’intera Africa, con esemplari risalenti al XII secolo e, appunto, di valore sovente inestimabile.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della Mamma Haidara Memorial Library e del Tombouctou Manuscripts Project, il progetto internazionale di conservazione del patrimonio di testi antichi presenti nella città del Mali.

INTERVALLO – Bologna, Libreria “Modo Infoshop”

Modo1Una libreria il cui fascino è inversamente proporzionale alla metratura, Modo Infoshop! In pieno centro storico di Bologna, in mezzo al quartiere universitario e in fondo mica poi così piccola: 90 metri quadri ricolmi di libri su temi (si legge nel sito) “di cultura e delle arti contemporanee, dei nuovi media, dei movimenti sociali e delle controculture” (ma non solo), produzioni editoriali indipendenti, fumetti, fenomenali rarità, testi usati, CD, DVD, e un calendario di incontri con gran personaggi ed eventi variegati fittissimo e senza soste.
La tipica libreria indipendente nella quale ci si potrebbe restare per giorni interi, insomma, anche solo per viverne l’atmosfera e respirare il tipico profumo dei vecchi libri – tanto, in caso di soste prolungate, Modo è pure dotata di un bellissimo bar, appena a fianco, che è “come una poesia sussurrata all’orecchio in una notte di luglio da una ragazza che conosciuto poche ore prima…” (parola di un utente su TripAdvisor!)

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della libreria!

INTERVALLO – Kabul (Afghanistan), “Book City” bookshop

Najibullah Manalai 01Najibullah Manalai è un poeta e uomo d’affari afgano che alla fine del 2011 ha aperto a Kabul quella che ad oggi è la più grande libreria dell’Afghanistan: Book City. Dotata attualmente di circa 20.000 titoli in lingua Pashtu, Dari, araba e ovviamente inglese, Book City mira a raggiungere un volume di vendita di 100.000 libri all’anno. Offre inoltre un servizio per clienti che vogliano leggere titoli non pubblicati in Afghanistan, con il pagamento in libreria e l’ottenimento del libro ricercato in formato digitale, risolvendo così anche il problema della scarsa diffusione delle carte di credito nel paese e, dunque, l’impossibilità per molti di fare acquisti sul web.

u2_3Credo sia inutile rimarcare l’importanza di un luogo del genere in una città e un paese tanto martoriati e sconvolti da lungo tempo da guerre e violenze assortite, ovvero il valore fondamentale della cultura, così ben rappresentato dai libri e dalla lettura, per ricostruire e rinvigorire una società civile e il senso civico diffuso in essa oltre che per fare da efficace deterrente a qualsiasi futura violenza, bellica e non solo.

Cliccate sulle immagini per saperne di più (in inglese).

INTERVALLO – Tripoli (Libano), Al Sa’eh Bookshop

tripoli_15Con un bel reportage su Doppiozero, Maria Camilla Brunetti racconta della libreria Al Sa’eh – Del Pellegrino, in italiano – di Tripoli, la seconda più grande del Libano, fondata dal prete greco-ortodosso Ibrahim Sarrouj nel 1972. Scrive Brunetti: “Il 3 gennaio 2014 – mentre Tripoli era scossa da un inverno di scontri violentissimi collegati al degenerare del conflitto siriano – la libreria, che conservava più di 70mila volumi tra i quali diversi manoscritti antichi, venne data alle fiamme. Decine di migliaia di libri andarono distrutti per sempre. L’episodio colpì profondamente la città e l’opinione pubblica e lo sdegno per quanto accaduto portò a una grande mobilitazione civile. Centinaia di cittadini accorsero nella libreria il giorno seguente al rogo mobilitandosi per portare aiuto a padre Ibrahim. Così nacque “Kafana Samtan” (basta silenzio) un collettivo di giovani appartenenti a tutte le confessioni di Tripoli, per il ripristino dell’antica libreria. Grazie all’azione di Kafana Samtan in poco tempo sono stati raccolti circa 33mila dollari grazie ai quali la libreria ha potuto riaprire ufficialmente nel gennaio 2015.”

tripoli_9_0tripoli_4_0tripoli_7_0Cliccate sulle immagini per leggere l’articolo completo di Maria Camilla Brunetti su Doppiozero.

N.B.: le immagini fotografiche sono tutte © Lorenzo Tugnoli.