Buon ritorno in mare, Humanity 1!

Mi fa molto piacere leggere che è stato definitivamente annullato il provvedimento con cui il 5 marzo scorso era stata messa in stato di fermo amministrativo la nave Humanity 1, che appartiene alla Ong United4Rescue e si occupa di soccorso in mare di persone migranti in difficoltà.

La Humanity 1 e la sua attività di soccorso nel Mediterraneo ho avuto modo di conoscerle (indirettamente) bene grazie a Acquaintance, il bellissimo e potente libro del fotografo Max Cavallari, il quale ha trascorso 40 giorni a bordo della nave durante una delle sue missioni tra le coste italiane e quelle nordafricane, durante la quale l’equipaggio portò in salvo 180 migranti. Acquaintance è un libro fatto di immagini fotografiche, come scrissi, «delicate eppure potentissime, evocative, struggenti, commoventi, che effettivamente raccontano molto di più di quanto si potrebbe pensare di primo acchito e soprattutto sanno raccontare cose che altre immagini più “ordinarie” narrano senza farne soggetto degli scatti, ma inopinatamente con maggior forza di quelle: proprio perché lavorano direttamente nella mente e nell’animo del lettore del libro, quasi come se sapessero accompagnarlo a bordo della Humanity 1 in quei giorni di missione umanitaria.» Peraltro una realtà, quella della nave e in generale di ciò che avviene ormai da anni nel Mediterraneo, che ho pure avuto la fortuna di ascoltare direttamente da Max, durante la nostra chiacchierata dello scorso novembre in occasione di Book City Milano.

Una bella notizia, insomma. Anche perché, ci tengo a rimarcarlo, la pratica dei fermi delle navi di soccorso dei migranti in mare, che l’Italia persegue da tempo, trovo che sia una delle cose più ignoranti e crudeli oltre che illegali (non solo giuridicamente, anche culturalmente, antropologicamente, moralmente, eticamente…) che si mettano in atto per far credere di gestire il fenomeno immigratorio nel Mediterraneo, in ogni modo lo si voglia gestire, dietro la quale invece si nasconde la non volontà e l’incapacità politica di gestirlo, sovente su basi palesemente discriminatorie e razziste, causando di contro l’aumento costante dei numero dei morti: in dieci anni (dal 2013 al 2023) oltre 28.000 migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo, più di 22.300 dei quali lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Sono ben altre le azioni da mettere in atto per gestire al meglio – e sotto qualsiasi punto di vista – il fenomeno immigratorio attraverso il nostro mare ma, come detto, evidentemente non c’è interesse a praticarle, lasciando migliaia e migliaia di persone al loro destino sovente fatale.

Buon lavoro in mare alla Humanity 1, dunque, e alle altre navi SAR attive. È un augurio che si meritano assolutamente, insieme a tutta la mia ammirazione.

Max Cavallari, “Acquaintance. Search and Rescue in the Mediterranean Sea”

Ormai lo sappiamo tutti cosa accade da almeno due decenni a questa parte nel Mar Mediterraneo a seguito dell’immigrazione dalle coste africane.

O forse no, non sappiamo affatto cosa accade, consapevolmente o meno. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che il Mediterraneo – il mare nostrum da sempre, come avevano ben capito i Romani – sia diventato una gigantesca fossa comune sommersa nella quale negli ultimi dieci anni sono finiti 28.000 mortipiù di 2.500 nel corso del 2023.

Non si può spiegare, in una parte di mondo che si definisce civile, avanzata e paladina dei diritti umani. Se non che, appunto, non abbiamo ancora capito nulla di quanto accade, non vogliamo capire, non sappiamo farlo, così che la realtà dei fatti ci scivola addosso e con essa quei numeri, le notizie dei media al riguardo, le immagini, le testimonianze. È una manifestazione contemporanea di quella «banalità del male» postulata da Hannah Arendt nel suo celebre libro: ci siamo così assuefatti – o ci siamo voluti assuefare – alle immagini e alle notizie pur spaventosamente tragiche sui naufragi nel Mediterraneo riportare dai media che non ci facciamo più caso, come fossero cose normali dunque banali, appunto, trascurabili.

Non so dire se, per evitare tale forma di degrado morale e culturale collettivo, sia necessaria una nuova narrazione degli accadimenti del Mediterraneo – al netto di tutte le sovrascritture politiche, ideologiche, strumentali, propagandistiche. Tuttavia posso certamente affermare che Acquaintance – Search and Rescue in the Mediterranean Sea, il libro del fotografo Max Cavallari (Casa Editrice Seipersei, 2023, con un’introduzione di Valerio Nicolosi) che racconta la sua esperienza a bordo della nave SAR “Humanity 1” della Ong tedesca United4Rescue nel Mediterraneo, durata 40 giorni con 180 migranti recuperati in mare, è un’opera testimoniale che offre una narrazione diversa di quanto sta succedendo e assolutamente originale nel senso più virtuoso del termine […]

[Max Cavallari, immagine tratta dalla sua pagina Facebook.]
(Potete leggere la recensione completa di Acquaintance. Search and Rescue in the Mediterranean Sea cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

 

Tienanmen, 30 anni

Sono passati 30 anni dal massacro di Piazza Tienanmen.

Da allora la Cina, come e più di altri stati nella storia recente, ha operato di continuo per giungere ormai a signoreggiare su quasi tutto il mondo senza cambiare nulla di quel sistema di potere che ordinò il massacro e che tutt’ora fa della barbarie una precisa strategia di controllo politico e sociale. Nulla.
Va tutto bene, anzi: i tappeti rossi si sprecano, ogni qualvolta un alto funzionario cinese si faccia vivo da queste parti del mondo.

Ciò per riaffermare che, oggi ancor di più, io aborrisco la Cina.
Tanto lo so, non conta nulla perché non sono nessuno, ma ci tengo comunque a rimarcarlo.