Col braccio fuori dal finestrino

Ora: so benissimo che dire a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino che non possono ovvero non dovrebbero farlo è un po’come dire ai piccioni – o a similari specie di volatili – di non defecare sulla macchina appena uscita dall’autolavaggio. E so altrettanto bene che rimarcare a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino che tale comportamento è punibile dal Codice della Strada comporta niente più che un’alzata di spalle, posto quanto qui ci si diverta a rispettare il meno possibile le regole civiche. Ma se a tutto ciò – ovvero a quelli che d’estate guidano la propria autovettura col braccio fuori dal finestrino infischiandosene di norme civiche, buon senso, sicurezza e quant’altro – si aggiunge pure l’andare a 35 all’ora su strade extraurbane, come se le strade stesse fossero a loro uso esclusivo e come se dietro non vi fosse una lunga colonna di altri automobilisti che vorrebbero andare un po’ più spediti, magari per proprie inevitabili ragioni di fretta, mentre quelli, del tutto imperturbabili, continuano a guidare come se fossero accomodati su una sdraio a motore sì da godersi l’arietta fresca sulle gote, beh… ecco, cari automobilisti col braccio fuori dal finestrino, sappiate che de da un lato il vostro comportamento fa cadere le braccia o, in alternativa, fa levare le braccia al cielo, dall’altro vi meritate numerose multe un tanto al braccio o, sempre in alternativa, qualcosa di più concreto elargito a pieno braccio. E non cercate alcuna solidarietà, è inutile: tanto, nel caso, ce ne resteremo con le braccia incrociate.

Ecco.

La pianta è incolpevole!

vignetta-fumetto-incidente_01Avevo davanti un tizio in auto, oggi sulla statale, che in duecento metri o poco più di strada ha commesso più infrazioni di un difensore falloso e ubriaco in area di rigore: si è immesso sulla carreggiata senza indicatore di direzione procedendo poi a 30 km/h, non ha dato la precedenza a un pedone già sulle strisce, infine ha di nuovo svoltato senza indicatore di direzione. Beh, mi è venuto spontaneo di abbassare il finestrino e urlargli di andare a schiantarsi contro la prima pianta a lato della strada.

Poi però, me ne sono pentito. Mi sono detto che no, non era giusto, avevo esagerato. La pianta non aveva fatto nulla di male, che c’entrava lei con un incivile del genere?

Un palo, ecco. O un muro, bello resistente. Meglio.

Ma veramente il mondo finirà nelle mani degli idioti?

idiota.
A meno che non si faccia qualcosa subito, anche di drastico.
O a meno che ciò in fondo sia inevitabile, e inesorabilmente giusto.

Tipi umani

tumblr_oaq1b1ek061tsi63po1_1280Centro abitato, strada moderatamente trafficata, marciapiede.
«No, guarda… a ‘sto mondo c’è troppa gente che non capisce un cazzo, te lo garantisco io!» dice il tizio fumando con modi affettati alla ragazza, che annuisce con sguardo disattento.
«Proprio un cazzo. Gente di merda.» chiosa di nuovo lui. «Dai, ci si becca stasera!»
«Ok, ciao!» gli fa lei.
Il tizio getta la sigaretta in terra, poi attraversa la strada di colpo e di corsa, lontano dalle strisce pedonali. Un’auto suona.
«Ma fottiti!» esclama lui.

Selfiegeddon

Joan Cornellà, "Selfie"
Joan Cornellà, “Selfie”

Leggo sul #30 di Artribune Magazine (il quale, ci tengo a dirlo, è il miglior magazine italiano su arte e cose affini, a mio parere) in un articolo a firma Valentina Tanni significativamente intitolato O selfie o morte:

Secondo il magazine Priceonomics, che si è preso la briga di compilare delle vere e proprie statistiche su questi casi, dal 2014 sono morte 49 persone nel tentativo di scattare un selfie; l’età media è 21 anni e il 75% è di sesso maschile. In testa alla classifica delle tipologie di morte c’è la caduta da altezze vertiginose, mentre il record geografico lo detiene l’India, con ben 19 vittime. Un record che inizia ad allarmare le autorità, che hanno recentemente dichiarato “no-selfie zones” ben 16 location sparse in tutto il Paese. Una simile ordinanza esiste anche in Russia, la seconda nazione in classifica per numero di fatalità legate all’autoscatto. (…) Sono talmente tanti i casi da giustificare l’esistenza di una pagina di Wikipedia che li riunisce tutti sotto il titolo “Lists of selfie-related injuries and deaths”.

Bene, ora potremmo farci alcune emblematiche domande. Una, ad esempio: perché il S.E.T.I., il celebre programma scientifico dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, in ben 42 anni (è infatti attivo dal 1974!) non ha captato alcun segnale da presumibili civiltà aliene e nemmeno ha ricevuto risposta a quelli inviati? E se fosse, molto semplicemente, che le civiltà (nel vero senso del termine) aliene evitino accuratamente di avere a che fare con una razza di insuperabili idioti come noi terrestri?
È una domanda tra le tante, eh! Così, per dire.